Articoli con tag ‘viaggi’

Ragusa

Scritto il 7 marzo 2016 nella categoria viaggi

Sono stato a Ragusa. E’ una zona della Sicilia che non avevo mai visto (ero arrivato fino a Noto e a Capo Passero). La città è molto bella e vale assolutamente la pena di essere vista. Come al solito in Italia ci sono delle bellezze uniche senza dover andare chissà dove.

Iniziamo col dire che Ragusa è in montagna, sarà a circa 500 metri di altitudine. Poi che è essenzialmente divisa in due: la parte più in basso e più antica è chiamata Ibla e la parte nuova Ragusa o Ragusa Nuova. E’ successo che alla fine del 1600 un terremoto ha distrutto Ragusa. Alcuni hanno ricostruito nello stesso posto (Ibla), altri hanno preferito ricostruire più in alto, creando questa città speciale aggrappata al monte. Per esempio il Duomo è giù, mentre il Vescovo è su. Fino a circa un centinaio di anni fa erano addirittura due comuni diversi, poi sono stati uniti per creare così un grande centro che potesse essere capoluogo di provincia (negli anni ’20 dello scorso secolo). In quegli stessi anni, durante il periodo fascista, ha avuto numerosi abbellimenti.
Il risultato è che Ragusa è decisamente una località particolare, e quando sei su hai un bello spettacolo guardando giù, e quando sei giù e ti giri verso l’alto….altrettanto. Un posto sicuramente da vedere.

Poi ho girato un po’ nella zona: Scicli, Modica, Marina di Ragusa, Vittoria, Comiso, ecc. Tutti posti carini (a parte Vittoria, onestamente), barocchi, piacevoli da visitare. 

E ora la rubrica "cose che ho notato, in ordine sparso:

  • L’ospitalità è nello standard siciliano, cioè molto molto accogliente.
  • Al bar, appena ho chiesto "cappuccio e brioche" ho evidenziato la mia provenienza. Successivamente ho imparato a chiedere "cappuccino e cornetto"
  • Il bar di Ragusa "Caffè Italia" sotto alla cattedrale di San Giovanni Battista è il numero uno: interisti, cappuccio e brioche ottimi (pardon, cappuccino e cornetto) e…c’è il Corriere della Sera. Numeri unissimi!
  • Non sbagliarti a dire "buongiorno" nel tardo pomeriggio, ti cazziano subito correggendoti in "buonasera!"
  • I centri commerciali sono uguali in tutto il mondo, che tristezza.
  • I negozi del centro sono uguali o comunque simili in tutte le città. Che tristezza. Sarà perché sono tutte catene in franchising. Passeggiare per il centro e vedere le vetrine di Yamamay, Benetton e simili (con tutto il rispetto) non rende la gita interessante, anzi.
  • Sulla costa non c’è molto, siamo fuori stagione e quindi è quasi tutto chiuso.
  • Le chiese barocche dopo un po’ sembrano tutte simili (con questo non dico che non siano simili, ma a casa riguardando le foto ho delle difficoltà a ricordarmi dove le ho scattate)
  • I ragusani sono molto orgogliosi della loro storia e non vedono l’ora di raccontartela, appena notano che sei un turista.
  • I ragusani sono molto orgogliosi del telefilm del  Commissario Montalbano.
  • Le regole della strada sono un po’ diverse, soprattutto nel concetto di precedenza. Non sei mai al sicuro, anche se viaggi su una superstrada. Ad ogni incrocio devi stare attento che qualcuno non ti tagli la strada, perché la precedenza è di chi se la prende.
  • No, non ho assaggiato le cassate e il cioccolato di Modica, lo sapete che non sono goloso di dolci. Non faccio mille km per mangiare un cioccolato, sorry. Ognuno ha le sue priorità
  • No, non c’era caldo. Diciamo la stessa temperatura di qui.
  • Non capivamo perchè la stanza da letto è in basso e la cucina al terzo piano. Pensando al caldo che deve fare d’estate e ai tetti in ondulina abbiamo capito: non dormiresti!
  • La pietra bituminosa di Ragusa verrà anche utilizzata per asfaltare le strade di Londa e Parigi, ma se ne usassero un pochino anche per le strade locali sarebbe meglio: sono una buca unica!
  • I siciliani in generale se sbattono abbastanza di come tengono le case. Mi spiego meglio: hanno dei panorami stupendi, delle città piene di storia, degli scorci meravigliosi, delle vie romantiche, delle piazze incantevoli…. e delle case tenute malissimo. Non dico dentro, dico fuori: sgarrupate, conciate, traballanti, disastrate. Anche a Ragusa penso che il grosso delle ristrutturazioni sia stato fatto nel Ventennio. Poi basta.

