{"id":1048,"date":"2011-01-13T08:15:56","date_gmt":"2011-01-13T07:15:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fabiotordi.it\/?p=1048"},"modified":"2011-01-13T08:15:56","modified_gmt":"2011-01-13T07:15:56","slug":"ancora-malaspina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/?p=1048","title":{"rendered":"Ancora Malaspina"},"content":{"rendered":"<p>Tratto (a volte <strong>liberamente tratto<\/strong>) da &ldquo;<strong>I Malaspina di Val Staffora<\/strong>&rdquo;, di <strong>Guido Guagnini<\/strong>, 1967<\/p>\n<p>(prima parte)<\/p>\n<p>In primis c&rsquo;era la famiglia nobile dei cosiddetti &ldquo;<strong>Obertenghi<\/strong>&rdquo;, cos&igrave; chiamati dall&rsquo;illustre capostipite <strong>Oberto<\/strong>. Da questa famiglia ne discenderanno altre <strong>altrettanto illustri<\/strong>, come quella dei <strong>Marchesi di Massa-Parodi<\/strong>, di <strong>Massa-Corsica<\/strong>, dei <strong>Pallavicino<\/strong>, dei <strong>Lupi<\/strong>, dei <strong>Cavalcab&ograve;<\/strong>, dei <strong>Marchesi d&rsquo;Este<\/strong> e, ultimo ma non ultimo, dei <strong>Malaspina<\/strong>. Questi ultimi discendono da uno dei figli di Oberto, vale a dire <strong>Oberto Obizzo I<\/strong>. Lui e i suoi discendenti si localizzarono tra gli appennini tra <strong>Genova<\/strong>, <strong>Tortona<\/strong> e <strong>Piacenza<\/strong>, nelle valli del <strong>Trebbia<\/strong> e dello <strong>Staffora<\/strong>, per tornare pi&ugrave; tardi in <strong>Lunigiana<\/strong>, estremo lembo della <strong>Liguria Orientale<\/strong>, per rivendicare i diritti dei loro avi. Probabilmente questi primi progenitori dei Malaspina fissarono il loro centro nella sicura <strong>rocca di Oramala<\/strong>, in alta valle Staffora. Pronipote di Oberto Obizzo fu <strong>Alberto<\/strong>, detto &ldquo;<strong>Malaspina<\/strong>&rdquo;.<\/p>\n<p>Sull&rsquo;<strong>origine<\/strong> di tale <strong>soprannome<\/strong>, poi diventato <strong>nome ufficiale della casata<\/strong>, sono stati scritti <strong>fiumi di inchiostro<\/strong>. C&rsquo;&egrave; chi sostiene addirittura che non fu assegnato ad Alberto, ma che fosse <strong>gi&agrave; in uso ai suoi avi<\/strong>. Questi nomignoli non erano certo loro prerogativa, visti i soprannomi <strong>Pelavicino<\/strong> (primo nome dei Pallavicino), <strong>Ribaldo<\/strong>, Malapresa, Malnipote, <strong>Iniquit&agrave;<\/strong>, dati ai signori di quei tempi, che spesso facevano della <strong>rapina <\/strong>il loro mezzo per ottenere denaro dai sudditi e dai viandanti.<\/p>\n<p>Il figlio di Alberto fu <strong>Obizzo<\/strong>, grande figura si signore feudale. Fu <strong>difensore di Tortona nel 1155<\/strong>, per cui la citt&agrave; gli dedica oggi <strong>una piazza<\/strong>, e poi ottenne dall&rsquo;imperatore <strong>Federico Barbarossa<\/strong> un diploma di <strong>investitura feudale<\/strong> e assegnazione di territori. Questo importante diploma &egrave; la prova che <strong>i Malaspina dominavano in Lunigiana<\/strong> (nelle odierne province di Massa Carrara e La Spezia), la valle Staffora <strong>da Godiasco a Brallo, al Penice<\/strong>, l&rsquo;alta <strong>val Curone<\/strong>, la <strong>val Borbera<\/strong> e alcuni luoghi di pianura nell&rsquo;<strong>Oltrepo Pavese<\/strong>.<\/p>\n<p>Fu <strong>nel 1221<\/strong> che <strong>la famiglia si divide in due rami<\/strong>. <strong>Corrado<\/strong> sceglie come sede <strong>Mulazzo<\/strong> e mantiene <strong>lo stemma di famiglia<\/strong>, consistente in uno <strong>spino secco<\/strong>. <strong>Obizzino<\/strong> sceglie come sede <strong>Filattiera<\/strong> e adotta come stemma uno <strong>spino fiorito<\/strong>. Sia una discendenza che l&rsquo;altra ebbero <strong>destini molto confusi<\/strong>. A quei tempi non era pi&ugrave; uso mantenere intatti i possedimenti che quindi <strong>spesso venivano divisi tra i discendenti<\/strong>. Questa &egrave; stato uno dei motivi che hanno <strong>diminuito la forza della famiglia Malaspina<\/strong>. Quando si tent&ograve; di porvi rimedio istituendo le <strong>primogeniture<\/strong> fu <strong>troppo tardi<\/strong>. E ragione di debolezza e dissolvimento furono anche gli <strong>antagonismi<\/strong>, le <strong>discordie<\/strong> e le fazioni che tennero spesso divise le famiglie fra di loro e talora anche i membri di una stessa famiglia.<\/p>\n<p>(continua domani<span style=\"font-weight: bold;\">)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-weight: bold;\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/img\/20110114-malaspina.jpg\" alt=\"\" \/><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tratto (a volte liberamente tratto) da &ldquo;I Malaspina di Val Staffora&rdquo;, di Guido Guagnini, 1967 (prima parte) In primis c&rsquo;era la famiglia nobile dei cosiddetti &ldquo;Obertenghi&rdquo;, cos&igrave; chiamati dall&rsquo;illustre capostipite Oberto. 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