{"id":2164,"date":"2016-11-29T08:59:46","date_gmt":"2016-11-29T07:59:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/?p=2164"},"modified":"2016-11-29T02:11:23","modified_gmt":"2016-11-29T01:11:23","slug":"ringrazio-mio-padre-e-mia-madre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/?p=2164","title":{"rendered":"Ringrazio mio padre e mia madre"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/img\/20161130-siro_rita.jpg\" alt=\"\" \/><\/p>\n<p>Mi &egrave; capitato di vedere la trasmissione RAI &quot;<strong>Giovani e Ricchi<\/strong>&quot;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.raiplay.it\/video\/2016\/09\/Giovani-e-Ricchi-628060d6-6764-485c-b108-adc1f2873559.html\">http:\/\/www.raiplay.it\/video\/2016\/09\/Giovani-e-Ricchi-628060d6-6764-485c-b108-adc1f2873559.html<\/a><\/p>\n<p>E&#8217; una specie di &quot;documentario&quot; sulla vita di alcuni giovani <strong>rampolli<\/strong> di alcune <strong>famiglie benestanti<\/strong> italiane. Benestanti <strong>&egrave; dire poco<\/strong>, diciamo <em><strong>schifosamente ricchi<\/strong><\/em>. Questa non &egrave; sicuramente una loro <strong>colpa<\/strong>, per&ograve; &egrave; oggettivo&nbsp;che sono decisamente e oggettivamente <strong>viziati<\/strong>, anzi <strong>viziatissimi<\/strong>.<\/p>\n<p>Tutti dicevano la classica frase: <strong>io sono un ragazzo (o una ragazza) normalissimo<\/strong>&nbsp;con una vita normalissima, che colpa ne ho io se sono parte di una famiglia ricca. Alcuni lo dicevano totalmente <strong>a sproposito<\/strong>, visto che facevano vite &quot;<strong>da sogno<\/strong>&quot; e assolutamente <strong>snob<\/strong>. Altri avevano anche amici &quot;normali&quot;, ma con degli <strong>eccessi <\/strong>decisamente &quot;<strong>particolari<\/strong>&quot;, come il tizio che si &egrave; fatto <strong>rivestire la Maserati di velluto nero, <\/strong>sostenendo che fosse una cosa normalissima.&nbsp;<\/p>\n<p>Tutti chiaramente con <strong>macchinoni <\/strong>regalati dal <strong>papi <\/strong>di turno perch&eacute; &quot;mio figlio si &egrave; laureato e la macchina se l&#8217;&egrave; meritata&quot;. <strong>Pu&ograve; darsi<\/strong>. Secondo me troppi vizi fanno male.<\/p>\n<p>Io non sono n&eacute; giovane n&eacute; ricco, ma mi sento <strong>privilegiato<\/strong> rispetto a tanti altri, ho una casa di propriet&agrave; dove vivo e un lavoro indipendente, ed entrambe queste <strong>opportunit&agrave; <\/strong>mi sono state date <strong>dai miei genitori<\/strong>, quindi &quot;regalate&quot;, non me le sono guadagnate da zero. Detto questo&#8230;<\/p>\n<p><strong>Ringrazio i miei genitori<\/strong>, per non avermi <strong>mai<\/strong> pagato una vacanza, per avermi fatto <strong>tribulare per avere un&#8217;auto <\/strong>mia, che infatti ho avuto <strong>solo grazie a mio nonno Michele<\/strong>.<br \/>\nRingrazio <strong>mio padre<\/strong> per avermi fatto pesare ogni singola volta che avrei speso dei soldi <strong>chiedendomi mille volte<\/strong> se davvero avessi bisogno di quello per cui li stavo spendendo&#8230;e talvolta me lo ripeteva <strong>talmente tante di quelle volte<\/strong> che desistevo, basta non sentirlo pi&ugrave;.<br \/>\nRingrazio <strong>mia madre<\/strong> per aver ceduto poche volte ai miei <strong>capricci di bambino<\/strong> per farmi acquistare qualche giocattolo, visto che avevo gi&agrave; quelli dei mie <strong>fratelli maggiori<\/strong> e comunque potevo giocare all&#8217;aperto, vivendo a Brallo.