{"id":2599,"date":"2019-06-25T09:33:32","date_gmt":"2019-06-25T08:33:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/?p=2599"},"modified":"2019-06-25T09:33:34","modified_gmt":"2019-06-25T08:33:34","slug":"canto-narrativo-al-brallo-3","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/?p=2599","title":{"rendered":"Canto narrativo al Brallo (3)"},"content":{"rendered":"\n<p>Vi rimando alla prima puntata:&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/?p=2473\">www.fabiotordi.it\/blog\/?p=2473<\/a><br>e alla seconda: <a href=\"https:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/?p=2505\">www.fabiotordi.it\/blog\/?p=2505 <\/a><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il canto narrativo al Brallo e la sua ritualizzazione<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>I canti narrativi vengono detti al <strong>Brallo <\/strong>(come un po&#8217; ovunque) <em>fatti<\/em>, senza naturalmente far distinzione fra quelli <strong>antichi <\/strong>e quelli <strong>recenti<\/strong>, da <strong>cantastorie<\/strong>. I fatti sono <strong>considerati<\/strong> racconti di storie <strong>realmente avvenute<\/strong>. <strong>Eva Tagliani<\/strong> diceva: &#8220;<em>Le canzoni hanno un significato d&#8217;una cosa ch&#8217;\u00e8 successo<\/em>&#8220;. Alcune delle storie esposte nei <em>fatti <\/em>vengono localizzate in zone vicine.<br>Il canto aveva (e in parte ha ancora) un&#8217;<strong>importanza fondamentale<\/strong> nella <strong>vita sociale<\/strong> della comunit\u00e0. Il canto narrativo in particolare ha goduto d&#8217;un ruolo di alto rilievo cos\u00ec da venir integrato in diversi <strong>momenti rituali <\/strong>dell&#8217;anno: <strong>nozze<\/strong>, <strong>feste <\/strong>religiose, <strong>carnevale<\/strong>. Nel rito matrimoniale, per esempio, veniva integrata <em>La sposina<\/em> (frammento della ballata Sposa per forza), cantata e suonata dal corteo di invitati e musicisti (il <strong>piffero <\/strong>era lo strumento obbligato ai matrimoni) che<strong> accompagnava la sposa <\/strong>dalla sua casa a quella del marito. Il canto <em>Le carrozze son gi\u00e0 preparate<\/em>, invece, veniva cantato alla giovane coppia <strong>durante il pranzo nuziale<\/strong>. La ritualizzazione dei canti narrativi non era per\u00f2 limitata, al Brallo, al momento nuziale o alle situazioni <strong>religiose <\/strong>(novene natalizie, canti <strong>agiografici<\/strong>, ecc.), ma soprattutto trovava spazio nel <strong>carnevale<\/strong>. Il teatro carnevalesco era, al Brallo, &#8220;<strong>serio<\/strong>&#8221; e per nulla burlesco o <strong>farsesco<\/strong>. Fino a circa trentacinque anni fa al Brallo la tradizione voleva che i giovani, (un tempo soltanto i maschi, poi anche le femmine), dai sedici ai vent&#8217;anni, soprattutto di <strong>Feligara<\/strong> e di <strong>Colleri <\/strong>(e pi\u00f9 di rado di paesi fuori del territorio comunale), facessero la &#8220;<strong>mascherata<\/strong>&#8220;, cio\u00e8 drammatizzassero, in costume ma senza maschera sul viso, un <strong>canto narrativo<\/strong>, un fatto. Questa drammatizzazione si distingueva dalla &#8220;recita&#8221;, cos\u00ec come si distingueva dai travestimenti burleschi spontanei (per esempio il &#8220;<strong><em>mulita<\/em><\/strong>&#8220;, cio\u00e8 l&#8217;arrotino, il &#8220;<strong><em>magnano<\/em><\/strong>&#8220;, cio\u00e8 il calderaio, ecc.), pur presenti. La performance ambulante dei giovani veniva inserita nel contesto di una <strong>questua <\/strong>che raggiungeva <strong>tutte le frazioni<\/strong> del comune.<br> Un mese prima della &#8220;mascherata&#8221;, durante le veglie, i giovani si consultavano per scegliere il <strong>fatto <\/strong>da rappresentare e si assegnavano poi le <strong>parti<\/strong>. Si iniziavano poi le <strong>prove <\/strong>che avevano luogo <strong>ogni sera<\/strong>, per circa un mese. Circa <strong>venti-venticinque<\/strong> giovani potevano partecipare: parti principali, parti secondarie e coro. C&#8217;erano poi i musicisti, piffero e fisarmonica, e due <strong>questuanti<\/strong> che portavano uno un cestino, per raccogliere le uova, uno un sacco, per metterci la farina. Le <strong>performances <\/strong>duravano tutta la settimana prima di carnevale, con la visita di tre o quattro gruppi d&#8217;abitazioni al giorno. Entrando nell&#8217;abitato, uno della compagnia, annunciava, suonando una conchiglia, l&#8217;arrivo della &#8220;mascherata&#8221;. Lo spettacolo durava tra la <strong>mezz&#8217;ora<\/strong> e i <strong>tre quarti d&#8217;ora<\/strong> (con qualche eccezione di spettacoli pi\u00f9 lunghi : per esempio Isabella dur\u00f2 pi\u00f9 d&#8217;un&#8217;ora).