{"id":1508,"date":"2013-06-20T08:49:44","date_gmt":"2013-06-20T07:49:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/?p=1508"},"modified":"2013-07-06T12:37:55","modified_gmt":"2013-07-06T11:37:55","slug":"ll-rapporto-con-il-cliente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/?p=1508","title":{"rendered":"ll rapporto con il cliente"},"content":{"rendered":"<h3><span style=\"color: rgb(255, 0, 0);\">Format Distributivi del settore   moda abbigliamento in Italia: situazione e prospettive del piccolo   punto vendita<\/span><\/h3>\n<p><strong>Trentanovesima puntata<\/strong><\/p>\n<p><strong><em>&ldquo;Non vendiamo un prodotto, ma un&rsquo;idea&rdquo;<\/em><\/strong><em> <\/em>(M. Ascarelli De Giacomi, &ldquo;Psicologia e Tecnica della Vendita&rdquo;, Franco Angeli Editore,1969)<\/p>\n<p>Vendere non significa soltanto <strong>prendere la merce dagli scaffali e mostrarla al cliente ripetendo un certo numero di frasi imparate a memoria<\/strong>, non &egrave; solo il rispondere alle domande di chi abbiamo davanti, cercare la taglia e il colore desiderato, preparare la confezione e accompagnarlo alle casse. Chi nella vendita vede <strong>soltanto questi aspetti materiali<\/strong> non &egrave; un vero venditore. La vendita &egrave; innanzitutto <strong>un lavoro intellettuale<\/strong> e solo in parte un lavoro manuale: vendere significa <strong>convincere il cliente<\/strong>. Si pu&ograve; convincerlo ad <strong>arrivare<\/strong> fino al punto vendita, grazie alla pubblicit&agrave; ed alle promozioni; si pu&ograve; convincerlo ad <strong>entrare<\/strong>, grazie all&rsquo;allestimento delle vetrine, all&rsquo;insegna e ad un ingresso accogliente; si pu&ograve; infine convincerlo ad <strong>esprimere desideri inconsci<\/strong>, o a farne <strong>scaturire di nuovi<\/strong>, per poi soddisfali con gli articoli proposti. Nel settore moda questo &egrave; ancora pi&ugrave; vero in quanto molto spesso non si compiono acquisti <strong>per stretta necessit&agrave;<\/strong>, ma per soddisfare esigenze pi&ugrave; o meno <strong>voluttuarie<\/strong>, quindi la componente umana risulta <strong>fondamentale<\/strong>.<\/p>\n<p>Quest&rsquo;ultima parte spetta in gran parte al venditore. &Egrave; un compito difficile, specialmente in un negozio autonomo, dove il rapporto con il cliente &egrave; pi&ugrave; diretto, personale e intimo. L&rsquo;addetto alla vendita non lavora sul ferro, sulla pietra, sul legno, sulla stoffa, ma sulla <strong>personalit&agrave; umana<\/strong> del cliente e il suo strumento principale &egrave; la parola, che deve essere sempre guidata da capacit&agrave;, intuito ed intelligenza.<\/p>\n<p><strong>Il cliente-tipo di un negozio tradizionale ha esigenze diverse da quello che si rivolge ad un centro commerciale<\/strong>, ad un negozio di una catena o ad un outlet. In un negozio il cliente cerca degli aspetti che nelle altre formule distributive mancano.<\/p>\n<p>Essenzialmente cerca un <strong>rapporto umano<\/strong> con il venditore, da cui scaturiscono altri vantaggi. Quando si istaura questo tipo di rapporto la vendita diventa pi&ugrave; piacevole, rapida e proficua. Analizziamo i motivi che spingono un potenziale cliente a rivolgere la propria attenzione ad un negozio tradizionale.<\/p>\n<ul>\n<li><strong>La fiducia<\/strong>. Il cliente si aspetta di trovare una controparte <strong>esperta<\/strong> della categoria merceologica dei prodotti che vende. In questo modo potr&agrave; farsi <strong>consigliare<\/strong>, assistere nelle scelte, supportare nella selezione delle proposte. L&rsquo;opinione preponderante &egrave; quella che assegna un alto grado di competenza al dettagliante. Questo perch&eacute; molto spesso <strong>il negozio &egrave; gestito direttamente dal titolare<\/strong> o dai familiari, e si suppone che abbiamo intrapreso questa attivit&agrave; per passione, e quindi siano <strong>abili intenditori<\/strong> della merce venduta. Queste caratteristiche molto spesso non sono presenti nelle altre tipologie di vendita, dove il personale viene assunto senza richieste di una <strong>preparazione specifica<\/strong>, specialmente nel settore abbigliamento e moda.