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Barcellona

Scritto il 12 agosto 2015 nella categoria viaggi

Qualche mese fa siamo siamo stati a Barcellona. C’ero già stato una vita fa, più o meno nel…2000? Mi sembra di si. Però c’ero stato di sfuggita, senza cartine, senza guide, senza sapere cosa ci fosse da vedere. Eravamo di passaggio durante una vacanza in Costa Brava. Non mi era molto piaciuta nel senso che non avevo visto molto.

In questi anni tutti quelli che erano stati a Barcellona mi hanno invece detto che è molto bella, quindi avevo voglia di ritornarci per visitarla. Infatti, avevano ragione

Inutile che sto qui a descriverla, ci sono mille guide sicuramente molto più esaurienti ed interessanti, sappiate però che ne vale la pena. scrivo solo qualche impressione sparsa.

  • Il mercato coperto, a differenza di molti mercati coperti di molte città, è molto pulito. Mi ha stupito.
  • La Rambla è un bel posto per passeggiare. Lo avevo già fatto nel 2000. Fatelo.
  • Pur essendo una città, ha le spiagge (non so perché noi siamo abituati a Genova che pur essendo una città di mare , non ha spiagge in città)
  • La grande maggioranza delle cose da vedere è stata progettata e/o realizzata da Gaudì
  • I prezzi sono come in Italia. Poco più, poco meno…

Ma parliamo della Sagrada Familia. Grandiosa, immensa, spettacolare, unica, emozionante. Da fuori, da dentro…fantastica sotto tutti i punti di vista. Siamo abituati alle opere d’arte "antiche", questa è "moderna" e anche contemporanea. Talmente contemporanea che è ancora in costruzione, e accidenti che spettacolo sarà quando sarà  finita. E’ veramente emozionante sapere che una così grande opera sia ancora in costruzione e che quindi abbiamo la possibilità di ammirarne i progressi. Ecco, anche la sola visita a questa basilica vale la pena del viaggio.

 

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Padre Pio – seconda parte

Scritto il 9 marzo 2015 nella categoria viaggi

Sono le dieci. Con calma ho visitato tutta la chiesa, la vecchia chiesetta a lato (dove aveva iniziato a celebrare il santo, “sostituita” poi da quella grande per accogliere il numero di fedeli che già in vita attirava. C’è poi un percorso che scende nella cripta dove era custodito il corpo di San Pio fino a qualche anno fa. Il percorso passa poi nelle celle dove anche il frate ha vissuto e pregato, e prosegue fino al piano superiore, il tutto disseminato di oggetti appartenutigli. E’ fin quasi esagerata questa esposizione di oggetti: c’è addirittura un sacchettino con dei cerotti usati! Ho fatto tutto il giro da solo, anche se oggi è domenica non c’è nessuno. Fuori piove. Visito brevemente il presepe e mi inerpico sulla collina a fianco, vicino all’ospedale Casa Sollievo della Sofferenza, dove c’è la Via Crucis. Quando arrivo in cima la pioggia aumenta notevolmente d’intensità e anche se la giacca e cappellino mi riparano, i jeans e le scarpe s’inzuppano. Diluvia. Scendo e mi infilo in un bar a fare colazione. Sono un pulcino bagnato. Praticamente mi manca da visitare la chiesa di San Pio, progettata da Renzo Piano. Ho tutta la giornata, farò le cose con calma e ne approfitterò per leggere e scrivere.

 
Non piove più, visito la chiesa. E’ veramente grande, moderna, forse troppo. C’è una bella vetrata con disegni, ma oltre a quella solo marmi e panche in legno chiaro, tutte uguali, in infinite file. Noto che sono senza inginocchiatoio. Adesso sono giù, nella chiesa inferiore, dove c’è il corpo di Padre Pio. sono contento e soddisfatto del fatto che, venendoci, ho come accompagnato qui la Rita, ci tiene. So che sono solo spoglie mortali, però… come dire, è la meta del mio pellegrinaggio e mi fa stare bene. adesso me ne sto un po’ qui. Intanto mi asciugo. Qui sotto è più carino, ha più l’aspetto di una chiesa che di una sala conferenze come di sopra. Mosaici, intarsi. La modernità essenzialista mal di addice a mio parere ad un posto di culto, ma la mia è solo un’opinione, evidentemente.
 
No, però il selfie con la salma no, vi prego! Di cattivo gusto!
 
La vita di Padre Pio mi ricorda un po’ quella di San Francesco: grandi persone, grandi santi, gran carisma, non usato però per mettersi in mostra e sentirsi importanti, ma rispettando sempre le scelte della Chiesa.
 
