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Paesi e gente di quassù – terza parte

Scritto il 30 giugno 2018 nella categoria Brallo

Questo è un libro del 1979, a cura del Centro Culturale "Nuova Presenza" di Varzi in collaborazione con la Comunità Montana dell'Oltrepo Pavese.
parla essenzialmente del territorio della Comunità, gli allora 19 comuni. La storia, la geografia, la demografia, l'agricoltura, ecc. Tutto quanto riguarda questo territorio. 

Ne ho già parlato citandolo in questo articolo e in questo articolo. Da  pagina 174 parla di Valformosa, Colleri, Corbesassi e altro…

VALFORMOSA 
E' stata questa frazione parrocchia autonoma fino al sec. XVII. La chiesa, ampiamente rimaneggiata, mantiene tuttavia il carattere dell'antica costruzione, e custodisce qualche suppellettile sacra di discreto valore.
 

COLLERI
Per quanto riguarda le notizie religiose sembra che anticamente la sede dell'antica parrocchia fosse a Somegli dove esiste ancora un campanile romanico e una tela manomessa che rappresenta i ss. Gervasio e Protasio.
Nel 1500 però Colleri era già parrocchia e aveva un edificio sacro a Collistano attualmente ridotto a un rudere. La nuova chiesa è del 1951 e la costruzione non si scosta dai moduli tradizionali. Di notevole una tela forse di scuola lombarda: Fuga in Egitto.
Riportiamo dal « Nuovo Pavese Montano »
A spasso per Colleri
« Colleri è la più popolata frazione del Comune di Brallo, sita a 900 metri sul mare, ed è quella che meno di tutte le altre ha risentito dello spopolamento, fenomeno ormai comune quassù: vi sono paesi che hanno visto il numero dei loro abitanti ridotto a poche decine quando solo quindici o vent'anni fa si contavano a decine le famiglie o i "fuochi" come si diceva allora.
Gli abitanti di Colleri che sono ancora oggi più di 300, ormai hanno abbandonato le loro vecchie abitazioni per trasferirsi in case nuove, più funzionali, più comode, più vicine alla strada provinciale che collega la Valle Staffora alla Val Trebbia. Le case antiche in pietra a vista, tetti neri, soffitte in legno, caminetti sgimbesci, vecchie cassepanche in legno locale, i balconi in ferro battuto, le scalette esterne "semoventi" sono state quasi totalmente abbandonate, o rovinate da chi le ha ricostruite con poco gusto appiccicando dell'intonaco e modificando le piccole finestrelle; e si aggiunge così all'usura del tempo (che in mezzo a questi muri ha una sua durata e una misura diversa dal ritmo del resto del mondo!) l'opera umana che è molto più terribile in essa.
A salvaguardia del vecchio borgo e a ricordare un tempo che fu, sono rimaste alcune simpatiche vecchiette che non hanno ceduto alle attrazioni del nuovo e del comodo ed hanno voluto ad ogni costo rimanere a vivere sole in quelle basse stanzette popolate da innumerevoli ricordi e dalla presenza arcana e impalpabile di tante persone care che ti parlano ancora in mille modi.
Te le vedi spuntare sulla porta di casa tutte vestite di nero che dapprima ti guardano incuriosite come a domandarti perché hai osato interrompere così bruscamente il loro colloquio con non so chi, o la loro preghiera serale che ha già consumato tanti "rosari". Poi ti invitano ad entrare e allora ti immergi in un mondo nuovo ma antico quanto quei muri, quelle travi, quelle assi dalle quali ti sembra dovresti precipitare da un momento all'altro.
Il discorso corre via velocemente passando in rassegna usanze, vecchi legami di famiglie, fatti accaduti chissà quanti anni fa, la vita sociale e religiosa del borgo "quando la gente ci credeva davvero"; quando mi alzo per uscire vedo dalla piccola e bassa finestrella che ormai è sera fatta e la luna piena sta colpendo coi suoi raggi i tetti di "ciappe" che sembrano faticare a portare un peso così grave.
Ho voluto parlare delle poche abitanti del Centro storico perché è inconcepibile parlare di arte, di arte popolare e non conoscere chi quell'arte l'ha fatta, il contesto sociale dove essa è nata, questa gente che con il proprio sudore e forse senza sapere leggere e scrivere ci ha dato un esempio di come si costruisce nel rispetto della natura e dell'ambiente in modo mille volte più razionale di quello che avviene oggi nonostante i piani regolatori e di fabbricazione.
Ti orienteresti difficilmente nei vicoli sassosi che si intrecciano tra queste case che ti paiono tutte uguali ma dove non ne troveresti una simile all'altra; e ad ogni svolta ti trovi dinnanzi ad un gioiello di quell'arte del costruire che oggi, purtroppo, non trova più tanti cultori. In qualche punto "cruciale" puoi scoprire il forno che serviva un gruppo di famiglie, intorno al quale tante donne si sono ritrovate con sulle spalle il tavolo appesantito dalle pagnotte pronte per essere cotte; e mentre si aspetta il proprio turno cosa c'è di più redditizio che scambiare quattro chiacchiere e commentare i fatti salienti di vita paesana, i quali tante volte, ingigantiti, modificati, aggiustati, hanno cessato di essere cronaca, per diventare storia, tradizione del paese?
Un altro punto di ritrovo era il mulino, questo più per gli uomini che per le donne; e al mulino i discorsi, mentre si aspettava il proprio turno, si fanno più seri: gli "interessi" delle diverse famiglie vengono ben ponderati, l'andamento dell'annata del grano o delle patate, il vitello morto al vicino (pace all'anima sua!!) mentre la grossa ruota muove indifferente le macine e il mugnaio bada alla farina ma non perde d'orecchio una parola del discorso, per avere materia da intrattenere i prossimi avventori.
Ce ne sono ancora due a Colleri, di questi mulini: ma chi si prenderà cura di essi? O rovinando su se stessi cancelleranno e schiacceranno il ricordo di chi li ha costruiti e ha dato loro vita? ».

