Articoli del mese di ottobre 2006

Praga – Giorno due

Scritto il 31 ottobre 2006 nella categoria viaggi

Qui fa proprio caldo! E poi è una città in collina e fai tante discese e salite, xtanto il caldo aumenta.
Come previsto è difficile trovare posti dove facciano un buon caffè, anzi è difficile trovare posti dove facciano un caffè… e basta, anche se tantissimo hanno insegne e marchi italiani.
Qui non ci sono autobus, nè filobus. Oltre all’underground il solo mezzo di trasporto è il tram.
Ho visto diverse insegne che vedevo spesso a Londra: Subway, T-Mobile, O2, ovviamente McDonald’s, e…. c’è la Tesco! Mi sento a casa.

Stamane un giro fino a Malà Strana (Parte Piccola), con visita alla piazza di San Nicola e arrampicata fino al Castello di Praga. “Vasto borgo circondato da bastioni, più che arroccata fortezza“, come dice la guida.
Al suo interno la chiesa di San Vito, stile gotico.
Ridiscesi, siamo passati alla chiesa che custodisce il famoso Bambin Gesù di Praga.
Un occasionale incontro con un frate italiano ci ha dato l’opportunità di salire sulla soffitta della chiesa. Ma tu dimmi. Per puro caso quel frate, che stava per mostrare i piani alti ad un manipolo di turisti, ci ha fatto accodare al gruppo, e poi aveva fretta di andare perchè doveva partire per Arenzano

Altro giro sul Ponte Carlo, per vedere le sue famose statue con la luce del giorno. A proposito di statue, qui ne hanno la passione: ce ne sono ovunque, sulle chiese, sui monumenti, sugli edifici importanti…
In giro si vede ancora qualche vecchia Skoda, ma x il resto sono quasi tutte auto nuove.
Pensa che bello se i prezzi dei supermercati fossero stati così bassi anche a Queensway!


San Francisco? No, Praga.

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Praga – Giorno uno

Scritto il 30 ottobre 2006 nella categoria viaggi

L’arrivo è un po’ scontato, nel senso che ho visto tanti palazzoni e il tram vecchio stile: ecco l’idea dell’est europa spartana che acquista conferma.
La vita qui semrba meno cara, un euro corrisponde a circa 30 corone.
Il centro, di sera, è pieno di turisti. E’ una città di fiume, e x questo già affascinante di per se.
Siamo stati al Ponte Carlo, e nelle viette del centro. Potevi essere in un qualunque altro posto dell’Europa.
C’è quasi più caldo che in Italia.

Praga
Monumento alle vittime del comunismo

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Eureka

Scritto il 24 ottobre 2006 nella categoria Altro

Parlando con amici e parenti, mi sono reso conto che la gente non sa cosa è raffigurato sulle monete italiane.

Cominciamo dalla più facile: i due euro. Qui c’è il volto di Dante Alighieri, sommo poeta e politico fiorentino, autore della celeberrima Divina Commedia. Questo ritratto è quello fatto da Raffaello Sanzio e che si trova in Vaticano.

Sulla moneta da un euro c’è il cosiddetto “Uomo Vitruviano“, disegno di Leonardo da Vinci (mi raccomando, non fate come un certo scrittore americano, Da Vinci non è il cognome di Leonardo, è il suo paese natale). Leonardo raffigura ciò che Vitruvio (architetto ingegnere romano dell’epoca di Giulio Cesare) aveva scritto nel De architectura a riguardo delle proprorzioni del corpo umano. Il disegno è a Venezia.

I disegno dei cinquanta centesimi diventa più difficile. Va beh che io abito al nord Italia, ma praticamente tutti siamo stati a Roma, no? Anche perchè è facile arrivarci, visto che tutte le strade portano lì.
E cih, una volta nella Città Eterna, non ha salito il colle del Campidoglio (dietro l’Altare della Patria, vi ricordate?), dove c’è la piazza omonima con il municipio di Roma. Questa piazza è stata progettata da Michelangelo, e il papa Paolo III vi fece spostare da piazza San Giovanni in Laterano una statua di Marco Aurelio (imperatore romano del secondo secolo d.c.). Piazza e statua sono raffigurate sulla moneta. Chiaro adesso?? Ma si dai che ci siete stati.