 
Ore 13:16. Sono di ritorno verso Foggia. C’è da dire che qui a San Giovanni Rotondo hanno due difetti: quando piove le strade e i marciapiedi si allagano e a pranzo, in centro, ognuno mangia a casa sua.
Ho deciso, anche dietro suggerimento della mia guida, di visitare il centro storico. Solo che, quando ero a metà strada, ha iniziato di nuovo a venire giù a secchi e non c’era verso di non avere i piedi a mollo. Allucinante: 5 / 10 cm di acqua, anche passando in mezzo alla strada! Allora mi sono rotto: ho chiesto dove potevo acquistare il biglietto del ritorno (al Bar Villa). Lì niente panini, allora sono stato in altri 4 bar, ma la risposta era “no”, oppure “se vuoi facciamo aperitivi”. Ho chiesto ad un ragazzo se ci fosse una pizzeria o un bar dove facessero panini e mi ha risposto schifato: “No, a quest’ora no”. Ma scusa, voi a che ora mangiate, solo di sera? Boh
Siccome aveva smesso di diluviare me ne sono tornato “da Padre Pio” per far passare il tempo e asciugarmi un po’ camminando. E comunque avevo ragione io: Frate Francesco Forgione era originario di Pietrelcina, provincia di Benevento, e quindi in Campania!
 
 
19:52. Arrivato a Foggia pioveva. Strano. Faccio un giro in centro. Negozi chiusi: ovvio, è presto. Quello che è singolare è che non c’è proprio nessuno in giro, ma nessuno! A parte venditori ambulanti e  zingari, quelli sono in giro 24h no stop.
Ti dico che alle 3 ho fatto a piedi dalla cattedrale a Piazza Umberto Giordano e non ho incontrato nessuno. Pieno centro. I pochi che passavano mi guardavano un po’ con timore, come si farebbe se incontrassi uno alle 3… di notte!
A questo punto me ne sono andato al bar della stazione a leggere bevendo un cappuccio. Padre Pio mi ha proprio fatto scontare il pellegrinaggio.
Continua a piovere, imperterrito. Beh, fa parte del sacrificio, no? In ogni caso niente guasta la mia soddisfazione. Primo perché a me piace fare ciò che dico di fare, e secondo perché a questa cosa ci tenevo. Vorrei già tornare qui. C’è stato un momento in cui mi sono detto: “l’ho fatto, sono venuto fin qui, ci sono!
A metà pomeriggio vinco l’abbiocco pesantissimo che rischia di farmi addormentare al bar e mi sparo un altro giro. Qualche negozio aperto c’è, ma pochi: è domenica.
Gironzolo, la città è anche carina, ma visto il meteo mi infilo nei negozi aperti. Verso le 7 inizio a cercare una pizzeria. Ho voglia di pizza, caspita, e soprattutto di sedermi al caldo e all’asciutto. Dopo un bel po’ di ricerche ne trovo una, ma dicono che prima delle 8 non fanno la pizza. Ne trovo altre 3, nei dintorni della stazione, ma con lo stesso risultato. In una addirittura sono entrato e, dopo qualche minuto, sono uscito senza neanche che se ne accorgessero. Mi arrendo: vado al cinese, ma ho l’amara sorpresa, rimbalzato anche lì, aprono alle 8.
Ora sono tornato alla prima pizzeria e mentre scrivo mi sono pappato una bella pizza, mi viene già sonno.
 
 
Ore 6. Me ne sono tornato al bar della stazione in attesa del treno. Alle 21 chiude e alle 22 arriva il mio treno. Mi viene subito l’abbioccone. Stavolta lo scompartimento è pieno e praticamente ad ogni stazione c’è gente che sale o scende, si vede che è il treno del lunedì mattina. Riesco a dormire un po’, ma pochissimo, non sono abituato. Poi a Piacenza mi sveglio definitivamente e mi preparo. Per fortuna: mi viene un colpo di sonno e mi risveglio che il treno sta per ripartire da Voghera! Panico! Prendo su lo zainetto, la giacca e mi catapulto letteralmente giù dal treno. È andata bene: ho dimenticato solo la sciarpa, pazienza. Ora me ne vado nel letto fino a ora di pranzo!
 

