{"id":1868,"date":"2015-01-06T09:07:51","date_gmt":"2015-01-06T08:07:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/?p=1868"},"modified":"2015-01-05T22:40:10","modified_gmt":"2015-01-05T21:40:10","slug":"i-tre-colonnelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/?p=1868","title":{"rendered":"I tre colonnelli"},"content":{"rendered":"<p><strong>Dario Rebolini<\/strong> &egrave; mio <strong>zio<\/strong>. E&#8217; stato <strong>partigiano<\/strong>. Qualche anno fa ha scritto una storia romanzata, intitolata &quot;<strong>I tre colonnelli<\/strong>&quot;, che poi &egrave; stata pubblicata sottoforma di libro.&nbsp;<\/p>\n<p>Deve essere stata <strong>un&#8217;esperienza che ti sconvolge la vita<\/strong>. Parti militare, ti mandano in <strong>Jugoslavia<\/strong> a combattere a <strong>19 anni<\/strong>, et&agrave; in cui i ragazzi di oggi giocano alla <strong>Playstation<\/strong> e si lamentano che la squadra del cuore ha perso. E&#8217; tornato in Italia e <strong>dopo l&#8217;8 settembre &#8217;43 ha disertato<\/strong>, si &egrave; dato alla macchia e poi si &egrave; arruolato nella <strong>resistenza<\/strong>. Non voglio sindacare su cosa fosse <strong>giusto e sbagliato<\/strong>, perch&eacute; quei momenti, quel periodo storico, quella vita <strong>l&#8217;ha vissuta lui e non io<\/strong>. Io conosco molte storie che mi ha raccontato mia mamma &#8211;<em>sua sorella<\/em>&#8211; sul periodo del fascismo, sui rastrellamenti, sul comportamento dei &quot;<strong>regolari<\/strong>&quot; (i &quot;fascisti&quot;) e di quelli dei &quot;<strong>ribelli<\/strong>&quot; (come venivano definiti allora quelli che poi sono stati chiamati &quot;partigiani&quot;).&nbsp;<\/p>\n<p>Penso tuttavia a quello che poteva succedere, anche leggendo questo racconto che, a parte la parte romanzata, racconta tutte <strong>storie vere<\/strong>, fatti e avvenimenti realmente accaduti e <strong>vissuti in prima persona<\/strong> da Dario. Il governo si butta in una <strong>guerra<\/strong>, che gi&agrave; per definizione (come tutte le guerre) &egrave; <strong>inutile, dannosa, rovinosa<\/strong>, e questa pi&ugrave; delle altre. Tanti ragazzi vengono arruolati e <strong>mandati a morire per la brama di pochi<\/strong>. Quando mezza Italia viene invasa dagli <strong>Alleati<\/strong> a molti &egrave; chiaro che la dittatura <strong>&egrave; prossima alla fine<\/strong>, &egrave; solo una questione di tempo. E si organizzano <strong>le frange di resistenza<\/strong>. E&#8217; storia abbastanza nota, o perlomeno risaputa. Dove &egrave; pi&ugrave; facile darsi alla macchia? Naturalmente <strong>sui monti<\/strong>, e quindi anche sui <strong>nostri<\/strong> monti. Per la variet&agrave; del genere umano immagino che ci fosse chi stava <strong>da una parte<\/strong> o <strong>dall&#8217;altra<\/strong> perch&eacute; ci credeva e chi invece lo faceva per <strong>convenienza<\/strong>. Hai una casa, una famiglia, una posizione e <strong>rischi tutto<\/strong> per difendere una fantomatica &quot;libert&agrave;&quot;? Puoi decidere di farlo, ma <strong>sei giustificato se non lo fai<\/strong>. Mio zio scelse di farlo, non so se per <strong>convinzione<\/strong>, se per l&#8217;<strong>incoscienza<\/strong> dei vent&#8217;anni, se per non tornare a combattere per un capo &quot;ingiusto&quot;, se perch&eacute; ritenesse di poter <strong>realmente contribuire<\/strong> a qualcosa di grande e nobile, se per una presunta convenienza o se <strong>una miscela di tutte queste cose<\/strong>. Mia mamma mi diceva che in famiglia questo suo unirsi ai &quot;ribelli&quot; <strong>non era stato visto molto di buon occhio<\/strong>, non fosse altro per la <strong>paura di ritorsioni<\/strong> sulla famiglia. Era pur sempre un figlio, ma aiutarlo <strong>significava rischiare di compromettere gli altri membri<\/strong>: i fratelli, i genitori, ecc. Ma tant&#8217;&egrave;: Dario aveva vent&#8217;anni, <strong>non era pi&ugrave; un bambino<\/strong>, aveva gi&agrave; vissuto sulla sua pelle la guerra, e come tutti i ventenni <strong>era convinto di poter cambiare il mondo<\/strong>. In quei mesi in cui &egrave; stato partigiano deve averne viste e vissute di tutti i colori, atti di <strong>eroismo<\/strong> e di <strong>vigliaccheria<\/strong>, momenti di <strong>disperazione<\/strong> e di <strong>trionfo<\/strong>. Che cosa <strong>orribile<\/strong> la guerra, e ancora pi&ugrave; orribile la <strong>guerra civile<\/strong>, quella che c&#8217;&egrave; stata in Italia, nei nostri luoghi, dal &#8217;43 al &#8217;45. L&#8217;amico, il parente, il vicino che in tempo di pace conoscevi come amico, potevi trovartelo &quot;<strong>dall&#8217;altra parte<\/strong>&quot;. Magari tu eri un &quot;partigiano&quot; e sparavi, mentre di l&agrave; c&#8217;era un &quot;fascista&quot;, e un tempo <strong>eravate amici<\/strong>. La guerra tira fuori le <strong>brutture<\/strong> e trovarsi con un fucile in mano <strong>pu&ograve; portare a gesti orribili<\/strong>. Perch&egrave; i caduti della guerra in quel caso non erano gli &quot;stranieri&quot;, i &quot;nemici&quot;, ma i tuoi <strong>connazionali<\/strong>.&nbsp;<br \/>\nE pensate forse che i soldati tedeschi mandati a combattere e morire nelle nostre valli fossero dei <strong>cattivoni senza cuore?<\/strong> Indubbiamente <strong>qualche gerarca si<\/strong>, senza dubbio, cos&igrave; come qualche gerarca fascista. Ma <strong>a morire di solito non sono mai i capi<\/strong>. Bush ha fatto tante guerre stando comodamente seduto nella sua poltrona. Ripeto:<strong> che cosa brutta la guerra<\/strong>.&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" width=\"420\" height=\"315\" src=\"\/\/www.youtube.com\/embed\/e4k48L_YtSc?rel=0\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"\"><\/iframe><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dario Rebolini &egrave; mio zio. E&#8217; stato partigiano. 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