Articoli con tag ‘fabio’

Pensione

Scritto il 7 maggio 2017 nella categoria Me stesso

Dunque, nel 2043 avrò (sempre se ci arrivo, il che non ha alte probabilità) 69 anni. Sono esattamente 20 anni che verso contributi, e me ne mancano ancora 26. Tra l’altro immagino che €1178 non saranno proprio tantissimi nel 2043.

Va beh, un altro motivo per prendere la vita positivamente, tanto non cambia nulla.
#bepositive

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Brallo quando avevo 10 anni

Scritto il 24 gennaio 2017 nella categoria Brallo,Me stesso

Io sono nato a Brallo…beh tecnicamente sono nato all’ospedale di Voghera (sono un "M109"). Però sono cresciuto al Passo del Brallo, capoluogo del comune di Brallo di Pregola (ebbene si, vi ho tolto una certezza, un paese che si chiama "Brallo di Pregola" non esiste, è solo il nome del comune).

I primi anni della mia vita li ricordo ovviamente poco, anche perché i miei erano in piena attività ed io ero spesso sballottato di qua e di la da parenti e amici. Ero un bambino molto rompicoglioni, gli strizzacervelli probabilmente direbbero che, appunto, volevo attirare attenzione su di me da parte dei miei genitori, impegnatissimi col negozio e con tutte le loro attività. E quindi ero proprio terribilino (non come adesso che sono un amore). Non so se questa disamina sia giusta: anche adesso cerco di attirare l’attenzione, ma invece dei capricci mi invento tante altre belle cazzate. Beh si in fondo sono sempre rompicoglioni, ma in modo forse più gradevole. Ma torniamo a bomba all’argomento del post: come vivevo a Brallo quando ero bambino?

Dunque: per prima cosa mi svegliavo, colazione con latte e pane secco (abitudine datami da mia madre che mi piaceva molto più del latte coi biscotti. Quelli li lasciavo per il tè). Poi preparavo la cartella e andavo a scuola. Si, avete letto bene: per prima cosa non esistevano proprio gli zaini, e seconda cosa la cartella la preparavo al mattino e mai, ma dico mai, la sera prima, e così ho fatto per la mia (ahimè lunga) carriera scolastica. Il tragitto era breve, la scuola era a fianco a casa. Era stata appena costruita, da piccino ricordo vagamente la vecchia scuola, che è stata abbattuta per far posto a questa grande costruzione con due piani di aule (piano terra elementari e primo piano medie) e sotto addirittura la palestra e il cinema. Se non ricordo male siamo stati la seconda classe ad entrare in prima in quella scuola. In prima elementare avevo come maestra l’Andreina (detta "signora Andrea") e poi la signora Tordi (detta "mia mamma"). Sul fatto che non studiassi un cazzo penso che ve l’ho già spiegato tante volte. (Si, dai, "cazzo" ormai è una parola sdoganata dal turpiloquio, e poi già gli stilnovisti scrivevano ben peggio.) Comunque mi piaceva abbastanza andare a scuola, non fosse per altro che passavo le giornate spesso da solo e quindi almeno al mattino avevo compagnia. C’erano le "multiclassi", cioè eravamo divisi in due gruppi, relativi alle due maestre. Per esempio quando ero in prima la classe era composta da quelli di prima e di seconda. Quando ero in seconda da quelli di prima, seconda, e forse quinta. Quindi i compagni di classe cambiavano spesso. E come è possibile gestire una cosa simile? Beh, mentre la maestra faceva il dettato a quelli di prima, quelli di seconda facevano i pensierini e quelli di quarta gli esercizi di matematica, e via a rotazione. Comunque mi sono preso un discreto numero di mazzate da mia mamma, che aveva facoltà di darmele in quanto maestra (adesso la arresterebbero) e in quanto mamma, quindi razione doppia. Dietro di me in quanto a mazzate prese c’era solo l’Enrica, che comunque aveva una piazza d’onore per schiaffoni e bacchettate prese.

