{"id":2321,"date":"2017-10-13T08:18:23","date_gmt":"2017-10-13T07:18:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/?p=2321"},"modified":"2017-10-13T08:21:34","modified_gmt":"2017-10-13T07:21:34","slug":"20-di-piazza-affari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/?p=2321","title":{"rendered":"20 anni di Piazza Affari"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/img\/20171013-pa20anni.jpg\" alt=\"\" \/><\/p>\n<p>Nell&#8217;ottobre <strong>1997<\/strong> stavo facendo l&#8217;universit&agrave; (la prima). Avevo appena finito lo stage a Milano, presso Banca Commerciale Italiana, per conto di una ditta di Pavia, la mitica <strong>Sysnet<\/strong>.<br \/>\nAvevo avuto anche una proposta di lavoro:<\/p>\n<p>&quot;Rimani con noi&quot;.<br \/>\nLusingato, ma ho risposto:<br \/>\n&quot;Non posso, <strong>tra pochi giorni apro un negozio<\/strong>&quot;<br \/>\n&quot;Ah si? Di informatica, ovviamente&quot;<br \/>\n&quot;No, di articoli sportivi&quot;.<\/p>\n<p>Eh si perch&egrave; nel 97 c&#8217;erano ancora le <strong>tabelle merceologiche<\/strong> e io avevo la tabella XIV\/22 che indicava &quot;articoli sportivi&quot;. Quindi NON potevo vendere abbigliamento, se non quello dedicato a qualche sport.<\/p>\n<p>Stavo scrivendo la tesi (era qualcosa come &quot;<strong>Modifica di un web server per la caratterizzazione utente<\/strong>&quot;) e preparando gli ultimi esami che mi mancavano, ma ormai era tempo di aprire, avevo aspettato fin troppo.<\/p>\n<p>Ricordo quel giorno, ho aperto al pomeriggio. Avevo 10 paia di sci, 10 scarponi, 10 attacchi (all&#8217;epoca gli attacchi non erano abbinati per forza allo sci), 10 tute da ginnastica. Il giorno prima, sempre con mio padre, avevo acquistato 100 felpe: 50 riferite a una regata sponsorizzata dalla Merit e quindi bianche e gialle e 50 riferite a una regata sponsorizzata dalla Marlboro e quindi rosse con al scritta in bianco (ne ho vendute un sacco ai ferraristi). Stop, nient&#8217;altro. Forse detto cos&igrave; sembra tanta roba, ma vi assicuro che &egrave; <strong>pochissima<\/strong>. I primi tempi tenevo le luci del retro della parte in fondo al negozio <strong>spente<\/strong> per non far notare troppo che fosse vuoto. negozio che era gi&agrave; piccolo di per s&egrave;, in pratica &egrave; l&#8217;attuale reparto scarpe di Piazza Affari.<\/p>\n<p>Parliamo del <strong>nome<\/strong>: non sapevo come chiamarlo allora ho fatto un sondaggio tra i miei colleghi di universit&agrave;. Ricordo uno che mi disse:<br \/>\n&quot;Chiamalo SIAMO PAZZI PER LO SPORT oppure SPORT DA PAZZI o una cosa simile, ma la parola <strong>pazzo<\/strong> ci deve essere perch&egrave; tu sei pazzo&quot;<br \/>\nIo volevo un nome che collegasse lo sport alla mia passione, l&#8217;informatica, che ai quei tempi vedeva il boom di internet. Lo chiamai &quot;<strong>Sportweb<\/strong>&quot;, anche se non ne ero convintissimo, perch&egrave; di difficile comprensione.<br \/>\nNella mia piccola vetrina cercavo sempre di mettere oggetti originali, o scritte strane, per attirare l&#8217;attenzione dei passanti.<br \/>\nUna volta feci una vetrina tutta dedicata alla borsa: le scritte parlavano di azioni, obbligazioni, titoli, e in altro avevo scritto &quot;<strong>Piazza Affari<\/strong>&quot;. Fu mia mamma che mi disse: &quot;perch&egrave; non lo usi come nome del negozio? E&#8217; bello&quot;.<\/p>\n<p>Gi&agrave;, mia mamma Rita. Fu l&#8217;artefice di tante scelte della mia vita. Magari perch&egrave; semplicemente anche io ricadevo nello stereotipo italiano del mammone che faceva quello che gli imponeva la genitrice? Secondo me invece perch&egrave; mi dava buoni consigli: mi conosceva bene e sapeva cosa mi sarebbe piaciuto, e spesso <strong>mi anticipava<\/strong>.<\/p>\n<p>Fu lei che mi disse, quando avevo 11 anni: &quot;perch&egrave; non ti prendi un <strong>computer<\/strong>?&quot; che mi port&ograve; al Commodore 64, all&#8217;Amiga per poi finire a fare lo sviluppatore software in C e in PHP presso Banca Intesa.