Frate Ave Maria

Scritto il 18 ottobre 2017 nella categoria Altro

Confido in frate Ave Maria

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Museo del 900

Scritto il 17 ottobre 2017 nella categoria Altro

Siete mai stati al Museo del 900 a Milano? No? Caspita, fateci un giro.

Per prima cosa è comodissimo, è in piazza Duomo. Infatti è nel Palazzo dell’Arengario, proprio a fianco a Palazzo Reale.

Poi il costo del biglietto, ridicolo: cinque euro!

Poi se non volete spendere neanche questi vi dico solo che c’è un’opera che potete ammirare aggggratis, e non una robetta da niente, ma nientepopodimeno che: Il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo!
E’ davvero grande, come ci si potrebbe aspettare. Un quadrone, un quadrissimo.

Poi entri e ti trovi a tu per tu con Picasso, Matisse, Modigliani, Kandisnkij, Mondrian ! Insomma capisci subito il livello del museo.

Prosegui e… Boccioni! Io per esempio sono stato rapito da "Quelli che restano" (1911), ma soprattutto… "Forme uniche della continuità nello spazio". Ne avevo già vista una (ce ne sono una mezza dozzina in giro per il mondo) alla Tate Modern a London, ma stavolta ragazzi… che emozione. Non lo so, forse lo stato d’animo, forse perché ero praticamente solo nella stanza, ma il fatto di trovarmela lì… mi sono quasi commosso. Era lì, era lei ! Tant’è che quando è apparsa una custode e mi ha visto un po’ straniato le ho chiesto ingenuamente: "ma è vera?" e lei mi ha risposto anche un po’ seccata "ma certo", come se si trattasse di una crosta qualunque, di una cosa di cui non stupirsi affatto. Infatti le ho detto che ne avevo giù vista una "sorella" e lei non sapeva neanche della sua esistenza. Io mi chiedo: ma perché la crisi del mondo del lavoro mi porta a fare da custode in un museo una che non conosce neanche le opere esposte? Va beh.

E poi Giacomo Balla, Sironi, Carrà. Sapete perchè Raffella Carrà si chiama così? Perchè il suo cognome vero (Pelloni) fu ritenuto poco adatto, le ci voleva un nome d’arte e le fu consigliato di abbinare al nome di un grande artista,Raffaello Sanzio, il cognome di un altro artista, Carlo Carrà.

E ancora Morandi (no, non Gianni) e… caspita, De Chirico! Quanto costerà un De Chirico? Lo voglio sopra al divano! Mi sa che costi troppo… Qui esposto c’è "Il figliol prodigo". De Chirico è chiaramente un genio.

Vorrei una casa con così tante pareti da contenerli tutti. 

C’è anche Piero Manzoni: la "Linea", la "Merda", l’impronta sull’uovo sodo. In una zona ci sono dei percorsi tutti un po’ allucinogeni, sembra di essere nel film "Tron".
Ehi ! C’è anche un Mimmo Rotella!

Insomma, siete ancora qui? Correte subito al Museo del ‘900!

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Sweet Child O’ Mine

Scritto il 16 ottobre 2017 nella categoria musica

#dilloconunacanzone

Uno dei riff più famosi della storia del Rock esce dalle dita e dalla chitarra di Slash per una canzone forse dedicata da Axl alla sua fidanzata di allora. Ragazzi questo è il 1988, questo è il rock che ho conosciuto io e questi sono i Guns !

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20 anni di Piazza Affari

Scritto il 13 ottobre 2017 nella categoria Me stesso,voghera

Nell’ottobre 1997 stavo facendo l’università (la prima). Avevo appena finito lo stage a Milano, presso Banca Commerciale Italiana, per conto di una ditta di Pavia, la mitica Sysnet.
Avevo avuto anche una proposta di lavoro:

"Rimani con noi".
Lusingato, ma ho risposto:
"Non posso, tra pochi giorni apro un negozio"
"Ah si? Di informatica, ovviamente"
"No, di articoli sportivi".

Eh si perchè nel 97 c’erano ancora le tabelle merceologiche e io avevo la tabella XIV/22 che indicava "articoli sportivi". Quindi NON potevo vendere abbigliamento, se non quello dedicato a qualche sport.

