{"id":2424,"date":"2018-06-30T19:45:12","date_gmt":"2018-06-30T18:45:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/?p=2424"},"modified":"2018-06-30T19:45:12","modified_gmt":"2018-06-30T18:45:12","slug":"paesi-e-gente-di-quassu-terza-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/?p=2424","title":{"rendered":"Paesi e gente di quass\u00f9 \u2013 terza parte"},"content":{"rendered":"<p>\n\tQuesto &egrave; un libro del&nbsp;<strong>1979<\/strong>, a cura del Centro Culturale &quot;<strong>Nuova Presenza<\/strong>&quot; di&nbsp;<strong>Varzi&nbsp;<\/strong>in collaborazione con la&nbsp;<strong>Comunit&agrave; Montana dell&#39;Oltrepo Pavese.<\/strong><br \/>\n\tparla essenzialmente del territorio della&nbsp;<strong>Comunit&agrave;<\/strong>, gli allora&nbsp;<strong>19 comuni<\/strong>. La storia, la geografia, la demografia, l&#39;agricoltura, ecc.&nbsp;<strong>Tutto quanto riguarda questo territorio.<\/strong>&nbsp;\n<\/p>\n<p>\n\tNe ho gi&agrave; parlato citandolo in&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/?p=2105\">questo articolo<\/a>&nbsp;e in <a href=\"http:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/?p=2390\">questo articolo<\/a>. Da&nbsp;&nbsp;<strong>pagina 174<\/strong>&nbsp;parla di Valformosa, Colleri, Corbesassi e altro&#8230;\n<\/p>\n<p>\n\t<strong>VALFORMOSA&nbsp;<\/strong><br \/>\n\tE&#39; stata questa frazione parrocchia autonoma fino al sec. XVII. La chiesa, ampiamente rimaneggiata, mantiene tuttavia il carattere dell&#39;antica costruzione, e custodisce qualche suppellettile sacra di discreto valore.<br \/>\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p>\n\t<strong>COLLERI<\/strong><br \/>\n\tPer quanto riguarda le <strong>notizie religiose<\/strong> sembra che anticamente la sede dell&#39;antica parrocchia fosse a <strong>Somegli<\/strong> dove esiste ancora un <strong>campanile romanico<\/strong> e una tela manomessa che rappresenta i ss. <strong>Gervasio e Protasio.<\/strong><br \/>\n\tNel 1500 per&ograve; Colleri <strong>era gi&agrave; parrocchia<\/strong> e aveva un edificio sacro a <strong>Collistano<\/strong> attualmente ridotto a un rudere. La nuova chiesa &egrave; del <strong>1951<\/strong> e la costruzione non si scosta dai moduli tradizionali. Di notevole una tela forse di scuola lombarda: <strong>Fuga in Egitto<\/strong>.<br \/>\n\tRiportiamo dal &laquo; <strong>Nuovo Pavese Montano<\/strong> &raquo;<br \/>\n\t<em>A spasso per Colleri<\/em><br \/>\n\t&laquo; Colleri &egrave; la pi&ugrave; popolata frazione del Comune di <strong>Brallo<\/strong>, sita a <strong>900 metri<\/strong> sul mare, ed &egrave; quella che meno di tutte le altre ha risentito dello <strong>spopolamento<\/strong>, fenomeno ormai comune quass&ugrave;: vi sono paesi che hanno visto il numero dei loro abitanti ridotto a <strong>poche decine<\/strong> quando solo quindici o vent&#39;anni fa si contavano a decine le famiglie o i &quot;<strong>fuochi<\/strong>&quot; come si diceva allora.<br \/>\n\tGli abitanti di Colleri che sono ancora oggi pi&ugrave; di <strong>300<\/strong>, ormai hanno abbandonato le loro vecchie abitazioni per trasferirsi in <strong>case nuove<\/strong>, pi&ugrave; funzionali, pi&ugrave; comode, pi&ugrave; vicine alla strada provinciale che collega la <strong>Valle Staffora<\/strong> alla Val <strong>Trebbia<\/strong>. Le case antiche in <strong>pietra a vista<\/strong>, tetti neri, soffitte in legno, caminetti <strong>sgimbesci<\/strong>, vecchie <strong>cassepanche <\/strong>in legno locale, i balconi in ferro battuto, le scalette esterne &quot;<strong>semoventi<\/strong>&quot; sono state quasi totalmente abbandonate, o rovinate da chi le ha ricostruite con poco gusto appiccicando dell&#39;intonaco e modificando le piccole <strong>finestrelle<\/strong>; e si aggiunge cos&igrave; <strong>all&#39;usura <\/strong>del tempo (che in mezzo a questi muri ha una sua durata e una misura diversa dal ritmo del resto del mondo!) l&#39;opera umana che &egrave; molto pi&ugrave; terribile in essa.