CORBESASSI
Era già parrocchia nel 1523; perse in seguito la sua autonomia che riebbe nel 1952.
La chiesa parrocchiale è stata edificata nel 1690 circa; la parte più antica è costituita dalla bassa navata centrale, mentre l'abside risale al 1800. La decorazione interna è del pittore Sebastiano Toselli, allievo del Gambini, compiuta nel 1939.
Di notevole una tela purtroppo sciupata: San Francesco e due Angeli. Pregevole anche il coro e i mobili della sacrestia (sec. XVIII-XIX).

Economia
L'agricoltura rappresenta la risorsa economica tradizionale. Si coltivano soprattutto foraggi, frumento e patate. Gli estesi pascoli favoriscono l'allevamento del bestiame, che, numeroso una volta, ora risente della crisi generale del settore.
Il territorio non coltivato è coperto da vaste estensioni di boschi, grazie anche all'opera di rimboschimento a conifere da parte del corpo forestale degli anni passati.
La voce più importante nell'economia del comune è certamente rappresentata dal turismo sia come soggiorno estivo sia come movimento di fine settimana anche nel periodo invernale (quando è possibile sciare). La capacità ricettiva è soddisfacente per i numerosi posti letto negli alberghi e per le camere affittate dai privati.
Un grande e moderno complesso sportivo tennistico, gestito dal CONI, che ospita nella stagione estiva parecchi turni di 100 giovani per volta con possibilità di alloggio per i genitori nell'albergo « Olimpia », ha contribuito moltissimo alla conoscenza e al richiamo di villeggianti in questa località turistica suscitando anche in due abitanti del luogo un interesse commerciale per questo sport e per quello sciistico tanto da creare due attività di vendita di abbigliamento e attrezzature sportive con buoni affari. Pure grande attrattiva è esercitata sugli amanti degli sport invernali dalla sciovia del Colletta.
Le acque fredde del Trebbia, che non distano molto dal territorio del Comune del Brallo, ricche di fauna ittica (soprattutto trote), richiamano i pescatori dilettanti.

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Posso farle una domanda?

Scritto il 30 maggio 2018 nella categoria Libri

Il mio amico Costanzo Valmori ha raccolto in questo volumetto, dal sottotitolo "Analisi sociologica e antropologica delle tipologie di clienti e delle loro assurde domande con piccola guida annessa su come affrontarli al meglio" una serie di situazioni tipiche in cui si ritrovano gli esercenti, i negozianti, insomma quelli che di solito stanno dall'altra parte del bancone. 

Io che ci lavoro, da quella parte, mi sono ritrovato in tante di queste situazioni, raccontate sempre con un tono leggero, spesso divertente o addirittura esilarante.