Stavo scrivendo la tesi (era qualcosa come "Modifica di un web server per la caratterizzazione utente") e preparando gli ultimi esami che mi mancavano, ma ormai era tempo di aprire, avevo aspettato fin troppo.

Ricordo quel giorno, ho aperto al pomeriggio. Avevo 10 paia di sci, 10 scarponi, 10 attacchi (all’epoca gli attacchi non erano abbinati per forza allo sci), 10 tute da ginnastica. Il giorno prima, sempre con mio padre, avevo acquistato 100 felpe: 50 riferite a una regata sponsorizzata dalla Merit e quindi bianche e gialle e 50 riferite a una regata sponsorizzata dalla Marlboro e quindi rosse con al scritta in bianco (ne ho vendute un sacco ai ferraristi). Stop, nient’altro. Forse detto così sembra tanta roba, ma vi assicuro che è pochissima. I primi tempi tenevo le luci del retro della parte in fondo al negozio spente per non far notare troppo che fosse vuoto. negozio che era già piccolo di per sè, in pratica è l’attuale reparto scarpe di Piazza Affari.

Parliamo del nome: non sapevo come chiamarlo allora ho fatto un sondaggio tra i miei colleghi di università. Ricordo uno che mi disse:
"Chiamalo SIAMO PAZZI PER LO SPORT oppure SPORT DA PAZZI o una cosa simile, ma la parola pazzo ci deve essere perchè tu sei pazzo"
Io volevo un nome che collegasse lo sport alla mia passione, l’informatica, che ai quei tempi vedeva il boom di internet. Lo chiamai "Sportweb", anche se non ne ero convintissimo, perchè di difficile comprensione.
Nella mia piccola vetrina cercavo sempre di mettere oggetti originali, o scritte strane, per attirare l’attenzione dei passanti.
Una volta feci una vetrina tutta dedicata alla borsa: le scritte parlavano di azioni, obbligazioni, titoli, e in altro avevo scritto "Piazza Affari". Fu mia mamma che mi disse: "perchè non lo usi come nome del negozio? E’ bello".

Già, mia mamma Rita. Fu l’artefice di tante scelte della mia vita. Magari perchè semplicemente anche io ricadevo nello stereotipo italiano del mammone che faceva quello che gli imponeva la genitrice? Secondo me invece perchè mi dava buoni consigli: mi conosceva bene e sapeva cosa mi sarebbe piaciuto, e spesso mi anticipava.

Fu lei che mi disse, quando avevo 11 anni: "perchè non ti prendi un computer?" che mi portò al Commodore 64, all’Amiga per poi finire a fare lo sviluppatore software in C e in PHP presso Banca Intesa.
Fu lei che mi convinse ad aprire, senza la minima esperienza, un pub al Castello Malaspina di Pregola, dove ho vissuto momenti indimenticabili.
Ogni tanto le chiedevo consiglio, anzi no, quelli pochi, ogni tanto le chiedevo delle idee. Era il mio brain storming in miniatura personale. Poi il 90% delle volte litigavamo, perchè eravamo entrambi abbastanza diretti ed entrambi convinti che la nostra idea fosse la migliore in assoluto nell’intero universo. Come quando volevo aprire un bar a Voghera e iniziammo il restauro, quante litigate. Mi mancano le litigate con mia mamma, ne uscivano sempre un sacco di idee, belle discussioni e si finiva sempre davanti a una pizza. 

Ma sto divagando, parlavamo di Piazza Affari. La zona era diversa. In via Cavour si poteva parcheggiare, ricordate? Io avevo una Fiat Tipo grigia e se dovevo scaricare parcheggiavo proprio davanti al negozio, altrimenti in uno degli oltre 300 posti della piazza. Bei tempi, li ricordo con molto piacere. Quanti clienti che a poco a poco mi sono fatto e quanti clienti ho perso. Li vedo in giro, li saluto:
"Ciao, quanto tempo, non sei più passato…"
"Eh no sai, una volta parcheggiavo in Piazza Castello e ne approfittavo per fare un giro da te. Ma non ti preoccupare qualche volta passo"
Ovviamente non passano più. Quasi di fronte a me c’era l’edicola dei giornali e lungo la via tanti negozi che hanno cambiato gestione o che si sono rivoluzionati in questi 20 anni. 

