{"id":2665,"date":"2019-07-05T15:21:15","date_gmt":"2019-07-05T14:21:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/?p=2665"},"modified":"2019-07-05T15:21:17","modified_gmt":"2019-07-05T14:21:17","slug":"centolire","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/?p=2665","title":{"rendered":"Centolire"},"content":{"rendered":"\n<p>Da bambino andavo da mio pap\u00e0 a farmi dare cento lire.<br>&#8220;<strong>Mi dai centolire<\/strong>?&#8221;<br>Era la mia &#8220;<em>paghetta<\/em>&#8221; giornaliera.\u00a0<br>Molti di voi penseranno che a quell&#8217;epoca cento lire fossero comunque <strong>una discreta sommetta<\/strong>. E invece no, erano <strong>pochine<\/strong>.<br>Potevi permetterti un <strong>ghiacciolo<\/strong>, una partita ai <strong>videogames <\/strong>o, come spesso accadeva, <strong>una canzone al juke-box<\/strong>. La mia preferita nell&#8217;estate del 1983 era <strong>Vamos a la playa<\/strong>, dei <strong>Righeira<\/strong>, che quando mi dicevano che erano italiani io non ci credevo.<\/p>\n\n\n\n<p>Andavo al <strong>Bar Cavanna<\/strong> e aspettavo un po&#8217;, per vedere se qualcuno prima di me l&#8217;avesse per caso gi\u00e0 scelta, e in quel caso sarebbero state cento lire risparmiate. Quando, dopo 5 o 6 canzoni, non sentivo la &#8220;mia&#8221;, mi arrendevo, mettevo la mia <strong>monetona <\/strong>nella fessura e pigiavo quei grossi <strong>tastoni <\/strong>del macchinario.\u00a0<br>Mi stupiva sempre il fatto che ci fossero anche le lettere &#8220;<strong>straniere<\/strong>&#8221; ed era una <em>figata <\/em>quando la canzone scelta era del tipo &#8220;<strong>J8<\/strong>&#8221; o &#8220;<strong>K3<\/strong>&#8220;.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/img\/20190705-pinarolo.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>Quando un disco <strong>finiva<\/strong>, smetteva di girare e il meccanismo lo prendeva per riporlo al suo posto. Se qualcuno aveva scelto una nuova canzone, tutto ripartiva: i dischi scorrevano finch\u00e9 <strong>la mano meccanica<\/strong> sceglieva il <strong>vinile <\/strong>richiesto, lo alzava, lo girava <strong>orizzontale <\/strong>e lo riponeva sul giradischi.<br>Arrivava la testina, si abbassava e&#8230;zac, dalle casse <strong>ecco la tua canzone<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>I grandi successi stavano nel juke-box <strong>anche un anno<\/strong>, le canzoncine estive <strong>solo per pochi mesi<\/strong>. I nomi dei cantanti e i titoli delle canzoni erano scritte su un&#8217;apposita etichetta, ma talvolta capitava che fossero <strong>scritte a mano<\/strong>, chiss\u00e0 perch\u00e9. Magari il fornitore di dischi non forniva l&#8217; etichetta per il &#8220;<em><u>gi\u00f9bocs<\/u><\/em>&#8220;, oppure il disco in questione non era destinato a tale uso e allora il barista doveva scriverlo <strong>a biro<\/strong>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da bambino andavo da mio pap\u00e0 a farmi dare cento lire.&#8220;Mi dai centolire?&#8221;Era la mia &#8220;paghetta&#8221; giornaliera.\u00a0Molti di voi penseranno che a quell&#8217;epoca cento lire fossero comunque una discreta sommetta. E invece no, erano pochine.Potevi permetterti un ghiacciolo, una partita ai videogames o, come spesso accadeva, una canzone al juke-box. 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