{"id":1864,"date":"2014-12-08T09:38:21","date_gmt":"2014-12-08T08:38:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/?p=1864"},"modified":"2014-12-07T16:46:10","modified_gmt":"2014-12-07T15:46:10","slug":"a-voghera-si-faceva-la-fila","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/?p=1864","title":{"rendered":"A Voghera si faceva la Fila"},"content":{"rendered":"<p>Da un articolo sulla Fila del 1978: <em>&ldquo;A Voghera, nell&rsquo;Oltrep&ograve; pavese,  sorge la pi&ugrave; importante fabbrica italiana di racchette da tennis, sia  in ordine di capacit&agrave; di produzione (potrebbe raggiungere i 250.000  telai l&rsquo;anno), sia in ordine alle dimensioni dell&rsquo;unit&agrave; produttiva:  5.500 metri quadrati di superficie coperta su oltre 10.000 metri quadrai  di area complessiva. Questa fabbrica della Fila &egrave; operativa da sedici  mesi e occupa un centinaio di dipendenti. Ma al di l&agrave; delle cifre, che  servono a dare una dimensione allo stabilimento della fila, &egrave;  interessante sapere che questa unit&agrave; vogherese &egrave; stata protagonisa ,  circa due anni or sono, di uno dei pi&ugrave; interessanti casi di  riconversione industriale del nostro Paese. L&agrave; dove oggi si fabbricano  racchette, infatti, per decenni e decenni venivano prodotte fibre  sintetiche da parte della SNIA Viscosa; gli stessi dipendenti, che oggi  con perizia e amore artigianale fabbricano telai, fino a qualche mese fa  muovevano complessi macchinari destinati a ben altra produzione. E&rsquo;  successo che la SNIA, a causa delle difficolt&agrave; del mercato delle fibre,  ha liquidato l&rsquo;azienda di Voghera e messo in cassa integrazione i  dipendenti. Il meccanismo &egrave; fin troppo logico , purtroppo. E&rsquo; a questo  punto che interviene la Fila, societ&agrave; di grande prestigio nel campo  dell&rsquo;abbigliamento sportivo. D&rsquo;accordo col Cotonificio Olcese, nel  dicembre 1977, preleva lo stabilimento di Voghera e ne fa, in pochi  mesi, una fabbrica di racchette. L&rsquo;investimento iniziale &egrave; di un  miliardo e mezzo. Il posto di lavoro &egrave; salvo per tutti gli operai, anzi  qualcuno viene assunto ex novo. La Fila (30 miliardi di fatturato nel  1978) opera da oltre 100 anni nel campo dell&rsquo;abbigliamento: si &egrave;  guadagnata un&rsquo;immagine di azienda seria, al servizio di clienti  particolarmente esigenti; c&rsquo;&egrave; da prevedere che la tradizionale seriet&agrave; e  correttezza della Fila saranno sicuramente confermate in questa fase  operativa del tutto nuova: la produzione dell&rsquo;attrezzo. &ldquo; Siamo solo  agli inizi &ndash; commenta il responsabile della ditta &ndash; e cerchiamo di  operare secondo quanto &egrave; emerso dalle precedenti fasi di ricerca, sia  tecnologica sia commerciale. Abbiamo considerato tutte le tendenze nel  campo delle racchette, abbiamo ascoltato i rivenditori, ci siamo valsi  della preziosa esperienza di Martin Mulligan, che &egrave; stato un grande  giocatore di livello mondiale. A questo punto abbiamo fatto le nostre  scelte e abbiamo privilegiato il legno, presentando una gamma  diversificata e ragionata di racchette. Dice un nostro slogan  pubblicitario: &ldquo;la Fila ha migliorato un materiale gi&agrave; perfetto in  natura, il legno&rdquo;. Abbiamo puntato su una racchetta che sia  tendenzialmente rigida, la pi&ugrave; adatta al gioco aggressivo e moderno che  oggi si va imponendo. Per legni base, abbiamo scelto il faggio e il  frassino, un frassino speciale che cresce solo in Francia: si presenta  piuttosto chiaro con fibra longitudinale e col giusto peso specifico per  la lavorazione dei telai. Come assoluta novit&agrave; abbiamo inserito nelle  nostre Wud legni grassi, pregiati, mai usati nel tennis: il padouk e il  palissandro. Si tratta di legni molto costosi: provengono dai boschi  dell&rsquo;India e dell&rsquo;Africa, dove il clima particolare favorisce la  crescita di alberi dotati di non comune robustezza e rigidit&agrave;&rdquo;. La  visita allo stabilimento ci ha permesso di prendere atto dell&rsquo;alta  tecnologia e della valida esperienza che presiedono alla produzione di  600 telai al giorno per un totale di 120 mila all&rsquo;anno. Per chi ama le  cifre, diciamo che una racchetta finita (non incordata) nello  stabilimento di Voghera, comporta 108 successive operazioni. Di sicuro  effetto &egrave; una macchina speciale che piega il telaio agendo con una forza  impressionante, pari a 4,5 atmosfere, corrispondente ad un peso di 80  chilogrammi. Si capisce che se la serie delle operazioni &egrave; stata ben  fatta, il telaio deve superare brillantemente anche questa prova.&rdquo;<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/img\/20141208-fila.jpg\" alt=\"\" \/><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da un articolo sulla Fila del 1978: &ldquo;A Voghera, nell&rsquo;Oltrep&ograve; pavese, sorge la pi&ugrave; importante fabbrica italiana di racchette da tennis, sia in ordine di capacit&agrave; di produzione (potrebbe raggiungere i 250.000 telai l&rsquo;anno), sia in ordine alle dimensioni dell&rsquo;unit&agrave; produttiva: 5.500 metri quadrati di superficie coperta su oltre 10.000 metri quadrai di area complessiva. 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