<br \/>\nFu lei che mi convinse ad aprire, senza la minima esperienza, un pub al <strong>Castello Malaspina<\/strong> di Pregola, dove ho vissuto momenti indimenticabili.<br \/>\nOgni tanto le chiedevo consiglio, anzi no, quelli pochi, ogni tanto le chiedevo delle <strong>idee<\/strong>. Era il mio brain storming in miniatura personale. Poi il 90% delle volte <strong>litigavamo<\/strong>, perch&egrave; eravamo entrambi abbastanza diretti ed entrambi convinti che la nostra idea fosse <strong>la migliore in assoluto nell&#8217;intero universo<\/strong>. Come quando volevo aprire un bar a Voghera e iniziammo il restauro, quante litigate. Mi mancano le litigate con mia mamma, ne uscivano sempre un sacco di idee, belle discussioni e si finiva sempre davanti a una pizza.&nbsp;<\/p>\n<p>Ma sto divagando, parlavamo di Piazza Affari. La zona era diversa. In via Cavour si poteva parcheggiare, ricordate? Io avevo una Fiat Tipo grigia e se dovevo scaricare parcheggiavo proprio davanti al negozio, altrimenti in uno degli oltre 300 posti della piazza. Bei tempi, li ricordo con molto piacere. <strong>Quanti clienti <\/strong>che a poco a poco mi sono fatto e quanti clienti <strong>ho perso<\/strong>. Li vedo in giro, li saluto:<br \/>\n&quot;Ciao, quanto tempo, non sei pi&ugrave; passato&#8230;&quot;<br \/>\n&quot;Eh no sai, una volta parcheggiavo in Piazza Castello e ne approfittavo per fare un giro da te. Ma non ti preoccupare qualche volta passo&quot;<br \/>\nOvviamente non passano pi&ugrave;. Quasi di fronte a me c&#8217;era l&#8217;edicola dei giornali e lungo la via tanti negozi che hanno cambiato gestione o che si sono rivoluzionati in questi 20 anni.&nbsp;<\/p>\n<p>Dopo l&#8217;abbigliamento e attrezzatura da sci, o iniziato a tenere felpe, maglioni, capi in pelle (quando andavano di moda nelle mezze stagioni se ne vendevano tantissimi), scarpe da ginnastica, piumini, magliette, e tante altre cose. Negli ultimi anni ho smesso con l&#8217;attrezzo da sci. Un po&#8217; mi spiace, perch&egrave; sono passati quasi <strong>30 anni<\/strong> da quando, armato di trapano e cacciaviti, ho messo il mio primo attacco di sicurezza, tutto da solo. Ho fatto un tirocinio di quasi un anno, prima osservando, poi aiutando i due &quot;<strong>Ski man<\/strong>&quot; del negozio dei miei genitori. Uno dei quali in realt&agrave; era una ski-woman, sempre mia mamma (ma lei si definiva ski-man). Un giorno mi annunciano: il prossimo cliente sar&agrave; tuo, farai tutto da solo.&nbsp;<br \/>\nLa malcapitata era Roberta, che per&ograve; <strong>&egrave; viva e vegeta tutt&#8217;ora<\/strong> quindi non sono andato malissimo.&nbsp;<\/p>\n<p>In questi 20 anni di Piazza Affari ci sarebbero mille aneddoti da raccontare, mille personaggi che hanno ruotato intorno al negozio (amici, clienti, collaboratori, fornitori, pazzi, ladri, vicini di casa, fidanzate, parenti, and so on). E nel frattempo mi permettevo ancora di fare altri lavori (i sopracitati barista al Malaspina e sviluppatore a Banca Intesa) e di fare un&#8217;altra universit&agrave;. Lo dico sempre (come lo dicono tutti quelli che hanno un negozio):<br \/>\n&quot;<strong>un giorno scriver&ograve; un libro<\/strong>&quot;.<\/p>\n<p>Per ora mi limito a festeggiare questo anniversario e ad invitare tutti <strong><span style=\"color: rgb(255, 0, 0);\">Sabato 14 ottobre dalle 18 <\/span><\/strong>per un brindisi, con un dubbio:<br \/>\n<strong>HO COMINCIATO PRESTO OPPURE SONO VECCHIO?<\/strong><br \/>\nProbabilmente entrambi ahahahahaha.<br \/>\n&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nell&#8217;ottobre 1997 stavo facendo l&#8217;universit&agrave; (la prima). Avevo appena finito lo stage a Milano, presso Banca Commerciale Italiana, per conto di una ditta di Pavia, la mitica Sysnet. Avevo avuto anche una proposta di lavoro: &quot;Rimani con noi&quot;. Lusingato, ma ho risposto: &quot;Non posso, tra pochi giorni apro un negozio&quot; &quot;Ah si? 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