Finita la scuola arrivavo a casa e aspettavo che fosse pronto da mangiare. Abitavo, dove abito tuttora, sopra al negozio. La casa era relativamente recente, visto che è stata costruita quando sono nato io. Lì c’era una villetta sulla collinetta. Prima mio papà ha fatto sbancare davanti, sulla strada, per costruire quello che adesso è la parte davanti del negozio. Sopra, invece del tetto, c’era un grande terrazzo. Quando gli affari si sono messi ad andare bene, sul terrazzo è stata costruita l’attuale casa, e, una volta pronta, la villetta retrostante è stata abbattuta, la collina sbancata, per costruire l’attuale parte dietro del negozio e della casa. Quindi, in definitiva, da piccolo avevo imparato a distinguere la casa "vecchia" da quella "nuova", la cantina "vecchia", dove c’era la caldaia a nafta, da quella "nuova" dove si sciolinavano gli sci, il solaio "vecchio" pieno di cianfrusaglie" da quello "nuovo" pieno di cianfrusaglie. In effetti non mi chiedevo come mai dal solaio vecchio a quello nuovo si dovesse passare da una finestra e non da una porta! 

Al pomeriggio facevo i compiti e studiavo. Ah ah ah no, a parte le battute: uscivo a giocare. O con qualche amico (quei pochi, rari, bambini di Brallo) o da solo. Giravamo, esploravamo, andavamo in bici e d’inverno in bob. Oppure giocavamo alle gare coi tappi di bottiglia mia grandissima passione), oppure a giochi dove impersonavamo qualcuno, tipo "il ristorante", "la televisione" (altra mia grande passione, avevo addirittura un quadernetto dove segnavo tutti i dati che riuscivo a recuperare delle emittenti: nome, sede, canale uhf, ecc). Tutti i ragazzetti di Brallo avevano la bici, andava di moda quella col sellino lungo, la mitica "Saltafoss". Io dopo anni di richieste ho ricevuto….una Graziella. Lì per lì mi sono incazzato, poi avevo una gran vergogna e infine mi sono detto: "ma chi se ne frega, intanto sono in bici !!!".

A volte andavo con mia mamma, visto che mio papà o era in negozio o era da qualche parte a cercare affari. E quindi in qualche appartamento da sistemare, su qualche tetto a sostituire tegole, a Pregola a zappare l’orticello vicino al pozzo, in qualche solaio o qualche cantina, avendo a che fare con assi di legno, scaldabagni, mobili da spostare, tubi da riparare, finestre da aprire o chiudere… "portami la marassa", "vai di sopra a vedere se esce acqua", "andiamo a prendere le fragole", ecc. nei primi 14 anni della mia vita ho maneggiato più attrezzi io di un ferramenta: roncole, falcetti, chiavi inglesi, brugole, tenaglie, seghe, cacciaviti di ogni sorta, martelli e chilometri di fil di ferro, l’arnese che serviva e risolveva qualsiasi situazione. Sempre in viaggio con l’insostituibile Fiat 500 del 1970. Era la mia seconda casa. D’altronde la lasciavamo sempre aperta parcheggiata a fianco a casa, mentre casa mia era sempre rigorosamente chiusa a chiave (e io non ho avuto la chiave fino a circa 18 anni) e quindi, specie quando pioveva, mi riparavo nella 500, tra una corda di tapparella, una pinza, un cric, dello spago e attrezzi vari. Il mio preferito era la marassa, che in italiano è la roncola, perché in un attrezzo di medie dimensioni racchiudeva una discreta potenza di taglio. Se succedessero oggigiorno queste cose, tipo girare in auto con questi attrezzi prima ti arrestano per detenzione illegale di armi, poi per sobillazione di minore e infine per terrorismo. Si, mia mamma era decisamente una pericolosa criminale.

A volte mi mandavano a fare la spesa. A Brallo c’erano ben 4 negozietti che vendevano un po’ di tutto (ora sono 3), ma in base a cosa dovevo prendere privilegiavamo un posto piuttosto che un altro, per abitudine e per andare così un po’ da ciascuno. Se era per il pane, la focaccia, i biscotti, la pasta o cose per la scuola (quaderni, penne, ecc) si andava "dalla Lina" (cioè al Panificio MGT, attualmente pnificio "Franco e Silvana" ), storica amica di famiglia. Per altre cose (dal vino ai detersivi per il bucato a mano) si andava "dalla Pierina", ovvero in tabaccheria, sotto i portici, dove adesso c’è Nado. Per la carne mi mandavano "da Giulio" (che poi era il marito della Pierina e quindi il negozio era lo stesso, ma il macellaio era lui) oppure "da Enzo", della salumeria "Normanno" in piazza. Ricordo quando, in tempi decisamente più recenti, avevano ingrandito il negozio con un minimarket dove mi stupivo di trovare anche i CD vergini ! Per la frutta, verdura e le cose più "strane" (e per le immancabili bombole di Butano per cucinare) si andava "dai Nobili", che in realtà si chiamano Nobile di cognome, ma venivano pluralizzati, essendo tre fratelli. Quando hanno rilevato anche la tabaccheria (dopo Giulio e Pierina -i proprietari- e Alberto e Grazia), per distinguerli in casa mia si diceva "dai Nobili su per la salita" e "dai Nobili sotto i portici".  Ma torniamo al discorso, vale a dire quando io avevo circa 10 anni.

