{"id":2506,"date":"2019-09-30T14:06:43","date_gmt":"2019-09-30T13:06:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/?p=2506"},"modified":"2019-09-30T14:06:45","modified_gmt":"2019-09-30T13:06:45","slug":"le-stragi-di-barostro-e-cencerate","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/?p=2506","title":{"rendered":"Le stragi di Barostro e Cencerate"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/img\/20190930-bernini.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Ho letto questo libro del <strong>2002<\/strong> di <strong>Fabrizio Bernini<\/strong> dal titolo &#8220;<strong>Le stragi di Barostro e Cencerate &#8211; Autunno 1944 nel varzese<\/strong>&#8220;.<\/p>\n<p>Racconta episodi della <strong>guerra civile<\/strong> che c&#8217;\u00e8 stata in <strong>Italia<\/strong> negli ultimi anni della <strong>Seconda Guerra Mondiale<\/strong>, che si svolsero nell&#8217;a<strong>lta Valle Staffora<\/strong>, a <strong>Varzi<\/strong> e ancora sopra. La zona \u00e8 stata inizialmente sotto il controllo di bande organizzate di &#8220;<strong>ribelli<\/strong>&#8220;, come li chiamarono in tanti, oppure di &#8220;<strong>partigiani<\/strong>&#8220;, come vengono storicamente definiti. Erano tutti giovani che per qualche motivo si ritrovarono a combattere per cercare di liberare il <strong>nord Italia<\/strong> dal regime <strong>Fascista<\/strong>. C&#8217;era chi ci <strong>credeva<\/strong>, chi ci <strong>sperava<\/strong>, chi non voleva <strong>sottostare<\/strong> ai soprusi dell&#8217;esercito regolare, chi <strong>non aveva scelta<\/strong> e chi ne <strong>approfittava<\/strong>. E qualcuno per pi\u00f9 di uno di questi motivi.<\/p>\n<p>La guerra \u00e8 davvero brutta, e anche se non l&#8217;ho vissuta in prima persona <strong>l&#8217;ho sentita spesso raccontare dai miei genitori<\/strong>, da mio <strong>nonno<\/strong> e da alcuni <strong>anziani<\/strong> dei miei paesi. La guerra civile \u00e8 una cosa ancora pi\u00f9 brutta perch\u00e9 mette di fronte persone che abitano o vivono <strong>negli stessi luoghi.<\/strong> E quindi \u00e8 intrisa maggiormente di <strong>ingiustizie<\/strong>, ripicche, <strong>vendette<\/strong>, soprusi, <strong>angherie<\/strong> e <strong>tragedie<\/strong>.<\/p>\n<p>Nelle brigate partigiane militava il &#8220;<strong>Commissario Piero<\/strong>&#8220;, nome di battaglia di <strong>Giovanni Orfeo Landini<\/strong>, nipote di quel\u00a0<strong>Landini<\/strong> che fond\u00f2 lo stabilimento di <strong>trattori agricoli<\/strong>. Divenuto strenuo antifascista fu arrestato negli anni &#8217;40 per cospirazione e tenuto in carcere fino ad ottobre del &#8217;43, quando entra nei ranghi della rete organizzativa e militare del PCI. Rimane coinvolto <strong>nell&#8217;assassinio<\/strong> di un commissario federale fascista a Milano e quindi il PCI ritiene opportuno il suo allontanamento in <strong>Oltrep\u00f2 Pavese<\/strong>, per coordinare bande di ribelli irregolari in formazioni regolari e divenne commissario politico della brigata <strong>Aliotta<\/strong>.<\/p>\n<p>Occorreva <strong>un luogo<\/strong> da dedicare a campo di prigionia per i prigionieri e si scelsero due paesi situati nel comune di <strong>Brallo<\/strong> (all&#8217;epoca comune di <strong>Pregola<\/strong>): <strong>Barostro<\/strong> e <strong>Cencerate<\/strong>, raggiungibili risalendo la valle dello Staffora <strong>fin quasi alla fonte<\/strong>, percorrendo una stretta <strong>mulattiera<\/strong>. Nel settembre 1944 tra i prigionieri si contavano <strong>soldati<\/strong> dell&#8217;esercito regolare, <strong>civili<\/strong>, esponenti del <strong>Partito Fascista<\/strong>, <strong>tedeschi<\/strong>.