C'è il cliente impaurito, il male informato, il parsimonioso, il VIP, il bugiardo cronico, il passivo, il curioso, il chiacchierone, l'indisponente, l'esperto, e infine il cliente modello.

Di ogni categoria c'è la descrizione e il metodo su come affrontarli per salvaguardarsi il lavoro, la salute e il fegato

E poi c'è il maniaco delle offerte, il pignolo, il masterchef, l'abitudinario, lo zanza, l'eccentrico, l'ansioso

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Paesi e gente di quassù – seconda parte

Scritto il 11 aprile 2018 nella categoria Brallo,Libri

Questo è un libro del 1979, a cura del Centro Culturale "Nuova Presenza" di Varzi in collaborazione con la Comunità Montana dell'Oltrepo Pavese.
parla essenzialmente del territorio della Comunità, gli allora 19 comuni. La storia, la geografia, la demografia, l'agricoltura, ecc. Tutto quanto riguarda questo territorio. 

Ne ho già parlato citandolo in questo articolo. Da  pagina 172 troviamo le pagine dedicate a Brallo di Pregola.

Superati i neri macigni sotto Pregola, ti senti investito dal balsamo dei pini, che ti corteggiano fino al valico del Brallo dove sorgono i grandi alberghi e le attrezzature più moderne. Nascoste nella pineta civettano villette nate per il riposo dell'uomo in esemplare rispetto per la natura. Polmone verde dell'Oltrepo, mèta di gite domenicali, Brallo ha contagiato di fervore turistico i paesi vassalli: Colleri, Corbesassi, Pregola, fino alla sperduta Val Formosa. Sua Maestà il Lesima ha spalancato finalmente al turismo di massa le sue intatte bellezze: i pianori fioriti di genziana e di mirtilli, autentici e gratuiti tappeti da reggia, le fontane cristalline e gelide della Morona e di Prodongo.

Profilo storico
Anche la denominazione di questo Comune è recente, ma la storia dei centri abitati che ne fanno parte è antichissima. All'epoca longobarda risale Pregola, come testimonia la sua chiesa parrocchiale dedicata a S. Agata, una delle sante più venerate dai longobardi dopo la loro conversione al cattolicesimo. Pregola inoltre, col nome di Petra Groa compare in un diploma del 972 di Ottone I con cui il sovrano conferma al Monastero di S. Colombano di Bobbio i suoi possedimenti. Ma poiché tale documento è semplicemente una conferma dei possedimenti già acquisiti, e si richiama a diplomi di precedenti imperatori se ne deve dedurre che Pregola apparteneva al Monastero già da tempi assai precedenti, e forse addirittura fu data al cenobio bobbiese in occasione della donazione di tutto il territorio del Penice da parte di Agilulfo.
Federico Barbarossa diede Pregola, come altri centri della Valle Staffora alla famiglia dei Malaspina, tuttavia ancora nel sec. XIII si ha notizia della giurisdizione dell'Abate di S. Colombano sugli uomini di Pregola. La signoria feudale dei Malaspina durò ciò nonostante incontrastata fino al 1789, anno in cui il feudo di Pregola fu incorporato nel Marchesato di S. Margherita. L'abitato antico, che aveva la tipica forma del « castrum », con castello e chiesa, sorgeva su di uno sperone roccioso sovrastante l'attuale, e si ignora quando e come fu distrutto. Si sa comunque che nel 1725 esso non esisteva già più, anzi, nel 1671 il Vescovo di Tortona Mons. Settala ordinò che si restaurasse l'Oratorio di S. Rocco, posto fuori dell'antico « castrum » e che in esso vi si trasportasse la parrocchia.
Anche Colleri appartenne ai Malaspina, come pure Corbesassi. Il primo centro era già parrocchia autonoma nel 1613, mentre Corbesassi è di recente costituzione. Oggi l'abitato più importante del Comune è Brallo, il cui sviluppo turistico è dovuto alla sua ridente posizione e alle sue efficienti strutture.

