{"id":428,"date":"2008-07-25T07:30:29","date_gmt":"2008-07-25T05:30:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fabiotordi.it\/?p=428"},"modified":"2008-07-25T07:30:29","modified_gmt":"2008-07-25T05:30:29","slug":"lettera-a-mia-madre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/?p=428","title":{"rendered":"Lettera a mia madre"},"content":{"rendered":"<p><strong>Senti una cosa<\/strong> Ma&rsquo;, cio&egrave; volevo dirti, si insomma volevo parlarti <strong>di quando ero un ragazzino<\/strong>. Praticamente tu mi facevi fare, cio&egrave; mi continuavi a dire certe cose e io le facevo. Insomma sto facendo <strong>un discorso incasinato<\/strong>, forse &egrave; meglio che ricomincio da prima. Da <strong>bambino-bambino<\/strong> ero scatenatissimo, ero <strong>un disgraziato della madonna<\/strong>, uno di qui bimbetti che vorresti mettergli <strong>le mani in faccia<\/strong> e dargliene tante. <strong>Capriccioso a manetta<\/strong>. Sai secondo me come mai, si cio&egrave; vorrei tentare una spiegazione di <strong>psicologia spicciola<\/strong>: siccome da piccolo ero stato sempre in giro da <strong>parenti e affini<\/strong>, gente che mi teneva xch&egrave; voi non avevate tempo, ma per&ograve; io <strong>non &egrave; che non me ne ero accorto<\/strong>, voglio dire, io mica non lo sapevo, io sotto sotto <strong>volevo stare con la mia famiglia<\/strong>. Allora magari sono diventato cos&igrave;, cio&egrave; <strong>cagacazzo<\/strong>, magari x attirare l&rsquo;attenzione. Boh non lo so ma &egrave; una mia idea, magari no, per&ograve;. <br \/>\nCerto che <strong>&egrave; durissimo crescere un figlio<\/strong>, fai del tuo meglio, ma mica gli puoi aprire la testa e <strong>metterci dentro le cose giuste<\/strong>. Poi per&ograve; sono cambiato. Io volevo parlarti di <strong>quando ero un ragazzotto<\/strong>, si insomma praticamente quando tipo <strong>andavo alle medie<\/strong> o gi&ugrave; di li. Tu mi dicevi un sacco di cose sul fare e non fare e diciamocelo, io <strong>+ o meno ti davo retta<\/strong>. Cio&egrave; dai, non puoi dire di no, pi&ugrave; o meno non puoi dire che non &egrave; cos&igrave;. Ma anche <strong>nelle piccole cose<\/strong>, per esempio mi viene in mente quando mi dicevi che io <strong>con le t-shirt stavo malissimo<\/strong>, che io non ero fatto x metterle (ma tu dimmi <strong>che idea del cavolo<\/strong>) e allora solo polo. Cavolo quando arrivavano in negozio le magliette ovviamente <strong>le + figose erano girocollo<\/strong>, con le stampe, mentre le polo erano pi&ugrave; seriose. Ma io ero &ldquo;convinto&rdquo; di non stare bene, e <strong>non le avevo mai messe<\/strong>. Adesso <strong>ne avr&ograve; 3000<\/strong>. Vedi &egrave; una piccola cosa, ma x dire che mi convincevi proprio, del tipo <strong>se lo ha detto mia mamma allora &egrave; cos&igrave;<\/strong>. L&rsquo;unica cosa dove non mi convincevi, beh si, <strong>era di studiare<\/strong>, di quello <strong>non me n&rsquo;&egrave; mai fregato un cazzo<\/strong>, si capiva. E infatti alle elementari l&rsquo;<strong>Andreina<\/strong> mi diceva: <em>6 1 bambino intelligente ma non studi una mazza<\/em>. Alle medie la <strong>Grilli<\/strong> proprio si incazzava, o xlomeno si rammaricava. Si mi diceva cose del tipo: <em>la tipa tua compagna non sa una minchia, ma quello &egrave; il suo massimo, tu magari fai anche di pi&ugrave;, ma la tua potenzialit&agrave; &egrave; evidentemente quella di fare di +, ma tu te ne fotti xch&egrave; 6 1 fancazzista e allora mi arrabbio<\/em>. Cio&egrave; ma scusa, <strong>ma che discorso &egrave;<\/strong>, dai. E poi alle superiori solita menata: <em>si meriti 6, ma potresti fare molto di pi&ugrave;, che rabbia<\/em>, mi dicevano. Ma voi <strong>fatevi i cazzi vostri<\/strong> se merito sei dammi sei e <strong>non rompere<\/strong>. Va beh poi &egrave; finita con la storia dell&rsquo;universit&agrave;, ma questa <strong>&egrave; la dimostrazione che non c&rsquo;&egrave; bisogno di studiare<\/strong>, cio&egrave; di mettersi li di brutto, x fare le scuole.