{"id":2100,"date":"2016-08-03T08:59:48","date_gmt":"2016-08-03T07:59:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/?p=2100"},"modified":"2016-08-03T09:50:02","modified_gmt":"2016-08-03T08:50:02","slug":"la-favola-del-lupo-e-dellorso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/?p=2100","title":{"rendered":"La favola del Lupo e dell&#8217;Orso"},"content":{"rendered":"<p>Cercando dei documenti, trovo in un <strong>cassetto<\/strong> una <strong>lettera<\/strong>, inviata nei primi giorni del <strong>1998<\/strong> a mia mamma <strong>Rita<\/strong> da suo fratello, <strong>Dario<\/strong>, con allegato una <strong>favola<\/strong>. Si, proprio una storiella per bambini, che Dario aveva inventato per un suo nipotino. Ricordo che molte volte mia mamma mi aveva citato <strong>questo racconto<\/strong>, ne era stata molto favorevolmente colpita. E mi aveva raccontato anche di questo bambino &quot;<strong>americano<\/strong>&quot;. Di mio zio ne avevo gi&agrave; citato l&#8217;articolo (<a href=\"http:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/?p=658\">clicca qui<\/a>) e il libro (<a href=\"http:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/?p=1868\">clicca qui<\/a>) e a breve ci sar&agrave; ancora un post a lui dedicato.<\/p>\n<p>La lettera &egrave; molto <strong>tenera e spontanea<\/strong>, poetica, a tratti formale (di quella formalit&agrave; dal sapore antico) a tratti gioviale. &quot;[&#8230;] dopo i tuoi suggerimenti e aggiustamenti e limando, limando, sembra sia venuta abbastanza bene, tanto che il mensile ESPERIENZA le la ha pubblicata.&quot;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/img\/20160803-lupo-orso.jpg\" alt=\"\" \/><\/p>\n<p>Ecco la favola del &quot;<strong>Lupo Malos<\/strong>&quot;:<\/p>\n<p>Mi arriva da <strong>Boston<\/strong> un nipotino di quattro anni, <strong>Gabriele<\/strong>: padre italiano, medico ad <strong>Harvard<\/strong>, madre gi&agrave; architetto a <strong>Caracas <\/strong>e oggi casalinga. Bene. Appena arrivato dorme per quasi<strong> due giorni consecutivi <\/strong>(a seguito del fuso orario). Poi basta. Non c&#8217;&egrave; pi&ugrave; verso di farlo <strong>addormentare<\/strong>, finch&eacute; chiedo ai suoi genitori di farmi provare. Accordato. Prendo Gabriele in braccio dicendogli che gli avrei raccontato la favola del <strong>lupo cattivo<\/strong> (che lui chiamer&agrave; <strong>malos<\/strong>, dalla lingua venezuelana) e dell&#8217;orso buono. Mi avvio alla finestra e comincio. Non ci si creder&agrave; ma, dopo pochissimi minuti, <strong>si addormenta<\/strong>, e cos&igrave; tutte le sere seguenti per un mese intero. Alla fine bastano poche filastrocche ed &egrave; gi&agrave; nei sogni di <strong>Morfeo<\/strong>. Quando poi &egrave; venuta l&#8217;ora di ripartire voleva che andassi con lui per continuare a raccontargli la favola. Cos&igrave; siamo arrivati ad <strong>un accordo<\/strong>: gli avrei scritto la favola del lupo &quot;malos&quot; e sua madre gliel&#8217;avrebbe letta. La favola? <strong>Eccola<\/strong>. <strong>Giuseppe Rebolini, Genova. <\/strong><em>(Si, in realt&agrave; lo zio Dario si chiama Giuseppe, NotaDiFabio)<\/em><\/p>\n<p>Una mattina <strong>Dario <\/strong>e <strong>Gabriele <\/strong>decidono di andare a <strong>caccia <\/strong>nel <strong>bosco<\/strong>. Gabriele arma il suo <strong>fucile