{"id":2878,"date":"2020-09-20T08:00:00","date_gmt":"2020-09-20T07:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/?p=2878"},"modified":"2020-09-19T22:26:32","modified_gmt":"2020-09-19T21:26:32","slug":"agosto-1944-sul-monte-alfeo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/?p=2878","title":{"rendered":"Agosto 1944 sul monte Alfeo"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/img\/20200920-dario.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>lo zio Dario Rebolini, 1924-2020<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Ho gi\u00e0 parlato di mio zio, Dario Rebolini e del libro che raccoglie le sue memorie di giovent\u00f9: <a href=\"https:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/?p=1868\">I tre colonnelli<\/a>. Mi rifaccio a quel post per rinnovare le mie opinioni sulla guerra, e sulla guerra civile in particolare.   Ho messo anche un video dove racconta le sue avventure da partigiano: <a href=\"https:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/?p=2101\">Il partigiano Dario<\/a>. Ora voglio invece pubblicare qui un passaggio di un altro libro che ha scritto, &#8220;Bisagno e i suoi partigiani&#8221;. Anche in questo caso mi ha colpito il clima che c&#8217;era allora, quando la linea tra la morte e la vita era davvero sottile, e quello che prima era un nemico mortale poteva poi essere un amico fraterno e viceversa. Ribadisco: gran brutta cosa la guerra.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Tutti i paesi, piccoli o grandi, erano occupati dagli <strong>alpini<\/strong>. Ogni tanto s&#8217;incontrava qualche <strong>pattuglia<\/strong> e bisognava scorgerli per primi e attaccarli <strong>di sorpresa<\/strong>, se no sarebbero stati <strong>guai grossi<\/strong>, come purtroppo \u00e8 toccato a qualche gruppo, con bilanci tragici. Un giorno ci siamo trovati sulla cima del <strong>monte Alfeo<\/strong>, dovevamo tenere sotto osservazione <strong>Zerba<\/strong>, che era occupata dagli alpini dal giorno prima. Noi aspettavamo che se n&#8217;andassero per tentare di rimediare <strong>qualcosa per lo stomaco<\/strong>. Pochi metri pi\u00f9 gi\u00f9, dalla parte opposta, verso <strong>Gorreto<\/strong>, ci passava un sentiero, che proseguiva sotto costa. C&#8217;eravamo appena appisolati sotto <strong>un grande faggio<\/strong>, nell&#8217;attesa che gli alpini se n&#8217;andassero da Zerba.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Nel dormiveglia mi era sembrato di sentir parlare; eravamo <strong>sottovento<\/strong>, forse noi sentivamo loro, ma loro non sentivano noi; cercai di svegliare gli altri <strong>nel massimo silenzio<\/strong>, preparammo le armi leggere che avevamo ancora e, in ginocchio, gattonando piano piano, ci siamo affacciati sul sentiero per vedere che succedeva. A quindici metri da noi, su quel benedetto sentiero, vi era <strong>una squadra di alpini<\/strong> seduti, mezzi spogliati per il caldo, mezzi stravaccati sul prato e qualcuno anche senza scarpe, senza giacca, n\u00e9 armi. Saranno stati <strong>una dozzina<\/strong>.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Dato il tremendo caldo e la tranquillit\u00e0 di quel posto (l\u00ec non avrebbe dovuto esserci nessun pericolo) avevano <strong>abbandonato tutto<\/strong> per terra e stavano l\u00ec, a riposare e prendere il fresco della montagna. Noi ci siamo subito ritirati per <strong>decidere il da farsi<\/strong> e per studiare il modo migliore di attaccare.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Fra noi non vi era <strong>nessun comandante<\/strong>, diciamo che l&#8217;unico un po&#8217; pi\u00f9 responsabile avrei dovuto essere io, in quanto dopo tanta fame stavo per portarli a Zerba dai miei, o da qualche vicino, dove avremmo sicuramente trovato chi ci avrebbe fatto una bella <strong>polenta<\/strong>, o magari un bel piatto di <strong>lasagne<\/strong> al sugo (fantasie a quei tempi).<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Eravamo l\u00ec, su quel monte, proprio per vedere se ci fossero movimenti di truppe o se si poteva tentare di avvicinarsi alla casa senza pericolo, dato che era l&#8217;ultima del paese ed era facile <strong>prevenire il pericolo<\/strong>.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>A<em>vevamo due <strong>bombe a mano<\/strong> ciascuno. Io avevo ancora il mio <strong>mitra<\/strong> che avevo portato da <strong>Sacile<\/strong> e che non mollavo mai, gli altri avevano lo <strong>sten<\/strong> e qualche <strong>fucile<\/strong>. Il primo impeto era stato di attaccarli con le bombe a mano e raffiche di mitra e sten, li avremmo <strong>trucidati<\/strong> con facilit\u00e0, ma sarebbe stata una tremenda <strong>carneficina<\/strong>. Fortunatamente fra noi vi era anche un <strong>ex alpino<\/strong>, che aveva disertato appena erano iniziate le prime battaglie. E questi, o per spirito di corpo, o per <strong>simpatia<\/strong> verso i suoi ex, ci ha un poco raffreddati dicendoci che gli alpini <strong>non erano fascisti<\/strong>, che erano da combattere per la <strong>divisa<\/strong> che portavano, e comunque in un altro contesto, ma erano quasi tutti contadini del veneto e quindi brava gente, non si poteva trucidarli cos\u00ec. Con il senno di poi c&#8217;erano da fare due considerazioni. La <strong>prima<\/strong>: se ci fossimo stati noi, loro come avrebbero agito? <strong>Seconda<\/strong>: erano momenti cruciali, se vuoi salvarti la vita devi prima sparare e poi pensarci. Abbiamo fatto alla rovescia <strong>ed \u00e8 andata bene per tutti<\/strong>. Dopo una decina di minuti, mentre noi stavamo sul chi vive con le armi puntate, piano piano si sono rivestiti e in fila indiana li abbiamo accompagnati con lo sguardo fino all&#8217;orizzonte, verso la strada che porta a <strong>Varni<\/strong>. Quando poi, pi\u00f9 tardi, il loro battaglione si \u00e8 arreso al completo al nostro comando, e sono diventati tutti partigiani al nostro fianco, sono andato a <strong>Gorreto<\/strong>, nel castello dove erano alloggiati, per cercarli. Ho chiesto della pattuglia che quel giorno si trovava a passare di l\u00ec, e <strong>li ho trovati<\/strong>.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Al primo racconto non si sono emozionati pi\u00f9 di tanto, ma quando sono ritornato con l&#8217;ex alpino, l&#8217;uomo che li aveva salvati, e gli abbiamo <strong>spiegato bene<\/strong> tutto quello che avevamo fatto su quel sentiero, allora <strong>hanno capito <\/strong>e abbiamo fatto una bella <strong>mangiata<\/strong> da Nando, con una bella <strong>bevuta<\/strong> insieme.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho gi\u00e0 parlato di mio zio, Dario Rebolini e del libro che raccoglie le sue memorie di giovent\u00f9: I tre colonnelli. Mi rifaccio a quel post per rinnovare le mie opinioni sulla guerra, e sulla guerra civile in particolare. Ho messo anche un video dove racconta le sue avventure da partigiano: Il partigiano Dario. 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