Notizie religiose e artistiche
Le notizie religiose di Pregola risalgono a prima del Mille, e qualcuno dice che il luogo fosse dotato di chiesa fin dal tempo dei Longobardi.
Si sa che la chiesa odierna è sorta nel 1600 sulle rovine del vecchio Oratorio dedicato a San Rocco. Dove sorgeva l'altra chiesa anticamente dedicata a Sant'Agata ricordata in antichi documenti?
(NotaDiFabio: leggi qui: www.fabiotordi.it/blog/?p=1091 e anche qui: www.fabiotordi.it/blog/?p=1130)
Lo sviluppo del Brallo, diventato sede del Comune ha fatto sorgere nel centro turistico la grande chiesa in cemento armato secondo moduli moderni di costruzione, che ben si inserisce nel paesaggio ricco di pini.
(NotaDiFabio: leggi qui: www.fabiotordi.it/blog/?p=995)

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Un treno per l’Oltrepò

Scritto il 12 febbraio 2018 nella categoria Libri

Avevo parlato della Ferrovia Voghera – Varzi in questo articolo: "La Ferrovia Voghera – Varzi"

Recentemente ho trovato questo libretto

Il 19 maggio 1924 viene costituita a Milano la "Società Anonima per la Ferrovia da Voghera a Varzi". Il progetto esecutivo fu curato dall'ing. Ernesto Besenzanica e i lavori iniziarono nel febbraio 1926 e già a Natale del 1932 venne inaugurata, per poi essere aperta al pubblico due giorni dopo. 

La ferrovia Voghera – Varzi, nata per servire localmente gli abitanti della Valle Staffora, si svolgeva per gran parte in territorio collinare, escluso un breve tratto piano iniziale. Il capolinea di Voghera, con propria stazione, s'inseriva nell'alberata piazza che ospitava il fabbricato F.S., a sinistra di questo: in posizione quindi, assai centrale. 
Sul piazzale, due binari di testa separati da un marciapiede di modeste proporzioni. Attraversato il torrente Staffora sul ponte a cinque luci da 12 metri di ampiezza, poco discosto da quello delle F.S., e superata la statale 10 per Piacenza su apposito cavalcavia, si descriveva un vasto arco nella pianura, raggiungendo al quinto chilomnetro la fermata di Cadè, poi la stazione di Codevilla e successivamente quella di Retorbido, e poi di lì verso Varzi, sempre stando sul lato destro dello Staffora.

Cinquanta minuti dopo aver lasciato Voghera si incontrava infine il capolinea di Varzi.

32 km di linea, elettrificati in corrente continua da 3000 volt, con 871 pali in ferro. La linea era garantita contro cortocircuiti, sovraccarichi ed eventi accidentali da interruttori extrarapidi, scaricatori di tensione e sezionatori di linea. 

La sicurezza dell'esercizio veniva garantita dal rispetto degli orari e ovviamente, dal consenso telefonico

La velocità massima ammessa era di 70 km/h nel tratto Voghera – Godiasco e di 60 km/h nel tratto Godiasco – Varzi. Le principali opere lungo il percorso erano il ponte sullo Staffora, il cavalcavia sulla Statale 10, il ponte sul Rile, quello sull'Ardivestra e quello sul Nizza. Non esistevano gallerie, mentre i fabbricati di stazione erano 10 e due le rimesse. 99 passaggi a livello di cui 15 con barriere.

Negli anni '60 viene presentato un piano di ammodernamento. Si sarebbero dovute sostituire o riparare le rotaie, sistemare e ingrandire la stazione di Voghera, vari lavori di consolidamento della massicciata, acquistare delle locomotrici nuove, sistemare i passaggi a livello, sistemare la rete telefonica, ecc. Il costo era importante, ma il bacino di utenza era allora rilevante.
Solo che, probabilmente per motivi politici, che in quel periodo prediligevano il trasporto su gomma, nel 1965 venne decretata la soppressione e l'anno successivo fu effettuata l'ultima corsa.

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Moneghan Island

Scritto il 27 gennaio 2018 nella categoria Libri

 Ho letto questo libro, dell'amico Valerio Gasio.
Innanzitutto vanno i miei complimenti a Valerio, perchè, da scrittore non profesisonista, ha tirato fuori proprio un bel racconto. Lui ha già stampato diversi libri, come questo: Ci vediamo a Voghera, ma si trattava di raccolte di foto o di brevi aneddoti e curiosità, questo invece è un vero e proprio romanzo.
La lettura è piacevole, scorre veloce, è avvincente e adeguatamente dosato nelle rivelazioni, nella suspance e nei colpi di scena. Il genere è quello horror e infatti sono chiari i riferimenti al maestro del genere, citato anche nel libro sottoforma di un personaggio della storia, cioè quello Stephen King che è nato e vive proprio nel Maine, luogo in cui è ambientato "Moneghan Island", e dove King ha ambientato diversi suoi successi.

