Articoli del mese di luglio 2010

Mille baci

Scritto il 28 luglio 2010 nella categoria Citazioni

Dammi mille baci, poi dammene cento,
poi altri mille e ancora cento,
sempre, sempre mille e ancora cento.
E quando alla fine saranno migliaia
Le confonderemo, per non saperne il numero,
o perché nessuno maligno possa farci malia
sapendo che sono così tanti…..

(Catullo)

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Adiós

Scritto il 27 luglio 2010 nella categoria viaggi

Oggi è il giorno del rientro. Quindi ci vuole subito una buona colazione. Andiamo nel bar di ieri, è bellino, roba buona, è lungo la strada e c’è la connessione wi-fi per chi è dotato di iPhone. Lasciamo le valigie nella reception della ditta che gestisce il nostro appartamento e scegliamo la meta di stamattina: il bioparc.

È un enorme e modernissimo zoo. Scordatevi gli animali in gabbie di due metri per due. Qui sono liberi di muoversi in territori adeguatamente ampi. Il visitatore compie un percorso che lo fa attraversare virtualmente l’Africa, passando a fianco a questi territori popolati dagli animali. Gli animali più innocui si possono tranquillamente vedere ad occhio nudo, quelli più pericolosi sono separati da uno spesso vetro (anche se c’è sempre un metodo per vederli, da lontano, senza vetro). Gli ambienti ricordano la loro terra naturale e al posto dei recinti ci sono alte rocce, che in realtà sono fatte di cemento colorato. Ci sono giraffe, leoni, leopardi, gorilla, coccodrilli, pesci, lemuri, zebre, rinoceronti, ippopotami, iene.. a volte sembra di stare dentro al cartone Madagascar, mancano solo i pinguini !



Guardate che bel micione questo leopardo

Certo che qui a Valencia ne hanno avute di idee, e hanno saputo realizzarle: e il fiume, e la Coppa America, e la Formula 1, e l’acquario, e la città della scienza, e il bioparco. Da noi sarebbe dura realizzare un posto così. Perlomeno al nord, intendo, visto che il clima non permetterebbe una vita agevole a tutti questi animali. Si potrebbe farlo in una qualche città del sud, sempre che.. va beh non fatemi parlare di politica. Io da piccolino ero stato allo zoo di Milano, chissà se esiste ancora? Non credo.

Mangiamo un panino al barino, dove il simpatico barista ci regala anche olive e patatine. Meditiamo sul dafarsi per il pomeriggio, c’è chi propone una visitina all’Oceanografico, ma sinceramente non ho più voglia di vedere animali per oggi, probabilmente ci andrò la prossima volta. Perché chiaramente ho intenzione di tornarci a Valencia, prima o poi. Sono quei posti che hanno un fascino particolare. Nella vita tornerò sicuramente a Parigi, la città romantica per eccellenza, a Londra con le sue frenesie e le sue meraviglie nascoste in ogni piega (per chi le sa trovare), magari a Budapest e sicuramente a Valencia.

I soci mi danno retta e ci incamminiamo verso il Museo delle Scienze. Un grandissimo str..ano autista di autobus ci lascia a piedi e quindi attendiamo quello dopo. Col bus ci vediamo per l’ultima volta la città. Ho notato che qui se ne fregano bellamente della vittoria della Spagna ai mondiali di Calcio. Mi sa che non sono contentissimi da queste parti. Non c’è in giro una bandiera che sia una. Ci sono invece, tantissime, le bandiere della Comunità Valenciana.

Al museo almeno c’è fresco, ma l’esposizione è un po’ una cazzata. Niente di particolarmente interessante. Allora prendiamo la gita come parco giochi per adulti e passiamo il tempo a fare foto strane. È un posto dove portarci i bambini. Infatti ci sono i personaggi Marvel, le astronavi di Star Trek e cose simili. E poi ci sono tanti esperimenti da fare per scoprire le leggi della fisica. Niente di scientificamente rilevante, un grosso passatempo, a nostro non qualificato parere.

Decidiamo di tornare verso le valigie percorrendo il Parco del Turia, ma oggi fa veramente caldo e dopo qualche centinaio di metri stiamo per schiattare e optiamo ancora per il bus. Ultime foto, ultimo saluto alla città, ultima telefonata verso la costa ligure e poi sul Ryanair che ci porta, nuovamente in ritardo, in Italia. D’ora in avanti non abbiamo più diritto di lamentarci dei ritardi aerei,  che ci hanno permesso di fare questa gita, e così sopportiamo in silenzio.

E passiamo ai voti:
Valencia: 8 (I motivi li avete letti in queste quattro puntate)
Compagnia: 8 (Ben assortita, o mal assortita se preferite. Ognuno con la sua personalità, come fossimo personaggi di un film ben riuscito)
Maestro Miguel Cornelio Orionès: voto 8 per il numero di sms/telefonate (di cui almeno la metà alla nonna, secondo lui), voto 4 per il numero di sms ricevuti durante la notte con la suoneria accesa, voto 2 per il senso di orientamento in una città dove peraltro c’era già stato. Voto 1 per non averci mai portato a vedere la città della scienza di notte nonostante le nostre continue richieste.
Maestro Miguel Galinero Arrostido: voto 7 per il cambiamento di colore al sole, voto 8 per aver tenuto la cassa comune in quanto militare con più alto grado.
Maestro Lorenzo de Toma detto El Tomate: voto 6 per la borsa gialla da spiaggia, voto 9 per la maglietta ma voto 2 per non aversi voluto far crescere i baffetti, voto 7 per la perseveranza a fare foto, voto 2 per non aver voluto assaggiare la bistecca di toro cruda.
Maestro Brunos Fabi: voto 7 per l’abilità a risolvere i sudoku, voto 9 per essere diventato ufficialmente Maestro proprio in quest’occasione.
Maestro Martin Tordero Palermo: voto 8 per aver portato una borsa di 10kg piena di cazzate, ma di aver dimenticato il cavo di rete e l’adattatore elettrico, voto 5 per l’ordine in stanza (d’altronde, senza comodino…), voto 4 per aver sempre qualcosa da ridire sul cibo.
Lola: 9 (non solo per il cibo)
Movida valenciana: 5 (molto al di sotto delle aspettative)
Trasporti: 5 (aerei in ritardo, autisti di autobus che sono veramente delle cacche)
Premio speciale della giuria a Maestro Tomato e milioni di punti maestro a Orion el Matador de noantri (promozione TIM: ogni sms spedito 1 punto maestro, ogni sms ricevuto 100 punti maestro, ogni telefonata dall’estero 1000 punti maestri, nefer 2010 è praticamente tua!)
 