turbo<\/strong>, nuovo fiammante, ad <strong>acqua bollente<\/strong> e Dario la sua <strong>doppietta<\/strong> modello 1939 con cartucce caricate a <strong>pallettoni di plastica<\/strong> (pi&ugrave; per difendersi che per offendere). Poi, naturalmente, oltre all&#8217;armamento, preparano anche due <strong>robusti zaini da montagna<\/strong> con borracce piene di <strong>whisky-soda<\/strong> e <strong>Coca-cola<\/strong>, pi&ugrave; una robusta scorta di <strong>Nutella<\/strong> e <strong>salame di Varzi<\/strong>. Dopo circa due ore di marcia eccoli arrivati nel terreno di caccia, cio&egrave; nel bosco. Un<strong> bosco fantastico<\/strong>, con querce e <strong>pini secolari<\/strong> che salgono con le cime verso il cielo, quasi imprendibili. Camminando cos&igrave; nel sottobosco, oltre ai &nbsp;rumori che procurano i loro passi, sentono in lontananza un <strong>vocio<\/strong> di suoni non ben definiti. Stanno un poco a sentire, poi decidono di proseguire, sperando di riuscire a capirne di pi&ugrave;. Ad un certo punto per&ograve; <strong>Gabriele<\/strong> (dall&#8217;orecchio fino) dice a Dario (<strong>mezzo sordo<\/strong>): &laquo;Attento! Mi pare di sentire un lupo malos&raquo;. Detto fatto: appena Dario si volta per guardare alle sue spalle, vede a <strong>dieci passi di distanza<\/strong> un grosso lupo malos che <strong>digrigna i denti <\/strong>in un modo da non lasciare alcuna <strong>speranza<\/strong>. Cos&igrave; Dario imbraccia il fucile e spara: <strong>tam-tam<\/strong>, due colpi dritti e precisi <strong>nel sedere<\/strong> del lupo molos, il quale &#8211; sentendosi bruciacchiare la <strong>pellaccia<\/strong> &#8211; si ritira per qualche metro. Ma poi, avendo capito che oramai <strong>il pericolo era passato<\/strong> e che il fucile era scarico, ritorna sui suoi passi costringendo i due <strong>a ripiegare velocemente<\/strong>, alquanto <strong>spaventati<\/strong>, verso un grosso <strong>pino<\/strong>. Gabriele, agile e veloce, vi si arrampica <strong>con molta facilit&agrave;<\/strong> salendo sino alle cime pi&ugrave; alte, tanto in alto da sembrare &quot;<strong>la piccola vedetta lombarda<\/strong>&quot;, mentre Dario &#8211; pi&ugrave; lento e <strong>appesantito<\/strong> &#8211; si accontenta (ansimante) di conquistare le prime posizioni di sicurezza. Intanto il <strong>lupo malos<\/strong> si piazza ai piedi della grossa pianta <strong>digrignando <\/strong>sempre pi&ugrave; quei <strong>lunghi denti<\/strong>, consapevole che prima o poi sarebbero dovuti scendere. E allora avrebbero sicuramente fatto i conti con lui. Dopo qualche ora di scomoda attesa, Gabriele con il suo giovanile entusiasmo e coraggio dice a Dario di voler <strong>scendere<\/strong> ad affrontare il lupo malos con il suo potente fucile &quot;<strong>turbo<\/strong>&quot; caricato ad acqua bollente. Ma mentre Dario, non troppo convinto dell&#8217;esito positivo dell&#8217;azione. discute con Gabriele, eccoti arrivare un grosso <strong>Orso Bruno<\/strong>. Una figura fantastica,<strong> grosso come una montagna<\/strong>, stupendo nella sua <strong>maestosa figura<\/strong>, che avanza con passi sicuri e cadenzati quasi a far tremare la terra sotto le sue zampe. E loro, l&igrave;, <strong>fermi<\/strong> quasi senza respiro.