Articoli del mese di agosto 2010

Adesso ascoltami

Scritto il 27 agosto 2010 nella categoria Citazioni,musica

…domani sarà tardi per rimpiangere la realtà…

è meglio viverla !!!!


Brallo visto da Pregola

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Oggi invece con

Scritto il 25 agosto 2010 nella categoria Brallo

Oggi invece ce l’ho con la Banca Popolare Commercio e Industria, filiale di Brallo. Ma è mai possibile che durante l’anno sia aperta un solo giorno a settimana, il giovedì, e d’estate, quando c’è il mercato proprio al giovedì, sia aperto di lunedì?? Ma chi è il genio che avrà elaborato questa sapiente tecnica di marketing? Come per dire: non venite in banca che non ne abbiamo bisogno. Eh si perchè il giovedì mattina sarebbe utile a tutte quelle persone che già vengono in paese dalle frazioni circostanti trovare gli uffici aperti…ma questi invece che fanno? Chiudono. Complimentoni….


Pregola – veduta del castello e del monte

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Oggi ce l'ho con…

Scritto il 23 agosto 2010 nella categoria Politica

Oggi ce l’ho con la Conferenza Episcopale Italiana, soprattutto con Mons. Perego che ha dichiarato che l’Italia non può decidere di espellere in modo indiscriminato i rom né altri cittadini comunitari, riferendosi alla vicenda della Francia che ha rimandato a casa i rom.

Ma scusa, questo tizio viene a farci la predica? Allora facciamo una bella cosa, mandiamoli tutti in Vaticano, visto che è uno stato e visto che li difende a spada tratta… Eh già, perchè non se li prendono loro? Tante parole e pochi fatti.

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Come vivrai Johnny?

Scritto il 20 agosto 2010 nella categoria Citazioni,Libri

"Te ne vai?"
"Si"- rispose ‘Ntoni.
"E dove vai?"- chiese Alessi.
"Non lo so. Venni per vedervi. Ma dacché son qui la minestra mi e’ andata tutta in veleno. Per altro qui non posso starci, che’ tutti mi conoscono, e percio’ son venuto di sera. Andrò lontano, dove troverò da buscarmi il pane, e nessuno saprà chi sono."

Gli altri non osavano fiatare, perché ci avevano il cuore stretto in una morsa, e capivano che egli faceva bene a dir così.

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Leggi

Scritto il 18 agosto 2010 nella categoria Simpatiche

Ecco la famosa Legge di Murphy e le altre leggi, tratte da Wikiquote:

Se qualcosa può andar male, lo farà.

