{"id":1379,"date":"2012-09-25T08:01:39","date_gmt":"2012-09-25T07:01:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/?p=1379"},"modified":"2012-09-21T19:38:09","modified_gmt":"2012-09-21T18:38:09","slug":"i-ragazzi-del-lesima-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/?p=1379","title":{"rendered":"I Ragazzi Del Lesima &#8211; 2"},"content":{"rendered":"<p>La sua <strong>prima tappa<\/strong>, <strong>Corbesassi<\/strong>, non era affatto distante. Era <strong>un paese<\/strong> proprio sopra al suo, dove svettava <strong>il campanile pi&ugrave; alto<\/strong> di tutta la vallata. Era come se Ponti fosse quasi <strong>una succursale<\/strong> di Corbesassi. Il ragazzo, molto spesso, quando gli si chiedeva da dove venisse rispondeva: &ldquo;<strong>Sono di Corbesassi<\/strong>&rdquo;  e solo dopo specificava &ldquo;di Ponti, per la precisione&rdquo;. Le scuole erano a  Corbesassi, cos&igrave; come le poche botteghe, il sarto e l&rsquo;osteria. A dire  la verit&agrave; anche al suo paesello c&rsquo;era l&rsquo;<strong>osteria<\/strong>, proprio <strong>a casa del ragazzo<\/strong>. Niente di paragonabile ai locali di oggi: a quei tempi l&rsquo;osteria era <strong>una casa privata<\/strong>, dove chi voleva entrava a passare qualche mezz&rsquo;ora <strong>bevendo vino<\/strong>, raccontando storie e magari <strong>giocare alle carte<\/strong>.  Il padre del ragazzo aveva sempre avuto l&rsquo;animo del commerciante: pur  vivendo in un paese molto povero si era continuamente inventato dei modi  per guadagnare un poco di denaro, in un&rsquo;economia dove, al contrario, la  normalit&agrave; era vivere <strong>solo di quello che dava la terra<\/strong> e il bestiame. &ldquo;Ponti &egrave; l&rsquo;ultimo paese che ha creato il Signore, <strong>finisce anche la strada<\/strong>&rdquo;, dicevano quelli che schernivano il ragazzo e i suoi compaesani. E pensare che fino a pochi anni prima <strong>non c&rsquo;era neppure<\/strong>,  quella strada. L&rsquo;avevano costruita proprio di recente, seguendo un  tracciato che riducesse al minimo le perdite di terra coltivabile,  infischiandosene quindi di ottenere un percorso agevole. Tutti gli  uomini del paese, coordinati proprio da suo padre, che si vantava di  esser stato &ldquo;<strong>capofrazione<\/strong>&rdquo;, avevano dato una mano per  scavare, portar via la terra, sistemare. In poco tempo anche Ponti era  finalmente collegata al resto dell&rsquo;Italia: si poteva raggiungere  Corbesassi e da l&igrave; proseguire, sempre con una strada di recentissima  costruzione, il <strong>Passo del Brallo<\/strong>, la frazione del comune di <strong>Pregola<\/strong> che maggiormente stava beneficiando del progresso dato dalle nuove vie di comunicazione.<\/p>\n<p>Il ragazzo camminava in salita e pensava a quanto fosse <strong>beffardo<\/strong>  il destino che gli aveva dato un animale da soma, ma gli aveva negato  la possibilit&agrave; di cavalcarlo e farsi portare, visto che era gi&agrave; carico  di merce.<br \/>\n&ldquo;Che me ne faccio di un mulo se poi <strong>mi tocca andare a piedi?<\/strong>&rdquo; diceva tra s&eacute; e s&eacute;, &ldquo;hanno ragione quelli che mi prendono in giro? Ma <strong>un giorno dimostrer&ograve; che anche uno di Ponti<\/strong>, l&rsquo;ultimo dei paesi, <strong>riuscir&agrave; a combinare qualcosa di grande!<\/strong> Non so ancora cosa, ma prima o poi&hellip;&rdquo;<br \/>\nE cos&igrave;, immerso nei suoi pensieri, <strong>arriv&ograve; a destinazione<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img decoding=\"async\" alt=\"\" src=\"http:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/img\/20120925-corbesassi.jpg\" \/><\/p>\n<p>Punt&ograve; deciso verso <strong>una casa al centro del paese<\/strong>. Quel giorno non avrebbe fatto il solito giro, aveva un po&rsquo; di premura e sarebbe andato subito <strong>al sodo<\/strong>. C&rsquo;era una famiglia che aveva richiesto una stoffa per far realizzare <strong>un abito<\/strong> al figlio, che si sarebbe sposato a breve.