Finito di giocare, andavo a casa a fare merenda: tè oppure pane e nutella o pane e salame (o coppa, o prosciutto cotto, con il classico "formaggio coi buchi" vale a dire l’Emmental.) e poi magari giocavo in casa (coi lego, o cono altre mille cose che mi inventavo io, bastava andare in solaio per tornare con qualcosa di insolito). 

Alla sera un poco di cena: di solito quello che si era avanzato dal pranzo: pasta, riso, polenta, quello che c’era. E magari un bistecchino, e un po’ di mela. Poi se c’era qualche bel film guardavo la tele, sul divano, probabilmente con addosso la coperta fatta con le cinture di lana (si, ho scritto giusto, cinture di lana, ma è troppo complicato da spiegare) che ho tuttora. Oppure uscivo con mia mamma al bar (novanta su cento era l’Appennino Pavese) dove lei prendeva l’immancabile caffè. Ah e compiti? E lo studio? Beh, vi ho già parlato delle mazzate, no? No, in realtà a volte i compiti li facevo (studiare invece lo facevo più raramente), ma avevo sempre l’arroganza di pensare di potermeli sbrigare in poco tempo. Poi quando era mattino e non li avevo fatti….paura!

A me piaceva molto abitare lì e mi chiedevo quanto fossero sfortunati quei bambini che vivevano sempre chiusi in casa, oppure nel cortile, oppure in qualche modo sempre controllati dai genitori e costretti a stare in un perimetro ben definito. Non potevano girare nei prati, nei boschi, trovare scorciatoie, arrampicarsi sugli alberi, ecc. Infatti quando veniva a Brallo in villeggiatura, facevano tutte queste cose e si sentivano felici. Io, che potevo farle tutto l’anno, mi rendevo conto di essere proprio fortunato. Anche se spesso ero costretto a giocare da solo. Ma quello non mi è mai pesato troppo. Forse è per questo che ci ho fatto il callo (ma non l’abitudine). Ricordo che nei primissimi anni della mia vita ho abitato per certi periodi a Milano dagli zii. Era una vita tranquilla e serena, anche se molto routinaria. Ricordo che, appunto, o stavo in casa, o andavo per negozi con lo zio e la zia, o solitamente nel cortile, io e qualche altro bambino….da soli ! Roba che adesso sarebbe da fare accapponare la pelle. Quando la zia Iolanda mi doveva chiamare, lo faceva dalla finestra e io diligentemente andavo su in casa. E non solo: quando lo zio Renzo tornava dal lavoro (faceva il taxista), pranzava e poi passava il tardo pomeriggio giocando a carte nel bar sottocasa. Quando era pronta la cena talvolta la zia mi mandava a chiamare lo zio. Era l’unica occasione in cui mi era permesso uscire dal cortile…per entrare nel bar subito a fianco. Andavo nella sala dietro, piena zeppa di tavoli, uomini e fumo. Lo zio fumava la pipa. In mezzo a quella nebbia lo cercavo con gli occhi quasi strizzati, mi sentivo tronfio del mio importante compito di dover fare una commissione "da grandi", impettito nella mia salopette di velluto a coste grandi. "Zio, la zia ha detto che è pronto". Talvolta lo aspettavo, talvolta lo precedevo perchè doveva terminare la partita, e tornavo su da solo. A tre e dico 3 anni. A Milano. Chiaro, all’epoca di baluba non si era neanche mai sentito parlare. Ricordo quella volta che lo zio mi ha portato in piazza duomo, a carnevale, e mi ha comprato addirittura i coriandoli! La piazza piena di gente allegra, che dava il granoturco ai piccioni per fare le foto. Che bella Milano, dove la gente parlava di "barlafùs" e te diseva "Te sè prpri un pirla, capiss nagott". Visto? sono partito a parlare di Brallo per poi finire a parlare di Milano. D’altronde, il mio cuore è al paese natio, ma ci sono dei luoghi che sento ugualmente miei, come Pregola, Milano, Londra, Camogli…

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n.e.s.s.u.n.o.