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Padre Pio – prima parte

Scritto il 8 marzo 2015 nella categoria Altro,viaggi

Sono le 2153

Eccoci qui, sul treno. Finalmente sto andando in Puglia, a San Giovanni Rotondo, “da Padre Pio”, come si suol dire. Sono anni che sto progettando questo viaggio, o meglio che ci sto pensando. Non so se è un pellegrinaggio, non sono particolarmente devoto a questo a questo santo, a dir la verità non conosco neanche bene la sua storia, se non qualche spezzone che si legge sui giornali o qualcosa detta alla tv, ma è una cosa che mi ero imposto di fare.
Dite che scrivo dei periodi troppo lunghi? Scusatemi, in italiano, raggiungevo il sei, sei e mezzo. I miei ci andavano spesso anni addietro, una volta l’anno, forse per un fioretto o cose simili, non l’ho mai saputo. Come sempre senza dire nulla fino all’ultimo giorno, quando a cena dicevano: “Guarda che noi andiamo da Padre Pio”, e prendevano il treno di notte, per arrivare a Foggia all’alba. Lo stesso treno su cui sto viaggiando. Dopo aver partecipato alla messa tornavano, e per la sera del giorno dopo la partenza erano a casa. Ricordo quella volta che mi hanno telefonato mentre ero al bar a vedere la partita dicendomi che, causa ritardi, avevano perso la coincidenza. E così sono andato a prenderli alla stazione di Piacenza. È stato un “diversivo”, ero contento di andarli a prendere. Ricordo che, ascoltando l’autoradio, sentimmo la partita inframmezzata dai loro racconti. L’Inter vinse quella sera.
Quasi sette anni fa gli dissi: “La prossima volta verrò anche io”. Avevo un mio motivo e feci quella promessa. Solo che l’anno successivo mia mamma aveva già problemi alla gamba e avrebbe fatto fatica a fare quella sfacchinata. Nei periodi in cui stava meglio non aveva tempo, oppure ci eravamo imbarcati in altri viaggi, come a Lisbona e ad Atene. Poi la malattia si è improvvisamente aggravata, con tragico epilogo. Quando era in ospedale, quasi due anni fa, le promisi che l’avrei accompagnata io fin là, magari con mezzi più comodi, come l’auto, ma il destino non me ne ha dato la possibilità.
Nei mesi successivi se ne è parlato qualche volta in famiglia, ma è una di quelle cose che rimandi sempre: quando farà più caldo, quando avrò più tempo, quando sarò più libero, quando, quando ,quando, quando.
E così mi sono deciso. Avevo ovviamente pensato ad uno dei miei viaggi lampo: dalla Rita qualcosa avrò pur preso, no? Solo che raggiungere San Giovanni Rotondo in aereo è complicato. Foggia ha un aeroporto servito malissimo (non so neppure se è ancora funzionante) e atterrare a Bari comporta delle perdite di tempo e denaro e aggiunge delle complicazioni che rende il treno una scelta quasi obbligata per una breve visita. Quindi, una notte di novembre (la notte è il paradiso -o l’inferno, dipende dai punti di vista- di chi  come ma fa -incauti- acquisti su internet. Sia benedetta/maledetta la carta di credito) ho preso i biglietti per gennaio, intercity notte, direttamente da Voghera a Foggia.
E quindi eccomi qui. Viaggiare da solo non mi ha mai messo ansia, malinconia o preoccupazione, ma stavolta un pochino si, starò invecchiando? Mi sembra di partire per un lungo viaggio, ma sarò di ritorno nel mio letto tra… dunque… 31 ore? O 32. 
Il treno sembra mediamente tranquillo. Ci sono, ovviamente, anche delle brutte facce, ma niente di che. È anche abbastanza frequentato. Né troppo, né troppo poco. Dovremmo essere a Piacenza. Credevo ci fossero dei vagoni cuccette, invece mi sa di no. Adesso mi metto a leggere.
 
 
È quasi mezzanotte e siamo a Bologna. I compagni di viaggio del mio scompartimento sono scesi tutti, compresi i chiacchieroni saliti a Piacenza. Ora vediamo chi sale. Speriamo bene.
 
 
Sono le 7:17. È appena finita la messa al santuario di Santa Maria delle Grazie. Sono molto in anticipo sulla tabella di marcia.
Da Bologna in avanti ho fatto il viaggio in compagnia di due ragazze e un ragazzo. C’era anche un altro, ma è sceso subito. Potrei definirlo “di colore”, ma è una definizione che non mi piace. Di che colore? Quando ero bambino si diceva “negro”, ma poi è diventata una parola offensiva. Dovrebbero inventarne una, perché “di colore” è proprio brutta. 
Le due tipe invece erano di una strana nazionalità che ci ho messo un po’ ad individuare. La fisionomia era europea, ma la lingua che parlavano mi era ignota. Non era italiano, inglese, francese, spagnolo, tedesco, neanche nordica tipo fiammingo, olandese, svedese. Neppure slava, russa, ecc. Quindi? Quando una delle due ha estratto un libretto per scrivere qualcosa ho sbirciato e ho riconosciuto una theta minuscola: erano greche! Tra l’altro: perché si dice greco, greca, greche, ma il maschile plurale è greci? Boh.
Ad un certo punto abbiamo spento la luce, cercando di dormire. Una delle due si è calata in faccia uno scalda collo, ma nonostante quello ha cambiato posizione cento volte: seduta, allungata, sdraiata, stravaccata. Ogni volta scontrandomi e svegliandomi.
Il tipo russava. Quindi si può dire che non ho dormito molto. Alle 4 ci ha pensato pure il controllore.
Alle 5 e 20 il treno era già fermo appena fuori dalla stazione di Foggia. Wow, si prospettava un arrivo anticipato. Esco e cerco una pensilina del bus. Chiedo a una signora, ma lei sta andando in Romania. In quella passa un autobus cono scritto “S.G. Rotondo”. Lo rincorro, si ferma, salgo. Purtroppo non è possibile acquistare il ticket sul mezzo, l’autista mi indica un bar. Mi precipito. Sta entrando una decina di persone col trolley: li sorpasso con astuzia e un pizzico di maleducazione e chiedo il biglietto. “Tanto il prossimo è alle 7”. “No, mi sta aspettando”. “Ah, parte in ritardo?”. Io penso “Si, perché è amico mio, tiè
Sulla corriera cerco di dormire, visto che il viaggio dovrebbe durare oltre un’ora. Avrei voluto leggere la guida che mi sono stampato, visto che non ho bene idea di cosa ci sia da visitare, ma è buio pesto.
Se avevo dimenticato come è scomodo cercare di dormire in treno, riscopro che sull’autobus è proprio impossibile. Per fortuna non fa soste (e chi dovrebbe salire o scendere a quest’ora?) e arriviamo in anticipo di un quarto d’ora. Riesco così ad assistere alla messa delle sei e mezza