Sul venti centesimi… un disastro. Penso che solo i maniaci come me lo sappiano. Dunque, partiamo dal Futurismo. Cos’è? è una corrente artistica italiana dei primi del secolo scorso, creata da Filippo Tommaso Marinetti (di origini vogheresi, ma questa è un’altra storia). Questa corrente artistica, che spaziava dalla prosa alla poesia, alla scultura, alla musica, ecc. esaltava il movimento e il progresso che avrebbe reso tutto più moderno e veloce. Umberto Boccioni, pittore e scultore, fu uno dei fondatori del movimento. L’opera raffigurata sulla moneta è “Forme uniche della continuità nello spazio“, di cui esistono parecchie copie (la principale è a Milano, io ne ho vista una a Londra alla Tate Modern) che rappresenta un uomo in movimento. E’ interessante il coraggio che ha avuto l’Italia nella scelta di questa figura, magari poco nota, ma che ricorda la più importante avanguardia artistica italiana del ‘900.

I dieci centesimi hanno un viso molto più noto. E se il viso non vi dice niente immaginatevi tutta la figura, una dea che emerge dalle acque… ma si è lei, la Venere, tratta da “La Nascita di Venere” di Botticelli, custodito a Firenze negli Uffizi.

Cinque centesimi: facilissimo: l’anfiteatro Flavio di Roma, vale a dire il Colosseo.

Due centesimi: stranamente molti non lo sanno. E’ il monumeto simbolo di Torino: la Mole Antonelliana di Alessandro Antonelli. Vi ricordate le olimpiadi dell’ultimo inverno? Il logo di Torino 2006 era proprio la Mole stilizzata.

Un centesimo: anche questo non lo sa nessuno! Ora ve lo dico: Castel del Monte. Ne sapete tanto come prima, cioè niente. E’ un grande edificio fatto costruire da Federico II di Svevia (che a dispetto del nome germanico era nato a Jesi, come il mio amico Maurizio. In effetti era nipote del Barbarossa) vicino ad Andria (uno dei capoluoghi della prossima provincia di Andria-Barletta-Trani, targa BT).

Perchè hanno scelto queste cose e non altre? Boh? C’è chi si lamenta per l’assenza di altri grandi personaggi, di altri grandi monumenti… io mi ricordo com’era andata. Una commissione di sapientoni professoroni aveva individuato un elenco di immagini possibili, la scelta finale è stata fatta con un televoto a Domenica In. Se non lo sapevate… è così! Probabilmente hanno televotato in tanti dalla Puglia, da Torino, e da Roma (beh il Colosseo l’avranno votato anche gli altri… ma Marc’Aurelio chi se lo fila?)

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Me gustas tu (2002)