Scritto il 23 novembre 2016 nella categoria Me stesso

Io sono sempre quello che deve capire, quello che deve esserci, quello che deve aiutare gli altri, che deve avere pazienza. Quello che chiami e arriva, quello che scrivi e risponde, quello che quando stai male ti sta vicino, quello che quando sei giù ti tira su, quando sei triste ti rincuora. Quello che comprende, quello che sopporta, quello che fa lo stesso. Quello che quando non serve più…

Ma a me? Chi mi capisce? Chi mi sopporta? Chi mi sta vicino, mi tira su, chi c’è quando ho bisogno? A parte la mia famiglia credo, fondamentalmente, nessuno.

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Intervista su “Il Periodico News”

Scritto il 27 agosto 2016 nella categoria Me stesso

Tratto da "Il Periodico News" di Agosto 2016. Link all’articolo originale: clicca qui.
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"LA POLITICA? QUI A VOGHERA CI SI PRENDE UN PO’ TROPPO SUL SERIO"

"LA POLITICA? QUI A VOGHERA CI SI PRENDE UN PO' TROPPO SUL SERIO"

Commerciante, comico, rapper del web. Fabio Tordi è un vogherese certamente poliedrico e  portatore sano di una buona dose di follia."Basta con ‘sto teatro sociale, costruiremo un parcheggio a più piani"."Voghexit: Voghera uscirà dall’Oltrepò…per entrare in Monferrato". O ancora, "Asfaltare piazza Duomo? Si può fare: mai più quei fastidiosi ciotoli!".

Se vi fosse capitato di imbattervi su facebook nei proclami della lista "Asfalto Che Ride" sarà difficile che riusciate a trattenere una risata. Il faccione sui manifesti fake, con dietro l’autoporto di Voghera che campeggia stile Colosseo, è proprio quello del 42enne commerciante vogherese con l’hobby della satira politica.

Allo stesso tempo, se su youtube vi fosse capitato di seguire le imprese canore del rapper "Bob Loser", sappiate che si tratta di un’altra maschera dello stesso Tordi. "Asfalto Che Ride" paga un tributo al personaggio di Carcarlo Pravettoni, l’imprenditore-politico inventato del comico toscano Paolo Hendel che spopolava a Mai Dire Gol anni fa. "Asfalto Che Ride era il nome della finta lista creata da Pravettoni quando decise di candidarsi alle elezioni" racconta Tordi. "Un personaggio che ho amato alla follia". Ed è sempre con un bel pugno di (sana) follia che il commerciante vogherese, titolare di un negozio d’abbigliamento in via Cavour, ha deciso di crearsi il "suo" di personaggio, il rapper "sfigato" Bob Loser. Ma andiamo per ordine.

Tordi, come le è venuta l’idea di "Asfalto Che Ride"?

"L’idea vera e propria è venuta per caso, durante le scorse elezione comunali quando il numero dei candidati era così alto che era impossibile non conoscerne qualcuno personalmente. Qui si candidano tutti, mi sono detto, per cui devo candidarmi anch’io. E l’ho fatto, solo che per finta. All’inizio mi era venuta l’idea di realizzare qualche vignetta per prenderli un po’ in giro e a quel punto ho pensato a Hendel e al suo Pravettoni, che aveva deciso di candidarsi proprio con la lista Asfalto Che Ride. Diciamo che ho allargato il suo partito!

Insieme all’amico Michele Orione abbiamo deciso di iniziare questa finta campagna elettorale parallela e di bacchettare un po’ la politica locale con una vignetta al giorno fino alle elezioni".

Poi?

"Poi abbiamo notato che la cosa stava avendo successo sul web, e gli amici chiedevano di più, per cui abbiamo proseguito. Dalle vignette siamo passati ai video con Asfalto tv, sketch alla Mai Dire Gol, con finte interviste e altre stupidate per cui abbiamo una naturale propensione".

La vostra comicità prende direttamente spunto dall’attualità vogherese ed è piuttosto diretta. Come la definireste?

