{"id":2915,"date":"2021-01-05T14:36:53","date_gmt":"2021-01-05T13:36:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/?p=2915"},"modified":"2021-01-05T14:36:54","modified_gmt":"2021-01-05T13:36:54","slug":"storia-dei-comuni-e-delle-parrocchie-della-diocesi-di-tortona","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/?p=2915","title":{"rendered":"Storia dei comuni e delle Parrocchie della diocesi di Tortona"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"267\" height=\"400\" src=\"http:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/Goggi-Storia-dei-Comuni-e-delle-Parrocchie-della.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2965\" srcset=\"https:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/Goggi-Storia-dei-Comuni-e-delle-Parrocchie-della.jpg 267w, https:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/Goggi-Storia-dei-Comuni-e-delle-Parrocchie-della-200x300.jpg 200w\" sizes=\"auto, (max-width: 267px) 100vw, 267px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Nel <strong>1953 <\/strong>mons.<strong> Clelio Gogg<\/strong>i scrive questo libro, che raccoglie un sacco di informazioni storiche della zona. Ci parla cos\u00ec del <strong>comune di Pregola<\/strong>:<\/p>\n\n\n\n<p><strong>PREGOLA<\/strong><br>Chi sentisse dire che sul non largo ripido e roccioso cono che sovrasta la <strong>Pregola <\/strong>odierna esisteva una volta un paese di <strong>125 famiglie<\/strong> con chiesa e castello sede di un <strong>marchesato <\/strong>stenterebbe a crederlo.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure tutto ci\u00f2 ripete con nostalgia la rimasta e diminuita <strong>popolazione<\/strong>, lo scriveva il diligente parroco che nel <strong>1725 <\/strong>in forbito <strong>latino <\/strong>stendeva le memorie locali; lo dicono le vestigia che vi restano da cui si vedono la periferia del castello, della chiesetta, fondamenta di case ed una cisterna.<\/p>\n\n\n\n<p>La parola Pregola \u00e8 diminutivo di P<strong>i<\/strong>etra; nelle carte antiche \u00e8 detta <em>Petra Congrua<\/em>, <em>Grua<\/em> e <em>Petra Corva<\/em> e ci\u00f2 per <strong>imperizia <\/strong>dei notai che non sapevano tradurre la parola dialettale.<\/p>\n\n\n\n<p>Il luogo di Pregola \u00e8 nominato nel diploma dell&#8217;Imperatore <strong>Ottone I <\/strong>nel <strong>972<\/strong>, 29 luglio, in cui egli descriveva il possesso del monastero bobbiese \u00ab<em>Monasterium cum cellulis infra vallem per finis de Predalia et de Alpe Penino<\/em> (Penice ) <em>cum confinibus suis, descendentem in Petram Groam per via pubblicam<\/em> \u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Se nel 972 l&#8217;Imperatore confermava Pregola all&#8217;abbazia di Bobbio, \u00e8 segno che essa gi\u00e0 le apparteneva.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Da chi le fu donata? <\/strong>Con ogni probabilit\u00e0 le fu donata dal Re <strong>Agilulfo<\/strong>. Quando e da chi fu edificato il paese o castello? Come abbiamo veduto la parola Pietra nel senso di castello su roccia \u00e8 termine medioevale, perci\u00f2 Pregola risale a quell&#8217;epoca. Gli abbati di <strong>Bobbio <\/strong>ebbero il titolo di Conti dall&#8217;Imperatore <strong>Lotario <\/strong>nell&#8217;<strong>844<\/strong>. Ne vien di conseguenza che siano stati gli abbati che radunarono la popolazione e fondarono il castello.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli abbati per molti anni esercitarono la giurisdizione feudale su Pregola, fin che eretta la diocesi di Bobbio tale diritto pass\u00f2 ai <strong>Vescovi <\/strong>abbati.