<br \/>\n<strong>La gente &egrave; convinta di due cose sbagliate<\/strong>. La prima &egrave; che per fare le scuole devi <strong>NECESSARIAMENTE studiare<\/strong> come una bestia. Cio&egrave; mettersi li in casa, non uscire, <strong>legarsi alla sedia<\/strong> col libro davanti. Errore. Ogni materia, ogni esame <strong>&egrave; una sfida<\/strong>. Devi capire cosa vuole il professore e poi fare in modo che <strong>lui sia xsuaso che tu sappia ci&ograve; che vuole lui<\/strong>. Certo un metodo &egrave; quello di <strong>studiare tutto di tutto<\/strong>, ma secondo te io ho voglia? Ma va, se posso <strong>il libro non lo apro<\/strong>, se poi devo <strong>mi ci addormento sopra<\/strong>, navigando con la fantasia x altri mondi. Diciamo che ho sviluppato un mio sistema, magari inutile, magari poi <strong>non ho imparato una sega<\/strong>, per&ograve; le cose mica le faccio per gli altri, <strong>le faccio x me stesso<\/strong> principalmente.<br \/>\nUn&rsquo;altra cosa &egrave; che <strong>quelli che prendono titoli di studio<\/strong>, tipo le lauree, <strong>sono dei personaggioni<\/strong>, con dei testoni incredibili. Del tipo a me dicono: <em>caspita sei laureato, chiss&agrave; che intelligente<\/em>. Ma dove? <strong>La laurea mica misura l&rsquo;intelligenza<\/strong>, n&eacute; la da a chi non ce l&rsquo;ha. Quante bestie laureate ci sono in giro? Beh si dai. A limite uno esce con <strong>110 e lode<\/strong> allora li si che puoi dire che quello <strong>&egrave; un figo<\/strong>, xch&egrave; comunque ha avuto una costanza e una capacit&agrave; mica facili da trovare. Io fossi una ditta un tipo da centodieci <strong>lo assumo a scatola chiusa<\/strong>, ma non per quello che sa (magari non serve a molto, come sempre succede con le scuole) ma per <strong>la capacit&agrave; che ha dimostrato<\/strong>, l&rsquo;impegno, la voglia di fare. Allora si.<br \/>\nVa beh dai <strong>che cavolo sto dicendo<\/strong> volevo parlare di altre cose. Stavo dicendo che da ragazzino ti davo retta. <strong>Fin troppo<\/strong>. Ma x la carit&agrave;, tutte cose giuste, a posteriori <strong>posso dire con orgoglio che molti dei valori che considero di avere me li hai insegnati tu<\/strong>, ma non sto parlando di queste grandi cose, <strong>sto parlando delle cazzate<\/strong>. Si insomma dai &egrave; normale che le madri dicano cosa fare ai figli ed &egrave; abbastanza normale e bello che i figli le seguano le direttive, ma quello che voglio dire &egrave; che adesso sono molto contento che col tempo ho capito che io magari la pensavo diversamente e <strong>me ne sono fregato<\/strong>. Cos&igrave; da una parte <strong>&egrave; andata bene anche a te<\/strong> perch&eacute; mi sono svegliato un po&rsquo;, mi sono svezzato. Beh svezzato lo sono stato da subito, <strong>da bambino avevo pi&ugrave; libert&agrave; io di Pinocchio<\/strong>, ma non &egrave; quello che intendo. Beh penso che succeda a tutti, arrivi ad una certa et&agrave; e <strong>pensi che tutto quello che dicono i genitori son cazzate<\/strong>. Ci sono periodi della vita cos&igrave;. Io non pensavo fossero tutte cazzate, come ripeto sulle cose importanti <strong>ti ho sempre dato ragione<\/strong> e ancora la pensiamo uguale lo sai. Sulle piccole cose della vita invece molto spesso <strong>la pensiamo in maniera diametralmente opposta<\/strong> e quindi ci scazziamo un po&rsquo;. Ma &egrave; il nostro modo di fare, <strong>siamo due fiammiferi<\/strong> che ci accendiamo subito, ma nel giro di poco si spengono ancora.