<br \/>\n\tA salvaguardia del<strong> vecchio borgo<\/strong> e a ricordare un tempo che fu, sono rimaste alcune <strong>simpatiche vecchiette<\/strong> che non hanno ceduto alle attrazioni del nuovo e del comodo ed hanno voluto ad ogni costo rimanere a vivere sole in quelle <strong>basse stanzette<\/strong> popolate da innumerevoli ricordi e dalla presenza <strong>arcana<\/strong> e <strong>impalpabile<\/strong> di tante persone care che ti parlano ancora in mille modi.<br \/>\n\tTe le vedi spuntare sulla porta di casa <strong>tutte vestite di nero<\/strong> che dapprima ti guardano incuriosite come a domandarti perch&eacute; hai osato interrompere cos&igrave; bruscamente il loro <strong>colloquio<\/strong> con non so chi, o la loro preghiera serale che ha gi&agrave; consumato tanti &quot;<strong>rosari<\/strong>&quot;. Poi ti invitano ad entrare e allora ti immergi in un mondo nuovo ma antico quanto quei muri, quelle <strong>travi<\/strong>, quelle assi dalle quali ti sembra dovresti precipitare da un momento all&#39;altro.<br \/>\n\tIl discorso corre via velocemente passando in rassegna <strong>usanze<\/strong>, vecchi legami di famiglie, <strong>fatti <\/strong>accaduti chiss&agrave; quanti anni fa, la vita sociale e religiosa del borgo &quot;<strong>quando la gente ci credeva davvero<\/strong>&quot;; quando mi alzo per uscire vedo dalla piccola e bassa finestrella che ormai &egrave; <strong>sera fatta<\/strong> e la luna piena sta colpendo coi suoi raggi i tetti di &quot;<strong>ciappe<\/strong>&quot; che sembrano faticare a portare un peso cos&igrave; grave.<br \/>\n\tHo voluto parlare delle poche abitanti del <strong>Centro storico<\/strong> perch&eacute; &egrave; inconcepibile parlare di arte, di arte popolare e non conoscere chi quell&#39;arte l&#39;ha fatta, il contesto sociale dove essa &egrave; nata, questa gente che con il proprio sudore e forse senza sapere leggere e scrivere ci ha dato un esempio di come si costruisce nel rispetto della natura e dell&#39;ambiente in modo mille volte pi&ugrave; razionale di quello che avviene oggi nonostante i piani regolatori e di fabbricazione.<br \/>\n\t<strong>Ti orienteresti difficilmente nei vicoli sassosi<\/strong> che si intrecciano tra queste case che ti paiono tutte uguali ma dove non ne troveresti una simile all&#39;altra; e ad ogni svolta ti trovi dinnanzi ad un gioiello di quell&#39;arte del costruire che oggi, purtroppo, non trova pi&ugrave; tanti cultori. In qualche punto &quot;cruciale&quot; puoi scoprire il <strong>forno <\/strong>che serviva un gruppo di famiglie, intorno al quale tante donne si sono ritrovate con sulle spalle il tavolo appesantito dalle <strong>pagnotte <\/strong>pronte per essere cotte; e mentre si aspetta il proprio turno cosa c&#39;&egrave; di pi&ugrave; redditizio che scambiare quattro chiacchiere e commentare i fatti salienti di vita paesana, i quali tante volte, ingigantiti, modificati, aggiustati, hanno cessato di essere cronaca, per diventare storia,<strong> tradizione del paese<\/strong>?<br \/>\n\tUn altro punto di ritrovo era il <strong>mulino<\/strong>, questo pi&ugrave; per gli uomini che per le donne; e al mulino i discorsi, mentre si aspettava il proprio turno, si fanno pi&ugrave; seri: gli &quot;interessi&quot; delle diverse famiglie vengono ben ponderati, l&#39;andamento dell&#39;annata del grano o delle patate, il vitello morto al vicino (<strong>pace all&#39;anima sua!!