<br \/>\nRingrazio mio padre che nonostante le mie richieste, <strong>non mi ha comprato la bicicletta<\/strong> finch&eacute; non le ha comprate da vendere in negozio e quindi una era destinata a me&#8230;peccato che poi <strong>quando le ha finite ha venduto anche la mia<\/strong>. E questo si &egrave; ripetuto per almeno 4 o 5 volte nel corso degli anni, finch&eacute; al primo anno di universit&agrave; <strong>ho messo da parte i soldi per comprarmene una<\/strong> (che infatti posseggo tuttora, visto che <strong>ho capito quanta fatica bisogna fare per guadagnarli i soldini<\/strong>, vendendo magliette ai miei compagni di corso).<br \/>\nRingrazio mia madre e mio padre, per <strong>non avermi comprato vestiti firmati<\/strong>, bench&eacute; avessimo un negozio di abbigliamento. E soprattutto per avermi fatto <strong>capire il perch&eacute;<\/strong>. Questa cosa non mi ha mai pesato, in quanto in famiglia mi avevano insegnato che <strong>non importa che firme hai addosso<\/strong>: l&#8217;onest&agrave;, i valori, ma anche la personalit&agrave; <strong>non sono rappresentati dai vestiti che si indossano<\/strong>. Da ragazzino era un classico che gli amici, soprattutto quelli che arrivavano &quot;<strong>dalla citt&agrave;<\/strong>&quot;, mi dicevano: ma tu che hai un negozio, perch&egrave; non indossi le Nike, i Levis, le Lacoste? E io rispondevo che <strong>&nbsp;quelli li avevano tutti<\/strong>, mentre io con gli stessi soldi ne avevo perlomeno il doppio. Quanti <strong>stronzi <\/strong>ho poi incontrato nella mia vita, che erano firmati da capo ai piedi.<br \/>\nRingrazio mio padre per <strong>avermi fatto penare a comprare la TV a colori<\/strong>, per aver fatto in modo che ogni volta che avevo bisogno di spendere dei soldi dovessi <strong>motivargli<\/strong>, in modo molto insistente, la mia necessit&agrave;, invece di darmi soldi <strong>cos&igrave; &quot;tanto per&quot;<\/strong>.<br \/>\nRingrazio mia madre perch&egrave; mi ha sempre insegnato che <strong>i soldi non contano niente<\/strong>. E me lo spiegava lei, che da ragazzina viveva in una famiglia <strong>dove i soldi non c&#8217;erano, ma c&#8217;era la dignit&agrave;<\/strong>. Dove non c&#8217;era neanche posto per tutti a tavola e i figli pi&ugrave; piccoli <strong>mangiavano seduti sulla scala<\/strong>. Dove a volte non c&#8217;era neppure da mangiare, e uno dei regali che si ricordava meglio era <strong>una mela<\/strong> che gli aveva donato una signora di ritorno dai campi. Lei e mio padre hanno sempre lavorato sodo, risparmiato al massimo, perch&egrave; gli erano rimasti indelebili in memoria quegli anni in cui &quot;<strong>non c&#8217;era niente&quot;<\/strong>, ma spiegandomi nel contempo che <strong>l&#8217;importante era volersi bene<\/strong>, perch&egrave; i soldi, seppure da rispettare in quanto guadagnati con fatica, &nbsp;<strong>vanno e vengono<\/strong> e non devono essere motivo di invidie, di litigi e&nbsp;quant&#8217;altro.<br \/>\nRingrazio mio padre e mia madre <strong>di tutto questo e altro ancora<\/strong>. In modo che, vedendo quei ragazzi, quello che&nbsp;provo non &egrave; minimamente invidia, forse un po&#8217; di <strong>tristezza<\/strong>, perch&egrave; nonostante le parole di circostanza, non si sforzano neanche di capire il valore del denaro. <strong>Si &quot;arrendono&quot; al fatto di essere ricchi pensando che, quindi, tutto gli sia permesso.<\/strong> Un peccato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mi &egrave; capitato di vedere la trasmissione RAI &quot;Giovani e Ricchi&quot; http:\/\/www.raiplay.it\/video\/2016\/09\/Giovani-e-Ricchi-628060d6-6764-485c-b108-adc1f2873559.html E&#8217; una specie di &quot;documentario&quot; sulla vita di alcuni giovani rampolli di alcune famiglie benestanti italiane. Benestanti &egrave; dire poco, diciamo schifosamente ricchi. Questa non &egrave; sicuramente una loro colpa, per&ograve; &egrave; oggettivo&nbsp;che sono decisamente e oggettivamente viziati, anzi viziatissimi. 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