{"id":1382,"date":"2012-09-28T08:44:20","date_gmt":"2012-09-28T07:44:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/?p=1382"},"modified":"2012-09-21T19:46:15","modified_gmt":"2012-09-21T18:46:15","slug":"i-ragazzi-del-lesima-5","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/?p=1382","title":{"rendered":"I Ragazzi Del Lesima &#8211; 5"},"content":{"rendered":"<p>Il giovane venditore rimase qualche minuto pensieroso.<br \/>\n&ldquo;Una maestra&hellip; addirittura&hellip; <strong>una maestra<\/strong>&hellip; Quando andavo a scuola a <strong>Corbesassi <\/strong>avevo un maestro che arrivava da <strong>Varzi<\/strong>, o da un paese vicino. Mi sembrava altissimo, intelligentissimo, vecchissimo e soprattutto molto <strong>austero<\/strong> e severo. Io, per fortuna, me la cavavo molto bene in <strong>aritmetica<\/strong>     e quindi riuscivo a scusare qualche carenza nelle altre materie. Non     avevo mai conosciuto prima d&rsquo;ora una maestra, soprattutto una della   mia   et&agrave;. Caspita: una maestra, <strong>una vera maestra!<\/strong>&rdquo;.<br \/>\nFu destato da una mano che si era posata sulla sua spalla: <strong>era lei!<\/strong><br \/>\n&ldquo;Allora, ci facciamo un ultimo giro? Per&ograve; devi promettermi che stai pi&ugrave; attento e cercherai di non pestarmi troppo i piedi&rdquo;.<br \/>\nE ballarono, ballarono, ballarono <strong>fino al tramonto<\/strong>. Il ragazzo si rese conto che doveva imboccare la via del ritorno, aveva <strong>parecchia strada<\/strong> da fare per tornare a casa.<br \/>\n&ldquo;Il mese prossimo c&rsquo;&egrave; la festa a <strong>Vezimo<\/strong>, vieni?&rdquo; disse <strong>la maestrina<\/strong> di Zerba.<br \/>\n&ldquo;Credo proprio di s&igrave;, allora ci vediamo l&agrave;, cos&igrave; puoi darmi altre lezioni di ballo.&rdquo;<br \/>\n&ldquo;Volentieri, mi sei <strong>molto simpatico<\/strong>, e pensare che mia mamma mi aveva parlato male di te.&rdquo;<br \/>\n&ldquo;Ah si? Posso conoscere il motivo di questa <strong>antipatia<\/strong>?&rdquo;<br \/>\n&ldquo;Beh, diceva di starti alla larga perch&eacute; sei un <strong>commerciante<\/strong>, e quindi <strong>un buono a nulla<\/strong>, uno che non &egrave; capace neanche di andar nei campi o curare gli animali, e poi che sei uno <strong>sbruffone<\/strong>, un fanfarone. Sai, i miei genitori hanno fatto dei <strong>sacrifici<\/strong> per permettermi di studiare e vorrebbero per me qualcuno che abbia un lavoro solido e un avvenire garantito, non un mercante.&rdquo;<br \/>\n&ldquo;Aspetta un attimo, <strong>non ti sembra di correre un po&rsquo; troppo?<\/strong> Abbiamo solo ballato insieme.&rdquo;<br \/>\n&ldquo;Hai ragione, scusa&rdquo; disse lei <strong>diventando tutta rossa<\/strong>, e aggiunse: &ldquo;Allora ci vediamo, ciao&rdquo;. E corse via, verso casa.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/img\/20120928-zerba.jpg\" alt=\"\" \/><\/p>\n<p>Durante il viaggio di ritorno il ragazzo non fece che pensare a quegli     occhi, a quelle parole, i balli di quel pomeriggio, a quella figura     minuta, i suoi capelli, le sue mani. Pareva che i propri piedi <strong>camminassero da soli<\/strong>     lungo il sentiero del Lesima, non sentiva n&eacute; il freddo n&eacute; la fatica.     Non era preoccupato, ma neanche soddisfatto, di come erano andate le     vendite. Non gli importava pi&ugrave;, pensava solo a lei, la maestra, <strong>la ragazza di Zerba<\/strong>,     e quando fu arrivato vicino a casa i suoi pensieri si erano  riassunti    in una sola, forse avventata, ma solida, convinzione: &ldquo;Io,  un giorno,  <strong>la sposer&ograve;!<\/strong>&rdquo;<\/p>\n<p>Qui <strong>finisce<\/strong>, per noi, questa storia, che &egrave; <strong>un po&rsquo; vera <\/strong>e un po&rsquo; <strong>narrata sulle ali della fantasia<\/strong>.     Non so veramente come siano andate le cose, non so come realmente si     siano incontrati, come si siano conosciuti, ma mi piace immaginare  che  <strong>sia andata proprio cos&igrave;<\/strong>, come vi ho raccontato. Quello che so per certo &egrave; che la favola del commerciante e della maestra &egrave; una bella storia, che <strong>&egrave; durata tutta la vita<\/strong>.     Ancora oggi, che hanno passato gli ottant&rsquo;anni, quando guardano il     monte Lesima, ai cui fianchi sono cresciuti e vissuti, pregano verso <strong>la croce che svetta<\/strong>     sulla sua cima, e ringraziano il Signore per tutto ci&ograve; che gli ha     regalato. Come faccio a sapere tutte queste cose? Perch&eacute; il ragazzo di     Ponti e la ragazza di Zerba <strong>li conosco molto bene<\/strong>: li vedo tutti i giorni da quando sono nato!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il giovane venditore rimase qualche minuto pensieroso. &ldquo;Una maestra&hellip; addirittura&hellip; una maestra&hellip; Quando andavo a scuola a Corbesassi avevo un maestro che arrivava da Varzi, o da un paese vicino. Mi sembrava altissimo, intelligentissimo, vecchissimo e soprattutto molto austero e severo. 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