Corollari

  1. Niente è facile come sembra.
  2. Tutto richiede più tempo di quanto si pensi.
  3. Se c’è una possibilità che varie cose vadano male, quella che causa il danno maggiore sarà la prima a farlo.
  4. Se si prevedono quattro possibili modi in cui qualcosa può andare male, e si prevengono, immediatamente se ne rivelerà un quinto.
  5. Lasciate a se stesse, le cose tendono ad andare di male in peggio.
  6. Non ci si può mettere a far qualcosa senza che qualcos’altro non vada fatto prima.
  7. Ogni soluzione genera nuovi problemi.
  8. I cretini sono sempre più ingegnosi delle precauzioni che si prendono per impedir loro di nuocere.
  9. Per quanto nascosta sia una pecca, la natura riuscirà sempre a scovarla.
  • La filosofia di Murphy: Sorridi, domani sarà peggio.
  • Costante di Murphy: Le cose vengono danneggiate in proporzione al loro valore.
  • Versione relativistica della legge di Murphy: Tutto va male anche in diversi sistemi di riferimento.
  • Corollario sulla fortuna: La fortuna ride agli audaci ma sicuramente non a te.
  • Chiosa di O’Toole alla legge di Murphy: Murphy era un ottimista.
  • Settima variante di Zymurgy alla legge di Murphy: Quando piove, diluvia.
  • Ottava variante di Matteo L. alla legge di Murphy: Se è impossibile che piova, grandinerà.
  • Postulato di Boling: Se sei di buon umore, non ti preoccupare. Ti passerà.
  • Legge di Iles: C’è sempre un modo migliore.
    • Corollari:
      1. Quando il modo migliore ci sta davanti agli occhi, specialmente per lunghi periodi, non lo vediamo.
      2. Neanche Iles lo vede.
  • Seconda legge di Chisholm: Quando tutto va bene, qualcosa andrà male.
    • Corollari:
      1. Quando non può andar peggio di così, lo farà.
      2. Se le cose sembrano andar meglio, c’è qualcosa di cui non stiamo tenendo conto.
  • Terza legge di Chisholm: Le proposte sono sempre capite dagli altri in maniera diversa da come le concepisce chi le fa.
    • Corollari:
      1. Se si spiegano le cose in maniera tale che nessuno possa non capire, qualcuno non capirà.
      2. Se si fa qualcosa con l’assoluta certezza dell’approvazione di tutti, a qualcuno non piacerà.
      3. Se si vuol mettere qualcuno di fronte al fatto compiuto, il fatto non si verificherà.
  • Prima legge di Scott: Qualsiasi cosa vada male, avrà probabilmente l’aria di andare benissimo.
  • Seconda legge di Scott: Quando si trova e si corregge un errore, si vedrà che andava meglio prima.
    • Corollario:
      1. Quando si capisce che la correzione era sbagliata, sarà troppo tardi per tornare indietro.
  • Prima legge di Finagle: Se un esperimento funziona, qualcosa è andato male.
  • Seconda legge di Finagle: Qualunque sia il risultato di un esperimento, ci sarà sempre qualcuno pronto a:
    • a) fraintenderlo,
    • b) falsificarlo,
    • c) credere che si sia prodotto in virtù della sua teoria preferita.
  • Terza legge di Finagle: In un qualsiasi insieme di dati, la cifra così evidentemente corretta da non richiedere un controllo è l’errore.
    • Corollari.
      1. Nessuno a cui chiedere aiuto la vedrà.
      2. Chiunque passi di lì per darvi un consiglio gratuito la vedrà immediatamente.
  • Quarta legge di Finagle: Una volta che si è pasticciato qualcosa, qualsiasi intervento teso a migliorare la situazione non farà altro che peggiorarla.
  • Norme di Finagle:
    1. Prima tracciate le curve che vi servono, poi trovate i punti che corrispondono.
    2. Ogni esperimento deve essere riproducibile, e fallire sempre allo stesso modo.
    3. Non credete ai miracoli: contateci ciecamente.
  • Assioma di Wingo: Tutte le leggi di Finagle possono essere trascurate da chi ha imparato la semplice arte di fare senza pensare.
  • Legge di Gumperson: La probabilità che qualcosa accada è inversamente proporzionale alla sua desiderabilità.
  • Leggi di Issawi sul progresso:
    1. Il corso del progresso: La maggior parte delle cose va costantemente peggio.
    2. Il sentiero del progresso: Una scorciatoia è la via più lunga tra due punti.
    3. Il passo del progresso: La società è un mulo, non un’automobile… Se la si spinge troppo, scalcia e disarciona chi la cavalca.
  • Prima legge di Sodd: Quando qualcuno cerca di raggiungere un obiettivo, sarà sempre ostacolato dall’involontario intervento di qualche altra presenza (animata o inanimata). Tuttavia, ci sono obiettivi che vengono raggiunti, in quanto la presenza che interviene cerca a sua volta di raggiungere un obiettivo ed è, naturalmente, soggetta a interferenze.
  • Seconda legge di Sodd: Prima o poi, la peggiore combinazione possibile di circostanze è destinata a prodursi.
    • Corollario: Un sistema deve essere sempre concepito in modo da resistere alla peggiore combinazione possibile di circostanze.
  • Legge di Simon: Qualsiasi aggregato prima o poi cade a pezzi.
  • Legge di Rudin: In casi di crisi che obbligano la gente a scegliere tra varie linee di condotta, la maggioranza sceglierà la peggiore possibile.
  • Teorema di Ginsberg:
    1. Non puoi vincere.
    2. Non puoi pareggiare.
    3. Non puoi nemmeno abbandonare.
  • Chiosa di Freeman al teorema di Ginsberg: Tutte le più importanti filosofie che cercano di dare un significato alla vita sono basate sulla negazione di una parte del teorema di Ginsberg. Per esempio:
    1. Il capitalismo è basato sul presupposto che si possa vincere.
    2. Il socialismo è basato sul presupposto che si possa pareggiare.
    3. Il misticismo è basato sul presupposto che si possa abbandonare.
  • Osservazione di Ehrman:
    1. Le cose andranno peggio prima di andar meglio.
    2. Chi ha detto che le cose andranno meglio?
  • Seconda legge di Everitt sulla termodinamica: La confusione nella società è sempre in aumento. Solo l’enorme sforzo di qualcuno o di qualcosa può limitare tale confusione in un’area circoscritta. Tuttavia, questo sforzo porterà a un aumento della confusione totale della società.
  • Legge di Murphy sulla termodinamica: Sotto pressione, le cose peggiorano.
  • Legge di Pudder: Chi ben comincia, finisce male. Chi comincia male, finisce peggio.
  • Teorema di Stockmayer: Se sembra facile, è dura. Se sembra difficile, è fottutamente impossibile.
  • Prima legge di Zymurgy sulla dinamica dei sistemi in evoluzione: Una volta aperta una scatola di vermi, l’unico modo di rimetterli in scatola è usarne una più grande.
  • Seconda legge di Commoner sull’ecologia: Niente va mai via.
  • Prima legge di Topitti: Ogni evento generico si combina con la totalità degli altri eventi casuali in modo da avere sempre la peggiore combinazione di eventi possibile.
  • Seconda legge di Topitti: Qualunque combinazione di eventi ipotetica, qualora si fosse verificata, sarebbe risultata migliore della combinazione di eventi realmente accaduti.
  • Legge di Howe: Ognuno di noi ha un piano che non funzionerà.
  • Legge di Guizot: Si cade sempre dalla parte da cui si pende.
  • Legge di Sturgeon: Lo sporco costituisce il 90% di tutto.
  • Assioma di Bramati: Tutto suda.
  • Applicazione dell’Assioma di Bramati: Tutto puzza
  • Assioma di Sartori: La probabilità che un determinato evento si presenti, è inversamente proporzionale all’impegno profuso per ottenerlo, moltiplicato per il grado di speranza riposto in esso.
  • Legge dell’ineffabile: Non appena si nomina qualcosa, se è buono, sparisce, se è cattivo, succede.
  • Legge univoca delle premesse:
    1. Premesse negative portano a risultati negativi.
    2. Premesse positive portano a risultati negativi.
  • Prima legge di Cabri sulla meteorologia: Non può piovere per sempre, è molto probabile che quando smette di piovere venga a grandinare!
  • Seconda legge di Cabri sulla meteorologia: Se c’e bel tempo e sei all’aria aperta non preocuparti che passa!