Dopo l’abbigliamento e attrezzatura da sci, o iniziato a tenere felpe, maglioni, capi in pelle (quando andavano di moda nelle mezze stagioni se ne vendevano tantissimi), scarpe da ginnastica, piumini, magliette, e tante altre cose. Negli ultimi anni ho smesso con l’attrezzo da sci. Un po’ mi spiace, perchè sono passati quasi 30 anni da quando, armato di trapano e cacciaviti, ho messo il mio primo attacco di sicurezza, tutto da solo. Ho fatto un tirocinio di quasi un anno, prima osservando, poi aiutando i due "Ski man" del negozio dei miei genitori. Uno dei quali in realtà era una ski-woman, sempre mia mamma (ma lei si definiva ski-man). Un giorno mi annunciano: il prossimo cliente sarà tuo, farai tutto da solo. 
La malcapitata era Roberta, che però è viva e vegeta tutt’ora quindi non sono andato malissimo. 

In questi 20 anni di Piazza Affari ci sarebbero mille aneddoti da raccontare, mille personaggi che hanno ruotato intorno al negozio (amici, clienti, collaboratori, fornitori, pazzi, ladri, vicini di casa, fidanzate, parenti, and so on). E nel frattempo mi permettevo ancora di fare altri lavori (i sopracitati barista al Malaspina e sviluppatore a Banca Intesa) e di fare un’altra università. Lo dico sempre (come lo dicono tutti quelli che hanno un negozio):
"un giorno scriverò un libro".

Per ora mi limito a festeggiare questo anniversario e ad invitare tutti Sabato 14 ottobre dalle 18 per un brindisi, con un dubbio:
HO COMINCIATO PRESTO OPPURE SONO VECCHIO?
Probabilmente entrambi ahahahahaha.
 

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Lussemburgo

Scritto il 12 ottobre 2017 nella categoria viaggi

 « Quando un lussemburghese si lamenta degli ingorghi è per darsi delle arie. Tutto sommato, per attraversare la capitale nelle ore di punta ci vuole un quarto d’ora. »

Jean Claude Grenier

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Siro del Brallo – Puntata 19 Il servizio militare

Scritto il 11 ottobre 2017 nella categoria Brallo

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Honey sun

Scritto il 8 ottobre 2017 nella categoria Citazioni

Where’s the heaven in this party where the children’re dressed like angels? I’m confused, they’re wasting their kisses in drinks.

Hones sun, where are you? You’re so lovely so pretty, so precious. I wanna go away, escape to a wide open space.

Silly don’t you think it’s so rude? While I’m crying for you under the moon. Silly you’re just wasting your time.

Honey sun. Love cannot be just for dancers, honey sun.
Do you know what’s the right and safe answer? I think nobody knows what true love is, but it grabs your heart and it can save you.. I’m so fed up

There is no one here to give me some hope for a chance.

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Parliamo di Milano

Scritto il 7 ottobre 2017 nella categoria Altro

Ti accorgi che Milano non è provinciale già dalle scarpe. Io, per deformazione professionale, faccio sempre caso alle scarpe che indossa la gente. A Voghera uno su due calza scarpe di marca. A Milano, in metro, sui marciapiedi, uno su dieci. Qui non si conoscono tutti, e non hanno nulla da dimostrare agli altri passeggiando per via Emilia. 

La campagna è bella, il mare meraviglioso, la montagna è stupenda, ci sono nato. La città ha il suo indiscutibile fascino. Soprattutto nei giorni feriali. C’è di tutto: il turista, l’impiegato in ritardo, l’operaio in pausa, il ragazzino sfaccendato, il taxista che fuma, il cameriere che si destreggia tra i tavolini. Gente stilosa, antropologicamente interessante. E poi i rumori, così diversi, così particolari. A Milano, per esempio, l’inconfondibile e fastidioso stridio del tram che sferraglia sulle rotaie. 

A Milano puoi trovare il locale chic, alla moda, la superlibreria attrezzata e futurista, ma anche il mercatino o il barbiere di una volta, come quello in via Gonzaga (https://goo.gl/maps/BBrz57rKceD2), vicino a Piazza Diaz.

Ricordo quella volta che cenai in Piazza Diaz. Ci si arriva facilmente in auto e quando ci sei capisci di essere in centro, ma ad un occhio poco allenato o poco avvezzo alle gite milanesi puoi ancora nascondere il fatto che ti trovi praticamente ad un passo dalla Madonnina. Esci dal ristorante e la vedi là in alto, nel cielo, sopra a Palazzo Reale. Non male, no? Ovviamente il parcheggio mi è costato quasi più della cena, ma li vale tutti.