<\/li>\n<li><strong>I servizi<\/strong>. Dal rapporto personale con il venditore possono scaturire dei servizi che altrove non vengono effettuati, se non in rari casi. Il venditore potrebbe accordare <strong>sconti particolari<\/strong> ai clienti abituali, tenere <strong>in sospeso la merce <\/strong>in attesa del pagamento futuro, concedere la merce a <strong>credito<\/strong>, accettare <strong>resi<\/strong>, ecc.<\/li>\n<li><strong>Calore umano<\/strong>. Un aspetto da non sottovalutare &egrave; quello che molte persone scelgono il negozio semplicemente per il <strong>rapporto umano<\/strong> che si istaura col negoziante. Chi lo fa per chiacchierare, magari solo del pi&ugrave; e del meno, chi per avere un valore aggiunto agli acquisti che fa.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Questi elementi sono ovviamente <strong>legati tra di loro<\/strong> e partecipano assieme a formare la motivazione per la quale gli acquirenti italiani dirigono le proprie attenzioni alle consuete attivit&agrave; commerciali tradizionali.<\/p>\n<p>Per questi motivi il rapporto col cliente deve essere oggetto di particolari attenzioni. Un abile venditore deve saper <strong>ascoltare<\/strong>, <strong>capire<\/strong> il cliente, le sue esigenze, <strong>proporre<\/strong> nuove soluzioni, <strong>invitare<\/strong> all&rsquo;acquisto, e anche accettare di fare qualche chiacchiera, senza perder tempo ma senza neanche <strong>perdere la pazienza<\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;&ldquo;<strong>Non vendiamo un prodotto, vendiamo soluzioni<\/strong>&rdquo; (William &ldquo;Bill&rdquo; Henry Gates III, all&rsquo;epoca CEO di Microsoft, in una conferenza a Milano, 1994) <strong>(Io c&#8217;ero ! NotaDiFabio)<\/strong><\/p>\n<p>Il venditore deve essere un buon psicologo, deve conoscere il cliente e convincerlo, comprendendo il comportamento, gli atteggiamenti mentali, le motivazioni. La vendita &egrave; anche un incontro tra due menti, fra due intelligenze, fra due esseri sensibili e ragionanti, pertanto &egrave; un rapporto estremamente complesso. L&rsquo;abilit&agrave; del commerciante sta nell&rsquo;utilizzo delle sensazioni che far&agrave; nascere, con tutti i mezzi possibili: le parole, i toni, le pause, le suggestioni, ma anche dando al cliente la possibilit&agrave; di utilizzare altri sensi per valutare la merce, facendo in modo che possa toccala, maneggiarla, indossarla.<\/p>\n<p>La psicologia ci insegna anche tanti altri aspetti della vendita, che qui non analizzeremo. Ad esempio occorre valutare anche i differenti tempi di reazione (dovuti ad et&agrave;, stato di salute, esperienza, cultura, abitudine, ecc.) per adeguare i ritmi di presentazione degli articoli. L&rsquo;elencazione di tutti gli aspetti psicologici della vendita e le opportune tecniche da utilizzare esulano gli scopi di questa tesi, ma rimarchiamo che spesso sono estremamente importanti.<\/p>\n<p>&quot;Noi vendiamo sogni&quot; (Santo Versace, presidente della Gianni Versace s.p.a., &quot;Io, Gianni, Donatella e la politica&quot;, Panorama, 20 marzo 2008)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Format Distributivi del settore moda abbigliamento in Italia: situazione e prospettive del piccolo punto vendita Trentanovesima puntata &ldquo;Non vendiamo un prodotto, ma un&rsquo;idea&rdquo; (M. 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