Articoli con tag ‘natale’

E’ Natale!

Scritto il 25 dicembre 2014 nella categoria Altro

è Natale… ma io non ci sto dentro

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Buon Natale 2014

Scritto il 28 febbraio 2014 nella categoria Altro

Ma secondo voi è normale che il 28 di febbraio io non abbia ancora disfatto il presepe?
Beh… mai detto di essere normale. E poi non ho voglia. 
Di fare niente.

 

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Tolleranza religiosa

Scritto il 17 gennaio 2011 nella categoria Riflessioni,Società

lo so che parlo di questa cosa in ritardo, ma ieri mentre guidavo mi è tornata in mente, mi sono arrabbiato tantissimo e ho pensato di scrivere questo post.

L’argomento è questo: in una scuola di Roma hanno pensato bene di abolire le tradizioni del Natale. Quindi niente presepe, niente storia della nascita di Gesù, ecc. ecc. Questo perchè, secondo chi ha deciso, quella scuola è frequentata anche da tanti bimbi figli di stranieri e quindi con culture e soprattutto religioni differenti. Quindi, per non fargli un torto, niente Natale.

Eh no miei cari signori, ma voi sareste a capo di una scuola? Ma voi siete degli ignorantoni al cubo! Parliamo tanto di integrazione e poi evitiamo di festeggiare tutti insieme una tradizione cristiana (e anche e soprattutto italiana) come quella del Natale? I bambini figli di stranieri non ne sapranno niente del Natale, è così che intendiamo integrarli? Complimentoni, un genio quello che ha deciso.

E poi dei bambini italiani non gliene frega niente a nessuno? Qui come al solito, per far vedere che noi siamo tolleranti ecc ecc facciamo cose assurde come quella di togliere i crocifissi, e adesso pure il Natale. Io se avessi avuto un figlio in quella scuola lo avrei ritirato immediatamente. Ma scusa: a mio figlio non pensa nessuno? Lui non avrebbe avuto il diritto sacrosanto di festeggiare il Natale a scuola (in Italia)? E non venite a dirmi delle baggianate immense come la storiella della scuola laica: voi che parlate e vi ritenete laicissimi non mi dite che non festeggiate il Natale… e allora, ma fatemi il piacere!!!

Ma scusa allora facciamo una legge che vieti ai ristoranti di cucinare carne suina o bovina, così estirpiamo alla radice la preoccupazione di poter offendere altre religioni che, si da il caso, io ritengo rispettabilissime e degne di tutela, ma non è questo il metodo. Io se andassi ad abitare in un paese a maggioranza di una religione che non è la mia sarei perlomeno curioso ed onorato di poter partecipare alle feste religiose. Caro direttore della scuola: bocciato!

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Aprite i regali

Scritto il 25 dicembre 2010 nella categoria Altro

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Regaloni: 5 idee geniali!

Scritto il 21 dicembre 2010 nella categoria Simpatiche

Ecco alcune fantastiche idee per i regali di Natale:

Telecomando anti-smarrimento: addio alle ore perse alla ricerca del vostro piccolo amico.

Carta igienica con passatempo: comoda, utile e se non trovi la soluzione…

Cinturone controlla-dieta: per vedere il progresso giorno dopo giorno…

Ombrello integrale: nuovi soluzioni a vecchi problemi

Pantofole con faretti integrati: indispensabili per andare al gabinetto di notte senza svegliare qualcuno

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Probabilmente Buon Natale

Scritto il 25 dicembre 2009 nella categoria Altro

 

