{"id":2488,"date":"2019-02-01T15:13:47","date_gmt":"2019-02-01T14:13:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/?p=2488"},"modified":"2019-02-01T15:13:49","modified_gmt":"2019-02-01T14:13:49","slug":"il-monte-lesima","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/?p=2488","title":{"rendered":"Il Monte Lesima"},"content":{"rendered":"<p>Tratto da &#8220;<strong>La catena dell&#8217;Antola, 133 escursioni fra Scrivia, Trebbia e Oltrepo, sui monti delle quattro province<\/strong>&#8221; di Andrea Parodi e Alessio Schiavi, 2015, Andrea Parodi Editore.<\/p>\n<p>\u00c8 il monte pi\u00f9 alto della catena fra <strong>Scrivia<\/strong> e <strong>Tr\u00e9bbia<\/strong>. In tutto l&#8217;<strong>Appennino Ligure<\/strong> \u00e8 superato in altitudine solo dai monti <strong>Maggiorasca<\/strong> (1804 m), <strong>Nero<\/strong> (1752 m) e <strong>Penna<\/strong> (1735 m), situati pi\u00f9 a sud-est fra <strong>Tr\u00e9bbia<\/strong> e <strong>Taro.<\/strong><\/p>\n<p>\u00ab<em>Bella montagna, dalla vetta erbosa<\/em> &#8211; scrivono E. Montagna e A. Sabbadini &#8211; <em>che si sporge verso sud dalla costiera divisoria tra la Valle St\u00e0ffora e la Val Tr\u00e9bbia, con i fianchi ripidi, un po&#8217; dirupati verso est [&#8230;]. Origina una lunga costiera che corre in direzione nord per circa 6 km a cavallo delle valli St\u00e0ffora e Avagnone (Tr\u00e9bbia) sulla quale sorgono il Monte Terme (1489 m) e la Cima della Colletta (1494 m) e verso est stacca un breve contrafforte che forma il Monte Lesimina (1455 m), il quale piegando poi a sudest origina la Costa del Gazzo dominante l&#8217;abitato di Zerba<\/em>\u00bb (Appennino Ligure, pag. 318). Sulla vetta passa il <strong>confine<\/strong> amministrativo tra la provincia di <strong>Piacenza<\/strong> e quella di <strong>Pavia<\/strong>.<br><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"imgdx\" src=\"http:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/img\/20190127-lesima.jpg\" alt=\"\" width=\"260\" height=\"339\">\u00ab<em>Visto da ovest<\/em> &#8211; riferisce P. Greppi &#8211; <em>il L\u00e9sima mostra dolci declivi erbosi, in giugno e luglio invasi da fioriture eleganti e profumate: orchidee, nigritelle, fiordalisi, botton d&#8217;oro, aquilege e altro ancora. E cos\u00ec anche lungo tutta la fascia culminale del crinale, sino a Cima Colletta. D&#8217;estate la prateria offre ottimi pascoli per bovini e cavalli. [&#8230;] Gli opposti versanti del crinale sono ammantati da magnifiche faggete e rimboschimenti di conifere<\/em>\u00bb (L&#8217;Oltrep\u00f2 Pavese collinare e montano, pag. 187). Verso est nord-est il monte precipita con una parete di <strong>rocce<\/strong> stratificate, chiamata localmente <strong>Rocca del Lupo<\/strong>, per via un lupo che vi sarebbe precipitato. D&#8217;inverno quando \u00e8 incrostata di neve e ghiaccio, la Rocca del Lupo diventa un <strong>bel banco di prova gli alpinisti<\/strong>: \u00e8 stata salita in condizioni invernali <strong>17 dicembre 1993<\/strong> da G. Stafforini, A. Bald e A. Bonanno (G. Pastine, M. Picco, I monti del mare, pag. 194).<\/p>\n<p>In cima sorge una <strong>grande croce<\/strong> a traliccio metallico, benedetta il <strong>5 novembre 1954<\/strong> dal vescovo di <strong>Bobbio<\/strong> P. Zuccarino, nel corso di una storica messa che richiam\u00f2 i fedeli in processione da <strong>Zerba<\/strong>, <strong>Pej<\/strong>, <strong>Corbesassi<\/strong>, <strong>Bogli<\/strong> e dintorni, in una splendida giornata di sole. La croce, alta <strong>tredici metri<\/strong>, fu realizzata gratuitamente dalla ditta S.E.E.E. e trasportata Iass\u00f9 con muli e buoi dagli abitanti di Zerba favoriti un autunno eccezionalmente mite (da La Trebbia, 13\/11\/1954).<\/p>\n<p>Nei pressi della croce, alla fine degli anni Ottanta, \u00e8 stato costruito un imponente <strong>radar <\/strong>a forma di geoide, utilizzato <strong>dall&#8217;ENAV <\/strong>per il controllo traffico aereo relativo a numerosi aeroporti italiani e anche degli scali di <strong>Zurigo <\/strong>e <strong>Marsiglia<\/strong>. Il gigantesco <strong>radar<\/strong>, ben visibile anche da <strong>molto lontano<\/strong>, \u00e8 raggiunto da una rotabile asfaltata&nbsp;che sale lungo l&#8217;erbosa cresta nord-ovest. Fino al <strong>2008<\/strong> era presidiato <strong>continuativamente<\/strong> da personale specializzato mentre oggi, sorvegliato a distanza, ha funzionamento <strong>completamente automatizzato<\/strong>. Il radar e la strada di accesso hanno certamente <strong>intaccato<\/strong> il primitivo fascino della montagna, tuttavia il L\u00e9sima <strong>merita a di essere visitato<\/strong>, per la bellezza dei percorsi che portano in vetta, per le <strong>fioriture<\/strong> e per il notevole panorama: &#8220;<em>Di lass\u00f9 nelle giornate serene<\/em> &#8211; scriveva Or\u00f2filo nel 1892 &#8211; <em>si scorge vicinissima, ma pi\u00f9 profonda quasi 1300 metri, la vallata della <strong>Trebbia<\/strong>, e d&#8217;intorno si gode di un incantevole panorama su tutto l&#8217;Appennino settentrionale, sui campi lombardi insanguinati in cento famose battaglie, e pi\u00f9 oltre fino alle remote nevi delle Alpi<\/em>&#8221; (L&#8217;Appennino Genovese dalla Scrivia al Taro, pag. 167)&nbsp;<\/p>\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tratto da &#8220;La catena dell&#8217;Antola, 133 escursioni fra Scrivia, Trebbia e Oltrepo, sui monti delle quattro province&#8221; di Andrea Parodi e Alessio Schiavi, 2015, Andrea Parodi Editore. \u00c8 il monte pi\u00f9 alto della catena fra Scrivia e Tr\u00e9bbia. 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