{"id":1894,"date":"2015-03-08T08:33:09","date_gmt":"2015-03-08T07:33:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/?p=1894"},"modified":"2015-03-06T14:36:52","modified_gmt":"2015-03-06T13:36:52","slug":"padre-pio-prima-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/?p=1894","title":{"rendered":"Padre Pio &#8211; prima parte"},"content":{"rendered":"<p>Sono le <strong>2153<\/strong><\/p>\n<div>Eccoci qui, sul <strong>treno<\/strong>. Finalmente sto andando in <strong>Puglia<\/strong>, a <strong>San Giovanni Rotondo<\/strong>, &ldquo;da <strong>Padre Pio<\/strong>&rdquo;, come si suol dire. <strong>Sono anni che sto progettando questo viaggio<\/strong>, o meglio che ci sto pensando. Non so se &egrave; <strong>un pellegrinaggio<\/strong>, non sono particolarmente devoto a questo a questo santo, a dir la verit&agrave; non conosco neanche bene la sua storia, se non qualche spezzone che si legge sui giornali o qualcosa detta alla tv, ma &egrave; una cosa che mi ero imposto di fare.<\/div>\n<div><strong>Dite che scrivo dei periodi troppo lunghi?<\/strong> Scusatemi, in italiano, raggiungevo il sei, <strong>sei e mezzo<\/strong>. I miei ci andavano spesso anni addietro, una volta l&rsquo;anno, forse <strong>per un fioretto o cose simili<\/strong>, non l&rsquo;ho mai saputo. Come sempre senza dire nulla fino all&rsquo;ultimo giorno, quando a cena dicevano: &ldquo;<strong>Guarda che noi andiamo da Padre Pio<\/strong>&rdquo;, e prendevano il treno di notte, per arrivare a <strong>Foggia<\/strong> all&rsquo;alba. Lo stesso treno su cui sto viaggiando. Dopo aver partecipato alla messa tornavano, e per la sera del giorno dopo la partenza <strong>erano a casa<\/strong>. Ricordo quella volta che mi hanno telefonato mentre ero al bar a vedere la partita dicendomi che, causa ritardi, <strong>avevano perso la coincidenza<\/strong>. E cos&igrave; sono andato a prenderli alla stazione di <strong>Piacenza<\/strong>. &Egrave; stato un &ldquo;diversivo&rdquo;, <strong>ero contento di andarli a prendere<\/strong>. Ricordo che, ascoltando l&rsquo;autoradio, sentimmo <strong>la partita<\/strong> inframmezzata dai loro racconti. <strong>L&rsquo;Inter vinse quella sera<\/strong>.<\/div>\n<div>Quasi sette anni fa gli dissi: &ldquo;<strong>La prossima volta verr&ograve; anche io<\/strong>&rdquo;. Avevo un mio motivo e <strong>feci quella promessa<\/strong>. Solo che l&rsquo;anno successivo mia mamma aveva gi&agrave; problemi alla gamba e avrebbe fatto fatica a fare quella <strong>sfacchinata<\/strong>. Nei periodi in cui stava meglio <strong>non aveva tempo<\/strong>, oppure ci eravamo imbarcati <strong>in altri viaggi<\/strong>, come a <strong>Lisbona<\/strong> e ad <strong>Atene<\/strong>. Poi la malattia si &egrave; improvvisamente aggravata, con tragico epilogo. Quando era in ospedale, quasi due anni fa, le promisi che <strong>l&rsquo;avrei accompagnata io<\/strong> fin l&agrave;, magari con mezzi pi&ugrave; comodi, come l&rsquo;auto, ma il destino <strong>non me ne ha dato la possibilit&agrave;<\/strong>.<\/div>\n<div>Nei mesi successivi se ne &egrave; parlato qualche volta in famiglia, ma &egrave; una di quelle cose che <strong>rimandi sempre<\/strong>: quando far&agrave; pi&ugrave; caldo, quando avr&ograve; pi&ugrave; tempo, quando sar&ograve; pi&ugrave; libero, <strong>quando, quando ,quando, quando<\/strong>.<\/div>\n<div>E cos&igrave; <strong>mi sono deciso<\/strong>. Avevo ovviamente pensato ad uno dei miei viaggi lampo: <strong>dalla Rita qualcosa avr&ograve; pur preso, no?<\/strong> Solo che raggiungere San Giovanni Rotondo <strong>in aereo &egrave; complicato<\/strong>. Foggia ha un aeroporto servito malissimo (non so neppure se &egrave; ancora funzionante) e atterrare a <strong>Bari<\/strong> comporta delle perdite di tempo e denaro e aggiunge delle complicazioni che rende il treno <strong>una scelta quasi obbligata<\/strong> per una breve visita. Quindi, <strong>una notte di novembre<\/strong> (la notte &egrave; il paradiso -o l&rsquo;inferno, dipende dai punti di vista- di chi &nbsp;come ma fa &#8211;<strong>incauti<\/strong>&#8211; acquisti su internet. Sia benedetta\/maledetta la carta di credito) ho preso i biglietti per gennaio, <strong>intercity notte<\/strong>, direttamente da Voghera a Foggia.<\/div>\n<div>E quindi eccomi qui. Viaggiare da solo non mi ha mai messo <strong>ansia<\/strong>, malinconia o preoccupazione, ma stavolta <strong>un pochino si<\/strong>, star&ograve; <strong>invecchiando?<\/strong> Mi sembra di partire per un lungo viaggio, ma sar&ograve; di ritorno nel mio letto tra&hellip; dunque&hellip; <strong>31 ore?<\/strong> O 32.