C'è da dire che, come il Maestro, anche l'allievo Valerio si è molto ben documentato: l'isola di Moneghan esiste realmente, così come gli altri luoghi da lui citati, le strade, i villaggi, ecc. E infatti ti porta subito nell'atmosfera statunitense con citazioni che vanno dai The RascalsJack Kerouac alla Clarice de "Il Silenzio degli Innocenti", e io ci vedo anche un riferimento al losco hotel di Norman Bates, il killer di "Psycho" (stesso cognome di due dei protagonisti, tra l'altro). Poi, vabbè, mi cita anche Edward Hopper, grandissimo!

I luoghi dove ambientare un horror ci sono tutti e così come i personaggi, compresa una strana gatta. Davvero ben realizzato, considerando che è la sua opera prima è proprio un bel lavoro. Perfettibile, ovviamente, soprattutto nello stile a volte troppo descrittivo e meno d'azione, ma rimane comunque una bomba!

Purtroppo per me, a circa metà racconto ho avuto un'intuizione su come sarebbe andato a finire, ma mi sono gustato lo stesso la lettura, non certo priva di colpi di scena. Consigliatissimo.

 

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La Storia di Voghera

Scritto il 5 ottobre 2017 nella categoria Libri,voghera

Un libro di Daniele Salerno e Fabrizio Bernini.
Scorre gli avvenimenti successi nella città iriense, a partire dalle tribù liguri in poi.
Sapevate che l’imperatore Ottone II passò di qui?
E che Bovo di Noyers, prima di diventare santo, fu un guerriero?
E che invece il corpo di San Rocco fu fatto rubare dal doge di Venezia?
E il pittore Paolo Borroni dove è sepolto?
Sapevate che sulla Luna (addirittura) c’è un cratere che prende il nome da Giovanni Plana e ci fu un’occupazione russa nel 1799?
Il primo servizio di pulizia delle strade (dallo sterco dei cavalli) fu istituito quando ancora non c’era un sindaco, ma un "mairie", e Arturo toscanini stette un mese e mezzo a Voghera a dirigere "l’Aida" e "La Favorita".
Come si chiamava la famosa "piccola vedetta lombarda" e perchè Carlo Gallini ideò delle banconote?
Tutti conoscono Maserati, ma magari a qualcuno è sfuggito Luigi Callegari o Franco Quarleri.
E infine i più anziani si ricorderanno bene del disastro ferroviario, quelli di mezza età il "caffè alla vogherese" di Sindona, quelli più giovani la sfilata di Valentino e i successi di Flash Parisi, per finire con l’arciere Nespoli.
Insomma, in questo libro c’è veramente di tutto e di più, per capire, per ricordare, per sapere.
In questo modo, quando si transita in piazza Meardi, si va alla piscina Dagradi, o si passa in via Dal Verme, abbiamo coscienza dei personaggi a cui sono state intitolate.

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Il clima dell’Oltrepò Pavese

Scritto il 30 aprile 2017 nella categoria Libri

Tutti i giorni abbiamo a che fare con la metereol… metolog… insomma con meteo. Dai tempi del Colonnello Bernacca, passando dal Colonnello Giuliacci, siamo affascinati da questi personaggi che, come fossero degli indovini, sanno dirci "che tempo farà".

Ma indovini non sono, dietro le frasi condite da locuzioni come "anticiclone delle Azzorre", "quadranti settentrionali", "possibili rovesci a carattere temporalesco", ci sono seri studi.
La meteorologia si basa su studi di statistica, di orografia, di fisica, e tanto altro, a metà strada tra lo sperimentale e il teorico

Nessuno mai, prima d’ora, aveva cercato di spiegare la meteorologia del nostro Oltrepò. Cos’ha di particolare? Beh di particolarità ne ha parecchie: contiene sia pianura che collina che montagna,  è riparata a sud dagli appennini, ha dei valichi verso il mare (che non è molto distante), ecc.