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La Storia di Voghera

Scritto il 5 ottobre 2017 nella categoria Libri,voghera

Un libro di Daniele Salerno e Fabrizio Bernini.
Scorre gli avvenimenti successi nella città iriense, a partire dalle tribù liguri in poi.
Sapevate che l’imperatore Ottone II passò di qui?
E che Bovo di Noyers, prima di diventare santo, fu un guerriero?
E che invece il corpo di San Rocco fu fatto rubare dal doge di Venezia?
E il pittore Paolo Borroni dove è sepolto?
Sapevate che sulla Luna (addirittura) c’è un cratere che prende il nome da Giovanni Plana e ci fu un’occupazione russa nel 1799?
Il primo servizio di pulizia delle strade (dallo sterco dei cavalli) fu istituito quando ancora non c’era un sindaco, ma un "mairie", e Arturo toscanini stette un mese e mezzo a Voghera a dirigere "l’Aida" e "La Favorita".
Come si chiamava la famosa "piccola vedetta lombarda" e perchè Carlo Gallini ideò delle banconote?
Tutti conoscono Maserati, ma magari a qualcuno è sfuggito Luigi Callegari o Franco Quarleri.
E infine i più anziani si ricorderanno bene del disastro ferroviario, quelli di mezza età il "caffè alla vogherese" di Sindona, quelli più giovani la sfilata di Valentino e i successi di Flash Parisi, per finire con l’arciere Nespoli.
Insomma, in questo libro c’è veramente di tutto e di più, per capire, per ricordare, per sapere.
In questo modo, quando si transita in piazza Meardi, si va alla piscina Dagradi, o si passa in via Dal Verme, abbiamo coscienza dei personaggi a cui sono state intitolate.

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Mille miglia

Scritto il 3 ottobre 2017 nella categoria Citazioni

Anche un viaggio di mille miglia inizia con un primo passo (Lao Tse)

#smile #bepositive

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Rompicapo

Scritto il 30 settembre 2017 nella categoria Altro

Rompicapo livello 2: trova Millicent

(clicca sulla foto per ingrandire)

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Da Sempre

Scritto il 28 settembre 2017 nella categoria musica

Un breve pezzettino di Bob Loser

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Riflessi

Scritto il 27 settembre 2017 nella categoria Altro

Tra riflessi di brividi
L’abisso delle vette s’apre.
 

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Hardknock Life

Scritto il 26 settembre 2017 nella categoria Altro

 #dilloconunacanzone

Jay-Z è uno dei boss del rap e della musica. 100 milioni di dischi, 21 grammy, considerato da MTV miglior rapper di tutti i tempi, 13 volte è andato in testa alle classifiche al debutto del disco, è il secondo cantante più ricco, ecc ecc ecc.

Ma io l’ho scoperto con questa canzone, nel 1998. Perchè…

It’s the hard knock life, for us

It’s the hard knock life, for us!
Steada treated, we get tricked
Steada kisses, we get kicked
It’s the hard knock life!

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Vuoi aprire un negozio?

Scritto il 19 settembre 2017 nella categoria Altro

Sei hai intenzione di aprire un negozio ecco alcune cose che ti possono succedere:

Clienti che prendono dalla vetrina. 
Ovviamente senza chiedere. Anzi, se capisci le loro intenzioni e chiedi:
Avete bisogno qualcosa?
La risposta sarà:
No, no, grazie.
E immediatamente dopo prenderanno un oggetto dalla vetrina. Ma cribbio, se ti ho appena chiesto se hai bisogno, porcapupazza! Che poi il problema non è quello di prenderli dalla vetrina (comunque già segno di maleducazione), ma quello di rimetterli "a cazzo". Io ci perdo tempo a far si che la merce si esposta bene e ogni 5 minuti me la toccano.

Clienti che aspettano fuori.
Di solito sono i mariti. Oppure gli amici. Qualcuno entra e qualcun altro sta fuori dal negozio. Poi quelli che sono dentro iniziano a chiamarli perché vorrebbero un consiglio, o perché si attardano, o perché la merce da acquistare sarebbe per loro, o per altri motivi. Quelli fuori di solito si lamentano, perché stare tra quattro mura proprio non gli va. Poi magari scopri che lavorano all’altoforno e ti chiedi: "ma perché li si e qui in negozio assolutamente no, meglio la morte?"