"Una comicità da bar direi. Nel senso che la formula che abbiamo scelto dall’inizio è basata sulla mia foto con la fascia tricolore, l’autoporto come sfondo e slogan con proposte assurde.

Cose che magari potresti dire da semi serio al bar, tipo: ma basta con sto teatro sociale, fateci un parcheggio, oppure, asfaltate piazza duomo. Cose assurde, ma non troppo".

Nel senso che qualche proposta del genere potrebbe anche essere presa sul serio?

"Sono battute, ma io come commerciante devo ammettere di essere favorevole all’asfalto e ai parcheggi! Il vogherese è super pigro, va nei negozi se può posteggiare praticamente all’ingresso altrimenti preferisce il centro commerciale!".

Qual è il suo rapporto con la politica? Anche se solo per prenderla in giro, bisogna comunque conoscerla e seguirla…mai pensato di candidarsi sul serio?

"La politica mi ha sempre interessato e da giovane  avevo anche militato in Forza Italia. Però credo che sia una cosa seria e che vada fatta da persone serie, anche se prenderle un po’ in giro ci sta perché, soprattutto qui a Voghera, ci si prende un po’ troppo sul serio. Si litiga per qualsiasi cosa. Non mi candiderò davvero, anche se mi piacerebbe scoprire in quanti alla prossima tornata scriveranno Asfalto Che Ride sulla scheda".

Dai falsi amici d’infanzia dei politici al "commissario Plutonio", colpite in modo piuttosto bipartizan con i vostri personaggi. Qualcuno si è arrabbiato?

"Su oltre 160 vignette solo una volta qualcuno non l’ha presa tanto bene, per cui va molto bene".

Come nascono i vostri sketch?

"In modo molto estemporaneo e quasi del tutto improvvisato. Io e il mio socio Michele Orione ci sentiamo magari la mattina e ci incontriamo poi il pomeriggio per realizzarli".

Sviluppi futuri?

"Ci avevano proposto di fare una specie di Striscia la Notizia locale, con inchieste e tutto il resto, ma è troppo impegnativo e rischiamo di perdere la freschezza e l’estemporaneità della cosa. Ci limitiamo a seguire le notizie e colpire quando siamo ispirati". 

Del rapper Bob Loser invece cosa ci dice?

"Bob Loser è il mio alter ego rapper. Fin da ragazzo ho sempre amato quel tipo di musica, solo che ero troppo timido. Ora le cose sono cambiate, crescendo sono diventato l’opposto e non mi vergogno più di nulla. Anzi, diciamo che con Bob Loser ho realizzato un mio sogno".

Il nome, Bob Loser, in inglese "Bob il perdente", non è proprio da figo…

"Mi piace il personaggio del rapper emarginato all’americana, considerato ‘fuori’ o semplicemente ‘sfigato’, come il titolo dell’ultimo video che ho realizzato per la rete. Eppure il messaggio che voglio mandare è che, nonostante tutto, tanto sfigati Bob e io non lo siamo. Abbiamo semplicemente valori diversi da quelli dei cosiddetti ‘fighi’".

Quanto di Fabio c’è in Bob?

"Molto più di quanto non si possa pensare. Nei testi parlo di quello che vedo e vivo, in particolare il tema delle finte amicizie ritorna spesso. Ma anche in questo caso, come per Asfalto Che Ride, si tratta di un gioco. Mi piace usare facebook per quello che è, ovvero un grande inganno, un posto dove chiunque può fare, dire o essere ciò che vuole. Per me è una specie di esperimento sociale, mi piace fare cose e vedere la reazione della gente".

Con tutti i suoi personaggi rischia la schizofrenia. Chi è Fabio Tordi?

"Direi che si potrebbe definire un folle sano a piede libero! A scuola non avevo voglia di studiare, poi senza l’obbligo di studiare ho preso due lauree, ingegneria informatica ed economia. Per un certo periodo della vita ho avuto quattro lavori.

Gestivo un pub d’estate, ero consulente di una società di sviluppo siti a Voghera ed ero sviluppatore software a Milano e allo stesso tempo avevo il negozio a Voghera. Per un anno, nel 2006, avevo anche cercato fortuna a Londra, facendo il lavapiatti. Diciamo che sono cose che ti segnano, forse tutto è partito da lì, anche se sono passati molti anni".

 

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Compleanno 2016

Scritto il 6 aprile 2016 nella categoria Me stesso

 
 

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Scatolone

Scritto il 14 ottobre 2015 nella categoria Altro

Uno scatolone "trasformato" in una casetta. Anche io da bambino sono cresciuto con giochi simili, che nostalgia.