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La Lola

Scritto il 26 luglio 2010 nella categoria viaggi

A Valencia si parla ovviamente il castigliano, vale a dire lo spagnolo, ma anche il valenciano, che altro non è che una forma di catalano, come a Barcellona. Sono molto campanilisti da queste parti, in tutta la cosiddetta Comunità Valenciana vige una specie di bilinguismo e alcune scritte sono in entrambe le lingue. In Italia succede che se lo fanno in Alto Adige o in Val d’Aosta è chiamato bilinguismo ed è una cosa bella, se invece lo fanno a Bergamo lo chiamano razzismo, ignoranza e viene criticato da tutti. Ma così va il mondo.

Un’altra particolarità di Valencia sono i balconi. Hanno una struttura di ferro, ma il “fondo” è costituito da piastrelle. Generalmente non ci si fa caso, ma alcuni hanno delle notevoli piastrelle disegnate che si fanno notare (beh per forza, se sono "notevoli"…) (mi prendo in giro da solo).

Oggi visitiamo il mercato coperto. Mi piace proprio come idea: ci sono tanti banchi di generi alimentari, dal pesce alla frutta, e alcuni di generi non alimentari. Dà una sensazione di pulizia, essendo al chiuso. Inoltre hanno la possibilità di tenere aperto con qualsiasi condizione climatica. Facciamo un giro, qualche foto di rito, prendiamo qualche ricordino e poi ci dirigiamo ancora verso la spiaggia. Stavolta prendiamo i lettini per crogiolarci comodamente al sole, a parte El Tomason che preferisce l’ombra, anzi la sombra. Oggi ci arrostiamo ben bene, il sole picchia parecchio e ogni tanto ci tuffiamo in cerca di refrigerio, anche se l’acqua pare brodo. Io non ho niente da leggere e mi annoio, allora vado in cerca di un’edicola. Mi rendo ancora più conto che qui non hanno molto il senso degli affari per quanto riguarda le attività della spiaggia. Oltre al fatto che i barini sono proprio pochi e non tanto forniti, non ci sono negozietti vicino al litorale. Ieri LLLorenzo ha dovuto scarpinare parecchio per trovare una crema protettiva (che poi è una delle poche cose che hanno i barini sulla spiaggia), oggi tocca me alla ricerca insensata di un Corriere della Sera. Dopo aver scoperto che si dice “diario”, mi hanno indirizzato sempre più verso l’interno, per poi trovare una specie di cartoleria che aveva solo quotidiani spagnoli e cruciverba. Per la sola soddisfazione di non aver fatto tanta strada per niente acquisto un sudoku (identico a quello di Don Fabio Bruneiro). Per pranzo scegliamo una vicina cervezeria in stile messicano, dove prendo una bella insalatona.


Il mercato

A metà pomeriggio smettiamo di drogarci di raggi UVA e raggiungiamo la Plaza de Toros per assistere alla corrida. È una di quelle cose, se sei in Spagna, e specialmente in una città come Valencia, a cui vale la pena assistere. Lo spettacolo in sé è una gran pirlata, nel senso che è uno sport (o similare) veramente assurdo: alcuni uomini torturano un povero e stupido animale, finché arriva il matador e lo finisce. Lo spettacolo sta tutto nella teatralità. Per la carità, si potrebbe obiettare che gli stessi spagnoli hanno appena vinto la coppa del mondo in uno sport dove 22 uomini in mutande corrono dietro a una palla, ma almeno lì c’è poco di cruento e non si sa mai come va a finire, qui il risultato è scontato. Gli altri spettatori, turisti a parte, erano di ben altro avviso e si emozionavano parecchio; probabilmente siamo noi inesperti che non capivamo appieno i gesti. Resta il fatto che io un bambino non ce lo porterei di certo, può fare una brutta impressione vedere quei molossi punzecchiati sulla nuca che perdono litri di sangue… Funziona essenzialmente così: entra il toro, una mezza dozzina di matador di basso livello lo sfiancano facendolo correre qua e la, poi altri matador più alti in grado iniziano a piantagli in corpo delle picche infine arriva il fenomeno e lo finisce. Non subito, ci mette un buon venti minuti di saltelli. Gente che ha fegato, indubbiamente, ma il confronto è chiaramente impari. E poi, onestamente, a veder seccare un animale non mi importa così tanto. Però è folkloristico.

Il primo matador era a cavallo ed era parecchio bravo, soprattutto erano bravi i cavalli che usava. Il terzo era un tizio giovane, con cappa e spada, con molto fegato e molto benvoluto dal pubblico. La teatralità non mancava, c’era pure la banda che suonava le musichette. Come ho detto, se non siete di stomaco debole ne vale la pena, anche se lo reputo uno spettacolo insulso e abbastanza inutile. Lorenzito invece era totalmente contrario a questa violenza gratuita e ha abbandonato l’arena lamentandosi parecchio, seguito dopo un po’ da Miguelon che si era un po’ stufato, mentre io, Miguelin e il Legale siamo rimasti fin dopo le 9 di sera. Al ritorno ne ho approfittato per scegliere un bel regalino por la mi novia.

Dopo una rinfrescante doccia decidiamo il luogo della cena. La scelta va su un ristorante molto fashion: La Lola, sempre dalle parti della cattedrale, che ci era stato consigliato da amici di amici di amici di amici che abitano da queste parti. L’ambiente è particolare, strano ma non stravagante, elegante ma non snob. Abbiamo paura che le porzioni siano da nouvelle cuisine, ma siamo smentiti: il cibo è buono e abbondante. Il conto non è basso, ma ne vale la pena. Consigliato. Ci chiediamo chi sia la Lola che da il nome al locale, e abbiamo dei sospetti: non necessariamente deve essere una donna

Dopo cena ci buttiamo ancora per il calli del centro a fare un po’ di foto sceme. All’una tentiamo di andare a bere qualcosa sedendoci ai tavolini di un bar, ma stava chiudendo. Tenete presente che qui l’una è appena dopo cena. Non possono farci finire di cenare a mezzanotte e poi chiudere i locali all’una! Ci dicono che possiamo stare all’interno, ma poi non fanno entrare Micorio perché non è elegante..pensate che io avevo su le infradito !! L’Avvocato e il Geometra ci abbandonano, noi tre cerchiamo un altro locale e riusciamo almeno a bere qualcosa. Poi abbandono anch’io. Dopo mezz’ora arriva il Tomatino e infine Miguel de Valencia. È l’ultima notte. Buonanotte.

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5 minuti

Scritto il 25 luglio 2010 nella categoria viaggi

Siccome siamo tutti stanchi e siamo in vacanza ci alziamo relativamente tardi. Evviva: oggi i negozi dei dintorni sono aperti e il luogo sembra più vivo. Il nostro appartamento è nel bel mezzo del cosiddetto Barrio del Carmen, che dovrebbe essere il centro della movida di Valencia, ma finora era un po’ desolante. Facciamo colazione e scopriamo che qui vige ancora la barbara usanza di fumare nei locali. Al mattino non ti dico com’è piacevole addentare una tostada con marmelada mentre ti sfumazzano addosso.