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Guido piano

Scritto il 16 agosto 2010 nella categoria musica

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Casaforte di Pregola

Scritto il 15 agosto 2010 nella categoria Brallo

Tratto da “Castelli, Rocche, Case-forti, Torri della provincia di Pavia”, volume n° 6 “Oltrepò seconda parte”, a cura di Mario Merlo, Edizioni Selecta 2009 (ma molto probabilmente è una ristampa di un libro parecchio datato, diciamo almeno una quarantina d’anni):

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Il territorio di Pregola è nominato in un diploma dell’imperatore Ottone I del 29 luglio 972. Nel documento vengono descritti – secondo valide testimonianze – per sommi capi i possedimenti locali del Monastero di Bobbio, con implicita conferma dei medesimi al predetto cenobio. Sembra che Pregola sia stato donato al Monastero da Re Agilulfo, ed è quindi probabile che il castello ivi esistito e l’intero abitato siano stati fondati da quei monaci in epoca imprecisabile, ma certo assai antica.

Per lungo tempo essi ne furono feudatari, finché, il 28 settembre 1164, Federico non lo devolse, unitamente ad altri luoghi della Valle Staffora, ai Malaspina. Quell’atto fu poi confermato da Federico II, nel 1220, Carlo IV, nel 1355, e Carlo V, nel 1541. Risulta che nel 1207 ci furono vertenze giudiziarie tra gli abati di Bobbio ed i feudatari imperiali, in ordine a contestazioni relative a benefici terrieri perduti.

Tralasciando altri passaggi, si arriva a Corrado, figlio di Morello Malaspina, che divise nel 1221, con il nipote Opizzo, i feudi della Liguria, riservandosi per sé quello di Pregola. Egli è considerato il capostipite dei Marchesi del luogo. Il feudo si estendeva verso mezzogiorno e comprendeva molti torri e castelli, che poi passarono in altre mani. Forse per divergenze familiari, Pregola fu assediato nel 1570 da un Giovanni Malaspina e figli, in lotta con altri componenti il casato; ma ebbero la peggio, ed uno di essi fu fatto prigioniero, deportato a Milano ed ivi decapitato. Il Marchesato di Pregola fu annesso alla comunità di S. Margherita Staffora.

L’antica rocca era posta alla sommità del cono roccioso che sovrasta l’attuale paese, già Comune ed ora frazione di Brallo di Pregola. Di essa e del primitivo abitato – testimoniato nel  1725, in forbito latino, da un parroco locale citato dal Goggi – non rimanevano all’inizio del sec. XVIII altro che vestigia plantari e ruderi più o meno consistenti. Non bisogna dimenticare che la pieve locale, dedicata a S. Agata (risarcita interamente in epoca recente), viene fatta risalire al tempo dei Longobardi e, precisamente, al secolo VII.