Scritto il 20 ottobre 2006 nella categoria testi

Mi piace l’estate, mi piace l’inverno, mi piace il pollo, mi piacciono le carote, mi piace la techno, mi piace Beethoven, mi piace “Ghost” e mi piace Pulp Fiction, mi piacciono i pomodori, mi piace il cocco, mi piace la Venere del Botticelli e mi piace Filippo Tommaso Marinetti. Mi piace il Dolce Stil Novo e mi piace la New Dada, mi piace Guccini e mi piace Jovanotti, mi piace Carboni e mi piacciono i Prodigy, mi piace De Andrè e mi piace Elio e le storie tese. Mi piace guardare una farfalla e un cubo che ruota su un computer. Mi piace l’estremismo e mi piace stare nel mezzo, mi piace contestare e… mi piace proprio contestare. Mi piace fare la guerra, mi piace fare l’amore. Mi piace mandare tutti a cagare e mi piace salutare tutti col sorriso, mi piace mettermi in giacca e cravatta e mi piace girare coi jeans strappati e con le All Star strappate o con le scarpe lucidate. Mi piace Carmen Consoli, mi piace il rap all’italiana, mi piace Trainspotting, mi piace Titanic e La Vita è Bella, mi piace giocare a tennis perché mi diverto e più sono scarso e più mi diverto, mi piace Vasco – il migliore – e mi piace il sorriso di un bimbo. Mi piace quando vinceva Tomba, mi piace leggere Topolino, mi piace Dylan Dog, mi piace La Fattoria Degli Animali di Orwell e Bar Sport di Benni. Mi piace l’Inter, mi piace il crèm caramel, mi piace il cioccolato al latte, mi piace il colore, mi piace il bianco e nero. Sono Sandokan e sono Cavour, sono Indiana Jones e sono Giulio Cesare, sono allegro come i pagliacci del circo e sono triste come i pagliacci del circo. Mi piace odiare, ma finisco coll’amare. Mi piace la luce, ma amo la notte. Mi piace dormire, mi piace ballare, mi piace impegnarmi, mi piace un casino stupire le persone, mi piace la gente che sorride, mi piace navigare su internet, mi piace leggere, mi piace l’ombra, mi piace stare al sole, mi piace Il Corriere della Sera, mi piace Lupo Alberto e Wil Coyote, mi piace Manuela Arcuri, mi piace la pubblicità della Wyler Wetta, mi piace l’innovazione, amo la tradizione, mi piace il comfort, mi piace stare scomodo, sa più di avventura. Mi piacciono gli occhi delle donne, c’è tutto scritto, ma si riesce sempre a leggere poco o nulla. Mi piace il mare, mi piace sciare, mi piace il verde, mi piace ragionare, mi piace scrivere, mi piace confrontare le mie opinioni con chi mi sta ad ascoltare prima di controbattere, mi piace imparare da chi ha da insegnare, mi piace insegnare a chi ha da imparare. Mi piacciono i gatti, tantissimo. Mi piacciono le loro zampette felpate, mi piace sentirmele addosso. Mi piacciono i maglioni di lana pesante, mi piacciono le t-shirt, mi piacciono le camicie. Mi piacciono le more, amo le bionde, mi piacciono le persone sincere, mi piacciono le fragole, adoro fare le foto, mi piace dare un’anima ai computer, mi piacciono gli occhiali da sole, specialmente quelli con le lenti colorate, mi piacciono le patatine, mi piacciono gli amici. Mi piace stare da solo, mi piace la birra Corona col limone, mi piace la vodka ai frutti di bosco, mi piacciono i Queen, mi piace Battisti, mi piace Gigi d’Agostino, mi piace Frankie Hi-nrg MC, mi piacciono i videogiochi, mi piacciono gli orologi con le lancette, ma uso solo orologi senza lancette. Mi piacciono le collanine, mi piace far ridere, mi piace scombinare l’ordine delle cose, mi piace dire cose senza senso, mi piace guidare. Mi piace il mio telefono, mi piace il mio lavoro, mi piace la vita, mi piace superare i casini, mi piace essere un po’ matto, mi piace prendere tutto alla leggera, mi piace pianificare tutti i dettagli, mi piace decidere all’improvviso, mi piace cercare di migliorarmi la vita ogni giorno che passa. Mi piace la mia maglietta rossa dell’Adidas, mi piace il mio giaccone blu con gli alamari, mi piace correre nel freddo, mi piace la luna. Mi piace ricevere regali imprevisti, mi piace se qualcuno mi da fiducia, mi piace ripagare questa fiducia, mi piace fare regali imprevisti, mi piace soprattutto la fiducia degli amici, mi piace dare fiducia agli amici. Mi piace stuzzicare chi mi fa del male, mi piace urlare nel vento, mi piace pensare. Mi piace tutto, ma a volte non mi piace niente. Mi piace avere i capelli lunghi e lisciarmeli, mi piace troppo avere i capelli corti, mi piace stare senza barba, mi piace essere