{"id":334,"date":"2008-02-28T10:35:56","date_gmt":"2008-02-28T08:35:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fabiotordi.it\/?p=334"},"modified":"2008-02-28T10:35:56","modified_gmt":"2008-02-28T08:35:56","slug":"universita-di-bamboccioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/?p=334","title":{"rendered":"Universit\u00e0 di bamboccioni"},"content":{"rendered":"<p>Leggevo stamane un articolo del <strong>Corriere della Sera<\/strong> dove si diceva che solo il <strong>30%<\/strong> degli studenti universitari in Italia si laurea in tempo, tutti gli altri restano fuoricorso.  Io <strong>una mia idea<\/strong> sul perch&egrave; ce l&#8217;ho.  Uno dei motivi &egrave; la ripresa dei <em>refrain<\/em> del ministrone Padoa Schioppa: i <strong>bamboccioni<\/strong>. E&#8217; innegabile che tantissimi studenti, arrivati alla <strong>maturit&agrave;<\/strong> (o come si chiama adesso) non hanno intenzione di fare il salto nel mondo del lavoro. <strong>Primo<\/strong> perch&egrave; non ne hanno voglia: hai 19 anni e non ti va di andare a lavorare. <strong>Secondo<\/strong> perch&egrave; non ne hanno bisogno, paga pap&agrave;. <strong>Terzo<\/strong> perch&egrave; sia lo studente che i genitori sono dell&#8217;idea che con il titolo di studio di scuola superiore non puoi trovare un lavoro che ti soddisfi appieno, o magari ribaltare il discorso e dire che con un titolo universitario &egrave; pi&ugrave; facile. Un mix di questi motivi porta il <em>giovine<\/em> ad iscriversi a qualche ateneo, magari <strong>con poca voglia<\/strong>, giusto per provarci e intanto dilatare un po&#8217; i tempi. Nella mia vita ne ho conosciuti tanti, tra amici e colleghi di studio, che hanno usato l&#8217;universit&agrave; come &quot;parcheggio&quot;, nell&#8217;attesa di &quot;<strong>diventare grandi<\/strong>&quot;. E cos&igrave; l&#8217;iter universitario si trasforma in un percorso dai tempi quasi lassativi: ogni tanto un esamino, tanto per giustificare l&#8217;appartenenza al mondo degli studenti.  Ma di motivo <strong>ce n&#8217;&egrave; un altro<\/strong>, che si lega anche al primo motivo: <strong>troppi esami<\/strong> con la riforma universitaria del 3+2 (lo spiego per chi non la conosce: i corsi di laure sono di 3 anni. Finiti quelli hai in mano la <strong>Laurea di primo livello<\/strong>. Se vuoi la <strong>Laurea Specialistica<\/strong> devi fare altri 2 anni). In pratica come hanno fatto? Hanno preso gli esami che c&#8217;erano prima, li hanno divisi e <strong>spalmati<\/strong> e ne hanno aggiunti altri. Vi faccio l&#8217;esempio del corso di laurea che sto seguendo io: Laurea di primo livello in <strong>Marketing e e-Business<\/strong> all&#8217;Universit&agrave; di Pavia. Ci sono circa 40 esami. Si avete capito bene: <strong>quaranta<\/strong>. Da sostenersi in 3 anni. Questo perch&egrave; l&#8217;anno accademico, che va da settembre a giugno, &egrave; diviso in quattro &quot;quadrimestri&quot; (lo scrivo tra virgolette in quanto durano meno di due mesi cascuno, tolte tutte le vacanze e i periodi dedicati agli esami) e per ogni quadrimestre ci sono almeno 4 corsi. Capite benissimo che <strong>&egrave; dispersivo<\/strong>. Se un ragazzo non ha una volont&agrave; di ferro, una passione incrollabile, un&#8217;ambiente che lo sprona allo studio, come fa a seguire (magari anche bene) cos&igrave; tanti corsi? Anche se mi vengono a dire che sono pi&ugrave; facili (singolarmente) di una volta: <strong>ma certo<\/strong>, ci mancherebbe, un corso che prima richiedeva tre o quattro mesi di insegnamento non pu&ograve; certo venir ridotto in un mese e mezzo. Ma questo non semplifica le cose, la testa dello studente &egrave; tempestata di troppe cognizioni diverse l&#8217;una dalle altre, <strong>contemporaneamente<\/strong>. Si rischia di studiare un po&#8217; di tutto, <strong>ma male<\/strong>. Se invece si volesse fare <strong>le cose per bene<\/strong> (come Locatelli. Questo riferimento lo capisce solo chi ha pi&ugrave; di 30 anni), magari ci si dedica solo ad un paio di corsi al quadrimestre, lasciando perdere gli altri. E cos&igrave; <strong>si accumulano i ritardi<\/strong>, e alla fine si resta fuori corso.   Questa <strong>&egrave; la mia critica<\/strong>.   Detto questo, posso <strong>egoisticamente<\/strong> dire che per me &egrave; stato meglio cos&igrave; in quanto lavorando ho poco tempo da dedicare agli studi, e quindi esami pi&ugrave; &quot;piccoli&quot; <strong>mi vanno meglio<\/strong>, anche se sono pi&ugrave; numerosi. Infatti ci ho messo quasi 6 anni per fare il corso di 3 anni, per&ograve;, forse ma forse, sono (quasi) arrivato alla fine. Anzi adesso &egrave; meglio che vada avanti <strong>a scivere<\/strong> un po&#8217; la tesi, visto che sono gi&agrave; le 9 e trenta.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Leggevo stamane un articolo del Corriere della Sera dove si diceva che solo il 30% degli studenti universitari in Italia si laurea in tempo, tutti gli altri restano fuoricorso. Io una mia idea sul perch&egrave; ce l&#8217;ho. Uno dei motivi &egrave; la ripresa dei refrain del ministrone Padoa Schioppa: i bamboccioni. 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