<\/p>\n<p>A met\u00e0 ottobre si scatena una <strong>rappresaglia<\/strong>, ovvero una &#8220;risposta&#8221; a fatti di sangue, fucilazioni a danno di partigiani commesse dai fascisti. Si decide di fucilare <strong>33 esponenti<\/strong> della brigata <strong>San Marco<\/strong>. Una <strong>commissione partigiana<\/strong> dette una parvenza di <strong>tribunale<\/strong> e i condannati scesero a <strong>9<\/strong>. Essi erano nel campo di prigionia di <strong>Barostro<\/strong>. Don <strong>Rino Cristiani<\/strong>, parroco di <strong>Nivione<\/strong>, li confessa, d\u00e0 loro la comunione e raccoglie i loro ultimi desideri. Un ragazzino di 15 anni, <strong>Oreste Flauto<\/strong>, si offre per essere fucilato al posto di un commilitone. Il racconto di don Cristiani \u00e8 commovente, dir\u00f2 soltanto che convinse un condannato a <strong>perdonare ed abbracciare chi lo stava per uccidere<\/strong>, un attimo prima della fucilazione.<\/p>\n<p>Nell&#8217;agosto &#8217;44 ci fu una rappresaglia a <strong>Milano<\/strong>, in piazzale <strong>Loreto<\/strong>, per via di un attentato che cost\u00f2 la vita\u00a0 a militari tedeschi e civili: i fascisti prelevarono <strong>quindici partigiani<\/strong> e li <strong>fucilarono<\/strong>. La delegazione lombarda dei partigiani ordin\u00f2 quindi di <strong>passare per le armi<\/strong> i prigionieri nazifascisti.<br \/>A Varzi questa notizia fu accolta con sgomento e una piccola delegazione parl\u00f2 col <strong>commissario Piero<\/strong> per avere garanzie su un giusto processo, prima di ordinare qualsiasi fucilazione.\u00a0<\/p>\n<p>Il problema dei prigionieri era che nell&#8217;autunno &#8217;44 era in corso un grande rastrellamento a largo raggio delle truppe tedesche e dei &#8220;<strong>mongoli<\/strong>&#8221; (truppe in realt\u00e0 <strong>calmucche<\/strong>) e portarsi dei prigionieri durante un&#8217;eventuale ritirata <strong>era un impiccio<\/strong>. Liberarli voleva dire esporsi a possibili <strong>fughe di notizie<\/strong>. Quindi, che fare? C&#8217;era l&#8217;ordine di <strong>fucilazione<\/strong>, ma questo ordine scritto non fu mai confermato. Il Landini sostenne sempre che questo ordine fosse esistito, ma <strong>non fu mai provato<\/strong>.<\/p>\n<p>Alla fine questo ordine fu dato a chi comandava i due campi, quello di <strong>Barostro<\/strong> e quello di <strong>Cencerate<\/strong>. Quelli che dovevano occuparsene erano comunque dei giovani, erano comunque degli uomini, e molti furono presi, se non da dubbi, da <strong>scrupoli<\/strong>, perlomeno da piet\u00e0, da paura, e cercano di far <strong>fuggire<\/strong> i prigionieri, almeno quelli come i <strong>borghesi<\/strong> che godevano di un&#8217;ampia <strong>autonomia<\/strong> all&#8217;interno dei campi.<\/p>\n<p>Don Rino tento di persuadere il Landini a <strong>ravvedersi<\/strong> dal suo proposito, ma inutilmente. Arrivati i <strong>fucilandi<\/strong>, il prete li accolse per dare loro conforto e qualcuno di loro gli lasci\u00f2 degli scritti per i famigliari.\u00a0<\/p>\n<p>Nel dopoguerra Orfeo Landini fu processato e considerato colpevole di <strong>omicidio volontario continuato<\/strong>. Lui si difese sostenendo di aver solo obbedito a un <strong>ordine<\/strong>, ma prove in tal senso non ne furono mai prodotte e le testimonianze non deponevano <strong>a suo favore<\/strong>. Si ritenne che, pur essendo gli avvenimenti occorsi in stato di guerra, il Commissario Piero ebbe la colpa di far fucilare anche 4 civili, perlopi\u00f9 non in un atto di guerra, ma compiendo un omicidio dettato da <strong>moventi politici<\/strong>. Fu condannato a 18 anni, ma non scont\u00f2 in pieno la pena in carcere per un&#8217;<strong>amnistia<\/strong>.<\/p>\n<p>50 anni dopo la guerra Landini rilasci\u00f2 a <strong>Bernini<\/strong> stesso, l&#8217;autore di questo libro, <strong>un&#8217;intervista<\/strong> dove si dichiarava membro del commando che da Milano part\u00ec nell&#8217;aprile 1945 per prendere in consegna <strong>Mussolini<\/strong> e che invece lo fucil\u00f2.\u00a0<\/p>\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho letto questo libro del 2002 di Fabrizio Bernini dal titolo &#8220;Le stragi di Barostro e Cencerate &#8211; Autunno 1944 nel varzese&#8220;. Racconta episodi della guerra civile che c&#8217;\u00e8 stata in Italia negli ultimi anni della Seconda Guerra Mondiale, che si svolsero nell&#8217;alta Valle Staffora, a Varzi e ancora sopra. 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