Dopo una breve visita ai Jardines del Real prendiamo la metropolitana di superficie (in Italia la chiamiamo “tram”) in direzione mare: oggi spiaggia!

La spiaggia, come dicevo, è molto estesa in lunghezza, ma lo è anche in larghezza. Bella, non aspettatevi però niente di eccezionale. A parte pochi posti non è attrezzata con sdraio, lettini e ombrelloni, quindi piazziamo giù i nostri salviettoni sulla sabbia sabbiosa sabbiolosa. Il mare ricorda Rimini: dopo cento metri l’acqua arriva ancora alla vita. Non ci sono chiatte dove prendere il sole al largo o fare tuffi, nessuno che affitta pedalò o cose simili. Insomma un po’ mortina. In compenso non ci sono neanche venditori ambulanti a rompere le palle, a parte qualche raro personaggio che vende cocco (quelli ci sono in tutto il mondo, credo). Io e Maestro Avogado abbiamo portato gli occhialini ma c’è poco da vedere: i fondali sono sabbiosi e poco limpidi, però l’acqua è calda e pulita e si sta bene. C’è una bella arietta, magari ci frega e stasera saremo tutti scottati. Orio Il Serio dorme, Fabio fa il sudoku, io leggo (e scrivo questi appunti) e Lorenzo e il Galinero passeggiano sul bagnasciuga. Dopo le 2 affrontiamo il pranzo in una specie di Mc Donald’s. Da buoni italiani insistiamo, in un altro locale, a prendere il caffè, ma Migueliton Oriòn vuole seguire le tradizioni locali e si prende un bicchierone di horchata, credendo, per assonanza, che sia orzata, salvo poi scoprire che è una bevanda a base di latte di uno strano tubero. E poi si lamenta se lo prendiamo in giro.Stiamo in spiaggia fino alle 6, per poi tornare verso il centro.

Il mezzo a Valencia c’è l’alveo di un fiume, il Turia, che è stato artificialmente deviato dopo lo straripamento del 1957 che costò la vita a molte persone. Nel letto asciutto è stato quindi realizzato un enorme parco che corre lungo tutta la città dove ci sono giardini, piste ciclabili, campi da tennis, calcio, rugby, minigolf e chi più ne ha più ne metta. Una trovata a dir poco geniale, non credo ci siano una cosa simile in altre parti del mondo. Lungo tutto l’ex fiume ci sono ancora i ponti che lo attraversavano. Alcuni molto caratteristici, anche se li abbiamo visti solo di passaggio dal finestrino del bus.

Visitiamo la zona della Città delle Arti e delle Scienze, un complesso architettonico anch’esso costruito nel letto prosciugato composto da strutture modernissime e spettacolari. Molto molto molto molto carina. Pare che qualcuno, come sempre succede, abbia criticato la costruzione di queste opere, come è naturale che sia. Pensate alla storia della Torre Eiffel o cose simili. Però non le concepisco troppo queste contestazioni: un conto è distruggere qualcosa di antico per costruire delle porcherie, un altro è approfittare di uno spazio che prima non c’era per costruzioni avveniristiche. La cittadella è composta dal Palazzo delle Arti (che ha la forma che mi ricorda un pesciolone, utilizzato per concerti di musica classica, opere, danza, teatro e via dicendo), l’Emisferico (usato per proiezioni 3D), l’Umbracle (usato come parcheggio), il Museo delle Scienze (cosa sia lo dice il nome) e l’Oceanografico (un acquario, stile quello di Genova), l’Agorà (pare che non gli abbiano ancora trovato una destinazione). Tra queste costruzioni ci sono delle fontane che completano la coreografia. Insieme alle nuove strutture del porto secondo me danno un certo carattere alla città, che ha tradizioni antichissime (fu fondata dai Romani) e, pur mantenendo intatte la sua storia, viene spinta verso il futuro. Ecco l’impressione che mi da Valencia.

Sarebbe bello vivere in una città di mare così: spiagge facilmente raggiungibili, centro storico caratteristico e vivibile, porto molto turistico, divertimenti e relax… insomma c’è un po’ di tutto, calibrato attentamente.

Alla sera ci spariamo ancora parecchia strada a piedi, giusto per gradire. Ceniamo in un ristorante vicino alla cattedrale, sempre con cucina tradizionale spagnola. Per digerire passeggiamo ancora fino alla stazione e alla Plaza de Toros. Quando ci buttiamo nel letto siamo veramente ma veramente a pezzi.

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Valencia

Scritto il 24 luglio 2010 nella categoria viaggi

Stanotte ho dormito poco, sonno agitato. Alle 7 sono già pronto e guardo la TV. Arriva Lorenzo e raggiungiamo gli altri.

Per raggiungere l’aeroporto di Bergamo scegliamo di passare a Piacenza e Brescia per non trovare il traffico di Milano del lunedì mattina. Abbiamo fatto male i nostri calcoli, visto che verso Piacenza c’è molto traffico. Tranquilli, è tutta gente che va in vacanza. Invece no, sul tratto per Brescia è quasi peggio: molto traffico e tutti in corsia di sorpasso. Iniziamo a preoccuparci. Il magister alla guida si innervosisce. Dopo Brescia peggio ancora, ci sono code. Sono le 9 passate e il gate chiude alle dieci meno un quarto. Dobbiamo  ancora raggiungere l’aeroporto, parcheggiare, fare il controllo bagagli. Alle 9 e 35 siamo fermi in autostrada. Aereo peso, accidenti (siccome siamo persone educate esclamiamo tutti: accidenti!). Ma non ci perdiamo d’animo, tentiamo il tutto per tutto. Grazie ad un’intuizione di Mastro Geometra usciamo a Seriate, troviamo per colpo di culo un posto vuoto all’inizio del parcheggio e ci buttiamo di corsa verso gli imbarchi. X fortuna c’è poca fila e i tizi sono in leggero ritardo.
Ce la facciamo, mitici! C’è stato un momento in cui non ci avremmo creduto.

L’aereo parte con 45 minuti di ritardo. Pensa che beffa se avessimo trovato il gate chiuso per poi vedere l’aereo fermo sula pista.

Arrivati a Valencia prendiamo la metro direttamente in aeroporto (che comodità) e raggiungiamo il centro per un pranzetto in un posticino carino, dove ordiniamo pietanze ignote, ispirati solo dal nome. Maestro Michele alla fine del pranzo ordina ancora un piccolo spuntino e gli arriva un piattone con uova e prosciutto crudo. Ottimo, visto che dice di essere intollerante alle uova (e ai latticini). Il nostro appartamento è carino, su due piani, 3 stanze, 2 bagni e una living room con cucina. Mastro Toma viene rinchiuso in una stanza, così saremo immuni dal rumore di motosega. Don Orione decide di sistemarsi sul divano, gli altri nelle stanze di sopra.