Quindi quando arriva un vento da sudovest colpirà Stradella, ma risparmierà Voghera. Se invece arriva dal mare, scavalcando i monti e passando per la Valle Scrivia avrà vita facile fino a Voghera, ma improbabile che arrivi a Santa Maria della Versa. 
E poi lo sapevate che può essere che a Voghera ci siano zero gradi di temperatura e magari sul Monte Lesima 4 gradi sopra ?
Questo e tante altre curiosità, spiegate approfonditamente con basi scientifiche, sono contenute nel libro "Il clima dell’Oltrepò Pavese", degli autori oltrepadani Gabriele Campagnoli e Marcello Poggi. Ve lo consiglio :-)

 

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Ci vediamo a Voghera

Scritto il 22 aprile 2017 nella categoria Libri

Ho letto con piacere tempo fa questo libro di Valerio Gasio. Dopo un paio di volumi dedicati ai bar storici di Voghera, raccoglie in questo volume numerosissimi aneddoti, storielle, curiosità sulla città iriense, tutti corredati da tante belle fotografie.

Conoscete voi la storia dell’Albergo Reale d’Italia e i suoi illustri ospiti? Siete mai stati al Casino Sociale (io ho fatto in tempo a vederlo aperto) ? A cosa serviva il Cavo Lagozzo? Da dove arriva la Sacra Spina? Chi soggiornò a Palazzo Dattili?
E se passate da Via Galilei, alzate lo sguardo quando incrociate via Borroni. Poi informatevi su chi furono Carlo Gallini ed Ercole Ricotti e sappiatemi raccontare la storia della Società Operaia di Mutuo Soccorso, perché poi vi interrogo.

Scherzi a parte, vi consiglio vivamente di procurarvi questo godibilissimo libro, che ci racconta tanti "particolari", che in realtà sono la storia di Voghera. E, se non lo sapete ve lo dico io, per capire il presente ed affrontare il futuro, è indispensabile conoscere il passato.

Complimenti a Valerio per questa sua opera.

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L’allenatore

Scritto il 15 novembre 2016 nella categoria Libri

Un libro di John Grisham. Simo in una cittadina americana, una di quelle tutte uguali a chissà quante altre. Qui diventano matti per il football. Hanno avuto una squadra giovanile che ha mietuto molti successi in passato, che è l’unica attrattiva del luogo. Quando ci sono le partite almeno metà della città va allo stadio. Il mitico allenatore, colui che ha guidato la squadra per quarant’anni, sta per morire. Osannato dal pubblico, odiato dai giocatori per i suoi metodi al limite dello schiavismo. Neely torna dopo quindici anni, richiamato dalla notizia. Ritroverà vecchi amici, vecchi amori, vecchie abitudini. Ritroverà la sua vecchia città, la vecchia vita di provincia. Uno spaccato dell’America, quella lontana anni luce da New York e Los Angeles.

Un libro veloce, a tratti "sgradevole", che parla di rancori, amicizia, usanze, di amore per lo sport nonostante tutto.

 

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Paesi e gente di quassù

Scritto il 30 luglio 2016 nella categoria Brallo,Libri

Questo è un libro del 1979, a cura del Centro Culturale "Nuova Presenza" di Varzi in collaborazione con la Comunità Montana dell'Oltrepo Pavese.
parla essenzialmente del territorio della Comunità, gli allora 19 comuni. La storia, la geografia, la demografia, l'agricoltura, ecc. Tutto quanto riguarda questo territorio. 

A pagina 130 troviamo, nella sezione dedicata ai castelli, la descrizione di quello di Pregola:

———————————

Il vecchio castello, di cui non esistono nemmeno più le tracce, è stato costruito certamente dai monaci di Bobbio, cui era stato donato il Paese di Pregola dal Re Agilulfo (re dei Longobardi, nota di Fabio) Per qualche secolo essi ne furono i feudatari fino a quando il 28 settembre 1164 Federico Barbarossa passò l'investitura di Pregola ai Malaspina. Il castello non è quello attuale, anzi non sorgeva nemmeno lì, ma sul cono roccioso che domina il paese. Queste vestigia che vengono chiamate castello sono invece i resti di una casa-forte costruita con i materiali ricavati dalle macerie del vecchio fortilizio dopo che andò completamente distrutto, insieme al paese, nel 1571 forse a causa di un incendio.

Dal vol.: Castelli, Rocche, Case-forti, Torri della Provincia di Pavia di Mario Merlo, riprendiamo la descrizione del castello passato da qualche anno in proprietà di Tordi Siro che è intenzionato a restaurarlo:

«Vi si accede da nord per portoncino con arco a tutto sesto e serramento borchiato a teste di chiodi, oppure da sud, all'altezza della chiesa parrocchiale. La facciata principale è a capanna e presenta cinque finestrelle intermediate longitudinalmente da una incrinatura della parete.