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;Imperatore <strong>Federico I<\/strong> il 28 settembre 1164 investi Pregola come gli altri luoghi dell&#8217;alta val Staffora ai <strong>Malaspina<\/strong>, ai quali lo confermarono <strong>Federico II<\/strong> nel 1220 e<strong> Carlo IV<\/strong> nel 1355 e <strong>Carlo V<\/strong> nel 1541.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure in una questione tra il Vescovo di Bobbio ed il Monastero di Bobbio, 17 e 20 novembre 1207, i testi affermano che Pregola \u00e8 del monastero. Da notarsi che un testo asserisce esser del monastero <em>Rocca de Petracorva cum tota sua curte<\/em>. (Leg\u00e8 e Gabotto, o. c., pag. 74).<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1497 Musa di Pregola, Ardizzone di Pietra Corva Oberto e Rustego eran <strong>vassalli <\/strong>dei Malaspina e giuravano di osservare la convenzione fatta da questi con il comune di Tortona.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Corrado<\/strong> figlio di <strong>Morello Malaspina<\/strong> con atto 12 aprile 1221 divise con il nipote <strong>Opizzo <\/strong>i feudi della Liguria e della Lombardia eleggendo per s\u00e8 Pregola, Zerba, Curia e Brugnatello lasciando indivisi quelli di Val Borbera. Egli fu il capostipite dei <strong>marchesi di Pregola<\/strong>. <\/p>\n\n\n\n<p>Il feudo si estendeva molto verso mezzogiorno e comprendeva molte torri e castelli che poi passarono ad altri.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1563, 24 ottobre, <strong>Ferdinando<\/strong> Imperatore rinnovava l&#8217;investitura di Pregola, Pei e Zerba a Morello, Anton Francesco e Federico Malaspina.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1570 Pregola fu assediata da un <strong>Giovanni <\/strong>pure Malaspina e figli, che ebbero la peggio; uno di questi fu fatto prigioniero e decapitato a Milano.<\/p>\n\n\n\n<p>Cessato di esser marchesato, nel 1789 Pregola era essa stessa compresa nel <strong>marchesato di S. Margherita<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Il castello ed il paese erano gi\u00e0 distrutti nel 1725; alcuni dicono che fu distrutto da un incendio, ma il citato manoscritto dichiara di ignorare la causa il che dimostra che tale distruzione datava da vario tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il paesello ora \u00e8 diviso in due punti: quella in alto \u00e8 detta <strong>Borgo<\/strong>, quella in basso \u00e8 detta <strong>Villa<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 in basso dagli stessi Malaspina fu edificato un <strong>palazzo signorile<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Notevole che quella popolazione chiama il luogo ove era il paese col nome di chiesa, il che dimostra che l&#8217;antica chiesa fu l&#8217;ultima a scomparire.<\/p>\n\n\n\n<p>La <strong>strada<\/strong> che da <strong>Varzi <\/strong>sale al <strong>Brallo <\/strong>fu costruita negli anni 1909-1914.<\/p>\n\n\n\n<p>Notizie religiose \u2014 In un altro registro esistente nell&#8217;archivio di Pregola leggesi che secondo memorie antiche e secondo la tradizione la parrocchia di Pregola risalirebbe al mille.<\/p>\n\n\n\n<p>E ci\u00f2 \u00e8 una conferma di quanto scrissi nella prima parte cio\u00e8 che la chiesa di <strong>S. Agata<\/strong> di Pregola risale al tempo dei <strong>Longobardi <\/strong>e precisamente al secolo VII.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel sopracitato manoscritto latino si legge esser tradizione che, sia per scarsit\u00e0 del clero, sia per scarsit\u00e0 dei proventi, sia per la diminuzione del popolo i rettori di Pregola reggevano anche la parrocchia di <strong>Cencerato <\/strong>e quella pi\u00f9 lontana di <strong>Zerba<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;autore del predetto manoscritto nota che al suo tempo egli doveva reggere anche l&#8217;ex parrocchia di <strong>Val Formosa<\/strong>: questa unione di Val Formosa a Pregola data dal 1631 come vedremo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il medesimo manoscritto dichiara risultare dai registri parrocchiali i seguenti rettori. Don Alberto Malaspina di Orezzoli (marchese egli pure) al quale successe Don Giovanni Maria Malaspina dei marchesi di Pregola a cui successe il nipote Don Francesco Malaspina di Zerba, il quale reggeva anche la parrocchia di Zerba. A questo successe l&#8217;autore del manoscritto Don Antonio Zanardi.