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Oggi, il Natale

Scritto il 17 dicembre 2008 nella categoria Società

Cosa mi sembra diventato adesso il Natale? Peggiorato. Orami ci bombardano di pubblicità. La mia parte Marketing è soddisfatta. Noi markettari abbiamo come scopo principale quello di vendere il prodotto, e per farlo usiamo tutti i mezzi che ci vengono in mente. Una delle regole principali è quella di far nascere delle esigenze alla gente e poi proporgli soluzioni. Quindi ci sono dei geni che si scervellano tutto il giorno per creare dei metodi per indurre la gente a spendere. Ci (mi permetto un plurale) aggrappiamo a tutto e ne inventiamo sempre di nuove. Ti facciamo capire che senza il nuovo telefonino che fa anche il caffè sei uno sfigato e pertanto devi assolutamente buttare il tuo (che funziona benissimo ma non fa il caffè) altrimenti sei out. E cose simili. Una delle cose che funzionano di più sono le ricorrenze. Una volta i negozi vendevano maschere di carnevale a carnevale, panettoni a Natale e uova a Pasqua. Adesso, che viviamo condizionati dai grandi centri commerciali (gestiti da markettari miei pari), si sono modificati un po’ i calendari. L’esigenza nasce dal fatto che deve sempre esserci una ricorrenza. Altrimenti il cliente spende in modo “normale” e non spende più di quello che normalmente farebbe. Quindi l’anno è diviso in periodi: scuola, halloween, natale, estate, ecc. Se le feste non ci sono si “creano” (come Halloween), se proprio non si riesce allora si inventano cose del tipo “Anniversario del centro, ecc.”. Ovviamente qual è la festa che “funziona” di più? Natale. Perché è una festa che già di per se “fa spendere”. In primis per la tradizione dei regali. Poi perché ci si vuole comprare qualcosa di nuovo per le feste o per il nuovo anno. E allora perché non pompare al massimo questa cosa? E così veniamo letteralmente bombardati e travolti da messaggi, più o meno subliminali, che ci inducono l’atmosfera natalizia già a partire da metà novembre.
Probabilmente funziona. (beh quest’anno diciamo che funzionicchia, vista la crisi…)

A me, sinceramente, stufa. Non è l’atmosfera che dico io. A me vedere gente che si accapiglia per comprare comprare comprare non mi crea l’atmosfera natalizia. A me l’atmosfera natalizia la danno le cose che ho scritto ieri, non le megapubblicità con la megafiga col cappello di babbonatale che mi dice di comprarmi un palmare. Non le canzoni di natale il 20 di novembre. A me fanno l’effetto opposto, mi danno un senso di “troppo”, e quando una cosa è troppa ti nausea. E questo mi fa incazzare. Mi fa arrabbiare il fatto che riescano a farmi nauseare dal Natale, che dovrebbe essere una festa. Mi fa arrabbiare il fatto che abbiano trasformato una cosa che dovrebbe essere una festa, un periodo in cui gli occhi dei bambini luccicano, in un mero esercizio commerciale. Quello che mi fa proprio arrabbiare è lo scippo che fanno ai bambini, che sono derubato del vero spirito natalizio. Ovvio, non si può generalizzare, ma moti bambini, lasciati a sé stessi, cresceranno con la convinzione che il Natale sia un periodo dove ricevere dei giocattoli. E stop. Che amarezza.

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Ieri, il Natale

Scritto il 15 dicembre 2008 nella categoria Me stesso,Società

Quando ero piccolo com’era il Natale per me? Se ne iniziava a parlare dalla settimana dopo l’Immacolata. A scuola la maestra iniziava a pensare ai “lavoretti” che avremmo potuto fare per Natale. Erano cosine semplici, però ovviamente ci sembrava di fare delle cose bellissime. La cosa che mi piaceva di più, e che rendeva speciali questi lavoretti rispetto agli altri che si facevano durante l’anno scolastico, era che quelli natalizi “luccicavano”. Nel senso che si usava la carta brillante. Mi spiaceva perfino tagliarla… per farci magari delle stelline o cose simili. Mi pareva uno spreco, tenevo anche i ritagli. Anche perché a casa mia di queste cose non se ne parlava neanche e un ritaglio di carta luccicante era già un bel premio… E poi si iniziava a parlare del Natale, si narrava la storia di Gesù, nato lontano lontano al freddo e al gelo.
A messa il parroco, Don Mario, iniziava a convocarci per la Novena in preparazione al Natale. Al termine si cantavano sempre le classiche canzoni, come “Tu scendi dalle stelle”. E poi aveva bisogno di una mano per fare il mega presepe. Andavano di sotto a recuperare le statue. Ovviamente a noi bambini dava il compito di portare su quelle più piccole, le grandi le portava lui. Era un presepe in prospettiva: davanti si mettevano le statue principali, che erano grandi quanto un bambino, e in fondo quelle piccole, fino ad arrivare a quelle molto piccole come quelle di casa mia.
A casa facevamo il presepe non l’albero. Io e mia sorella andavamo nei boschi a cercare il muschio. Mi ricordo una volta che c’era la neve e occorreva ricordarsi dove fosse il muschi, visto magari mesi prima nella bella stagione. Poi ci siamo modernizzati e utilizzavamo il tappeto di erba finta. I primi anni facevamo nascere Gesù in una grotta, che altro non era che un pezzo di legno che pareva proprio una cavità naturale. Di statuine ne avevamo parecchie, molte probabilmente derivavano anche dal fatto che mi mamma ha fatto la maestra in tantissime scuole e, quando dovevano rinnovare un presepe, lei di certo non buttava le statuine. Infatti ci diceva che “quelle di adesso sono in plastica, non come le nostre che sono in gesso, sono più delicate, ma sono molto più belle”. Poi un anno abbiamo recuperato una capanna e da allora la Sacra Famiglia è stata un po’ più comoda. Sopra alla casetta c’era la stella cometa, che era la più difficile da piazzare. Un altro anno è arrivato lo sfondo stellato. E poi c’erano tante statuine: i classici pastori, e poi tutti quelli che facevano tutti i  tipi di lavoro: pescare, filare, mungere, ecc. Poi qualche casetta, qualche pecorella e qualche ochetta da piazzare nel laghetto fatto con la carta stagnola (oops adesso si dice "alluminio" oppure "domopak", ma io sono un preistorico…).  Chissà se anche adesso si fa ancora il presepe nelle scuole o se anche li, per far vedere che noi italiani non siamo razzisti e siamo aperti a tutte le culture, ci divertiamo a soffocare la nostra come al solito…
Ahhh ma mi sono dimenticato di dire che i re Magi li mettevo in fondo e ogni giorno li spostavo di pochi centimetri, fino a farli arrivare il 6 gennaio di fronte alla capanna. Gesù stava nel cassetto sotto al telefono fino al 24 sera. Prima di uscire per andare a messa lo mettevo nella mangiatoia.