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Genova

Scritto il 8 agosto 2014 nella categoria viaggi

 

Umbre de muri muri de mainé
 dunde ne vegnì duve l’è ch’ané
 
 da ‘n scitu duve a l’ûn-a a se mustra nûa
e a neutte a n’à puntou u cutellu ä gua

e a muntä l’àse gh’é restou Diu

 

u Diàu l’é in çë e u s’è gh’è faetu u nìu

ne sciurtìmmu da u mä pe sciugà e osse da u Dria
 

 e a funtan-a di cumbi ‘nta cä de pria
 
E ‘nt’a cä de pria chi ghe saià

int’à cä du Dria che u nu l’è mainà
 

gente de Lûgan facce da mandillä

qui che du luassu preferiscian l’ä
 

figge de famiggia udù de bun

che ti peu ammiàle senza u gundun
 

E a ‘ste panse veue cose che daià 
 
cose da beive, cose da mangiä
 
 frittûa de pigneu giancu de Purtufin
 
çervelle de bae ‘nt’u meximu vin

lasagne da fiddià ai quattru tucchi
 

paciûgu in aegruduse de lévre de cuppi
 
E ‘nt’a barca du vin ghe naveghiemu ‘nsc’i scheuggi

emigranti du rìe cu’i cioi ‘nt’i euggi
 

finché u matin crescià da puéilu rechéugge
 
frè di ganeuffeni e dè figge
 
bacan d’a corda marsa d’aegua e de sä

che a ne liga e a ne porta ‘nte ‘na creuza de mä

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Atterraggio a Heatrow

Scritto il 28 aprile 2014 nella categoria Londra,viaggi

Sabato 15 marzo 2014 – Ore 9:23 (ora di Londra)

Sono sulla underground. Il viaggio è andato bene, ho bevuto un succo. Abbiamo dovuto cazzeggiare dieci minuti sui cieli di Londra perchè c’era traffico in aereoporto. Un tizio ha approfittato dei posti in fondo tutti vuoti per stravaccarsi, la hostess gli ha detto di levarsi almeno le scarpe e lui, purtroppo, l’ha fatto.
Ho sfogliato i giornaletti dell’aereo, il solito dei "regali" e quello con tutte le destinazioni. Ho tirato giù un paio di indirizzi di Londra, e poi di New York. Che figata che deve essere…pazzesco! Ricordo che almeno in un paio di occasioni in vita mia ho "rischiato" di andarci, ma alla fine non ci sono mai stato. Ci andrò mai? Forse. C’è sempre qualche motivo: adesso no, dopo no, motivi di qui, motivi di la. Quanti "motivi" che ci sono nella vita. Ma prima o poi tutto si risolverà, sono ottimista. E sono uno abbastanza determinato, so che alla fine se in una cosa ci credi può accadere. E con questi pensieri mi viene il sorriso e mi sento meno solo.
L’aereo non ha giargianesi evidenti (a parte il senza-scarpe) e quindi per fortuna niente applauso all’atterraggio. Ottimo. Dopo brevissime formalità scendo nella Tube. Prendo la Oyster, pare sia la soluzione migliore. Spero.