<\/p>\n\n\n\n<p>Il lettore ricorder\u00e0 che nel 1523 era parroco un altro Malaspina.<\/p>\n\n\n\n<p>Il Don Zanardi aggiunse che si dicevano per antico uso due messe: una a Pregola e una a Val Formosa.<\/p>\n\n\n\n<p>La chiesa odierna sorge sull&#8217;area dell&#8217;<strong>oratorio di S. Rocco<\/strong> che nel 1671 era quasi rovinato. Mons. Settala in quell&#8217;anno ordin\u00f2 che si restaurasse e qui per comodit\u00e0 di trasportare la parrocchia.<\/p>\n\n\n\n<p>Distrutto l&#8217;oratorio si costrusse la chiesa e il popolo condusse le pietre, il rettore Don Angelo Malaspina vi pose il resto. Il luogo inadatto la rese soggetta all&#8217;umidit\u00e0 ed ai cedimenti. Ancora in principio di questo secolo era in uno stato deplorevole, senza pavimento e senza volta. Queste cose furono messe per cura del prevosto <strong>Don Bellingeri<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>La parrocchia nel 1686 faceva fuochi 54 con 300 anime, di cui 220 da comunione; nel 1725 faceva 70 fuochi.<\/p>\n\n\n\n<p>Sul monte <strong>Scaparone <\/strong>esistevano la chiesa e l&#8217;ospedale di Banzolo, uno dei termini di confine della nostra diocesi nominati nella bolla di Papa Innocenzo III nel 1195.<\/p>\n\n\n\n<p>La chiesa e l&#8217;ospedale di Valle Sturla, ossia oscura, probabilmente erano nella parrocchia di Pregola nella Valle di sopra<\/p>\n\n\n\n<p><strong>NOTA AGGIUNTIVA<br>LA CHIESA DEL BRALLO O DEL PASSO BRALLO<\/strong><br>Degna di nota \u00e8 la Chiesa del Brallo o del Passo Brallo eretta alla sommit\u00e0 del passo omonimo in Comune di Brallo di Pregola.<\/p>\n\n\n\n<p>Essa \u00e8 dedicata a <strong>Maria S.S. Immacolata Assunta in Cielo<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Il complesso (Chiesa, Salone, Canonica) \u00e8 stato ideato e realizzato dal Sac.<strong> Faravelli Luciano<\/strong> Parroco di Pregola.<\/p>\n\n\n\n<p>I lavori della nuova Chiesa avevano inizio il 17 aprile <strong>1961 <\/strong>e conclusi nel <strong>1965 <\/strong>con la solenne benedizione e consacrazione impartita 1&#8217;11 luglio di quell&#8217;anno dal Vescovo di Tortona Mons. <strong>Francesco Rossi<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;opera \u00e8 stata progettata e diretta dall&#8217;Arch. <strong>Enrico Decorato<\/strong> di Milano e costruita dall&#8217;Impresa Edile <strong>F.lli Ravetta<\/strong> di Brallo, su sedime donato dal Comune.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;altare dedicato ai <strong>S.S. Pietro e Paolo<\/strong>, con l&#8217;artistico Crocifisso \u00e8 opera dello studio di architettura <strong>Cagnoni-Ciampa<\/strong> di Milano, in sasso di &#8220;Serizzo&#8221;, con le sculture in metallo duro bianco di stile volumistico. Lo scultore, Aldo Calvi, attraverso un simbolismo personale, ha inteso affermare l&#8217;espressivit\u00e0 dei valori plastici, indipendentemente dalla configurazione naturalistica dei soggetti, senza travisare il messaggio di Cristo. Amore che attraverso il sacrificio, si d\u00e0 a tutti, per mezzo della Chiesa e nella Chiesa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel 1953 mons. Clelio Goggi scrive questo libro, che raccoglie un sacco di informazioni storiche della zona. 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