un po’ trasandato, mi piace la nutella, mi piace chiacchierare con mia sorella. Mi piace osservare, mi piace gironzolare senza meta, mi piace camminare immerso nei miei pensieri, mi piace camminare senza pensieri, mi piace andare in treno col walkman, mi piace girare in macchina con la musica al palo, mi piace girare piano in macchina e farmi superare, mi piace superare quelli che vanno piano. Mi piace il profumo dei prati, specialmente dopo che è piovuto, mi piace riscoprire profumi dimenticati, come quello della colla delle figurine da bambino, mi piace conservare tutto, mi piacciono le persone originali, mi piacciono le persone speciali, mi piace dormire poco, mi piace il 5 Maggio di Manzoni. Mi piace il movimento, mi piace chi trasmette emozioni positive, mi piace la felicità, mi piace nuotare, mi piace cantare, mi piace stare in ciabatte, mi piace girare in bici sotto la pioggia, mi piacciono le nevicate, mi piacciono le cose tenere, mi piacciono le persone decise, mi piace essere sempre indeciso, mi piace il succo di frutta alla pera, mi piace il filetto di pesce alla San Pietro, mi piacciono le barzellette, mi piacciono i Sofficini Findus alla pizza, mi piace la pizza prosciutto e rucola, mi piace la birra rossa, mi piace rileggere ciò che scrivo, mi piacciono le persone intelligenti, mi piace l’acqua e la Coca-Cola, mi piacciono i miti dello sport, mi piace la storia, mi piace Babbo Natale, mi piace avere dei nipoti. Mi piace il numero 9, mi piace scrivermi le frasi interessanti e originali, mi piace l’urlo di Munch, mi piace giocare a scala 40, mi piace la cupola del Brunelleschi, amo Parigi, vivrei sulla torre, mi piace dire che prima o poi andrò a New York, mi piace dire che andrei a vivere in Nuova Zelanda, mi piacciono i bagnoschiuma al pino, mi piace Paperino. Sono Leopardi e sono D’Annunzio, sono l’ultimo dei Mohicani e sono quel bastardo del Generale Custer. Sono stronzo e sono un coglione, sono intelligente e sono fesso, sono gentile e sono sfacciato, sono introverso e sono un rompiscatole, sono brillante e sono schietto. Sono pronto a spaccare la luna se serve a far nascere un piccolo sorriso, sono ingenuo e malizioso, sono prevedibile, ma sono totalmente imprevedibile. Mi piace Certe Notti di Ligabue, mi piace non farmi troppe domande, mi piace fare troppe domande, mi piace fare tante domande, finisco per non fare tante domande. Mi piace il vitello tonnato e mi piace la canzone che sto ascoltando adesso che è Jardin d’Hiver di Henry Salvador. Cosa mi piace non lo so, mi piace continuare lo spettacolo, mi piace rialzarmi dopo ogni sconfitta, mi piace far finta di niente, cosa mi piace lo so benissimo. Mi piace la grinta di Skin degli SkunkAnansie, mi piace Haidi, mi piace la poesia di Jim Morrison e i suoni dei Doors, mi piacciono le ambientazioni dei Tangerine Dream, mi piace Profondo Rosso di Argento, mi piace Piazza dei Miracoli di Pisa, mi piace Marylin di Warhol, mi piace il Quarto Stato di Pelizza da Volpedo, mi piace ridere, mi piace Camogli, mi piace trovare il lato buono di qualsiasi cosa. Mi piace volare, mi piace sognare, mi piace vestirmi secondo l’umore del momento. Me ne vado senza salutare oppure non smetterei mai di salutare e mai me ne andrei. Mi piacciono le emozioni, mi piacciono le giostre, mi piacciono le fiere, mi piace il casino, amo il silenzio, la casa-dolce-casa, la vecchia signora solitudine, mi piace andare nei boschi, mi piacciono le pigne, mi piace il brivido, mi piacciono i complimenti. Mi piacciono soprattutto i complimenti non detti, quelli sottintesi, ne vado fiero, mi piacciono le piccole cose. Mi piacerebbe parlare tante lingue, mi piace Firenze, mi piace l’amore, mi piacerebbe visitare tanti posti, mi piace la diversità, mi piace la satira, adoro l’autocritica, mi piace la cotoletta alla milanese, mi piacciono Le Iene d
i Italia1, mi piace giocare a Tetris, mi piace fare i favori che non mi costano nulla, ma che restano ugualmente dei favori fatti, mi piace sapere di odiare un’infinità di cose, mi piaccio abbastanza, mi piace ciò che ho fatto, mi piace aver fatto gli errori che ho commesso, mi piace il fatto che mi hanno aiutato. Mi piace ciò che faccio, mi piace il futuro, mi piace la libertà, mi piace essere chi sono, mi piace di tutto…..me gusta la mañana….me gusta la noche….me gusta el fuego….me gustas tu.