Dopo un sonnellino ristoratore usciamo per un primo giro. La nostra guida spirituale, il Maestro Orione, ci conduce presso le il Convento del Carmen, le Torri di Serranos e presso la Basilica e la Cattedrale (dove è custodito un calice che si dice essere il mitologico Santo Graal). Da lì saliamo sul campanile, dove dopo più di 200 ripidissimi scalini arriviamo sulla sommità dove sta la campana del Miguelet  da dove si ha una supervista della città.

Valencia sembra vecchiotta, ma pare pulita. Ha un passato arabo e lo si nota in alcuni tratti, ma in giro di arabi se ne vedono pochi. Da questo punto di vista mi ricorda Palermo. Dopo una granita abbiamo visto la Stazione, in stile Liberty, molto caratteristica. A fianco c’è l’Arena, dove fanno le corride.

A questo punto un salto alla FNAC per comprare un cavo di rete, perché da noi c’è il collegamento a internet, ma solo via cavo. Ovviamente poi scopriamo che c’era un cavetto nel cassetto sotto la TV. Un altro problema è che tutte le prese elettriche hanno due buchi, mentre io ho tutte spine con tre “robi”. Domani comprerò un adattatore, sono venuto a Valencia per comprare cose elettriche…

Qui gli orari sono molto spostati rispetto a noi, caratteristica comune a tutta la Spagna. Si pranza tardi, si cena tardi.

Sulle saracinesche dei negozi spesso ci sono dei disegni (stile street art, o graffiti che dir si voglia) che spesso ricordano il negozio a cui appartengono. Evidentemente sono fatti apposta, molto caratteristici.

Alla sera abbiamo raggiunto la zona del porto, dove ci sono tutti gli “hangar” dei team che hanno partecipato alla 32ma (e alla 33ma) Coppa America: Alinghi, Oracle, Prada, Shosholoza, ecc. e dove è stato realizzato il nuovo circuito di Formula Uno. Un edificio molto caratteristico è il Veles e Vent, dai cui balconi si dovrebbe ammirare tutta la zona. Da lì, verso nord parte la spiaggia sabbiosa che si estende per parecchi km: prima Las Arenas e poi la più nota Malvarrosa. Dopo 5 minuti di cammino (si fa per dire) raggiungiamo una zona costellata da una miriadi di ristorantini. Ne abbiamo scelto uno e abbiamo cenato con paella valenciana, sorseggiando sangria. La paella, piatto tipicamente spagnolo, è nato proprio qui e, contrariamente a quanto si crede, la ricetta tradizionale prevede riso, zafferano, olio, carne di pollo e coniglio e verdure. Niente pesce quindi. Infatti il cameriere, vedendo che siamo stranieri, ce lo spiega in modo da non trovarci delusi. A me che il pesce non piace va benissimo! Altra info: sembra banale, ma il nome deriva dalle padelle che vengono usate. Incredibile: anche qui il Maestro Orione appena entrato ha salutato due tipe italiane che conosce. Idolo.

Quando abbiamo finito era mezzanotte passata da un pezzo e quindi siamo tornati in taxi. Finora  abbiamo visto sommariamente il centro storico e il porto e devo dire che il feeling con questa città è piacevole: accomuna tradizione e innovazione (che frase da depliant turistico che mi è uscita.) Buonanotte, a domani.
 

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Coscritti

Scritto il 18 luglio 2010 nella categoria Me stesso

Dite che sto invecchiando? Mi sa che avete ragione, visto che in questo periodo continuo a scrivere post nostalgici che mi riportano a tanti tanti anni fa. Una di queste sere ascoltavo una canzone di Max Pezzali e ricordavo quando, nel mitico 1992, ascoltavo Hanno ucciso l’Uomo Ragno. Quindi sono 18 anni che Max (all’epoca 883) è diventato "famoso". Visto che quest’anno festeggio per la seconda volta i coscritti, vi racconto come ho festeggiato la prima volta.

In realtà non ho festeggiato, a Brallo non c’è mai stata (perlomeno per la mia generazione) l’usanza di festeggiare i 18 anni. Mi sarebbe piaciuto, perchè tutti i miei compagni di classe lo facevano, e mi raccontavano i loro festeggiamenti. Mi ricordo un giorno di fine luglio, ero al Kursaal, ma volevo tornare presto perchè il giorno dopo avevo l’esame pratico di scuola guida a Voghera. Per "presto" intendo l’una, erano altri tempi… Stavo per percorrere le poche centinaia di metri verso casa mia quando incontro dei ragazzi che erano in giro a festeggiare i coscritti di Menconico (per la precisione loro erano di Canova). "Ma dove te ne vai, Fabio?" "A dormire, ho l’esame di guida domattina" "Ma va dai torna giù che festeggiamo" "Ma no non posso" "Smettila, 18 anni li si ha una volta sola".

E sono tornato al Kursaal fino alle due e mezza. Penso che sia stata l’unica volta che mio papà si è addirittura alzato da letto per farmi la ramanzina quando sono tornato a casa. Per la cronaca l’esame l’ho passato in modo egregio. Ma chi se ne frega dell’esame, chi se ne frega della ramanzina, era il 1992 e tutto era possibile quell’anno.

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Lavori in Via Cavour

Scritto il 16 luglio 2010 nella categoria Politica,voghera

Nei prossimi giorni inizieranno dei lavori in Via Cavour a Voghera. Ecco quello che ne penso:

Per prima cosa vorrei parlarvi dei lavori che stanno per ultimare, quelli per la creazione del giardino davanti al Castello. Certo, potrebbe sembrare bello, ma se penso al fatto che hanno eliminato tutti quei posteggi mi viene solo in mente da dire che sarà anche un’abbellimento per la città, ma di fatto la renderà meno viva. E una città meno viva è anche meno sicura. Non era meglio lasciare una zona, magari la parte est, adibita a parcheggi? Certi dicono: ma come fai a dire che era meglio prima, quando c’erano quei polverosi parcheggi che diventavano pantano alla prima pioggia? Cari amici, la verità sta nel mezzo: non c’era bisogno di eliminarli tutti, e quelli che si lasciavano si potevano fare "belli", magari con mattonelle e piantine.
E poi il giardino è bruttino, non ci sono neanche le panchine. E’ un giardino da "guardare e non toccare", quindi i vogheresi non potranno neanche viverlo, solo attraversalo e guardarlo. Non mi piace questa cosa, se penso a tutti i soldi che sono stati spesi.

Ma torniamo a Via Cavour. Visto che sono anni che si fa un gran parlare di lavori di sistemazione, dopo quelli che hanno sistemato Via Emilia, Via Garibaldi, Piazza Duomo e vie limitrofe, dovrebbero iniziare quelli in Via Cavour. E invece cosa scopro? Che gli imminenti lavori serviranno "solo" a sistemare delle tubature. Quindi, una volta terminati, la via sarà verosimilmente più sconnessa di prima. Ma scusate, non si poteva approfittarne e fare tutto in una volta sola? Perchè aprire dei cantieri adesso, richiuderli, e riaprirli più avanti?

