{"id":2105,"date":"2016-07-30T08:04:16","date_gmt":"2016-07-30T07:04:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/?p=2105"},"modified":"2018-02-06T00:25:29","modified_gmt":"2018-02-05T23:25:29","slug":"paese-e-gente-di-quassu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/?p=2105","title":{"rendered":"Paesi e gente di quass\u00f9"},"content":{"rendered":"<p>\n\tQuesto &egrave; un libro del <strong>1979<\/strong>, a cura del Centro Culturale &quot;<strong>Nuova Presenza<\/strong>&quot; di <strong>Varzi <\/strong>in collaborazione con la <strong>Comunit&agrave; Montana dell&#39;Oltrepo Pavese.<\/strong><br \/>\n\tparla essenzialmente del territorio della <strong>Comunit&agrave;<\/strong>, gli allora <strong>19 comuni<\/strong>. La storia, la geografia, la demografia, l&#39;agricoltura, ecc. <strong>Tutto quanto riguarda questo territorio.<\/strong>&nbsp;\n<\/p>\n<p>\n\tA <strong>pagina 130<\/strong> troviamo, nella sezione dedicata ai <strong>castelli<\/strong>, la descrizione di quello di <strong>Pregola<\/strong>:\n<\/p>\n<p>\n\t<img decoding=\"async\" alt=\"\" src=\"http:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/img\/20160730-pregola.jpg\" \/>\n<\/p>\n<p>\n\t&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;\n<\/p>\n<p>\n\tIl vecchio castello, di cui non esistono <strong>nemmeno pi&ugrave; le tracce<\/strong>, &egrave; stato costruito certamente dai monaci di <strong>Bobbio<\/strong>, cui era stato donato il Paese di <strong>Pregola<\/strong> dal Re <strong>Agilulfo <\/strong><em>(re dei Longobardi, nota di Fabio)<\/em>&nbsp;Per qualche secolo essi ne furono i <strong>feudatari<\/strong> fino a quando il <strong>28 settembre 1164 Federico Barbarossa<\/strong> pass&ograve; l&#39;investitura di Pregola ai <strong>Malaspina<\/strong>. Il castello non &egrave; quello attuale, anzi non sorgeva <strong>nemmeno l&igrave;<\/strong>, ma sul <strong>cono roccioso<\/strong> che <strong>domina il paese<\/strong>. Queste vestigia che vengono chiamate <strong>castello<\/strong> sono invece i resti di una <strong>casa-forte<\/strong> costruita con i materiali ricavati dalle macerie del <strong>vecchio fortilizio<\/strong> dopo che and&ograve; completamente distrutto, insieme al paese, nel <strong>1571<\/strong> forse a causa di un <strong>incendio<\/strong>.\n<\/p>\n<p>\n\tDal vol.: Castelli, Rocche, Case-forti, Torri della Provincia di Pavia di Mario Merlo, riprendiamo la descrizione del castello passato da qualche anno in propriet&agrave; di <strong>Tordi Siro<\/strong> che &egrave; intenzionato a restaurarlo:\n<\/p>\n<p>\n\t&laquo;Vi si accede da nord per portoncino con arco a tutto sesto e serramento borchiato a teste di chiodi, oppure da sud, all&#39;altezza della chiesa parrocchiale. La facciata principale &egrave; a capanna e presenta <strong>cinque finestrelle<\/strong> intermediate longitudinalmente da una incrinatura della parete.\n<\/p>\n<p>\n\tEsternamente si nota nell&#39;angolo di nord-est un corpo <strong>aggettante <\/strong>rinforzato da un <strong>barbacane <\/strong>appena accennato. Sul fianco sinistro si notano, in corrispondenza ad un locale rustico, una <strong>finestra strombata <\/strong>a guisa di profonda <strong>feritoia <\/strong>e, pi&ugrave; innanzi, un&#39;apertura difesa da una <strong>robusta inferriata cinquecentesca<\/strong>. Il locale interno era adibito a <strong>prigione<\/strong>. Le pareti sono in <strong>pietra a vista<\/strong>, su orditura&nbsp;comune.\n<\/p>\n<p>\n\tEntrando dal portoncino si &egrave; subito in un <strong>vasto atrio<\/strong> contrassegnato da <strong>tre archivolti<\/strong>, uno dei quali <strong>gravemente lesionato<\/strong>. Due diverse <strong>scale <\/strong>conducono al piano superiore, suddiviso in <strong>locali di diversa capienza<\/strong>, tutti in <strong>precario stato di manutenzione<\/strong>. Nella sala maggiore, con <strong>soffitto su travature lignee<\/strong>, si vede un <strong>ricco camino<\/strong> sormontato da un <strong>grande stemma dei Marchesi Malaspina di Pregola<\/strong>, inquartato di <strong>rosso <\/strong>e <strong>d&#39;azzurro<\/strong>. Nel I e nel IV campo si vedono <strong>aquile bicipiti<\/strong> in rosso; nel II e III uno <strong>spino secco <\/strong>afferrato da un l<strong>eone bianco rampante<\/strong>, coronato d&#39;argento, entrambi in azzurro. Lo stemma gentilizio &egrave; sovrastato dalla <strong>corona marchionale<\/strong> a tre punte ed &egrave; avvolto da una ricca decorazione a stucco comprendente figure allegoriche ed ampie volute e <strong>caulicoli<\/strong>. L&#39;opera &egrave; ascrivibile al sec. XVII. Il sottostante camino &egrave; in pietra <strong>color lavagna<\/strong> e presenta una leggera modanatura nell&#39;architrave con radi dentelli, nonch&eacute; due fascette laterali ed una specie di serraglia centrale.\n<\/p>\n<p>\n\tIn un&#39;<strong>ampia cucina<\/strong> a pianterreno, sita nel corpo ad ovest come il salone precedente, esiste un secondo<strong> camino rustico a cappa<\/strong>, che ha la particolarit&agrave; di possedere due fornelli laterali, oltre al focolare propriamente detto &raquo;.&nbsp;\n<\/p>\n<p>\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p>\n\t&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questo &egrave; un libro del 1979, a cura del Centro Culturale &quot;Nuova Presenza&quot; di Varzi in collaborazione con la Comunit&agrave; Montana dell&#39;Oltrepo Pavese. parla essenzialmente del territorio della Comunit&agrave;, gli allora 19 comuni. La storia, la geografia, la demografia, l&#39;agricoltura, ecc. 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