 

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Eh già…

Scritto il 19 marzo 2015 nella categoria Me stesso

Eccomi in questo duemilaquindici, manca poco al mio compleanno. Diciamo che negli ultimi due anni me ne sono successe di cose, non sempre positive. Come ho già detto, avete presente l’oroscopo quando viene suddiviso in "Lavoro / Salute / Amore" ? Beh, ecco, decisamente non era il mio periodo, sotto tutti i fronti. Sembrava la fine del mondo, ma sono ancora qua (ci vuole abilità). Certe cose ti fortificano, dicono. Certo, se non accadessero sarebbe meglio, per tutti. Alcune sono inevitabili. Periodi difficili, freddi, ma il freddo quando arriva poi va via…il tempo di inventarsi un’altra diavoleria. E io me ne invento sempre una. Altre sono… boh, forse inevitabili anche loro, anche se un po’ di sincerità nella vita non guasterebbe mai. Ma tant’è… e poi ormai io sono vaccinato: anche se non sembra di padellate in faccia dalla vita ne ho preso un po’. Sarà che mi fido troppo delle persone? Sarà che sono sbagliato? Oh no, io sono così, e così vado benissimo. Sai, ci vuole fantasia. E allora che si fa? Eh, già, "riprenditi la vita che vuoi tu. Io resto sempre in bilico (più o meno, su per giù, più giù, più su, più giù, più su)". Perché fondamentalmente mi diverto così, mi diverto con poco, mi diverto con quello che ho. E mi diverto parecchio.
Quindi sono stufo delle cose negative, tanto fa lo stesso, tanto sono ancora qua. E a volte posso essere felice, felicissimo oppure un pochino triste. Giornate top in cui sono super attivo e super allegro, poi l’anima che si arrende alla malinconia. Poi piango, poi rido, poi non mi decido.. cosa succederà? Col cuore che batte più forte, la notte ha da passà: al diavolo non si vende…Io sono ancora qua ! Quindi io non mi vendo, mi regalo. Perché non mi sono mai vergognato di quello che sono, di quello che ho fatto, di quello che faccio, degli amici che ho. Sono troppo vecchio per dire cazzate e vivere una vista con la maschera addosso. Io sono esattamente ciò che vedi. Anche se mi dicono che riservo sempre delle sorprese, ma il bello è quello. Eh già. IO SONO ANCORA QUA.

 

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Pazzo bambino solitario

Scritto il 5 febbraio 2015 nella categoria Me stesso

 

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Jump il Salto

Scritto il 16 dicembre 2014 nella categoria Riflessioni

Ecco qui il mio intervento alla trasmissione Jump il Salto, andata in onda su radio PNR domenica 7 dicembre 2014:

(se non hai sbatti di ascoltare tutto vai al minuto 40:27)