&nbsp;<\/p>\n<p>Quando arriva sotto l&#8217;albero, stacca di colpo <strong>un grosso ramo<\/strong> e a mo&#8217; di clava lo usa <strong>contro il lupo malos<\/strong>, il quale, capito al volo il pericolo, <strong>se la d&agrave; a gambe levate<\/strong> senza nemmeno voltarsi indietro. A questo punto incomincia una lunga &quot;<strong>trattativa<\/strong>&quot; con l&#8217;Orso Bruno: prima non ci si capisce, <strong>non &egrave; ben chiaro il suo linguaggio<\/strong>. Gabriele con la sua precoce cultura e le sue <strong>tre lingue<\/strong> straniere, prova con l&#8217;<strong>inglese<\/strong>. E da qualche cenno non sembra che capisca. Prova con lo <strong>spagnolo<\/strong> e qui va un poco meglio. Allora passa decisamente all&#8217;<strong>italiano<\/strong>. Ed &egrave; a questo punto che l&#8217;Orso Bruno <strong>si avvicina all&#8217;albero<\/strong> e, abbracciandolo come se volesse <strong>sradicarlo<\/strong>, dice: &quot;<strong>Venite gi&ugrave; che sono vostro amico<\/strong>&quot;. E cos&igrave;, ancora un poco titubanti, Dario e Gabriele <strong>scendono dall&#8217;albero<\/strong> cominciando a scambiare qualche piccola frase di convenienza, <strong>tanto per tastare il terreno<\/strong>. Ma l&#8217;Orso Bruno li mette subito a loro agio dicendo che lui<strong> &egrave; amico del contadino<\/strong> che si trova dall&#8217;altra parte del bosco, dove va ogni notte a fare il &quot;<strong>guardia-campo<\/strong>&quot; contro i branchi di <strong>cinghiali<\/strong> affamati e devastatori. Dal contadino riceve in cambio le <strong>provviste<\/strong> per sfamare la propria famiglia. Cos&igrave; piano piano. seguendolo passo passo, i due arrivano nel bel mezzo del <strong>bosco<\/strong> dove, dietro una grande roccia, l&#8217;Orso ha la sua <strong>caverna-casa<\/strong> e cominciano le presentazioni. <strong>Mamma Orsa<\/strong>, stupendo esemplare di madre di famiglia, con fare <strong>dolce ma deciso<\/strong>, invita i due a entrare e a sedere. mentre tutto intorno &egrave; un incredibile brulicare di <strong>abitanti del bosco<\/strong>. Due belle <strong>gallinelle<\/strong> offrono un piattino di <strong>uova fresche<\/strong> che Mamma Orsa si appresta a mettere in <strong>tegamino<\/strong>, avendo capito al volo che il cacciatore pi&ugrave; giovane, <strong>Gabriele<\/strong>, ha una fame da &quot;<strong>lupi<\/strong>&quot;. Poi arriva il <strong>coniglio bianco<\/strong>, chiamato <strong>Ciuffetto,<\/strong> che comincia ad annusare le scarpe di Gabriele prima di <strong>saltargli in braccio<\/strong> e arrampicarsi su fino alla <strong>spalla<\/strong>; c&#8217;&egrave; pure il gattone bianco a chiazze nere, <strong>Micione<\/strong>, che dopo aver fatto una strusciata intorno alla gambe di Gabriele, si mette in un <strong>angolo<\/strong> appartato a <strong>russare<\/strong>. Arriva anche la volpe, <strong>Marianna<\/strong>, che avrebbe dovuto dare una mano a <strong>Mamma Orsa<\/strong> nel disbrigo delle faccende di casa, ma essendo <strong>furba<\/strong> come (appunto) una &quot;volpe&quot;, si guarda bene dal fare qualcosa. Per non ripulire per terra o non lavare i piatti <strong>le studia sempre tutte<\/strong>: si fascia le zampe <strong>facendo finta di essere ferita<\/strong>, si trucca gli occhi con del <strong>carbone nero<\/strong> fingendosi <strong>ammalata<\/strong>. Ma nessuno oramai ci crede pi&ugrave;. C&#8217;&egrave; pure <strong>Birbetto<\/strong>, lo <strong>scoiattolo rosso<\/strong> <strong>mattone<\/strong> con la sue lunga coda, sempre pronto a fare <strong>dispetti<\/strong>: come, per esempio, quello di <strong>portare via le scarpe a tutti di notte<\/strong> per nasconderle nell&#8217;albero cavo dove si &egrave; costruito una specie di <strong>dependance<\/strong> e dove si diverte un sacco a portare tutto quello che trova. Ogni tanto si becca anche qualche <strong>sculaccione<\/strong> da Mamma Orsa. Ma la prende sempre <strong>a ridere<\/strong>. Dopo aver conosciuto la famigliola di <strong>Orso Bruno<\/strong> e dopo che Mamma Orsa ha cucinato, tutti si siedono a tavola <strong>impeccabilmente serviti<\/strong> da Marianna, trasformatasi per l&#8217;occasione in una sorta di &quot;<strong>Pippi calzelunghe<\/strong>&quot;, con i ciuffetti sparati in aria e con al centro un cappellino da fare invidia a quelli della <strong>Regina Elisabetta d&#8217;Inghilterra<\/strong>. Vuoi per l&#8217;appetito, vuoi per il gusto della nuova cucina, fatto sta che viene spazzato via tutto, compreso un barattolo di <strong>Nutella<\/strong> che Gabriele si &egrave; sentito in dovere di fare assaggiare <strong>ai nuovi amici<\/strong>. Anche il <strong>salame di Varzi<\/strong> sparisce in un attimo, soprattutto ad opera dell&#8217;Orso Bruno che sostiene di <strong>non averne mai mangiato di cos&igrave; buono<\/strong>. A questo punto, dopo i complimenti d&#8217;obbligo alla cuoca, vengono invitati gli altri animali del bosco a prendere <strong>il caff&egrave;<\/strong> e fare due chiacchiere alla buona prima di coricarsi. Arriva per prima la famiglia del <strong>tasso<\/strong>, con la moglie e le due figlie. L&#8217;Orso Bruno non si lascia allora scappare l&#8217;occasione di fare un benevolo <strong>rimprovero<\/strong> al tasso, che spesso si lascia attirare dal bel <strong>raccolto di granturco <\/strong>del contadino (amico dell&#8217;Orso Bruno) e ne approfitta <strong>a quattro ganasce<\/strong> costringendolo a fare una guardia cos&igrave; serrata al campo tanto da non potersi appisolare nemmeno un poco durante tutta la notte. Secondo ad arrivare &egrave; la famiglia dell&#8217;<strong>Orso Nero<\/strong>, anche questa composta da Mamma Orsa e due orsacchiotti neri, cos&igrave; lucidi e brillanti che sembrano dipinti dalla mano di un pittore con colori &quot;<strong>Max Mayer<\/strong>&quot;. I due frugoletti si arrampicano in braccio a <strong>Gabriele<\/strong> leccandolo su tutto il collo e la faccia per dimostrargli la loro <strong>incondizionata amicizia<\/strong>. La serata passa cos&igrave;, veloce e felice; e dopo la prima ne passano altre, per circa una settimana&#8230; <strong>davvero indimenticabile<\/strong>. Sulla via del ritorno, Dario e Gabriele vanno adagio voltandosi a ogni passo. Gi&agrave; pensano alla prossima <strong>battuta di caccia<\/strong> che forse faranno in autunno. Ma intanto sono contenti, perch&eacute; hanno vissuto <strong>un sogno permesso a pochi<\/strong>.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cercando dei documenti, trovo in un cassetto una lettera, inviata nei primi giorni del 1998 a mia mamma Rita da suo fratello, Dario, con allegato una favola. Si, proprio una storiella per bambini, che Dario aveva inventato per un suo nipotino. 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