Piccadilly Circus è casa mia…

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In volo sopra alle alpi

Scritto il 27 aprile 2014 nella categoria Londra,viaggi

Sabato 15 marzo 2014 – Ore 7:54

Stiamo volando. Il momento più bello è sempre quello della partenza: dopo che l’aeromobile si è portato sulla pista di decollo accende i reattori e il pilota “schiaccia il pedale”. È come andare in Formula 1, con la differenza che qui siamo su un coso da svariate tonnellate. E quando arriva al top della velocità, quando pensi “Hey, se fossi su un’auto a questa velocità, avrei paurissima”, si stacca dal suolo. Figata. Non mi fa minimamente paura, anzi è molto bello. Ho prenotato l’ultimo posto in fondo, che evidentemente non piace a nessuno: ho due intere file di posti a mia disposizione. X assurdo sarebbe “bello” pilotare un aereo. L’unico problema è che poi mi si tappano le orecchie.
La prima vista è stata di Milano, ovviamente. E non mi è piaciuta, troppi brutti palazzi di periferia. L’unica cosa bella è la tangenziale. X i non amanti di Milano sto dicendo cose assurde. Poi passiamo sopra alla centrale: noto subito che dall’alto sembra un capannone, perde la maestosità della sua facciata. E poi il Pirellone, spicca! Più a nord noto un piccolo aeroporto, stile Rivanazzano (scoprirò dopo che è l’aeroporto di Bresso). Poi di colpo lo sguardo va più lontano e appaiono le Alpi innevate e illuminate. Che spettacolo! Si vedono proprio tutte! Sembra di essere nel film “L’era Glaciale”. Poi passiamo sopra ai laghi. Mia mamma era un’accanita “guardatricefuoridaifinestrini” in treno e quando abbiamo volato la lasciavo sedere vicino al finestrino. E infatti non si staccava un secondo per tutto il viaggio. Anche a me piace, ma ci sono cose più importanti (come lasciare il posto al finestrino a qualcun altro)
Ho scambiato quattro parole con uno della cabin crew, un romano, about il libro che mi sono portato: “Solar” di Ian McEwan. Mi rendo solo ora conto che non avevo mai volato con Alitalia, deve essere almeno la mia decima compagnia diversa, anche se il carrier non deve essere proprio Alitalia, ma è una questione burocratica: Alitalia ha altre “ragioni sociali” (come “Volare”) per mantenere i diritti di certi slot negli aeroporti. Questo è “CAI Second”.
Nuvole. Torno al mio libro.


Hyde Park

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Un weekend a Londra

Scritto il 26 aprile 2014 nella categoria Londra,viaggi

Sabato 15 marzo 2014 – Ore 6:51
Eccomi in attesa dell’imbarco. Mi sono svegliato alle 5. Svegliato non è la parola giusta, visto che è un periodo, qualche settimana, che dormo poco e agitato. Infatti mi sono svegliato a mezzanotte, all’una, alle 3. E poi definitivamente alle 4. Stasera sarò stravolto. Scrivo un messaggio, prendo su i miei 4 stracci e parto. Ho solo il bagaglio a mano, un piccolo trolley. Parto in auto e sprofondo nei miei pensieri. Il viaggio è sonnoloso e continuo a sbadigliare. E poi mi sento un po’ solo. Non mi era mai capitato in passato, ma adesso è un po’ diverso: starò invecchiando? E poi mi capita come quando sono andato a sciare quest’anno: prenoto, poco convinto, poi nei giorni prima perdo l’entusiasmo e quando parto…ho già voglia di tornare. Poi alla sera sono contento di essermi distratto un po’. Qui è uguale: in questo momento vorrei essere…altrove.
Arrivo al parcheggio “low cost” che avevo individuato su internet. Amara sorpresa: non c’è posto e il tizio mi sgrida x non aver prenotato. Che faccio? Qui ci sono un sacco di parcheggi, ma a questo punto chi se ne frega, vado all’aeroporto e la metto nel parcheggio entrando col telepass: imbruttito fino in fondo! Prendo un cappuccio e brioche e vado all’imbarco: grazie alla mia carta d’imbarco sul cell e al passaporto in tasca sbrigo subito le formalità. Ho con me il giubbino mezza stagione, non dovrebbe fare freddo. Sono sull’autobus che mi porterà sull’aereo. Ciao Italia, ciao Voghera. Si parte.


Lo so che sto per scrivere una cazzata.. ma a me il Wellington Arch, vicino a Hyde Park Corner ricorda la Porta di Brandeburgo di Berlino…

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Sankt Moritz

Scritto il 12 settembre 2013 nella categoria viaggi

Sankt Moritz è sicuramente un posto di montagna molto chic. Non ci sono negozi: sono tutte boutiques (ovviamente è un’iperbole, ci sono anche negozi "normali"). E’ sul lago (sembra che tutti i luoghi della Svizzera siano su un lago), che ovviamente si chiama Lago di Sankt Moritz. In italiano suonerebbe San Maurizio, ma in lingua madre suona meglio. Anche se, a dire la verità, il Cantone dei Grigioni è trilingue, e a Sankt Moritz la lingua ufficiale dovrebbe essere il Romancio.