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Hard Disney

Scritto il 18 ottobre 2006 nella categoria Società

Cosa hanno combinato a Disneyland Paris?

Quei burloni che impersonano Minni, Topolino, Pippo, Pluto, ecc. hanno pensato bene, in un attimo di tranquillità, vi mimare atti sessuali, mentre un loro degno compare li stava riprendendo.

Ora il video sta girando su internet col nome di “Orgia dei Topolini” (lo so, adesso andrete tutti a cercarlo, vi dico solo che su YouTube l’hanno rimosso, ma lo troverete lo stesso in giro).

Pare che l’allegra brigata sia stata licenziata in tronco.

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Mi hanno scippato la prima serata

Scritto il 17 ottobre 2006 nella categoria Me stesso,televisione

Una volta ero un teledipendente. Da bambino ero affascinato dalla TV, il mio sogno era quello di diventare editore o perlomeno conduttore. Giocavo a “Telefabio” creando palinsesti, mi inventavo studi televisivi, inquadrature, ecc. Mi ricordo ancora che casa mia era lo Studio1, la pineta del parco giochi lo Studio3, ecc.

Quando ero un teenager addirittura ero arrivato a crearmi un’agenda con i dati di tutte le tv che riuscivo a raccogliere: frequenze, indirizzi, numeri di telefono. Inutile dire che non me ne sono mai fatto niente.
Oltre a questo la tv mi piaceva guardarla, e molto. Ero proprio assuefatto. Non potevo immaginare la mia settimana senza TV Sorrisi e Canzoni. Aspettavo il mercoledì per comprarlo e conoscere subito tutti i film, programmi e telefilm della settimana. Quello che non potevo vedere lo registravo (mi ero comprato il VCR coi miei sudati risparmi).
Mettevo sveglie e allarmi durante tutta la giornata per segnalare l’inizio dei programmi preferiti.

Circa dieci anni fa ho iniziato, senza volerlo, ma a poco a poco, a disintossicarmi. Se perdevo una puntata del telefilm o programma preferito, non mi importava più di tanto, e magari non la registravo neanche.

Ormai sono totalmente anti-teledipendente: non guardo un film in tv da anni e anni. Non vedo telefilm (l’ultima serie è stata X-files), rarissimamente vedo la prima serata, non so che programmi ci sono e men che meno i giorni, gli orari e il canale. Mi ricordo che le Iene sono su Italia1… e poco altro.
A pranzo mi guardo un tiggì, poi spengo. Alla sera tiggì mentre ceno, magari quei dieci minuti prima di programma a premi (uno qualunque, non ho preferenze) e magari dopo un po’ di Striscia (ma da qualche anno mi piace meno…). Poi o esco o mi fiondo al computer. Posta, contabilità, gestione siti vari, navigazione spicciola, lettura notizie, ecc. ecc.
Quindi verso le 22:30 / 23 ero abituato ad accendere la tv per vedermi qualche programma in seconda serata (solitamente zappando) e dopo ancora magari un film in videocassetta o dvd.

Solo che da un po’ di tempo a questa parte… Non c’è più la seconda serata. Ormai i programmi di prima serata finisco verso la mezzanotte. Chi ha voglia a quell’ora di mettersi li e iniziare un film? Io ci provo, ma finisce che accendo la tele, mi faccio un giro sui vari canali, poi verso l’una inizio il mio film e all’una e venti sono già tra le braccia di Morfeo.

Così per veder un film ci metto più di una settimana

Televisione

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Tassa di soggiorno

Scritto il 15 ottobre 2006 nella categoria Politica

Leggo sul sito de “Il Giornale” (oddio adesso mi diranno che sono uno sporco fascista… ma prima lasciatemi dire che la notiza l’ho letta su Google News):

La Finanziaria del governo Prodi potrebbe dare il colpo di grazia al già traballante matrimonio tra i turisti tedeschi e il Bel paese. Ormai da tempo le associazioni dei consumatori della Germania criticano l’offerta turistica italiana. «Paghiamo una Ferrari e ci date una cinquecento», è più o meno l’argomentazione. E ora, con la manovra varata dal governo di centrosinistra, arriva la notizia che per compensare il taglio ai trasferimenti dallo Stato agli enti locali, le città potranno imporre ai visitatori una tassa di soggiorno.
Magari sotto forma di un ticket da cinque euro al giorno per chiunque metta piede in una località turistica o una città d’arte dello Stivale.
La prospettiva di un giro di vite fiscale di questo tipo non è piaciuta a quattro colossi dei viaggi del calibro di Tui, Rda, Dertour, Silverjet e Langhout, che hanno deciso di inviare una lettera al governo italiano con l’obiettivo di bloccare la nuova imposta. Stesse finalità e stesse argomentazioni dei tour operator statunitensi e giapponesi che nei giorni scorsi hanno inviato al governo italiano missive dal tono simile.