E poi c’era la messa di mezzanotte. Alcune volte mi addormentavo prima e allora i miei mi lasciavano dormire e andavo a quella del 25 mattina. Don Pino che faceva le sue fantastiche omelie.
E poi il 25 respiravi un’altra atmosfera. Era bello alzarsi e uscire, tutto vestito un po’ bene. E girare, magari sotto il sole o sotto la neve, vedendo che tutti erano più allegri, più felici. La gente che usciva da messa e si salutava, quelli che si incrociavano e si sorridevano e si facevano gli auguri. E poi di corsa a casa, aspettando che Cinzia si alzasse, per aprire i regali insieme. Poi abbiamo instaurato l’abitudine di aprire i regali dopo pranzo, in modo che la famiglia fosse tutta unita.
Durante il pranzo del 25 amavo mettere un disco in vinile, un LP, con tutte le musiche di Natale, mentre in tv il Papa lanciava la sua benedizione a Roma e a tutto il mondo.
Il Natale era questo, era l’atmosfera, era l’attesa, aspettare Natale e fare i soliti buoni propositi. Cantare le canzoni di Natale… ma non Jingle Bells della Cocacola… Aspettare la neve, la messa di mezzanotte, aspettare la nascita, aspettare i doni che rigorosamente portava Gesù Bambino. Ormai credo che neanche più nei libri di storia sia citato Gesù Bambino che porta i doni. Ormai la globalizzazione ci ha imposto il biancorosso Babbo Natale e stop. Io invece ero contento che a portare i regali fosse un bambino come me. Anzi mi chiedevo come facesse a individuare tutti i bambini in tutte le case. Una volta avevo espresso il mio desiderio a Milano e lui mi aveva portato il regalo fino a Brallo: che grande!!!
E poi le battaglie a palle di neve con gli amici. E l’oscurità che porta subito la sera. In casa a giocare coi nuovi giochi, sembravano magie, cose bellissime. Mi ricordo il trenino Lego: quanto l’avevo desiderato. E quanto ne ero geloso, guai se qualcuno avesse osato smontarne anche solo un singolo pezzo.
E poi andare al mattino di Natale dalla Linda a svegliare Matteo. E poi… e poi…. E poi…
È lo stesso spirito di Natale che trovo nei visi della gente che, frettolosa ma non troppo, si saluta amichevolmente lungo la via, che ritrovo nel tram di natale che abbiamo visto l’altra sera a Milano, nei sorrisi dei bambini quando vedono le luci, i colori, le fantasmagoriche luccicanze, nel bell’albero addobbato che ho visto l’altro giorno a casa della mia ragazza…

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