La stagione sciistica finisce prestino visto che a metà aprile gli impianti sono già chiusi, così come la maggioranza degli alberghi e dei negozi. E dire che a poca distanza, sul territorio italiano, a Livigno gli impianti hanno chiuso il 15 maggio (per poi riaprire, visto il freddo che ha fatto quest’anno).

Il posto è sicuramente carino, sarebbe stato bello averlo visto in un periodo un po’ più "vivo", comunque presenta i canoni dello stereotipo svizzero: bello, ordinato, pulito (e la cosa no nmi dispiace affatto). Vicino al lago c’è un grande parcheggio coperto da cui sale una superscalamobile che ti porta su in paese.

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Lubiana

Scritto il 30 luglio 2013 nella categoria viaggi

Lubiana è una di quelle città di cui non si sente mai parlare. E’ la capitale della Slovenia, dall’indipendenza del 1991. La Slovenia è diventata indipendente senza guerre, senza farsi notare, è entata nell’Unione Europea e ha adottato l’Euro come moneta. Tutto questo senza che quasi nessuno se ne sia accorto. E Lubiana è così: nessuno ne parla, ma ciò nonostante vale la pena visitarla.

Il centro storico è sviluppato a ridosso del fiume Ljubljanica, che ha due vie pedonali ai fianchi e tanti ponti che portano di qua e di la. Molto romantica, molto carina. Pulita, bei negozi, bar e ristoranti. A poca distanza c’è un castello medioevale, dal quale si gode una meravigliosa vista della città. Noi non l’abbiamo visitato, un po’ per mancanza di tempo (la visita di Lubiana non era prevista), un po’ per il caldo, la fame, la stanchezza e lo sbatti.

E’ nel centro geografico della Slovenia, e da Trieste in 50 minuti la si raggiunge in autostrada, passando dalle parti di Postumia.

 

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Trieste

Scritto il 27 luglio 2013 nella categoria viaggi

Che dire di Trieste…la sua storia la potete trovare sui siti di turismo, io posso dirvi che mi è piaciuta molto. Ci ero già stato, oltre 20 anni fa, ma non la ricordavo molto. E’ una città di mare, coi monti alle spalle (e sono monti molto ripidi), anche se il centro è tutto in piano. E’ stata ed è un porto molto importante, lo sfogo del Centro Europa sul Mediterraneo,  l’ingresso verso il vecchio continente delle merci in arrivo dal sud. E’ una città piena di storia, con radici romane e bizantine (e quindi sempre romane), per poi essere stata bloccata nella sua crescita da quella ingombrante vicina di casa, Venezia. Il periodo d’oro sotto Maria Teresa d’Austria che ne ha intuito la posizione strategica e l’ha trasformata, da paese in disarmo di quattromila anime alla fine del ‘600, a terza città dell’Impero Asburgico con oltre duecentomila. E’ una città del caffè, di cui rappresenta uno dei principali importatori, di cui i triestini sono i maggiori consumatori nazionali (e quindi, presumo, del mondo). Qui ci sono importanti venditori della nera bevanda e molte caffetterie storiche frequentate da artisti. E’ una città d’arte, che ha accolto scrittori, poeti e pittori.
Per scoprirla, dovete visitarla. Potete inerpicarvi fino al colle di San Giusto per vedere i resti del foro romano e la cattedrale omonima, girare nelle viette, vedere i negozi storici, passeggiare sul lungomare. Sicuramente andrete in Piazza Unità d’Italia. Se ci arrivate di sera, quando è tutta illuminata,vi consiglio di passare dal mare, per vedere i palazzi illuminati. Se ci arrivate di giorno invece passate dall’entroterra: quando davanti a voi vi si aprirà la piazza sul mare sarà un colpo d’occhio incredibile.


 

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Capodistria

Scritto il 24 luglio 2013 nella categoria viaggi

Siamo stati a Capodistria per una brevissima visita. E’ una città, neanche a dire, di matrice veneziana, che, altrettanto ovviamente è in Istria, anzi ne è il porto e la città principale.  Molti (me compreso) se la ricorderanno per il famoso canale televisivo “Koper Capodistria” in lingua italiana che si riceveva anche dalle nostre parti fino ai primi anni ’90, quando le sue frequenze sono state acquistate da Fininvest per mettere in piedi Telepiù.
Koper è il nome sloveno di Capodistria. Anche qui vige il bilinguismo. Dopo un piccolo giretto sul  lungomare (zona di balneazione molto affollata e porto dove c’era una nave container – non so se si chiamano così – veramente grande!) abbiamo visto la piazza principale, Piazza Tito, dove c’è il Palazzo Pretorio, la cattedrale di San Nazario e il campanile.