Esternamente si nota nell'angolo di nord-est un corpo aggettante rinforzato da un barbacane appena accennato. Sul fianco sinistro si notano, in corrispondenza ad un locale rustico, una finestra strombata a guisa di profonda feritoia e, più innanzi, un'apertura difesa da una robusta inferriata cinquecentesca. Il locale interno era adibito a prigione. Le pareti sono in pietra a vista, su orditura comune.

Entrando dal portoncino si è subito in un vasto atrio contrassegnato da tre archivolti, uno dei quali gravemente lesionato. Due diverse scale conducono al piano superiore, suddiviso in locali di diversa capienza, tutti in precario stato di manutenzione. Nella sala maggiore, con soffitto su travature lignee, si vede un ricco camino sormontato da un grande stemma dei Marchesi Malaspina di Pregola, inquartato di rosso e d'azzurro. Nel I e nel IV campo si vedono aquile bicipiti in rosso; nel II e III uno spino secco afferrato da un leone bianco rampante, coronato d'argento, entrambi in azzurro. Lo stemma gentilizio è sovrastato dalla corona marchionale a tre punte ed è avvolto da una ricca decorazione a stucco comprendente figure allegoriche ed ampie volute e caulicoli. L'opera è ascrivibile al sec. XVII. Il sottostante camino è in pietra color lavagna e presenta una leggera modanatura nell'architrave con radi dentelli, nonché due fascette laterali ed una specie di serraglia centrale.

In un'ampia cucina a pianterreno, sita nel corpo ad ovest come il salone precedente, esiste un secondo camino rustico a cappa, che ha la particolarità di possedere due fornelli laterali, oltre al focolare propriamente detto ». 

 

 

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Ho imparato a sognare

Scritto il 27 luglio 2016 nella categoria Libri

Da qualche tempo molti stanno parlando di un libro, un "romanzetto" come lo chiama lui, scritto dal mio amico, il maestro Michele Miky Orione, dal titolo "Ho imparato a sognare". Anche io mi unisco al coro e ne ho scritto addirittura due recensioni. Eccole.

Prima recensione:
Michele sono anni che è innamorato. Da quando lo conosco io (primi anni duemila) lo è sempre stato. Innamorato della libertà, innamorato delle cose pazze, innamorato dei sogni. Innamorato delle avventure, innamorato delle cose belle, innamorato della pallavolo. E di queste cose ne ha fatto un libro, anzi pardon, un romanzetto. Ma non fatevi ingannare da questo vezzeggiativo, che sta solo ad indicare il numero di battute, non certo la qualità. Quali cose, direte voi? Beh in primis la pallavolo e i sogni. E poi, leggendo bene, di tutto il resto: le cose belle, la libertà, le avventure, le cose pazze. C’è dentro molto di lui in questo. Non tutto, perché lui è anche istintivo, impulsivo, a volte anche cagacazzo, ma tutto dovuto a quest’indole da eterno sognatore che mai si arrende, e quindi quando c’è qualcosa che non va glielo si legge subito in faccia. Torniamo però al libro: scritto in maniera molto fruibile, diretta, di facile lettura. Avvincente, già dalle prime pagine vuoi sapere come andrà a finire. Romantico, nostalgico, ottimista. Devo dire che da un lato me lo sarei aspettato, conoscendo l’autore. Da un altro lato, come sempre, mi ha stupito. Quindi mio malgrado, visto che sono ormai alcuni lustri che ci prendiamo in giro vicendevolmente, devo fargli i miei complimenti. Ricordo quando, lui e l’amico Matteo, avevano creato il sito "Il Cassetto dei Sogni". Questo racconto è la naturale continuazione  di quell’avventura. Come dite? Non vi ho ancora accennato di cosa tratta il libro? Beh quello lo hanno già fatto in tanti, non vi resta che leggerlo.

Seconda recensione:
E’ una cagata pazzesca.

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Prenditela comoda

Scritto il 28 giugno 2016 nella categoria Libri

Un altro libro sui gatti, che mi è stato regalato. Ma questo è un libro PER gatti. In pratica è un manuale per i felini domestici, pieno di consigli su come affrontare la vita insieme agli umani

Consigli del tipo "Restare sempre ad almeno 10 metri di distanza dalla persona amata", "Adottate orari diversi da quelli di tutti gli altri", "Siate estremamente indipendenti finché non avete bisogno di qualcosa".