<br> Il dramma cantato <strong>non era<\/strong> di solito accompagnato dagli strumenti. I musicisti intervenivano soltanto in quei casi nei quali la loro presenza era richiesta dal testo o dalla situazione drammatica (per esempio nella <em>E l&#8217;ui bella l&#8217;\u00e8 l\u00e0 sul mar<\/em>, dov&#8217;\u00e8 previsto dal testo un ballo) e suonavano alla fine dello spettacolo, mentre i questuanti raccoglievano le offerte.<br> <strong>Eva <\/strong>ricordava che nella sua giovinezza solo gli uomini partecipavano alle &#8220;mascherate&#8221; e il fatto preferito era <strong>Cecilia<\/strong>. Ma gi\u00e0 all&#8217;et\u00e0 di diciassette-diciannove anni, Eva pot\u00e8 far parte degli spettacoli carnevaleschi, nel coro (<strong>Pierina<\/strong>), come una delle sorelle (Fernanda e Bortolino) e infine come <strong>protagonista <\/strong>(E l&#8217;ui bella l&#8217;\u00e8 l\u00e0 sul mar). Il travestimento maschile e femminile era <strong>reversibile<\/strong>: personaggi maschili potevano essere interpretati da donne e <strong>viceversa<\/strong>. Da pi\u00f9 informatori la solennit\u00e0 e l&#8217;assoluta seriet\u00e0 della &#8220;mascherata&#8221; \u00e8 stata confermata. Il dramma <strong>commuoveva profondamente il pubblico<\/strong>, che partecipava anche piangendo ai momenti -pi\u00f9 tristi e drammatici della storia.<br> Le ballate pi\u00f9 arcaiche di tradizione orale formano lo strato &#8220;vecchio&#8221; delle &#8220;mascherate&#8221; del Brallo. Le generazioni pi\u00f9 giovani hanno introdotto canti pi\u00f9 recenti, soprattutto da cantastorie, desunti da libretti popolari e da fogli volanti (per esempio Teresina e Eugenio [<strong>il brano non \u00e8 compreso nel disco],<\/strong> Isabella e Ferruccio).<br> Negli ultimi anni, varie modificazioni, anche molto evidenti, sono intervenute nelle &#8220;mascherate&#8221; del Brallo. L&#8217;adozione dei testi moderni da cantastorie hanno portato alla progressiva sostituzione del discorso diretto e in molti casi interamente dialogato tipico delle ballate arcaiche con il <strong>discorso indiretto<\/strong> e &#8220;<strong>narrativo<\/strong>&#8221; delle &#8220;storie&#8221; offerte dai fogli volanti. In tal modo il canto a solo si \u00e8 aperto ad una maggiore partecipazione del coro &#8220;narratore&#8221;.<br> L&#8217;ammissione di alcune donne gi\u00e0 aveva indotto delle <strong>trasformazioni<\/strong>. Nel tempo la percentuale fra uomini e donne si \u00e8 addirittura invertita, cos\u00ec da trasformare la &#8220;mascherata&#8221; in una manifestazione posta prevalentemente nel <strong>dominio femminile<\/strong>. Infine essa \u00e8 diventata <strong>manifestazione infantile<\/strong>, con i bambini mascherati secondo modelli standard ed \u00e8 caduto il canto.<br>Tale <strong>discesa nella gerarchia sociale <\/strong>(dagli uomini alle donne ai bambini) \u00e8 sintomatica della progressiva perdita di <strong>vitalit\u00e0 <\/strong>e di <strong>funzionalit\u00e0 <\/strong>della tradizione. Oggi per gli adulti sarebbe <strong>impensabile <\/strong>continuare la tradizione della &#8220;mascherata&#8221; (<strong>guai se qualcuno si mette a girare a cantare<\/strong>). Da segnalare anche che nelle ultime mascherate effettuate era aumentata, attraverso la scelta dei testi, la condanna delle ingiustizie sociali.<\/p>\n\n\n\n<iframe loading=\"lazy\" width=\"560\" height=\"315\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/-NjBdSbwtaY\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen=\"\"><\/iframe>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vi rimando alla prima puntata:&nbsp;www.fabiotordi.it\/blog\/?p=2473e alla seconda: www.fabiotordi.it\/blog\/?p=2505 Il canto narrativo al Brallo e la sua ritualizzazione I canti narrativi vengono detti al Brallo (come un po&#8217; ovunque) fatti, senza naturalmente far distinzione fra quelli antichi e quelli recenti, da cantastorie. I fatti sono considerati racconti di storie realmente avvenute. 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