E’ così ragazzi: in Italia libero accesso a extracomunitari di ogni sorta, ma ai turisti facciamo pagare l’ingresso. Complimenti.

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Limbo

Scritto il 14 ottobre 2006 nella categoria Società

Dal “QN Quotidiano Nazionale

Città del Vaticano, 7 ottOBRE 2006 – La Chiesa è orientata ad abolire il limbo, ma Benedetto XVI rimanda l’annuncio ufficiale almeno di due anni. Già Giovanni Paolo II si era espresso a favore dell’ eliminazione del luogo che accoglie le anime dei bambini morti senza aver ricevuto il battesimo, così come l’orientamento dei teologici del Vaticano va nella stessa direzione.
Ma chi si aspettava che Papa Benedetto XVI annunciasse ufficialmente l’abolizione del limbo è rimasto deluso. Papa Ratzinger prende infatti ancora tempo e rimanda l’annuncio di altri due anni.

Caspita, ci tolgono anche il limbo. Quindi tutti quelli che non sono nè carne nè pesce, che non sanno mai decidersi e che amano rimanere nel “limbo”, dal 2008 non potranno più farlo, dovranno scegliere: inferno o paradiso!

Limbo

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Assistente sociale

Scritto il 12 ottobre 2006 nella categoria Altro

Spesso in negozio mi sembra di essere un assistente sociale perchè mi si presentano i più svariati personaggi, ognuno con la propria triste staoria da raccontare. Chi chiede carità, chi lavoro, chi vestiti, chi offerte, ecc. Credetemi, sono una quantità impressionante, in media 3 o 4 al giorno.

Putroppo, mi duole dirlo, si comportano come i piccioni: più li aiuti e più pretendono di essere aiutati in futuro. Quante volte mi è capitato di non comprare l’accendino al venditore ambulante e sentirmi mandato a fanculo!

Sentite questa: una sera sto per chiudere, ho già chiuso le porte e ho dato una sistemata alle vetrine. Sto facendo i conti della cassa quando un brutto ceffo bussa alla porta. Gli faccio segno di ritornare un’altra volta. Lui insiste e dice di voler parlare con mio padre, che era li con me. Allora lui esce e si mettono a parlottare. La scena non mi era nuova, succede spesso. Un po’ perchè mio papà ha la pazienza di Giobbe, cosa che sicuramente non ho ereditato, io mi infiammo come la genitrice (e amo farlo ;-), un po’ perchè da sempre retta a tutta una sorta di strani personaggi: disgraziati, disadattati, irregolari, ecc.
Dopo dieci minuti esco dal negozio, anche perchè erano le 20 e alla sera dovevo uscire. Il tizio inizia ad attaccare bottone anche con me e mi spara una torta incredibile, piagniucolando, dicendo che le ultime notti le ha passate sulla panchina, che i servizi sociali non lo aiutano più, che ha fame freddo sete sonno e voglia di cambiarsi. Io sono in luna buona, mi impietosisce, si mette quasi per terra a supplicarmi. Mi chiede 70 euro. Gli dico che una cifra così se la scorda, apro il portafoglio e, in un impeto di generosità, gli lascio un deca.
Lo so che sono tanti, lo so lo so, non so cosa mi è successo, sembrava proprio sincero, ha giurato e spergiurato che appena poteva me li avrebbe ridati. Ovviamente non gli ho creduto, ma una medievale convinzione di aver espiato in tal modo una fettina di colpe e peccati mi ha spinto a tal cosa.

Mio padre allora gli dice di presentarsi il mattino dopo, così si sarebbe fatto dare una mano a spostare dei mobili. C’era un garage da ripulire di vecchie cose e così questo personaggio è risultato utile.
Questo era venerdì. Domenica vado a Brallo e me lo ritrovo la. In pratica era stato tre giorni con i miei, aiutando mia mamma a fare dei lavori (lei ne ha sempre da fare: togliere la copertura di un gazebo, spostare divani, fare il cemento, trasportare tegole, ecc). Sembrava contento, mi diceva che finalmente aveva fatto dei pasti regolari per tre giorni, aveva dormito in un letto e mia mamma gli aveva anche lavato i vestiti. In più si era beccato un centone per il lavoro, che sommato ai miei diventava un centodieci. Mica male.