&nbsp;<\/div>\n<div>Il treno sembra mediamente tranquillo. Ci sono, ovviamente, anche delle brutte facce, ma niente di che. &Egrave; anche abbastanza frequentato. N&eacute; troppo, n&eacute; troppo poco. Dovremmo essere a Piacenza. Credevo ci fossero dei vagoni cuccette, invece mi sa di no. <strong>Adesso mi metto a leggere<\/strong>.<\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div style=\"text-align: center;\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/img\/20150308-padrepio1.jpg\" alt=\"\" \/><\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div>&Egrave; quasi <strong>mezzanotte<\/strong> e siamo a <strong>Bologna<\/strong>. I compagni di viaggio del mio scompartimento sono scesi tutti, compresi i chiacchieroni saliti a Piacenza. Ora vediamo chi sale. <strong>Speriamo bene.<\/strong><\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div style=\"text-align: center;\"><strong><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/img\/20150308-padrepio2.jpg\" alt=\"\" \/><\/strong><\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div>Sono le <strong>7:17<\/strong>. &Egrave; appena finita la messa al santuario di <strong>Santa Maria delle Grazie<\/strong>. Sono molto in anticipo sulla tabella di marcia.<\/div>\n<div>Da Bologna in avanti ho fatto il viaggio in compagnia di <strong>due ragazze<\/strong> e <strong>un ragazzo<\/strong>. C&rsquo;era anche un altro, ma &egrave; sceso subito. Potrei definirlo &ldquo;<strong>di colore<\/strong>&rdquo;, ma &egrave; una definizione che <strong>non mi piace<\/strong>. Di che colore? Quando ero bambino si diceva &ldquo;<strong>negro<\/strong>&rdquo;, ma poi &egrave; diventata una parola offensiva. Dovrebbero inventarne una, perch&eacute; &ldquo;di colore&rdquo; <strong>&egrave; proprio brutta.<\/strong>&nbsp;<\/div>\n<div>Le due tipe invece erano di una <strong>strana nazionalit&agrave;<\/strong> che ci ho messo un po&rsquo; ad individuare. La fisionomia era <strong>europea<\/strong>, ma la lingua che parlavano mi era <strong>ignota<\/strong>. Non era italiano, inglese, francese, spagnolo, tedesco, neanche nordica tipo fiammingo, olandese, svedese. Neppure slava, russa, ecc. <strong>Quindi?<\/strong> Quando una delle due ha estratto un libretto per scrivere qualcosa ho sbirciato e ho riconosciuto una <strong>theta minuscola: erano greche!<\/strong> Tra l&rsquo;altro: perch&eacute; si dice greco, greca, greche, ma il maschile plurale &egrave; <strong>greci?<\/strong> Boh.<\/div>\n<div>Ad un certo punto abbiamo spento la luce, cercando di dormire. Una delle due si &egrave; calata in faccia uno scalda collo, ma nonostante quello <strong>ha cambiato posizione cento volte<\/strong>: seduta, allungata, sdraiata, stravaccata. Ogni volta scontrandomi e svegliandomi.<\/div>\n<div>Il tipo russava. Quindi si pu&ograve; dire che non ho dormito molto. <strong>Alle 4 ci ha pensato pure il controllore<\/strong>.<\/div>\n<div>Alle 5 e 20 il treno era gi&agrave; fermo appena fuori dalla stazione di Foggia. Wow, si prospettava un arrivo anticipato. Esco e cerco una pensilina del bus. Chiedo a una signora, ma lei sta andando in <strong>Romania<\/strong>. In quella passa un autobus cono scritto &ldquo;<strong>S.G. Rotondo<\/strong>&rdquo;. Lo rincorro, si ferma, salgo. Purtroppo <strong>non &egrave; possibile<\/strong> acquistare il ticket sul mezzo, l&rsquo;autista mi indica un bar. Mi precipito. Sta entrando una decina di persone col trolley: li sorpasso con <strong>astuzia<\/strong> e un pizzico di <strong>maleducazione<\/strong> e chiedo il biglietto. &ldquo;Tanto il prossimo &egrave; alle 7&rdquo;. &ldquo;No, mi sta aspettando&rdquo;. &ldquo;Ah, parte in ritardo?&rdquo;. Io penso &ldquo;<strong>Si, perch&eacute; &egrave; amico mio, ti&egrave;<\/strong>&rdquo;<\/div>\n<div>Sulla corriera cerco di dormire, visto che il viaggio dovrebbe durare oltre un&rsquo;ora. Avrei voluto leggere <strong>la guida<\/strong> che mi sono stampato, visto che non ho bene idea di cosa ci sia da visitare, <strong>ma &egrave; buio pesto.<\/strong><\/div>\n<div>Se avevo dimenticato come &egrave; scomodo cercare di dormire in treno, riscopro che sull&rsquo;autobus <strong>&egrave; proprio impossibile.<\/strong> Per fortuna non fa soste (e chi dovrebbe salire o scendere a quest&rsquo;ora?) e arriviamo in anticipo di un quarto d&rsquo;ora. Riesco cos&igrave; ad assistere alla <strong>messa delle sei e mezza<\/strong>.&nbsp;<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono le 2153 Eccoci qui, sul treno. Finalmente sto andando in Puglia, a San Giovanni Rotondo, &ldquo;da Padre Pio&rdquo;, come si suol dire. Sono anni che sto progettando questo viaggio, o meglio che ci sto pensando. 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