<br \/>\nPer&ograve; appunto <strong>sono orgoglioso di me stesso<\/strong> x quando ho cominciato e pensare con la mia testa, a cercare di capire il mondo, i suoi meccanismi, le sue convenzioni. E il fatto che siano appunto <strong>convenzioni<\/strong>, alcune da seguire, altre da divertirsi a <strong>distruggere<\/strong>. Quando ho capito di <strong>non aver pi&ugrave; paura di nulla<\/strong>, paura di quello che pu&ograve; pensare o dire la gente. Cio&egrave; cos&igrave; facendo <strong>non &egrave; che io sia uno strafigo della madonna<\/strong>, tuttaltro. Certo nei sogni a tutti piacerebbe esserlo, sai&nbsp; tipo stile il <strong>playboy miliardario brillantissimo e precisissimo<\/strong>. Per&ograve;, visto che tanto non riuscirei a reggere la parte, <strong>sono ultracontento di essere come sono<\/strong>. Di prendere la vita come viene, ma non passivamente, sempre con la curiosit&agrave; di un bambino, che vuole <strong>esplorare sperimentare imparare scoprire<\/strong>.<br \/>\n<img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/img\/20080725-mamma.jpg\" class=\"imgdx\" alt=\"\" \/>E sempre con la voglia di cantare e ballare come un bambino. <strong>O come un deficiente<\/strong>. Non so se &egrave; un pregio o un difetto, ma anche di questo non mi frega. <strong>Mi inserisco tranquillamente nella categoria degli sfigati<\/strong> nella quale sono stato spesso inserito. Tanto sono in buona compagnia. Ma tanto <strong>mi piaccio abbastanza x cos&igrave; come sono<\/strong>, <strong>non ho complessi del cazzo<\/strong>, cerco di capire i miei limiti, di conviverci, di sfruttarli se si pu&ograve; e di arginarli se si deve. Beh si dai ovvio che si vorrebbe essere sempre <strong>un po&rsquo; meglio<\/strong>, ma tutto sommato &egrave; OK cos&igrave;.<br \/>\nVa beh insomma <strong>ma che cazzo sto scrivendo<\/strong> non lo so neanche io, sono qui <strong>al buio<\/strong> con dei fogli e una penna, non posso neanche rileggere perch&eacute; <strong>non ci vedo mi bruciano gli occhi<\/strong>, ma mi sembra che invece che a te <strong>sto parlando a me stesso<\/strong>. E va beh dai vedo che comunque in ogni caso, cio&egrave;, si dai cio&egrave; mi sembra che ti vada bene, cio&egrave; che sei contenta x come sono e x quello che faccio, e la cosa ovviamente <strong>mi riempie di orgoglio<\/strong>, cio&egrave; le cose che io posso fare o non fare certo io le faccio x me e xch&egrave; ho voglia di farle, ma <strong>sapere che tu sei contenta &egrave; bello dai<\/strong>. Poi se litighiamo sulle cazzate &egrave; lo stesso, anzi <strong>va bene cos&igrave;<\/strong> se no che gusto c&rsquo;&egrave;? E poi <strong>se sei contenta fai bene<\/strong>, tutto quello che faccio nella vita &egrave; anche perch&eacute; ho sempre avuto <strong>il supporto della mia famiglia<\/strong>, quindi&hellip;<br \/>\nCavolo basta <strong>sono quasi stufo di scrivere<\/strong>, al buio non sono abituato, e poi <strong>son molto pi&ugrave; veloce con la tastiera<\/strong> che con la biro, ma non so che fare, mi bruciano gli occhi e non posso fare nulla, leggere, guardare la tele, usare il comp, nulla. Neanche andare all&rsquo;aperto a fare un giro. Che cavolo di roba che c&rsquo;ho addosso <strong>salcazzo<\/strong>. E allora ti scrivo nella penombra una cosa che probabilmente <strong>non si &egrave; capito una mazza<\/strong> di niente. Alla fine volevo solo dirti che <strong>sei OK<\/strong>, anche se come tutte le madri hai tentato di fare un po&rsquo; troppo la chioccia, anche <strong>se non sei proprio il tipo<\/strong> ma &egrave; cos&igrave;, ma lo stesso ti sono un po&rsquo; sfuggito, anche se poi <strong>vengo sempre a chiederti consigli<\/strong>. Insomma dai alla fine ci troviamo bene no? Va beh occhei finisco insolitamente in modo smielato dicendoti che <em>ti voglio bene<\/em>, non te lo dico mai e <strong>non farci l&rsquo;abitudine perch&eacute; non te lo dico pi&ugrave;<\/strong>, non ci siamo abituati, ma per&ograve; ma si ogni tanto va bene anche dirselo no? Ok ciao.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Senti una cosa Ma&rsquo;, cio&egrave; volevo dirti, si insomma volevo parlarti di quando ero un ragazzino. Praticamente tu mi facevi fare, cio&egrave; mi continuavi a dire certe cose e io le facevo. 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