Clienti che ti "ordinano" la merce.
Buongiorno, voglio queste scarpe, ma rosse anziché gialle, del numero 43 e quattro/quinti, collo più alto, suola più bassa, e magari con qualche riga azzurra. Se passo lunedì me le fai avere?
Si certo, quando acquisterò la stampante 3D te le farò su misura.

Clienti che ti dicono "tienimela".
Guarda, prendo questa maglietta, ma non la prendo adesso, passo giovedì verso sera (oppure a fine mese che prendo lo stipendio), tienimela!
Certo, mi dai un acconto?
No, non posso, non ho neanche un euro.
Allora mi spiace, ma non posso.
Ma io passo.
E cosa pensi che mi abbiano detto gli altri duemilasettecento che mi hanno fatto tenere la merce e poi non si sono più visti?
Ma io vengo sicuro!
Sicuro è morto, e poi c’è tanta gente che non si fa vedere dopo aver dato l’acconto, figurati senza!

Clienti che ti lasciano acconto:
Per qualsiasi cosa. Anche per le calze da tre euro, ti lasciano l’acconto di un euro. E poi magari passano il giorno dopo a lasciarti un altro euro. Pazzesco.

Clienti che ti fanno prendere le cose in magazzino.
Ce l’ha una giacca come questa, ma una taglia in più?
Vado a prenderla in magazzino, eccola.
No, non mi piace. E un altro colore di quest’altra?
Si la prendo in magazzino, eccola.
Ok, ma costa troppo, niente, grazie e arrivederci.
Ma scusa, ma se non la vuoi, perché accidenti mi mandi in magazzino a prenderla?

Clienti che ti fanno prendere le cose in magazzino fuori stagione.
Buongiorno, nevica, ma io ho un bisogno irresistibile di teli mare.
Mmmm… va beh… vado a prenderli in magazzino, eccoli, ne ho settordici tipi diversi.
No questo no, quest’altro neanche, questo non mi sconfifera, quell’altro non mi aggrada.
Ma sono tutti qui? Non ne ha altri? Quando arrivano? Va beh, grazie arrivederci.
Eh no bello mio, adesso o compri o mi spieghi perchè siamo a febbraio e non ti accontenti.

Clienti che ti chiedono lo sconto sullo sconto.
Quanto costa?
Costerebbe settanta euro, ma è scontato a quaranta.
Mi fai lo sconto a trentacinque?
No, è già scontato, lavarsi le orecchie al mattino, prego.

Clienti che arrivano all’ultimo momento.
Salve, sono le diciannove e ventinove, posso dare un’occhiata?
Come no, se ha bisogno mi dica…
No, no, sto solo qui a fare un giro fino alle venti e venticinque, poi mi accorgo che è tardi e dico la fatidica frase: "Oh ma lei deve chiudere, passo un’altra volta".
Eh no cazzo, adesso compri !!

Clienti che arrivano fuori orario
Salve, do un’occhiata
No, guardi siamo chiusi, sono passato per caso perchè avevo dimenticato gli occhiali in negozio
…. (come se niente fosse)
Heyyyy…..sentaa ! Siamo chiusiiiiiiiiiii !
….. (come se niente fosse)

Clienti che vorrebbero la merce senza pagare
Posso prendere questa maglia? Te la pago domani.
No, non è possibile.
Ti do 10 euro, gli altri 10 te li porto domani.
Quando me la pagherà interamente potrò dargliela.
Si ma io te li porto
Non posso
Non ti fidi?
Non è questione di fiducia, ma di correttezza, lo faccio con lei e lo faccio con tutti.
Non ti fidi eh? Ma io sono onesto.
Si e perché i disonesti dicono "io sono disonesto" ?
Ma a me la maglia serve assolutamente.
Anche a me i soldi servono assolutamente, è la dura legge del mercato.