L’originario fortilizio fu distrutto quasi interamente, a quanto sembra, nel 1571. Con i materiali ricavati dalla macerie fu in seguito eretto un nuovo massiccio casamento, che da allora fu sempre denominato castello, ma la fama del paese andò progressivamente oscurandosi, fino a scomparire dalla scena politico-sociale della Valle Staffora. (Nota di Fabio: a mio parere Pregola era nella scena politico-sociale della Val Trebbia, pur essendo il paese nella Valle Staffora, tant’è che i marchesi di Pregola facevano parte del ramo dello Spino Secco, che dominava in Val Trebbia) Dell’antica rocca sono andate perdute anche le ultime vestigia murarie a ridosso del colle su cui sorgeva.


Casaforte di Pregola

Il castello attuale ha più aspetto di residenza patrizia di campagna che di casa-forte nel senso tradizionale del termine. Esso risalirebbe alla fine del Cinquecento o ai primi del Seicento ed è di proprietà Leveratto-Mangini. (Nota di Fabio: da quasi 40 anni è di proprietà Tordi, mi sa che questo libro è vecchiotto.) Vi si accede da nord per portoncino con arco a tutto sesto e serramento borchiato a teste di chiodi, oppure da sud, all’altezza della chiesa parrocchiale. La facciata principale è a capanna e presenta cinque finestrelle intermediate longitudinalmente da una incrinatura della parete.

Esternamente si nota nell’angolo di nord-est un corpo aggettante rinforzato da un barbacane appena accennato. Sul fianco sinistro si notano in corrispondenza ad un locale rustico una finestra strombata a guisa di profonda feritoia e, più innanzi, un’apertura difesa da una robusta inferriata cinquecentesca. Il locale interno era adibito a prigione. Le pareti sono in pietra locale a vista, su orditura comune.

Entrando dal portoncino si è subito in un vasto atrio contrassegnato da tre archivolti, uno dei quali gravemente lesionato. Due diverse scale conducono al piano superiore, suddiviso in locali di diversa capienza, tutti in precario stato di manutenzione. Nella sala maggiore, con soffitto su travature lignee, si vede un ricco camino sormontato da un grande stemma dei Marchesi Malaspina di Pregola, inquartato di rosso e d’azzurro. Nel I e nel IV campo si vedono aquile bicipiti in rosso nel II e nel III uno spino secco afferrato da un leone bianco rampante, coronato d’argento, entrambi in azzurro. Lo stemma gentilizio è sovrastato dalla corona marchionale a tre punte ed è avvolto da una ricca decorazione a stucco comprendente figure allegoriche ed ampie volute e caulicoli. L’opera è ascrivibile al sec. XVII. Il sottostante camino è in pietra color lavagna e presenta una leggera modanatura nell’architrave con radi dentelli, nonché due fascette laterali ed una specie di serraglia centrale.

 

In un’ampia cucina a pianterreno, sita nel corpo ad ovest come il salone precedente, esiste un secondo camino rustico a cappa, che ha la particolarità di possedere due fornelli laterali, oltre al focolare propriamente detto. L’ala dell’edificio volta a levante terminava con una torricciola la cui parte sommitale sarebbe rovinata alcuni decenni or sono. Il castello è felicemente ambientato e conferisce una certa nobiltà al piccolo ma pittoresco paese, che è ora dominato verso levante dal prestigioso complesso del Centro federale tennistico del CONI, con la sequela dei suoi rossi campi da gioco.

Pregola riveste una certa importanza come archetipo di antico paese signorile del Pavese montano. Anticamente il suo feudo si estendeva molto verso mezzogiorno e l’abitato ebbe funzioni di guardia e controllo con diritto di pedaggio, ciò che rappresentò una delle principali fonti patrimoniali per i suoi feudatari.

 


I Marchesi Malaspina

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Le dodici domande

Scritto il 9 agosto 2010 nella categoria Libri

Questo è un libro che mi è stato regalato al compleanno dello scorso anno. Come sapete sono sempre in ritardo coi libri da leggere, ma prima o poi ci arrivo.