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1 0 100000

Scritto il 15 giugno 2014 nella categoria Me stesso,Riflessioni

C’è chi mi conosce da tanto tempo, da oltre 30 anni (sic!), chi dall’adolescenza, chi dai tempi della prima università, chi da dopo, chi da pochi anni. Chi mi conosce perché è stato mio compagno di studi, chi perché siamo usciti insieme, chi perché è un mio amico, chi ha lavorato con me, chi ha condiviso altre esperienze, ecc. Ognuno ha un’immagine di me nella sua testa, come se io fossi uno, nessuno e centomila. Magari i miei fratelli mi vedono in un certo modo, gli amici in un altro, altri ancora in altri centomila modi diversi. Per alcuni sono un “grande” per altri un coglione, per altri uno qualunque. Uno, sono quello che mi sento io e che so di essere. Nessuno, sono quello che mi sento io e che so di essere. Centomila, sono quello che mi sento io e che so di essere. Ovviamente ricordo meglio (e più volentieri) quelli che mi fanno commenti positivi (o che io prendo come tali). Chi mi reputa unico, strano, diverso. Tosto, caparbio, testadura. Fragile, dolce, romantico. Stronzo, sfigato, egoista. Onesto, sincero, buono. Fancazzista, menefreghista, idealista, qualunquista, leghista e tutto ciò che finisce in “ista”. Noto che molti mi reputano “diverso”. A parte il fatto che, filosoficamente parlando, tutti siamo diversi, io lo prendo sempre come un complimento. Cose del tipo “sei sempre fuori”, oppure “da altri magari no, ma da te mi aspetterei di tutto” io le prendo sempre come complimenti.
"Io tutto, io niente, io stronzo, io ubriacone, io poeta, io buffone, io anarchico, io fascista, io ricco, io senza soldi, io radicale, io diverso ed io uguale, negro, ebreo, comunista! Io frocio, io perchè canto so imbarcare, io falso, io vero, io genio, io cretino, io solo qui alle quattro del mattino, l’angoscia e un po’ di vino, voglia di bestemmiare!" (Guccini)
Quindi quanti "Fabio" esistono? Centomila, perchè ognuno mi conosce in un modo diverso e ognuno ha una reputazione, un’opinione, un’idea di me. E centomila infatti sono io: a volte in un modo, a volte in un altro, a volte in un altro ancora, fino a centomila volte diverso. Ma in fondo è come se fossi nessuno, perchè nessuno mi conosce completamente e quindi il vero "Fabio" non esiste. E la realtà è che sono uno, probabilmente niente di diverso da qualcosa di già visto, niente di speciale, niente di normale, ma uno e unico. Molti mi hanno fatto capire di aver conosciuto quell’uno, alcuni con parole belle e complimenti, alcune con insulti e critiche. Spero sempre che ci sia qualcuno, laggiù nella moltitudine, capace di conoscere e capire quell’uno e perchè no, magari apprezzarlo, meglio coi fatti che con le parole. Difficile, ma non impossibile, io ci credo sempre.


René Magritte – La Riconoscenza Infinita – 1963

Ma s’ io avessi previsto tutto questo, dati causa e pretesto, forse farei lo stesso, mi piace far canzoni e bere vino, mi piace far casino, poi sono nato fesso e quindi tiro avanti e non mi svesto dei panni che son solito portare: ho tante cose ancora da raccontare per chi vuole ascoltare e a culo tutto il resto!

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Interismi

Scritto il 13 maggio 2014 nella categoria Me stesso,sport

Com’è la vita? La vita per un interista è…speciale. Non sei di quelli sempre vincenti, di quelli che se la menano, che pensano che l’importante è apparire ed essere sempre al top. Ma non è neanche come quella di chi si accontenta. Noi non ci accontentiamo. Mai. Noi non molliamo. Mai.

Non molliamo mai. Siamo li. Qualche volta alle stelle, ma mai nella polvere, sempre a lottare. La vita da interista è una vita da mediano: sempre a a recuperare palloni. Uno che non è nato con i piedi buoni, ma che lavora sui polmoni.

L’interista sa che se vuole ottenere successi deve faticare, deve lottare, deve darsi compiti precisi, coprire certe zone, giocare generoso. E non mollare mai, stare lì, sempre lì, lì nel mezzo, finchè ce n’hai stai lì. 

Una vita da interista: magari segni poco, il pallone ti arriva ma devi poi darlo a chi finalizza il gioco. Purtroppo la natura non ti ha dato nè lo spunto della punta, nè del 10: che peccato (un ragazzo inadeguato). Eppure stiamo lì, sempre lì, lì nel mezzo. Finchè ce n’è. Perchè chi s’accontenta gode…così così.

Certe giorni la strada non conta e quello che conta è sentire che vai, certi giorni somigliano a un vizio che tu non vuoi smettere, smettere mai.  Finchè ce n’hai. La vita da interista è di uno che non si arrende, anche se tutti ti dicono rischi di bruciare presto, perché quando hai dato troppo, devi andare e fare posto. E invece noi siamo lì, come faceva Lele Oriali: anni di fatica e botte e poi? Beh casomai vinci i mondiali. Oppure scudetti, coppe, sali sul tetto d’Europa e del Mondo.

Ma sai anche che domani dovrai essere ancora lì, perchè si vince solo giocando, o almeno noi siamo abituati così. E magari perdiamo. Ma non molliamo. Mai.