 

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Pirano

Scritto il 23 luglio 2013 nella categoria viaggi

Pirano è un paesino molto caratteristico della costa Slovena. Non ci si arriva in auto perché è tutta ZTL, ma c’è un grosso parcheggio appena prima di entrare in paese. E’ un paesotto in stile veneziano. C’è una bella e spaziosa piazza lastricata, da cui si può raggiungere con una salitella, la chiesa e il campanile, che è la riproduzione (in piccolo) di quello di San Marco a Venezia. Pirano è stata infatti una città veneziana per 5 secoli (dopo essere stata romana, bizantina, austriaca), per poi tornare austriaca e poi italiana. Dopo la seconda guerra mondiale ha seguito il destino di tutta l’Istria finendo in Jugoslavia.
Come i paesi circostanti anche qui vige il bilinguismo sloveno e italiano. Il paese è sviluppato su un promontorio, in modo che è quasi interamente circondato dal mare. Al centro c’è il porto, mentre avvicinandosi alla punta del promontorio ci sono tutti i ristorantini romantici.
Diciamo che non è un posto per le famigliole in cerca di mare, e neanche per i ragazzi che cercano i locali. Per tutto questo è meglio Portorose, ma per una cenetta e una passeggiata andate a Pirano.

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Portorose

Scritto il 22 luglio 2013 nella categoria viaggi

Portorose è una località di mare della costa della Slovenia (una delle poche, visto che la costa slovena non è grandissima , saranno una quarantina di chilometri).
La costa è come quella a cui siamo abituati in Liguria, vale a dire con le colline / montagne a ridosso del mare. Dal nostro appartamento c’era una splendida vista del mare e del paese.
La particolarità interessante, per noi italiani italofoni che abbiamo sempre difficoltà ad esprimerci in altri idiomi è che qui vige perfettamente il bilinguismo e l’italiano è correntemente parlato da tutti. Ovviamente, essendo la Slovenia nell’area Euro, non c’è neanche il problema del denaro.
Per viaggiare in Slovenia ci vuole il bollino autostradale, la cosiddetta vignetta, che va usata anche sulle superstrade e quindi è pressoché obbligatoria. La settimanale costa 15 euro.
Portorose (in sloveno Portorož, ma come dico qui anche i cartelli sono sia in italiano che in sloveno) non ha spiagge nel senso comune del termine. Quindi niente sabbia, ma neanche niente sassi o scogli: solo terrazzoni di cemento sul mare. Ci sono quelli “liberi” dove mettere i salviettoni, ci sono quelli “a prato” con l’erba e quelli attrezzati (sono quelli degli alberghi, ma accessibili a chiunque) a pagamento con lettini ed ombrelloni. Il costo, per chi è abituati ai prezzissimi della Liguria, è irrilevante (due lettini e ombrellone costano un terzo che a Rapallo).
Il mare non è cristallino, nel senso che non è certo un posto dove vedere le barriere coralline, anzi. Però  nelle spiagge private perlomeno è pulito, visto che ci sono le barriere anti-rudo. Portorose è un posto molto mondano, pieno di locali giusti per la sera.

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Redipuglia

Scritto il 21 luglio 2013 nella categoria viaggi

Fogliano Redipuglia è un comune della provincia di Gorizia, vicino all’aeroporto friulano di Ronchi dei Legionari. Ospita il più grande monumento ai caduti italiano (e uno dei più grandi d’Europa), fatto costruire in epoca fascista, per ricordare i caduti della Grande Guerra.

E’ un’enorme scalinata che occupa un’intera collina. Ogni “scalone” (alto più di una persona) contiene le spoglie di una parte dei soldati morti durante il conflitto, ricordandoli con una lapide. In totale pare siano circa 100.000 (si avete letto bene, centomila ragazzi morti), anche se il monumento ricorda idealmente tutti i caduti della guerra, che furono più di seicentomila. E’ stato inaugurato da Mussolini e ogni anno, il 4 novembre, presenzia il presidente del Senato in vece del Presidente della Repubblica che è all’Altare della Patria a Roma. Alla base della scalinata c’è anche la tomba del Duca d’Aosta Emanuele Filiberto, che aveva combattuto in guerra e aveva chiesto di aver l’onore di essere seppellito, alla sua morte, insieme ai commilitoni.
Le scalinate contengono le salme di circa 40.000 caduti identificati, la maggior parte con nome, cognome e reggimento di appartenenza, alcuni con solo il nome o solo il cognome (es. “Soldato Pietro … “). Alla sommità la fossa comune di sessantamila militi ignoti. Sessantamila!!!! Numeri impressionanti.
Sopra a tutti i gradoni campeggiano le scritte “PRESENTE”.
Nei dintorni del sacrario ci sono altri musei dedicata alla memoria della guerra, e nel parco sono conservate mitragliatrici, cannoni, munizioni inesplose e quant’altro.

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