Devo dire che i gatti che ho conosciuto nella mia vita devono averlo letto, o forse in parte anche scritto, perché contiene un sacco di verità. Per esempio il consiglio di cambiare continuamente gusti in fatto ci coccole, perché "è essenziale continuare a sorprendere chi vi vive accanto con nuovi e improvvisi cambiamenti", o quello di condividere gli interessi dell’umano (se usa il computer, il gatto deve condividere saltellando sulla tastiera o accovacciandosi sopra), di socializzare con chi ha competenze complementari (come aprire le scatolette) e così via. 

Per esempi a pagina 88 dice:

"Dormite, dormite, dormite! Lavorate e giocate di brutto, quindi vi spettano più ore di sonno. E se non fate né l’una né l’altra cosa, perché non riempire quel tempo inutilizzato dormendo ancora un po’? Non solo il sonno vi permette di liberarvi  dallo stress dei problemi della vita – o di evitarli del tutto -, ma quando dormite la gente rispetta maggiormente il vostro spazio quotidiano. Fa del suo meglio per non disturbarvi, indipendentemente dal luogo che avete eletto a vostro giaciglio, anche se ciò significa rinunciare all’uso del divano, laptop, telefono, telecomando, tavolo, colazione, pranzo, cena, lavandino, water, doccia, abiti, unico asciugamano pulito, cane, testa, petto, gambe o gola. Tornate a dormire, quindi, e avrete il mondo ai vostri piedi.

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Gatti molto speciali

Scritto il 22 maggio 2016 nella categoria Libri

Ho letto questo libro, di Doris Lessing, dove racconta del suo rapporto coi gatti, durante la sua movimentata vita. Nata in Persia, cresciuta in Rhodesia e poi a Londra.

Ha avuto moltissimi gatti, e ovviamente non li cita tutti, ma solo quelli che, per qualche motivo, l’hanno colpita

Non è un libro eccezionale, però è singolare riscontrare che, alla fine, i gatti sono sempre esseri speciali. Strani, diversi, misteriosi, indubbiamente affascinanti. Ognuno col proprio carattere ben definito, ognuno col le proprie abitudini, il proprio modo di comunicare.

Un libro che è divertente (soprattutto per chi possiede un gatto) e anche un po’ malinconico.

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Il partner

Scritto il 3 luglio 2015 nella categoria Libri

Ho letto questo libro di John Grisham. Bello, avvincente, sorprendente. Pieno anche di dettagli tecnico-giuridici, si vede che il ragazzo ha studiato. Un tizio ha fatto sparire un sacco di soldi, ma lo ritrovano e gli fanno passare dei guai. Lui ha già architettato nei dettagli un piano per farla franca

Ora dirò un qualcosa che, se volete leggere il libro, meglio che non leggete. La scriverò col colore di sfondo, quindi se volete leggere dovete evidenziare passando col mouse.

SPOILER DA QUI:

Alla fine qual è la morale del libro, leggendolo fino all’ultima pagina? Semplice: mai fidarsi fino in fondo delle donne!

A QUI.

Capito?

 

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Nuovo dizionario delle cose perdute

Scritto il 15 maggio 2015 nella categoria Libri

E’ un libro che si legge in un viaggio aereo (come ho fatto io), quindi un libro facile.
E’ un libro divertente, a tratti quasi nostalgico, ma sempre carichissimo di ironia.

Di cosa tratta? Di tante cose che c’erano…e non ci sono più. Che quando le leggi pensi: "E’ vero! Te le ricordi?"

Come i vespasiani, la merenda (non le merendine!), le cartoline, l’autoradio estraibile, la carta carbone, ecc.
Alcune le ho vissute anche io, altre sono troppo vecchie affinché io me le ricordi, difatti l’autore (Francesco Guccini), è di un’altra generazione (seppure molto amato anche dalla mia e dalle successive generazioni, quanti concerti ho visto!).

"Dove sono finiti i deflettori che erano nelle automobili? Erano comodissimi. Si aprivano parzialmente ed entrava un soffio d’aria rinfrescante, potevi fumare senza impregnare di fumo l’abitacolo (già, a proposito, dove sono finiti anche i portaceneri delle automobili?).
Perché non ci sono più? Un oscuro complotto di potenze straniere a noi ostili, un piano delle case automobilistiche per risparmiare nella costruzione, la vittoria di una misteriosa Lega Antideflettore, una delle mille inutili leggi della Commissione europea?
"

 

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