E infine una cosa che mi fa pensare… anzi che mi fa proprio arrabbiare: perchè questa stramaledetta idea del senso unico in uscita? Tutti i residenti e i negozianti di Via Cavour chiedono a gran voce, da anni, il ripristino del senso unico, com’era prima. La via è troppo stretta per un doppio senso e, visto che la sosta abusiva è praticamente rituale, diventa anche pericolosa, sia per gli automobilisti che soprattutto per i pedoni. Ho visto gente uscire dai negozi e rischiare di essere travolta dalle macchine che passano sul marciapiede. Inoltre il senso unico servirebbe a creare qualche posto auto in più. E fin qui tutto bene. Ma allora perchè il senso unico lo si vuol fare in uscita? Non ha senso (scusate il gioco di parole). Ditemi un po’: tutta la gente che arriva da sud, e quindi dalla Valle Staffora (Via Repubblica, Strada Bobbio, Via Barbieri, Rivanazzano, ecc.) e tutti quelli che arrivano da Via Rosselli o da Corso XXVII Marzo, che giro dovrebbero fare per arrivare in Piazza Duomo? Fare il giro della città ed entrare da Via Garibaldi? Dai, non fatemi ridere… E putroppo da ridere c’è poco, se tutti e dico tutti e ripeto tutti chiedono il senso unico in entrata e l’amministrazione continua a rispondere picche e a volerla fare in uscita, qui gatta ci cova e c’è qualcosa che non mi quadra. Sono curioso di sapere le motivazioni di tale assurdissima scelta. Solo che nessuno le spiega…

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Business in rete

Scritto il 15 luglio 2010 nella categoria Internet,videogiochi

Una volta c’era Internet. Quando mi hanno spiegato cos’era ne sono rimasto subito affascinato. D’altronde già a metà degli anni ’80 il mio professore di Tecnica delle medie (Dario Volo) mi aveva parlato di computer che si collegano ad altri computer in remoto e si scambiano informazioni. Mi sembrava fantascienza, ma lui diceva che era già realtà, anche se solo per pochi. Quando, circa 10 anni dopo, la realtà della Rete ha cominciato a diffondersi (tra gli addetti ai lavori) ho avuto la fortuna di poterla provare all’Università: che figata.

La funzione preminente di Internet, quella che ha fatto sì che riscuotesse tale successo, era indubbiamente il World Wide Web (da alcuni tuttora chiamato “Internet”). In realtà Internet è il nome della rete a cui sono connessi tutti i computer. E una volta che sono connessi che si fa? Ci si possono scambiare email, file e appunto navigare su siti Web. Oppure telefonare, condividere, chattare, ecc.
Io usavo internet per scambiare le poche email con i pochi che avevano un indirizzo di posta elettronica. Praticamente solo coi miei compagni di corso. Io ne avevo ben 2: tordi at odino.unipv.it e nessuno at jetai.unipv.it
E soprattutto per navigare, in quell’ora concessa dalle 13 alle 14 nelle aule di Grafica Avanzata. Leggevo sui giornali di informatica qualche articolo interessante, mi segnavo gli URL su un fogliettino e poi andavo a visitarli. Inimmaginabili le velocità di oggi: da quando digitavo l’indirizzo a quando potevo vedere la semplice paginetta passavano anche alcuni minuti.
Il must era Yahoo. Sembrava (ed era) una grande cosa: tu cercavi qualche sito e su Yahoo potevi trovarlo, indicizzato in una qualche categoria. Poi è apparso Altavista, che ha spiazzato tutti. Il più rapido ed efficiente motore di ricerca. Dopo qualche tempo era diventato talmente completo che gli altri motori non li si considerava neanche più, bastava cercare su Altavista.
Il mondo del web era quello: siti e motori di ricerca che ti permettevano di arrivare ai siti. Stop. Poi è venuta la moda dei Portali, ovvero siti-raccoglitore, dove poter trovare di tutto per cominciare la navigazione: oroscopo, meteo, ricerca siti, email, ecc. Sembrava il nuovo modello di business, molti ne sono sorti, molti si sono modificati (Yahoo ad esempio è diventato un portale), molti sono poi scomparsi. Arianna, Lycos, Virgilio, Yahoo,  e poi WorldOnLine, Caltaweb, Kataweb, Infinito, ecc.
Ad un certo punto è arrivato Google. È stata come la bomba atomica. Per prima cosa ha ucciso Altavista diventando di fatto il numero uno delle ricerche: velocissimo e molto affidabile, niente più tempo perso a cercare tra risultati inutili. Molta gente ha sottovalutato il fenomeno Google, e non mi riferisco a persone comuni, o qualche addetto ai lavori, o a qualche espertone o presunto tale, mi riferisco ai giganti dell’informatica, uno per tutti Microsoft. Tutti quei signori hanno pensato: ma si questi due ragazzotti di Google hanno inventato IL motore di ricerca per antonomasia (tant’è che è nato il neologismo “gugolare”)? Bene, bravi, grazie…e chi se ne frega. Solo che i due ragazzotti non si sono limitati (si fa per dire) a creare lo stato dell’arte della ricerca sul web, ma nel tempo hanno aggiunto una serie quasi infinita di strumenti accessori: la posta elettronica, le mappe, le traduzioni, le anteprime, i libri, i newsgroup, i video (Google è proprietaria di YouTube, dopo aver tentato inutilmente di lanciare Google Video), ecc. E tutto questo a che pro? Molti si chiedono: ma Google come fa denaro? Insomma che modello di business ha? Semplice. Loro offrono agli utenti finali i solo servizi, gratuitamente, cercando di essere i migliori, in modo che il maggior numero di utenti possibile utilizzi  questi servizi. E poi? E poi ci schiaffano dentro la pubblicità. Potrei essere smentito, ma credo che Big G sia il primo venditore di pubblicità al mondo. Non male no? E poi hanno altri sistemi: vendono tecnologia, know how, ecc.
Hanno tentato di entrare anche nel campo dei Social Network, qualche anno fa, con Orkut, ma non ha avuto successo. Io ero ovviamente iscritto. Cercavi i tuoi amici, creavi collegamenti, condividevi informazioni. Già sentito? Certo, Zuckemberg mica ha scoperto l’acqua calda inventando Facebook, è stato solo (si fa per dire) il più bravo a convincere milioni di utenti ad utilizzarlo. E ha guadagnato un sacco di soldi. Come, direte sempre voi?  Più o meno col solito sistema: con la pubblicità. Un sito come il suo, visitato quotidianamente da milioni e milioni di persone, ha un potenziale enorme. Per di più che, quando un utente visita il suo sito, lui sa chi è, che gusti ha, chi frequenta, che contatti ha, ecc. Pazzesco!!! Un potenziale enorme in termini di valore. Quel ragazzo ha in mano i dati di milioni di persone. E non dati insignificanti o quasi, come quante volte prendono l’autostrada, ma dati personalissimi e (si fa per dire) privati: chi è amico di chi, i gusti, le tendenze, ecc. Roba che vale miliardi di dollari (o euro, se preferite). E’ riuscito a creare un mondo dentro a FB: ormai non ci si scambiano più email via posta elettronica, ma via FB. Non si chatta più con Messenger o Skype, ma su FB. Non si condividono più i video su Youtube, ma su FB. Non ci scambiano più le foto, si pubblicano su FB. Quasi paradossale e allucinante, ma assolutamente vero. Ricordate 1984 di Orwell? Con la differenza che li la gente era obbligata, noi invece siamo contenti di pubblicare in piazza i cazzi nostri. E ora Zuckemberg sta cercando di portare FB fuori da FB. Il primo passo è stato quello del tasto “Mi piace”, che da poco tempo campeggia su numerosissimi siti (tra cui il mio, anche io sono dentro il maledetto ingranaggio). Puoi dare la tua preferenza a qualsiasi cosa e questo verrà segnalato su FB.
E poi è allo studio un sistema di pagamenti (simile a Paypal) che diventerebbe il sistema di pagamento standard (e probabilmente obbligatorio) su FB. Altre vagonate di dollari che entrerebbero nelle sue tasche. In che modo? Semplice, per ogni transazione ci sarebbe una seppur piccola percentuale da devolvere a Facebook. Semplice, magari anche poco geniale, ma efficacissimo sistema.
Molti colossi, tra cui Google, hanno paura di questa “uscita” di FB dal proprio sito. Paura della concorrenza nel fatto di poter far soldi con gli utenti in rete.
Altri invece sono riusciti a “sfruttare” FB per far soldi loro stessi. Prendi per esempio l’ideatore di Farmville, uno dei giochini a cui puoi giocare all’interno di FB. Io non l’ho mai provato, ma pare che sia un giochetto in cui devi gestire una fattoria: semini grano, coltivi fragole, pascoli pecore, ecc. Ma probabilmente lo conoscete già, visto che un feisbucchiano su 5 giù lo fa. Iscriversi e giocare è gratis, ma per fare acquisti è possibile usare la carta di credito. Si acquistano beni virtuali: un cane, una gallina, un trattore, ecc. Pensate che sia una pirlata? Beh sappiate che nel 2010 è previsto un introito di 450 milioni di dollari. Si avete letto bene. La casa produttrice di Farmville (e di altri giochi come Mafia Wars, Zynga Poker, ecc) ha 775 dipendenti e vale 4,6 miliardi di dollari. Altro che pirlata! Ora bisogna vedere fino a che punto il famelico Zuckemberg permetterà a questi signori di guadagnare “alle sue spalle” senza versargli il pizzo una percentuale…