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Discesa con gli sci dal Castello di Voghera

Scritto il 9 febbraio 2014 nella categoria Altro

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Di cosa sono ultragoloso

Scritto il 25 ottobre 2013 nella categoria Me stesso

Sicuramente capiterà anche a voi. Io in linea di massima non sono goloso, secondo il consueto senso del termine. Perlomeno non di dolci: mi piacciono, li mangio, ma ne posso benissimo fare a meno. Ci sono delle cose invece che che mi fanno "impazzire": se ne ho in casa potrei continuare a consumarne ininterrottamente. Ecco la classifica delle prime cinque:

  • 5. La birra BUD. Non sono un degustatore di birra. Mi piace, la bevo, ma non ho la passione. Se non per la birra BUD. E’ troppo buona. Ne berrei anche 3 o 4 o 5 di fila. Infatti non la compro proprio x questo motivo, oppure me ne concedo una ogni tanto, in modo da assaporarla di più. Che strano, però: mi succede solo con quella birra.
  • 4. Caffè. Se il caffè è buono, ne berrei 100 al giorno. Se non è buono, ne berrei comunque. Ho il coraggio anche di farmi una caffettiera grande intera a casa.
  • 3. Estathe. Beh qui il caso è palese e conclamato: a chi non piace l’Estathe? Quei maledetti stregoni della Ferrero ci metteranno sicuramente dentro un additivo segreto che rende dipendenti i consumatori. Il mio gusto preferito è di gran lunga la pesca, ma ogni tanto non è male bere anche il limone (quello verde fa invece schifo). Anche di questo prodotto ne consumerei fino allo sfinimento. Non mi stanca mai. 
  • 2. Le rotelle di liquirizia. Ma non quelle qualunque. Anche perchè io non divento matto per la liquirizia, sono abbastanza indifferente, ma impazzisco per le rotelle Haribo (il fondatore purtroppo è mancato recentemente) o le Crazy West. Le altre marche le ho provate, ma non c’è competizione.
  • 1. La focaccia di Rapallo. Ne mangerei sempre sempre sempre. A etti, chili, ettolitri e decametri, galloni e miglia, watt e hertz. Mi darebbe due megawatt di focaccia per favore ???? Per la cronaca deve essere di Vivavldi o di Tossini, altrimenti niente.


Rapallo – bagni Lido

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Non ricordo il nome del cane

Scritto il 16 aprile 2013 nella categoria Altro,Brallo,Citazioni

 

 

Respirerò l’odore dei granai e pace x chi ci sarà e per i fornai. Pioggia sarò e pioggia tu sarai. I miei occhi si chiariranno e fioriranno i nevai.
Impareremo a camminare, x mano insieme a camminare…domenica.

Aspetterò che aprano i vinai. Più grande ti sembrerò e tu più grande sarai. Nuove distanze ci riavvicineranno. Dall’alto di un cielo, Diamante, i nostri occhi vedranno passare insieme soldati e spose, ballare piano in controluce, moltiplicare la nostra voce..x mano insieme soldati e spose. Domenica, Domenica

Fai piano i bimbi grandi non piangono fai piano i bimbi grandi non piangono fai piano i bimbi grandi non piangono

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Sono ancora vivo

Scritto il 4 settembre 2012 nella categoria Altro

Rieccomi, come avrete forse notato (ma forse no) in questo periodo ho scritto pochissimo sul blog. Lo ammetto: stanno finendo le idee. Come ho sempre fatto, anche adesso ribadisco che sul blog scrivo quello che mi viene in mente, non ho "programmi" o argomenti ecc. Quindi a volte scrivo di quello che ho fatto, di quello che ho visto, di ciò che mi ha colpito, indignato, sorpreso, ecc. Oppure di cose che mi piacciono, o di mie opinioni, o di film, libri, televisione, sport, fumetti… Insomma: di ciò che mi capita in testa in quel momento. D’estate ho sempre poco tempo e voglia da dedicare al blog, perchè tutte quelle cose che non faccio durante l’anno le metto nella lista delle cose da fare d’estate, e poi va a finire che è il periodo in cui ho meno tempo dell’anno.  In agosto poi, è l’unico periodo in cui vivo stabilmente a Brallo e quindi me la prendo comoda: nelle pause di lavoro gironzolo un po’, non mi va di mettermi al computer a scrivere articoli per il blog! E poi  c’è un altro fattore: ormai sono 7 anni che scrivo, ho quasi finito gli argomenti ! Comunque non vi preoccupate, ho intenzione di andare ancora avanti ad annoiarvi con le mie cazzate i miei interessanti articoli, anche perchè settembre è il mese in cui, dopo gennaio, ci sono più buoni propositi: iniziano le diete, le scuole, si fanno i fieretti, i cambi di armadio, ecc…

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