Ieri il piccione è tornato a cercare le granaglie in negozio: e no caro mio, la pacchia è finita, aiutati che il ciel ti aiuta, mica sono il tuo spacciatore di denaro… Lui gironzola tutto il giorno davanti e dentro il negozio, in attesa del passaggio del mio vecchio, dicendomi che hanno un appuntamento. Che palle. Io in negozio avrei anche da lavorare. Quando ci sono i clienti dovrei servirli, non è bello dover controllare anche questi loschi figuri a piede libero. Quando non ci sono clienti avrei dovuto scaricare la macchina, sistemare il magazzino, ecc ecc. La gente non si rende conto di quante cose ci sono da fare in un negozio, mica trovo la pappa pronta. Spesso ci passo le serate a mettere a posto. E quello invece che mi fa le menate, che avrebbe bisogno di soldi, ecc ecc. Ho capito ragazzo mio, ma che ci posso fare?? Dopo qualche ora non lo sopporto più e lo spedisco fuori, eccheccavolo! Non siamo al riformatorio, siamo in un negozio, diamine. Alla fine si trovano e si parlano.
Poi alle 20 non so come riesce ad avere il mio numero di cellulare e mi chiama incazzato dicendo che mio padre l’ha preso in giro, l’ha sfruttato, che lui è stato in galera e non ci mette niente a dargli una coltellata, ecc. Io lo mando a cagare in diretta internazionale.
Alle nove arriva a casa il babbo dicendo che ha trovato il tizio in via Emilia, che diceva che 100 euro erano pochi per 3 giornate di lavoro, ecc. Si era già dimenticato dell’ospitalità ricevuta, dei pranzi, dei vestiti, ecc. Risultato, gli da altri 50 euro e lui per tutta risposta lo insulta ancora, lo minaccia e poi va a pagare il conto del bar li vicino: 16 euro.

Cosa?? Ma brutto pezzo di merda, non hai neanche i soldi per cambiarti le mutande e spendi 16 euro in bere?? Ma gran figlio di una puttana.
Come i cani rabbiosi, gli porti il cibo e ti morsicano. Pensi che io sia tranquillo sapendo che i miei genitori possano frequentare questa gente? Quanto ci metterebbero a tirar fuori un coltello? Nulla.

Questo è solo uno dei tanti esempi che potrei raccontarvi, cari amici che lavorate in ufficio e votate Prodi, perchè non sapete come gira il mondo qui fuori. Voi che chiamate lager i centri di prima accoglienza e sfruttatori quelli che aiutano questi ingrati.
E poi mi parlano di razzismo: ma scusa ho già tanti rompicazzo delinquenti qui a Voghera, ma proprio dal Marocco devono venire a minacciarmi?
Poi se ci scappa il morto non lamentatevi, coglioni.

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No Logo

Scritto il 11 ottobre 2006 nella categoria Cronache,Società

In negozio, tra le altre cose vendo scarpe sportive (sneakers), quelle che vengono anche chiamate “scarpe da ginnastica” e, tanto tempo fa, “scarpe da tennis” (El Purtava I Scarp Del TennisEnzo Jannacci)

L’altro giorno entra una signora di circa 50 anni, a chiedere un paio di scarpe per il marito e addocchia subito delle scarpe Nike, nere, col collo alto. Mi chiede il prezzo: 49 euro. Troppo, dice lei, suo marito le usa per lavoro, vuole spendere poco. Benissimo signora, ho scarpe da 40, 35, 30 euro! E non di sottomarche sconosciute, ma Puma, Adidas, Lotto, Le Coq Sportif (a chi sta sorridendo leggendo quest’ultimo brand dico di andare a controllarne i prezzi nei negozi specializzati, per non dire in Francia!!!).
Tornando al discorso: la signora trova un difetto per ogni modello che gli mostro: troppo alto, troppo basso, senza suola, troppo colorato, troppo bianco, troppo scuro, troppo pesante, troppo leggero, ecc.. e torna sempre su quel paio di Nike. Mi chiede più volte se posso dargliele al prezzo delle altre.
Signora, se vuole il “baffetto“, deve pagare di più. Se lo sapessoro gli strateghi dell’Adidas… Scarpe Adidas nuove di pacca, campionario Autunno inverno, non ancora uscite nei negozi a 35 euro NO e scarpe Nike in finta pelle, pesanti, modello di due anni fa 49 euro SI. La gente è matta, credete a me, quel baffetto se lo farebbero tatuare anche nelle parti intime, così godono di più.