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ventuno e quindici

Scritto il 10 luglio 2010 nella categoria Me stesso

Volevo scrivere qualcosa, ma adesso che ho aperto la pagina.. non so come farlo.
Andrò a caso, come al solito.

Posso solo lasciarmi andare e pensare a quanto è fantastrabiliante condividere la vita con te. Si non c’è dubbio alcuno ormai (o, come diremmo noi, i tempi non sono per nulla sospetti): nella mia vita c’è stato un cambiamento veramente e indubbiamente significativo, anzi decisamente netto, da quando siamo io e te. Non riesco, neanche sforzandomi, a pensare al singolare; non posso che includere in questo singolare anche te. Per la lingua italiana dovrei parlare di plurale, ma io con te mi sento parte di una singolarità, come fossimo una cosa sola. Caspita! Non mi era mai successa questa cosa. È proprio così, credetemi, è proprio la sensazione di essere in una favola, il un film, in un racconto. Questa sensazione l’ho avuta due anni fa, ed è più viva che mai. Anzi ora è molto più consapevole, visto che è passato del tempo.

E poi posso pensare a questo secondo anno insieme e far affiorare un mucchio di ricordi. Non è stato un anno piacevole, vero piccola? O meglio, ci sono stati dei momenti brutti. Per quelli che si vogliono fare i fatti nostri (e non li sto certo condannando, d’altronde sono io che mi sto facendo i fatti miei in pubblico!!!) voglio rassicurare che parlo di altro e precisare che non c’è stata nessuna “crisi” tra di noi. Siamo talmente belli che praticamente non abbiamo mai fatto una litigata “seria”, sempre piccole cose, della serie “l’amore non è bello se non è litigarello”. Ma assolutamente mai quelle cose che potrebbero mettere in dubbio il nostro amore. Per dirla come mi è stato detto da qualcuno: “Ma in due anni non vi siete mai lasciati? Mai? Incredibile…”. Eh no, miei cari, siamo troppo i migliori e pertanto ci becchiamo e ci scontriamo, ma sempre parlandone e sempre cercando di capire le posizioni l’uno dell’altra. E anche questo è stato un fattore di crescita molto importante, capirsi sempre più, trovare anche i punti meno piacevoli dell’altro per capirli o superarli. Forte no?
Dicevo che tante cose sono successe in questo anno. Molte belle, qualcuna spiacevole, tante fantastiche..e poi quelle brutte brutte. Noi eravamo “io e te” in tutti i casi. Quando mi tiravi su il morale, quando eri felice e abbronzata in quel ristorante sulle colline liguri, quando ti accompagnavo a casa, quando ti son venuto a prendere in stazione per portarti a Tortona, quando ti scendeva un rivolino malinconico di lacrime, quando.. vedi cavoli, non so seguire un filo logico, mi vengono in mente tanti di quei momenti che mi si affollano nella mente e non riesco neanche ad elencarli.. Epifania a Milano, Ristò a Tortona, la scuola guida, la scelta del profumo, le fotocopie in copisteria e i megalibroni, Pasqua a Montallegro, Chiavari e la fontana di luci, e aspettarti sotto casa, oppure da Tigotà, e ogni singola volta, ogni volta che spunti da quella curva o esci da quel portone, ogni volta che mi sfoderi quel tuo sorriso, che fa pendant con i tuoi occhioni coccoloni e adornati dai tuoi ricci che fan da cornice… beh cavoli, il mio cuore ogni santa volta accelera i battiti. Non sarà pericoloso? O magari è una buona ginnastica cardiaca, dovrei chiedere ad un dottore.

Cavoli, sto pensando a tante ma tante cose successe in questo anno. Non posso e non voglio scriverle tutte, anzi neanche più una, perché in fondo sono nostre e le conosciamo bene. Guarda, io sono uno innamorato della vita, ma se così non fosse, se ci fosse anche un solo motivo per vivere, saresti tu. Dici che mi sto sbilanciando troppo? Chiaramente quest’ultima frase serve a stemperare un po’ la serietà di quello che ho scritto prima. Lo sai, se faccio un discorso serio poi mi intestugginisco e allora devo uscirne con una battuta.