È scritto da un indiano, Vikas Swarup. È molto interessante. Per prima cosa è scritto in modo avvincente. La storia è particolare: un giovane indiano, poverissimo, riesce a vincere un miliardo di rupie (che non so di preciso quanto valgano, ma immagino tanto!) ad un quiz televisivo, rispondendo esattamente a dodici domande difficilissime. Insospettiti  dal fatto che un povero disgraziato come lui, che non ha mai studiato e sempre fatto umili lavori, non avrebbe potuto conoscere le risposte a simili domande, i produttori del gioco (che oltretutto non avrebbero intenzione di pagare una simile cifra alla prima puntata del gioco) riescono a far incriminare il ragazzo per truffa. Primo colpo di scena: interviene un’avvocato (non è un errore di ortografia, è una donna..) che lo fa momentaneamente rilasciare in attesa del processo. Per poterlo difendere ha bisogno di conoscere la sua storia e i fatti che lo hanno portato a conoscere queste risposte. Da qui partono una serie di racconti, senza una sequenza cronologica, ma ognuno relativo a ciascuna delle dodici domande e relative risposte. Durante questi racconti si riesce sommariamente a ricostruire la vita disagiata, ma quanto mai, appunto, da romanzo, di questo poveraccio. Una vita da film. Infatti da questo libro è stato tratto anche un film. Colpi di scena in ogni racconto, fino a quello finale.

Un libro da gustare, di facile lettura, che apre scorci insoliti su una vita, quella dell’India, a noi spesso sconosciuta, ma in modo leggero e facilmente scorrevole. Mi è piaciuto. Grazie ancora quindi a chi me lo ha regalato.
 

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Siena, Piazza del Campo

Scritto il 5 agosto 2010 nella categoria Me stesso,viaggi

Fine luglio 2007, ero a Siena, disteso in Piazza del Campo a riposare, in attesa di trovare una sistemazione per la notte. Una leggera brezzolina mi faceva dimenticare il caldo afoso che avevo lasciato a casa, le prove del concerto del giorno dopo mi accoglievano in quella cornice da favola. Ancora adesso, quando penso a quei pochi minuti, mi rilasso… e vorrei essere là…

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La rotonda di Brallo

Scritto il 1 agosto 2010 nella categoria Brallo

Da poco tempo sono stati fatti dei lavori nella piazza di Brallo. Siccome io sono un criticone patentato, ecco le mie critiche. Inziamo con la rotonda. La viabilità della piazza era già gestita in un modo simile ad una rotonda: c’era un piccolo spartitraffico in mezzo e ci si doveva girare attorno. Ora la cosa è stata ufficializzata in una vera e propria rotonda moderna, dove tutti quelli che confluiscono devono dare la precedenza, come succede ormai dappertutto con le rotonde cosiddette alla francese. E fin qui tutto bene. La mia critica è nel fatto che l’abbiano fatta troppo "scentrata". Invece di realizzarla in mezzo alla piazza, dove sarebbe a mio avviso stata più comoda per tutti (intendo tutti quelli che provengono dalle diverse strade che arrivano in piazza), è stata fatta più verso nord. In questo modo per esempio chi arriva dalla mia via deve dare una prima volta precedenza per confluire nella piazza e poi una seconda volta per confluire nella rotonda. Anche chi arriva dalla Val Trebbia e deve girare in direzione del Piemonte deve fare un percorso un po’ complicato. Insomma è difficile da spiegare se non la si vede, ma vi assicuro che è fatta male. Se fosse, ripeto, in mezzo alla piazza sarebbe meglio per tutti: visto che confluiscono 5 vie nella piazza, non sarebbe stato più logico raggrupparle tutte nella rotonda e non solo 4 ??

Un motivo c’è, e qui arriva la seconda critica. E’ stato ingrandito il marciapiede davanti al Municipio, che ora arriva proprio in mezzo alla piazza. Perchè? Boh? Non vedo questa grande utilità. Per far star più comodi i viandanti? Può darsi, ma io non l’avrei fatto a discapito della viabilità. Vorrei vedere quando passano le corriere in quella rotondina risicata. Voi obietterete che ormai l’Afrea (l’azienda dei trasporti) manda solo piccoli pulmini, ma non dimentichiamo che potrebbero passare dei camion (non è vietato) che indubbiamente hanno delle difficoltà. Insomma non mi piace.

E arriviamo all’ultima critica, la più criticosa di tutte. La piazza aveva dei belissimi pini, piantati tanti tanti anni fa per abbellire la zona. Penso che li abbiano messi negli anni ’50 o ’60, non lo so di preciso, ma per me è come se ci fossero sempre stati. Facevano molto "paesino di montagna", e servivano anche a fare un po’ di ombra che non guasta mai.Ecco, durante la ristrutturazione della piazza sono stati tagliati. TUTTI. Ma dico io: se avessi una betulla in giardino e la taglio arriva la Forestale e mi arresta seduta stante, questi tagliano dei pini sulla piazza del paese come se niente fosse!! Mah…


Chi si ricorda come era la piazza può notare questo lato privo dei mitici pini, che ormai saranno finiti a pezzi in qualche caminetto…

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