{"id":158,"date":"2005-11-28T09:30:37","date_gmt":"2005-11-28T07:30:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fabiotordi.it\/?p=157"},"modified":"2005-11-28T09:30:37","modified_gmt":"2005-11-28T07:30:37","slug":"cyberdream-1998","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/?p=158","title":{"rendered":"Cyberdream 1998"},"content":{"rendered":"<div class=\"postBody\">\n<p>Poi me ne andai.<\/p>\n<p>Scesi frettolosamente la scala e mi ritrovai <strong>pensieroso<\/strong> nella ventosa piazza. Dai <strong>tabernacoli<\/strong> <strong>televisivi<\/strong> uscivano ululanti spettri multicolori e la moltitudine di <strong><font color=\"#8d8d8d\">automi-impiegati<\/font><\/strong> si apprestava a ritornare velocemente nelle proprie caverne. Alcuni attendevano il tram, o il <strong><font color=\"#00ac00\">Millenium Falcon<\/font><\/strong> che li avrebbe portati ad <strong>Alderan<\/strong>.<\/p>\n<p>Ero <em>abbastanza<\/em> felice, anche se il freddo incominciava a farsi sentire ed io avevo solo una tuta di <strong>fotoni condensati<\/strong>. Pensavo alle vecchie macchine da scrivere&#8230; quelle che stampavano i numeri un po&#8217; in alto e un po&#8217; in basso: <strong>il nove con il ricciolino in gi&ugrave;<\/strong>, cos&igrave; come la gamba del sette.<\/p>\n<p>Ad un tratto mi resi conto che non avevo una meta: <em><font color=\"#ac002b\">dove stavo andando<\/font><\/em>? Ma in fondo poco importava, ormai c&#8217;era buio e tra un videocartellone pubblicitario e un grattacielo la <strong>luna<\/strong> faceva capolino. La luna! <strong>La luna!<\/strong> Ispiratrice di generazioni di poeti, pallida ninfa, che bella che era. Anche se le basi spaziali e i centri di ricerca che avevano costruito di recente cambiavano un po&#8217; il suo aspetto.<\/p>\n<p>Ormai ero arrivato nel <strong>Quartiere Sigma Nord<\/strong>: ammasso di detriti, spazzatura e scorie, amara eredit&agrave; dei conflitti del <strong>2023<\/strong>. Ora pensavo invece ai <strong>gettoni telefonici<\/strong>: medaglioni dorati da inserire ad uno ad uno e se li avevi in tasca facevi un rumore tipo carro delle renne di Babbo Natale. Poi vennero i videotelefoni AT&amp;T_internet_telecom e ora si comprano delle workstations da polso che permettono di comunicare fino alle <strong><font color=\"#2b2bac\">porte di Thannoiser<\/font><\/strong>.<\/p>\n<p>Rientrando a casa con un <strong>taxinet<\/strong> mi chiesi se era un bene che a seguito della <strong>direttiva intercosmica del &#8217;39<\/strong> tutti abbiamo dovuto trasferire la nostra intelligenza, la nostra memoria, le nostre emozioni su PROM virtuali collettive, accessibili e controllabili dagli alti dirigenti del <strong>Governo Imperiale<\/strong>. Forse in quel momento ero felice solo perch&eacute; mi avevano settato dei <strong><font color=\"#ac8156\">BIT<\/font><\/strong> a 0 oppure 1.<\/p>\n<p>Arrivato a casa staccai la spina del main processor e distrussi il trasmettitore di impulsi fisiologici che avevo nel <strong>finto molare sinistro<\/strong> ed ora sono qui ai confini dell&#8217;universo sulla mia <strong>tecnonave<\/strong> <strong><font color=\"#d7002b\">Odisseo<\/font><\/strong>, ricercato dalle flotte dell&#8217;Impero per la disobbedienza.<\/p>\n<p>Ora devo andare perch&eacute; <strong>ho il caff&egrave; sul fuoco<\/strong>&#8230;<\/p>\n<p>MAY THE FORCE BE WITH YOU!<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Poi me ne andai. Scesi frettolosamente la scala e mi ritrovai pensieroso nella ventosa piazza. Dai tabernacoli televisivi uscivano ululanti spettri multicolori e la moltitudine di automi-impiegati si apprestava a ritornare velocemente nelle proprie caverne. 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