Alla fine se ne va.
Torna il giorno dopo e ripete la stessa scena: Mio marito le usa per lavoro, voglio spendere poco… però voglio le Nike!
Anche io volevo spendere 15mila euro e volevo la Ferrari, ma non me l’hanno data!!! Così compra un paio di Puma.

Torna il giorno dopo ancora a cambiarle perchè la misura non è giusta e si decide finalmente a prendere le sue meravigliose Nike dandomi la differenza… e già perchè le Nike non fanno male ai piedi, sono Nike!!!

Ma razza di ignorantoni… Alla Nike dovrebbero dare il premio Nobel per l’economia, fanno scarpe di plastica in Cina, Vietnam e quei posti li, le vendono care come il fuoco…. e la gente le compra!!! Se Prodi fosse sponsorizzato Nike manderemmo giù anche la finanziaria.

Altro aneddoto: un’altra signora ha preso un Pile misura Junior che non le andava neanche bene, ha speso 30 euro anzichè venti degli altri pile perchè…. perchè sul davanti c’era il baffetto Nike!
Io ovviamente moralmente me ne frego, anzi pompo la cosa, perchè sono un commerciante e se la gente vuole un prodotto io gli vendo un prodotto, ma dentro di me penso sempre: “quanto siete coglioni“. E il bello è che poi sono convinti, mi dicono cose come “Ah, comode come le Silver non ce ne sono…”. Ma va caghèr.
Giustamente, se la gente brama per dare soldi alla Nike, la Nike deve prenderli, anzi tanto di cappello, sono dei maghi del marketing.

Avete letto No Logo di Naomi Klein? Se no, fatelo. Scoprirete per esempio che la ditta del baffetto non possiede neanche una fabbrichetta, ma solo uffici e laboratori di marketing, dove pensano alle campagne, alle sponsorizzazioni, alle iniziative, e un grappolo di designer che pensano ai nuovi modelli.
In pratica loro sono proprietari di una sola cosa: il marchio (e il baffetto).
Potrebbero fare della merda, marchiarla e venderla. E la venderebbero (vi ricordate la merda d’artista di Manzoni?).

Sono emblematiche le pubblicità di questi giorni che coinvolgono gli atleti della nazionale di calcio: alla tv ne ho vista una dove pubblicizzavano un gelato, una fantomatica “Coppa Cannavaro“, ma in realtà era la pubblicità Nike.
Ma la cosa che più mi ha allibito era la pubblicità a tutta pagina sulla Gazzetta. Era disegnato un armadio con braccia, testa, gambe e scarpe da calcio. E la scritta “Armadi Materazzi, testati contro le testate” (una roba del genere). Ho mostrato la pagina a mio papà, 76 anni e gli ho chiesto che pubblicità era, mi ha risposto: “NIKE“. Eh si, perchè in mezzo alle scritte faceva capolino il baffetto, anche se la parola “Nike” non compariva da nessuna parte. Allucinante, siamo plagiati. Tutti.

Siamo come i cani di Pavlov.

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Esco a fare due passi

Scritto il 7 ottobre 2006 nella categoria Altro

Ho finito da poco il suddetto libro di Fabio Volo. Molto carino come libro, scritto in un linguaggio semplicissimo parla di una persona semplicissima che scrive una lettera a sè stesso 5 anni dopo.

Cosa c’è di bello in tutta questa semplicità? Durante la lettura ho trovato tantissimi momenti di vita quotidiano, dove mi sono fermato e ho pensato: “succede anche a me!, uguale uguale!”. Ecco alcuni esempi.

Ho eliminato il più possibile le donne McDonald’s per esempio, quelle che ti fai quando l’ormone ti assale, quando sei super eccitato, quando lo sperma ti annebbia la vista; quelle che ti fai perchè hai fame, fame, fame, ma sai già che poi ti pentirai. Come quando appunto vado da McDonald’s e mentreo ordino il Big Mac non vedo l’ora di mangiarlo e poi subito dopo mi odio per esserci andato (a volte ne mangio anche due)

Quando devo scendere dalla macchina e l’autoradio sta suonando un pezzo che mi piace, non riesco a spegnerla, devo aspettare che finisca e se proprio sono in super ritardissimo, per spegnere devo sfumare abbassando piano piano il volume

Mi sa che prossimamente ne citerò altri pezzi nel mio blog.

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