<\/strong>) mentre la grossa ruota muove indifferente le macine e il mugnaio bada alla farina ma non perde d&#39;orecchio una parola del discorso, per avere materia da intrattenere i prossimi avventori.<br \/>\n\tCe ne sono ancora <strong>due a Colleri<\/strong>, di questi mulini: ma chi si prender&agrave; cura di essi? O rovinando su se stessi cancelleranno e schiacceranno il ricordo di chi li ha costruiti e ha dato loro vita? &raquo;.\n<\/p>\n<p>\n\t<strong>CORBESASSI<\/strong><br \/>\n\tEra gi&agrave; parrocchia nel 1523; perse in seguito la sua autonomia che riebbe nel <strong>1952<\/strong>.<br \/>\n\tLa chiesa parrocchiale &egrave; stata edificata nel 1690 circa; la parte pi&ugrave; antica &egrave; costituita dalla bassa navata centrale, mentre l&#39;abside risale al 1800. La decorazione interna &egrave; del pittore <strong>Sebastiano Toselli<\/strong>, allievo del Gambini, compiuta nel 1939.<br \/>\n\tDi notevole una tela purtroppo sciupata: San Francesco e due Angeli. Pregevole anche il coro e i mobili della sacrestia (sec. XVIII-XIX).\n<\/p>\n<p>\n\t<img decoding=\"async\" alt=\"\" src=\"http:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/img\/20180630-paesigenti.jpg\" style=\"width: 570px; height: 805px;\" \/>\n<\/p>\n<p>\n\t<strong>Economia<\/strong><br \/>\n\tL&#39;agricoltura rappresenta la risorsa economica tradizionale. Si coltivano soprattutto <strong>foraggi<\/strong>, <strong>frumento <\/strong>e <strong>patate<\/strong>. Gli estesi pascoli favoriscono l&#39;<strong>allevamento del bestiame<\/strong>, che, numeroso una volta, ora risente della crisi generale del settore.<br \/>\n\tIl territorio non coltivato &egrave; coperto da vaste estensioni di boschi, grazie anche all&#39;opera di rimboschimento a conifere da parte del corpo forestale degli&nbsp;anni passati.<br \/>\n\tLa voce pi&ugrave; importante nell&#39;economia del comune &egrave; certamente rappresentata dal <strong>turismo <\/strong>sia come soggiorno estivo sia come movimento di fine settimana anche nel periodo invernale (quando &egrave; possibile sciare). La capacit&agrave; ricettiva &egrave; soddisfacente per i numerosi posti letto negli alberghi e per le camere affittate dai privati.<br \/>\n\tUn grande e moderno <strong>complesso sportivo tennistico<\/strong>, gestito dal <strong>CONI<\/strong>, che ospita nella stagione estiva parecchi turni di <strong>100 giovani per volta<\/strong> con possibilit&agrave; di alloggio per i genitori nell&#39;albergo &laquo; <strong>Olimpia <\/strong>&raquo;, ha contribuito moltissimo alla conoscenza e al richiamo di villeggianti in questa localit&agrave; turistica suscitando anche in due abitanti del luogo un interesse commerciale per questo sport e per quello sciistico tanto da creare due attivit&agrave; di vendita di <strong>abbigliamento e attrezzature sportive<\/strong> con buoni affari. Pure grande attrattiva &egrave; esercitata sugli amanti degli sport invernali dalla <strong>sciovia <\/strong>del <strong>Colletta<\/strong>.<br \/>\n\tLe acque fredde del <strong>Trebbia<\/strong>, che non distano molto dal territorio del Comune del Brallo, ricche di fauna ittica (soprattutto trote), richiamano i pescatori dilettanti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questo &egrave; un libro del&nbsp;1979, a cura del Centro Culturale &quot;Nuova Presenza&quot; di&nbsp;Varzi&nbsp;in collaborazione con la&nbsp;Comunit&agrave; Montana dell&#39;Oltrepo Pavese. parla essenzialmente del territorio della&nbsp;Comunit&agrave;, gli allora&nbsp;19 comuni. La storia, la geografia, la demografia, l&#39;agricoltura, ecc.&nbsp;Tutto quanto riguarda questo territorio.&nbsp; Ne ho gi&agrave; parlato citandolo in&nbsp;questo articolo&nbsp;e in questo articolo. 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