Clienti che rivogliono l’acconto
Buongiorno, sono quella che ti ha lasciato l’acconto un mese fa.
Si, mi ricordo, buongiorno.
Ho deciso che la giacca non la prendo più
Mi dispiace, posso esserle utile in altro modo?
Si, rivorrei il mio acconto.
No, intendiamoci: l’acocnto serve proprio per garantirmi, nel caso il cliente cambiasse idea, per il tempo perso e sopratutto il mancato guadagno di una mancata vendita.
Non ho capito, fatto sta che mi pare normale: non prendo la giacca, rivoglio i miei soldi
Guardi che non funziona così.
Rivoglio i miei soldi, disonesto!

Clienti che mettono tutto in disordine
Salve, vorrei guardare, oh che belle magliette, le apro tutte. ah ma sono da uomo, no allora non mi interessano, guarderò queste scarpe, le tiro fuori tutte. Hey ma sono 45 e io ho il 38, pazienza, mi dirigo verso le giacche in pelle, così potrò provarle tutte e buttartele a casa sparse per il negozio, ovviamente nascondendo gli appendini in modo che tu non possa più ritrovarli, oppure le appendo girate al contrario in mezzo alle polo, o magari in camerino, Ah Ah Ah che clientona simpaticona che sono. Ovviamente, ma devo anche spiegartelo… non compro nulla !

Clienti che mettono a posto a modo loro
Tranquillo, metto a posto io.
Ma si figuri signora, lasci pure.
No no, insisto, ti metto a posto, guarda come sono brava.
Oh come no signora, ha appena appeso una giacca da donna nel reparto tute da uomo con un appendino da pantaloni al contrario. Se lasciava fare a me forse era meglio, piuttosto che metterla così… a cazzo.

Clienti che dicono "ti do"
Prendo questa felpa, c’è scritto trenta euro, ma ti do venticinque.
"Ti do venticinque" lo dici a tua sorella, please. Rispondo nel merito solo agli educati.

Clienti che dicono "quanto mi fai"
Prendo questa felpa, quanto mi fai?
Costa trenta euro.
Si lo so, ma quanto mi fai.
Ma secondo te, ragiona, perchè io perdo tempo a prezzare la merce e magari pago anche delle commesse per farlo? Così tanto per?
Ok, ma quanto mi fai.

Clienti che non salutano
Buonasera signora.
…. (silenzio)
Se ha bisogno… mi dica.
…. (silenzio)
Se posso aiutarla…
….no grazie, do solo un’occhiata. (20 secondi ed esce)
Arrivederci nè? Vedo che salutare è fatica.

Clienti che si inventano i prezzi
Prendo quei pantaloni da 20 euro.
Quali scusi?
Quelli là in fondo.
No, quelli costano 30 euro.
No, c’è scritto venti.
Dove?
Ma lì, c’era scritto…. forse in vetrina…non ricordo, o forse me lo ha detto mia suocera che è passata ieri…. beh comunque costano 20.
Si però lo vede quel grosso cartello con scritto "Pantaloni euro 30"? Giuro che non l’ho scritto stanotte. Costano proprio 30 euro.

Clienti che sbagliano i prezzi
Prendo queste scarpe da 40 euro.
45
No, 40
Si, ma vede? C’è scritto 45.
Si va beh, è lo stesso.
Beh se è lo stesso allora facciamo 50

Clienti che denigrano la merce per lo sconto
Questa maglia mi va stretta mi devi fare lo sconto.
E’ già scontata.
E poi mi tira sulla pancia, mi devi fare lo sconto.
E’ già scontata.
E’ un po’ sbiadita.
Non è vero.
E’ fuori moda.
Si certo, è un campione della prossima collezione: è talmente fuori moda che devo ancora uscire nei negozi ufficiali ahahaha.
E’ difettata.
Si come il tuo cervello.
All’Iper la vendono a meno.
Va bene, quando vai prendimene due anche per me.
E’ l’unica che hai.
E quindi? Anzi ti conviene comprarla prima che la vendo a un altro.
E’ un brutto colore.
Ascolta, ma se ti fa cagare, perché la compri? Non comprarla, no? Perchè mi devi triturare gli zebedei?
 

Poi per fortuna ci sono i clienti gentili, senza pretese assurde, clienti che ringraziano, che salutano, che chiacchierano, che fanno i complimenti, clienti "normali", che sono per fortuna la maggior parte. Clienti che mi hanno aiutato, negli ultimi 20 anni a tirare il cassetto e trovare sempre qualcosa per riempire il frigo. Grazie.

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