{"id":1144,"date":"2011-06-11T09:10:16","date_gmt":"2011-06-11T08:10:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fabiotordi.it\/?p=1144"},"modified":"2011-06-11T09:10:16","modified_gmt":"2011-06-11T08:10:16","slug":"pietranatale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/?p=1144","title":{"rendered":"Pietranatale"},"content":{"rendered":"<p><em>di Rita Rebolini<\/em><\/p>\n<p>Pi&ugrave; gi&ugrave; c&rsquo;&egrave; il paesino di <strong>Pietranatale<\/strong>. Il suo nome &egrave; molto <strong>eloquente<\/strong>: una pietra di <strong>dimensioni enormi<\/strong>, sola soletta, se ne sta l&igrave; <strong>in mezzo <\/strong><strong>ai prati<\/strong>. Non si sa bene da dove venisse, n&eacute; da che parte fosse rotolata. Le case si sono <strong>aggrappate attorno a lei<\/strong>, in un girotondo, quasi volessero proteggerla. Veramente &egrave; lei che con la sua stazza, la sua compattezza e la sua solida posizione, <strong>raccoglie a s&eacute;<\/strong> tutte quante le abitazioni piccole e basse rispetto al suo trono. A causa dello <strong>spopolamento della montagna,<\/strong> il paese rimase con <strong>pochissimi abitanti<\/strong>: migrazioni di massa di persone in cerca altrove di <strong>lavori pi&ugrave; redditizi<\/strong>. La pietra divenne <strong>malinconica<\/strong> perch&eacute; non sentiva pi&ugrave; il vociare dei bambini, n&eacute; lo stridolio dei carri che trasportavano legname, fieno e frutta.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/img\/20110611-pietranatale.jpg\" alt=\"\" \/><\/p>\n<p>\nUn giorno, con la coda dell&rsquo;occhio, vide passare sulla strada grande <strong>alcuni camion carichi di tronchi<\/strong>. Appena pi&ugrave; in l&agrave; erano sorti dei <strong>capannoni<\/strong> dai quali provenivano rumori diversi, nuovi. Dentro ai capannoni frinivano <strong>motoseghe elettriche<\/strong>, punzoni per spaccare la legna, <strong>pulegge<\/strong> per trasportare automaticamente i vari manufatti.<br \/>\nL&rsquo;enorme pietra <strong>sospir&ograve;<\/strong>. Ci mise quattr&rsquo;occhi per osservare quel <strong>viavai di TIR<\/strong> che giungevano persino dalla Jugoslavia, talmente lunghi da dover fare varie manovre per guadare quelle curve di strada a gomito, carichi di lunghi e grossi <strong>tronchi d&rsquo;alberi<\/strong>. Talmente immensi che era inverosimile immaginarseli in piedi nei loro boschi.<br \/>\nOra la mastodontica pietra <strong>strizza l&rsquo;occhiolino<\/strong>, si striglia i baffi, si d&agrave; un buffetto sulla guancia e sorride. &ldquo;Scarpe grosse e cervello fine&rdquo;. <strong>La malinconia &egrave; sparita<\/strong>: l&rsquo;industria ha sopperito all&rsquo;agricoltura.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Rita Rebolini Pi&ugrave; gi&ugrave; c&rsquo;&egrave; il paesino di Pietranatale. Il suo nome &egrave; molto eloquente: una pietra di dimensioni enormi, sola soletta, se ne sta l&igrave; in mezzo ai prati. Non si sa bene da dove venisse, n&eacute; da che parte fosse rotolata. 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