{"id":1381,"date":"2012-09-27T08:40:35","date_gmt":"2012-09-27T07:40:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/?p=1381"},"modified":"2012-09-21T19:43:57","modified_gmt":"2012-09-21T18:43:57","slug":"i-ragazzi-del-lesima-4","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/?p=1381","title":{"rendered":"I Ragazzi Del Lesima &#8211; 4"},"content":{"rendered":"<p>A met&agrave; pomeriggio le vendite erano andate abbastanza bene: qualche <strong>metro<\/strong> di stoffa, cinque o sei pezze, era riuscito a vendere anche <strong>le uova<\/strong> ricevute in pagamento alla mattina. Aveva mangiato tardi: un po&rsquo; di <strong>polenta<\/strong>, un pezzo di <strong>pane<\/strong> e il <strong>formaggio<\/strong>    che si era portato da casa, seduto sulle grosse radici di una pianta    che sbucavano dal terreno. Anche in seguito si sedette l&igrave;, per  riposarsi   un po&rsquo; e guardare la gente ballare. Lui <strong>non era un granch&eacute;<\/strong> come ballerino, si reputava goffo e impacciato, preferiva darsi al canto, soprattutto se agevolato da un buon <strong>vino rosso<\/strong>: &laquo;Mariolin, bella Mariolin, Mariolin, bella Mariolin, ma dove hai messo quel bambino che avevi?&raquo;. <strong>Che bella<\/strong>    che gli sembrava la vita: una canzone, un bicchiere di vino, una  bella   festa e un numero sufficiente di vendite. Quando sarebbe tornato  a  Ponti  <strong>suo pap&agrave; sarebbe stato sicuramente contento<\/strong>. A proposito del ritorno: un bel sole riscaldava la giornata e lui sperava che riuscisse a <strong>sciogliere la neve<\/strong> che ancora resisteva su quel tratto di sentiero per tornare a casa.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/img\/20120927-zerba.jpg\" alt=\"\" \/><\/p>\n<p>A destarlo dai suoi pensieri ci pens&ograve; <strong>un giovanotto<\/strong> di Zerba, che conosceva bene:<br \/>\n&ldquo;Non balli? Che fai l&igrave; da solo? Non dirmi che <strong>non sei capace<\/strong>&rdquo;, esord&igrave;.<br \/>\n&ldquo;No, mi sto solo riposando, adesso ballo&rdquo; rispose lui, che <strong>non voleva ammettere<\/strong> la sua inesperienza.<br \/>\nSi drizz&ograve; in piedi, e, con fare sapiente, scrut&ograve; il ballo per vedere se tra gli astanti c&rsquo;era qualche <strong>dama<\/strong> libera da poter accompagnare. Pose gli occhi su <strong>una fanciulla<\/strong>: minuta, cappelli castani lunghi e un po&rsquo; mossi, un viso dolce, vestita tutta <strong>a puntino<\/strong> per la festa. Sembrava fosse l&igrave; apposta per farsi invitare.<br \/>\n&ldquo;Ciao, ti va di ballare?&rdquo; le disse.<br \/>\n&ldquo;Volentieri&rdquo;.<br \/>\nE ballarono. Il ragazzo non era, per l&rsquo;appunto, molto abile, e fin&igrave; per andare spesso <strong>fuori tempo<\/strong> e addirittura per <strong>pestare i piedi<\/strong> alla sua damigella, ma non se ne fece un cruccio, era rapito dagli occhi di quella ragazza e avrebbe voluto stare con lei <strong>tutto il pomeriggio<\/strong> ed anche la sera. Lei, a sua volta, pareva quasi non accorgersi di qualche <strong>movimento sgraziato<\/strong> del suo cavaliere.<\/p>\n<p>Dopo qualche danza si divisero, c&rsquo;era una <strong>vecchina<\/strong> interessata alle sue stoffe: gli affari chiamavano e lui, prontamente, rispondeva. La signora aveva preteso <strong>un forte sconto<\/strong>    per via dell&rsquo;ora tarda, sostenendo che altrimenti lui sarebbe dovuto    tornare a casa con la stoffa invenduta, invece lei gli avrebbe fatto    quasi un piacere a comprargliela, ad un prezzo ridotto, s&rsquo;intende.    Mentre dava retta alla cliente, il giovane mercante <strong>non riusciva a smettere<\/strong> di guardare sottecchi la giovane donna con cui aveva ballato. Si accorse che anche lei lo guardava, seppur <strong>pudicamente<\/strong> per non dare troppo nell&rsquo;occhio. Pass&ograve; di l&igrave; ancora quel suo amico che lo apostrof&ograve;:<br \/>\n&ldquo;Guarda che ti ho visto come stai osservando quella li, fai attenzione, <strong>non farti idee strane<\/strong>&rdquo;, ma lui prontamente rispose a tono:<br \/>\n&ldquo;Che stai dicendo, ti riferisci a me? Io? L&rsquo;ho solo fatta ballare perch&eacute; <strong>era l&rsquo;unica da sola<\/strong> in quel momento.&rdquo;<br \/>\n&nbsp;&ldquo;Amico, a me non la dai a bere, la stai mangiando con gli occhi. E    anche lei non smette di ronzarti attorno. Dammi ascolto, lascia stare, &egrave;    la sorella di un mio amico, la conosco bene, ed &egrave; una <strong>buona a nulla<\/strong>.&rdquo;<br \/>\n&ldquo;Come, una buona a nulla?&rdquo;<br \/>\n&ldquo;Ma s&igrave;&#8230; figurati, dicono che non &egrave; <strong>neanche capace di andare al pascolo<\/strong> con le bestie. I suoi l&rsquo;hanno fatta studiare, &egrave; diventata da poco <strong>maestra<\/strong>, si &egrave; diplomata a Bobbio.&rdquo;<br \/>\n&ldquo;Caspita, una maestra? Beh, io a scuola ero un campione con <strong>le tabelline<\/strong>&hellip;&rdquo;<br \/>\n&ldquo;Te lo ripeto, lascia stare. Non pensare che sia una di quelle maestrine    di citt&agrave;, questa qui &egrave; una che ha studiato perch&eacute;, secondo me, <strong>non ha voglia di lavorare<\/strong>. Pensaci: cosa se ne farebbe un uomo di una moglie che non sa neanche curare <strong>due galline<\/strong> e pensa solo ai <strong>libri<\/strong>? A parer mio non &egrave; capace neanche di sistemare casa&rdquo;.<br \/>\nE, con quest&rsquo;ultimo giudizio, l&rsquo;amico se ne and&ograve; a fare un ulteriore ballo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A met&agrave; pomeriggio le vendite erano andate abbastanza bene: qualche metro di stoffa, cinque o sei pezze, era riuscito a vendere anche le uova ricevute in pagamento alla mattina. 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