Però una cosa di quest’ultimo anno la voglio ancora ricordare. Una per tutte. Che bello che è stato il giorno della tua laurea. E sai perché mi è piaciuta così tanto? Per due motivi. Il primo è che sono orgoglioso di te, per quanto hai fatto, per come l’hai fatto e per quello che sei. Insomma perché credo in te. Ci ho creduto e ci credo sempre. Direi che è fin troppo facile, perché so quanto vali. Insomma al Punto Snai probabilmente non accetterebbero mie scommesse su di te, perché io so quanto sei in gamba e quindi non vale…

E il secondo motivo è che è troppo bello quando ci sono tante persone che sono li perché ti vogliono bene, no? Non sono lì perché non avevano niente da fare, o perché qui o perché là. Erano li, semplicemente, banalmente, perché ti vogliono bene. Ed erano e sono contente e fiere di te. Al di là del fatto dei risultati, sia che tu sia un genio sia che tu sia un’ignorante. Sia che tu sia una figa spaziale sia che tu sia un rospo. Sia che tu sia la nipote di Bill Gates sia che tu sia l’ultima dei poveri. Semplicemente perché sei Elisa.
L’amica, la morosa, la sorella, la figlia, la nipote.

Chiaramente parlo per gli altri, io c’ero solo perché sei un genio (mai come Tua Sorella – lo scrivo in maiuscolo perché è un nome proprio) e perché sei una gnacca e perché sei più ricca di Berlusconi. Ah, non sei più ricca di Berlusconi? No, davvero? Beh allora ti mollo….

Scherzo piccola. Ecco, sono partito con l’idea di fare un bel post, per scriverti tante cose belle, e mi sono arenato in questi discorsi con poco senso. Posso fare un riassunto di tutto questo strampalatissimo discorso? Sono bravissimo nelle sintesi (quando voglio, e SOLO quando voglio):
 

Ti amo!
 

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Donna – Italiano

Scritto il 9 luglio 2010 nella categoria Simpatiche

Tempo fa avevo raccolto alcune traduzioni dalla lingua "Donna" alla lingua "Italiano". Clicca qui per leggerla.

Questa è una seconda puntata.

Non ho niente = Sono incazzata nera!
Non sono gelosa = Se anche solo me lo guardano le ammazzo!
Non m’importa più niente di lui = Ma quando mi chiama?
Ti sta davvero bene, cara = Oddio, ma cos’è quella roba?
Cinque minuti e scendo = Sto per entrare nella doccia
Fai come vuoi = Provaci e sei morto
Abbiamo bisogno = Voglio
Mi dispiace = Ti dispiacerà
Mi faccia provare la S = Ho la L abbondante
Dobbiamo parlare = E’ finita
Ho freddo = Abbracciami
Ho bisogno di una pausa di riflessione = Ho un altro
Esci pure coi tuoi amici, non c’è problema = Volevo stare con te
Basta me ne vado = Fermami
Capisco = Sei uno stronzo
Sono solo stanca = Mi hai rotto, portami a casa
In questo momento non me la sento di avere una storia = Non te la dò
Non voglio nulla per il mio compleanno, solo te = Voglio un super regalo (e tu sai già cosa) e una super festa a sorpresa con la torta alla nutella
Ma che bel vestito, peccato costi troppo = Me lo regali?
Sono single per scelta = Non mi caga nessuno
Sono già fidanzata = Sparisci dalla mia esistenza, illuso


Chi la fa l’aspetti…

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Le cose che porta il cielo

Scritto il 8 luglio 2010 nella categoria Libri

Questo è un libro che mi è stato regalato da mio cugino Andrea, un bel po’ di tempo fa. Io sono sempre in arretrato coi libri, ma prima o poi li leggo ,tranquilli.
E’ stato scritto da un ragazzo africano che vive in USA, Dinaw Mengestu,  e parla di un immigrato africano che vive in USA. E’ un libro abbastanza triste e malinconico. Il tizio in questione se la passava abbastanza bene in africa, prima che un qualche rivoluzionario un po’ assassino e un po’ dittatoriale uccidesse suo padre. E così viene spedito in America, da uno zio, per "fare fortuna", o comunque per vivere meglio. I primi tempi li passa a far niente e vivere di speranze, poi si decide ad aprire un negozio di alimentari. Ma anche quella sarà una vita fatta di sogni, pochi soldi, e speranze che si riducono sempre più col passare delgi anni. Un barlume di vita viene da una donna che viene ad abitare vicino a casa sua. Bianca e ricca. Ma non funzionerà….

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Sono ricercato

Scritto il 7 luglio 2010 nella categoria Internet

L’altro giorno stavo guardando le statistiche di questo sito. E’ sempre interessante sapere da dove provengono i visitatori. Spesso arrivano qui facendo delle ricerche in qualche motore di ricerca (ovviamente Google in primis). Ma cercando cosa? Ecco la classifica delle parole e frasi più cercate da chi poi arriva a visitare fabiotordi.it (tra parentesi i miei commenti):

Magritte
droga (quindi Google mi da del drogato?)
saw
atollo (atollo???)
lettera ad un’amica
fabio tordi (si, lo ammetto, sono io)
suicidio (a però!)
kowalski
isola deserta (e dai…)
analfabetismo di ritorno     
elisa ( ;-) )  
pinguini madagascar     
lettera ad un amica (stavolta senza apostrofo)    
cinghia di distribuzione     

E ora tutte le altre che seguono:

Non so perché ma quando penso a lui i miei pensieri no (ma che cavolo vuol dire??)
piramide di maslow
kapferer
carini e coccolosi
PINGUINO MADAGASCAR
boh
(questa è bellissima…)
gt-s5230
passo del brallo
magritte opere
prisma di kapferer  
bernini
frasi di solitudine
alta moda
VERBALE DI PERQUISIZIONE
londra
surrealismo magritte
tordi
pantani
La piramide di Maslow
zang tumb tumb
bernini opere
kowalski pinguino
(tra i punguini, maslow e kapferer faccio un successone!)
anfetamine (anche ocn le droghe)
i pinguini di madagascar carini e coccolosi
dylan dog
autovelox     
prisma kapferer     
audiocassette     
malattia da facebook     
guccini     
viale bligny 42     
cane     
quelli che     
fortunato depero     
scala di maslow     
i pinguini di madagascar Soldato     
iutub       
il sonno dalì     
ettore e andromaca de chirico     
artisti futuristi     
filmografia recente     
depero     
carino e coccoloso     
magritte immagini
(anche con Magritte)
surrealismo     
SINDROME DA FACEBOOK     
bligny 42     
esempi di concept store     
same govi     
samsung GTS 5230     
dolce remi     
samsung gt-s5230     
cirano     
Giorgio Morandi     
samsung gt s5230     
colazio     
le migliori di vasco     
metilenediossimetamfetamina     
rive gauche varzi     
gerarchia dei bisogni di maslow     
malattia di facebook     
mare dei caraibi     
piramide dei bisogni di Maslow     
pinguini di madagascar     
cartoni droga     
MASLOW PIRAMIDE DEI BISOGNI     
sindrome facebook     
frasi su se stessi     
mar dei caraibi     
cartelli cani     
silenzio     
depero opere     
don chisciotte     
maurizio cattelan     
golosastro     
illusione     
manetta     
andrea fumagalli     
skipper madagascar     
pantani foto     
fumetti droga     
stemma voghera     
gt s5230     
barambani     
ispettore manetta     
pregola    
pinguino kowalski      
solitudine frasi     
magritte quadri     
stappj
(ma chi è quel matto che ha cercato stappj)
quadri di magritte     
autovelox foto     
kapferer prisma     
dylan dog immagini     
tordo     
foto autovelox     
foto pantani     
campari     
tordi matti ricetta     
magritte bicchiere     
verbale perquisizione     
autostrada dei fiori     
audiocassetta     
Plesiosauro     
"same govi"     
dollari personalizzati     
suicidio immagini     
salvador dalì sonno     
DISEGNI DI METAFISICA NATURA MORTA     
malaspina     
lettera ad un’ amica     
gli amanti Magritte     
SALVATORE FERRANTE VOGHERA     
ferrante salvatore voghera     
aquila imperiale     
medico pazzo
(uno cerca medico pazzo e finisce sul mio sito, certe parole sono proprio strane)
pinguini di madagascar soldato     
immagini magritte     
lettera ad un amica     
same-govi     
colosseo stilizzato     
postemobile problemi     
la piramide dei bisogni di maslow     
tarako     
giornata di sole     
il sonno Dali     
gt-s5230 samsung     
magritte sogno     
brallo tennis     
samsung gt s 5230     
iutub porno     
foto saw     
nave affonda     
immagini droga     
brallo di pregola     
analfabeti di ritorno     
piramide dei bisogni      
musica gagliarda     
arte futurista     
commissario basettoni     
scrittura creativa     
De Pero opere     
gadget tecnologici     
pc rotto     
i pinguini di madagascar rico     
kowalski madagascar     
e lasciatemi divertire analisi     
sculture bernini     
chimico pazzo     
birra     
virgilio degiovanni     
altan     
patente c     
distribuzione     
matrice swot

Lìimmagine è "L’interpretazione dei sogni" di Magritte.

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Tacuén

Scritto il 6 luglio 2010 nella categoria voghera

Seconda puntata tratta dall’Agenda Vogherese. la prima la trovate cliccando qui.

Voghera venne illuminata per la prima volta nel 1820 con 28 fanali a olio. I bracci portanti vennero fabbricati a Volpedo da un Bernardelli su disegno di G.P Salvi e le lampade a Pavia da un certo Tabarino. Consumavano un’oncia e mezza d’olio all’ora e l’illuminazione venne appaltata per 3000 lire annue, escluso i mesi d’estate e i pleniluni degli altri mesi.

Anzichè esporre il nome della ditta si usava mettere un’insegna che indicasse l’oggetto del commercio. Quella dei cappellai era un cappello a cilindro di latta e il dentista Cademartori aveva esposto un enorme dente di legno dipinto. Le bettole usavano esporre delle frasche o delle corone di foglie verdi.

La leva militare o circoscrizione era ià in uso nel 1615 ed era fatta in città per la sua stessa difesa scegliendo un certo numero di uomini divisi successivamente per squadre. Al loro comando vi erano persone con conoscenze nel campo della milizia con gradi di: maestro di campo, sergente maggiore, capitano, tenente e alfiere.

Una grida del 15 marzo 1613 del feudatario Amedeo Dal Pozzo, marchese di Voghera, istituiva una multa di 50 scudi a chi cacciava senza il uso permesso facendo seguito a quella di Giovanni Galeazzo Visconti del 1393.

A circa metà del 1800, comparve il fustagno per confezionare gli abiti maschili e per le donne un tipo di stoffa di lino e canapa chiamata la "quadrettina". Il nome era derivato dal fatto che la stoffa, tranne qualche caso in cui era confezionata a righe, il disegno predominante erano quadretti di colore bianco e blu e blu e bianco e nero. A Voghera veniva fabbricata nello stabilimento tessile di Cristoforo Pedamonti e le operaie venivano chiamate "i quâdârtinèer"


Piazza Meardi con la Birraria Casema (cartolina del 1925)

La chiesa di San Giuseppe sorgeva in Piazza Duomo all’inizio di Via Santo Stefano, ora via Cavour, e fu demolita nel 1887. Sul limitare c’era la famosa preda dâl cumpàs, pietra del compasso. Era una lastra di marmo forata al centro che, come vuole la leggenda, servì a nostro Signore come appoggio del suo compasso per tracciare la circonferenza della Terra. "Â Sân Giüsèp s’â scondâ âr scadâlet".

Âr dì drâ rèssiâ, il giorno della sega. Era costume mandare a conoscenti e amici delle piccole seghe di carta dipinte o dorate. Per un dono importante la sega era d’oro o d’argento. I bambini cercavano di attaccarle agli abiti dei passanti; come succede ai giorni nostri il giorno 1 aprile.

Il 1 aprile 1918 è una data storica per lo sviluppo delle ferrovie a Voghera. Dopo un decennio di utilizzo a scopi militari, l’OGR di via Lomellina torna alla sua funzione originaria: la riparazione di carrozze ferroviarie.

Per avere una piccola nozione sulle paghe corrisposte in tempi lontani se ne riportano alcune. nel 1521 gli operai mutatori dal Comune a demolire un fortilizio in riva al Po vennero pagati 4 soldi al giorno e i loro garzoni 2. Nel 1390 un professore di grammatica guadagnava 10 fiorini d’oro all’anno e il direttore delle scuole 20.

Alla domenica delle palme si andava in chiesa (come si usa ancora oggi) per ricevere la rimuliva, il ramo d’ulivo benedetto che veniva appeso sopra il letto con la candela della madonna Candelora (Seriölâ) per evitare il maltempo.

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Giochiamo?

Scritto il 1 luglio 2010 nella categoria Internet,videogiochi

Siete in ufficio? Non vi passa? Volete un diversivo? Che ne dite di un bel giochino? Tranqui, non dovete istallare niente, si gioca tramite il browser che utilizzate comunemente per navigare, quindi quando arriva il capo potete chiudere tutto facilmente.

Seguendo questi collegamenti ipertestuali link ne troverete parecchi… ma parecchi tanti !!!

Addicting Games

BGames

Flashgames

Wii Flash Games

Gamesvine

FreeWorldGroup

Miniclip

Top Games 1000

BubbleBox

Playrelax

Videogiochigratis.it

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