<br \/>\n&ldquo;Buond&igrave;, ecco il tessuto che mi avete chiesto&rdquo; disse quando una donna piccolina, ma nerboruta, gli venne ad aprire l&rsquo;uscio.<br \/>\nEra <strong>la madre <\/strong>del futuro sposo, che fece accomodare il giovane nella spartana stanza che fungeva da <strong>tinello<\/strong>  ed esamin&ograve; con cura la tela, mentre dall&rsquo;altra stanza sopraggiunsero  due uomini: il marito della donna e il figlio, che avrebbe indossato  l&rsquo;abito. La signora non era molto convinta, o forse voleva solo trattare  sul prezzo, e si disse intenzionata a <strong>lasciar perdere<\/strong>, ma l&rsquo;abilit&agrave; commerciale del ragazzo, coi suoi modi sempre gentili, ma doverosamente <strong>un po&rsquo; insistenti<\/strong>,  la convinsero dell&rsquo;acquisto. Lasciato all&rsquo;angelo del focolare di casa  il compito della trattativa, toccava ora a chi portava i pantaloni <strong>perfezionare l&rsquo;acquisto<\/strong>. Sto parlando del marito, ovviamente, che era il padrone di casa. Dell&rsquo;opinione del figlio, a quell&rsquo;epoca, <strong>interessava a pochi<\/strong>  e, in ogni caso, sarebbe stata ininfluente. L&rsquo;uomo propose, com&rsquo;era  prassi abituale, di acquistare a credito, ma il venditore di Ponti gli  fece notare che il suo conto stava diventando <strong>un po&rsquo; troppo consistente<\/strong>  e avrebbe preferito un pagamento immediato, considerando anche che, la  loro, era stata un&rsquo;espressa richiesta. Il padre dello sposo tergivers&ograve;,  inizi&ograve; a parlare di tutte le spese a cui stava andando incontro a causa  di quel matrimonio, si lament&ograve; del fatto che con l&rsquo;avvento della <strong>Repubblica<\/strong>  fosse aumentato tutto, e alla fine propose di pagare una parte del  debito pregresso, mettendo in conto quello che aveva appena comperato.  Il ragazzo accett&ograve; pensando: &ldquo;<strong>piuttosto che niente, &egrave; meglio piuttosto<\/strong>&rdquo;,  come gli avevano insegnato gli anziani del suo paese. Velocemente pass&ograve;  in una casa vicina, dove abitava la signora Maria, detta da tutti <strong>Mariuccia<\/strong>, per chiedere se, come promesso, gli poteva saldare un vecchio conto, aperto dal marito <strong>morto qualche mese prima<\/strong>. La povera vedova disse che non aveva molto, che stava passando un brutto periodo e che attualmente gli poteva dare solo <strong>un cavagno di uova<\/strong>.  Con la promessa che al pi&ugrave; presto le avrebbe restituito il paniere, il  giovane sistem&ograve; le uova sul mulo, nella speranza di non romperle durante  il tragitto che ancora lo attendeva.<br \/>\nSenza perdersi in altre faccende, volt&ograve; il quadrupede in direzione di <strong>Zerba<\/strong>, un paese che stava <strong>al di l&agrave; del monte Lesima<\/strong>,  dove quel giorno ci sarebbe stata una piccola festa, e quindi  l&rsquo;occasione buona per cercar di vendere qualcosa. La giornata non era  iniziata male, aveva gi&agrave; recuperato in parte dei vecchi crediti,  circostanza che non sempre facilmente si presentava. Col <strong>sorriso sulle labbra<\/strong> si incammin&ograve;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La sua prima tappa, Corbesassi, non era affatto distante. Era un paese proprio sopra al suo, dove svettava il campanile pi&ugrave; alto di tutta la vallata. Era come se Ponti fosse quasi una succursale di Corbesassi. 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