{"id":553,"date":"2008-10-21T06:23:22","date_gmt":"2008-10-21T04:23:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fabiotordi.it\/?p=553"},"modified":"2008-10-21T06:23:22","modified_gmt":"2008-10-21T04:23:22","slug":"mario-baratta-undicesima-puntata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/?p=553","title":{"rendered":"Mario Baratta &#8211; Undicesima Puntata"},"content":{"rendered":"<p>Invece, grazie anche alle <strong>mirabolanti imprese di Andrea<\/strong>, siamo riusciti ad andare a <strong>Parigi<\/strong>. <strong>Cavoli che bello<\/strong>. Della nostra classe, eravamo appunto <strong>molto pochi<\/strong>. Prima di partire Andrea ci raccontava meravigliose cose dei <strong>casin&ograve;<\/strong>, quindi decidiamo di andare a visitare quello di Parigi. Pertanto, mentre i nostri compagni caricavano sulla corriera solo zaini e borsoni, noi maschi (<strong>solo in 4<\/strong>) avevamo anche gli <strong>abiti<\/strong> e i <strong>cappotti<\/strong>. <strong>Idoli<\/strong>. Come prof accompagnatore non avevamo <strong>nessuno della nostra classe<\/strong>. Se non ricordo male avrebbe dovuto esserci la <strong>Papalia<\/strong>, insegnate di religione, ma aveva dei problemi e pertanto c&rsquo;erano due professori dell&rsquo;altra classe. Due tizi (uno dei due era Veneroni, l&rsquo;altro non ricordo) <strong>fortissimi<\/strong>, se ne fregavano abbastanza di noi (in senso buono) anche perch&eacute; eravamo <strong>quasi tutti maggiorenni<\/strong>. <br \/>\nAbbiamo visitato le cose abbastanza classiche e canoniche di Paris. La prima sera, come deciso, volevamo andare al Casin&ograve;. I nostri compagni di classe non erano dell&rsquo;idea, quindi io e il mio socio Giancarlo siamo tornati in camera e ci siamo cambiati. Nel farlo, <strong>mi si &egrave; sciolto il nodo della cravatta<\/strong>. Invece i nostri altri due amici, Andrea e Stefano, ci hanno convinti lo stesso: si va in quattro. Bene, ma dovete farmi il nodo alla cravatta. Io non ero capace. Su <strong>quattro sbarbati diciottenni<\/strong> nessuno era in grado di fare il nodo, ma Andrea mi rassicura: <strong>non &egrave; obbligatoria<\/strong>. Andiamo nella hall dell&rsquo;albergo (<strong>Ibis Alesia<\/strong> per la cronaca) e chiediamo al tizio dove si trova il Casin&ograve;. Non lo sa, ma guarda sulle <strong>pagine gialle<\/strong> e ci fornisce l&rsquo;indirizzo. Raggiungiamo la zona <strong>in metropolitana<\/strong>. Non so se siete mai andati a Parigi, la metro <strong>fa abbastanza schifo<\/strong>, non come servizio intendo, ma come <strong>pulizia<\/strong>. Usciamo dalla stazione e notiamo di essere in una zona non proprio bellissima: porno shop, battone, cinema hard. Quando racconto questa cosa tutti mi dicono: eri a <strong>Pigalle<\/strong>. No, questa era proprio <strong>una zona di merda<\/strong>, datemi retta. <strong>Strano che il Casin&ograve; sia in un posto simile<\/strong>. Arriviamo al numero civico&hellip; nooooooooo, <strong>&egrave; una sala giochi di nome &ldquo;Casin&ograve;&rdquo;<\/strong>. Che fare? Un venditore di piadine ci dice che il Casin&ograve; &egrave; abbastanza in periferia di Parigi, <strong>bisogna andarci in taxi<\/strong>. Ma si, facciamo &lsquo;sta cazzata. Arriviamo la, paghiamo e poi mi fermano perch&eacute; <strong>non ho la cravatta<\/strong>. Ecco! Alla fine <strong>me ne vendono una<\/strong> loro. Una volta dentro mi accorgo che, soldi per la metro, per il taxi, per l&rsquo;ingresso, per la cravatta,&hellip; mi avanzano giusto quelli x il ritorno. Mi posso permettere solo <strong>una fiche da 7 mila lire<\/strong>, il taglio pi&ugrave; piccolo. <strong>Quanti soldi che giravano li dentro<\/strong>. Decidiamo di tornare all&rsquo;una. Invece gli altri due <strong>sono in scimmia<\/strong> e non si schiodano. E va beh, li lasciamo li. Al mattino dopo, a colazione <strong>hanno due facce da funerale<\/strong>. Avete vinto? <strong>Si si come no<\/strong>. Ok, capito, avete perso tutto. La sera dopo vogliono andare ancora, invece i prof insistono per farci andare a fare un giro sul <strong>Bateaux Parisiens<\/strong> (il fratello povero del <strong>Bateaux Mouche<\/strong>). Noi si va, loro imperterriti vanno al Casino. Il giro sulla Senna non &egrave; male, si vede anche <strong>la statua della libert&agrave;<\/strong>. E poi i due prof sono proprio simpatici. Di notte, stiamo dormendo quando: <strong>TOC TOC TOC<\/strong>. Bussano alla camera. E&rsquo; Stefano che ci chiede i soldi per pagare il taxi. Andrea &egrave; gi&ugrave; <strong>in &ldquo;ostaggio&rdquo;<\/strong>. Grandi: <strong>hanno spianato tutti i soldi<\/strong> che si erano portati in gita. Benissimo, e ci sono ancora 5 giorni. E cos&igrave; al mattino scendevano con lo zaino per incamerare quanta pi&ugrave; roba possibile: tortine, brioches, ecc. <\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/img\/20081021-parigi.jpg\" class=\"imgdx\" alt=\"\" \/>Tra le altre cose mi ricordo un giretto al <strong>Centre Pompidou<\/strong>, una visita a <strong>P&egrave;re Lachaise<\/strong> a vedere la tomba di <strong>Jim Morrison<\/strong>. E poi quando siamo stati sulla <strong>Torre<\/strong>. Al secondo piano non vediamo pi&ugrave; gli altri e <strong>Giancarlo<\/strong>, <strong>solito agitato<\/strong>, inizia a dire che sono scesi. E&rsquo; talmente agitato che<strong> mi mette l&rsquo;ansia<\/strong> e mi convince, quindi scendiamo. Raggiungiamo la corriere, dove non c&rsquo;&egrave; nessuno. <strong>Noooooooo, sono andati al terzo piano. E io sono venuto fino a Parigi senza andare sulla Torre??? Noooo,<\/strong> <strong>sacrilegio!!!!<\/strong> Ho deciso, la prima volta che posso torner&ograve; a Parigi e vado subito sulla Torre. (<strong>Infatti ho fatto cos&igrave;, anni dopo<\/strong>)<br \/>\nUn&rsquo;altra sera siamo andati alla discoteca <strong>La Scala<\/strong>, in <strong>Rue de Rivoli<\/strong>. Mitica, mi pareva veramente grande. E poi proiettava i video delle canzoni che mandava. Erano i tempi degli <strong>U.S.U.R.A<\/strong> con &ldquo;<strong>Open Your Mind<\/strong>&rdquo;. Un&rsquo;altra sera siamo stati in albergo a giocare a carte e fare <strong>i pirloni tutta notte<\/strong>. Insomma &egrave; stata proprio una bella gita.<br \/>\nE poi si avvicinava <strong>la <\/strong><em><strong>matura<\/strong><\/em>. Da una parte <strong>felicissimi <\/strong>di finire, dall&rsquo;altra <strong>la paura<\/strong> di non saper cosa fare dopo, la paura di dover <strong>crescere<\/strong>, la malinconia di non frequentare pi&ugrave; quei posti e quelle persone. <br \/>\nRagazzi, l&rsquo;esame di maturit&agrave; &egrave; forse quello in cui <strong>ho copiato di pi&ugrave; nella mia vita<\/strong>. Non so come dire, ma era veramente <strong>una figata<\/strong>, si estraevano bigliettini da ogni dove. Io mi ero creato <strong>colle mie manine fatate<\/strong> una <strong>cartucciera<\/strong> (visto che <strong>mia madre si era rifiutata<\/strong> di farlo) per inserirvi tutti i bigliettini. Se non ricordo male solo Federica si &egrave; fatta sgamare.<br \/>\nAnche l&rsquo;orale <strong>non &egrave; stato male<\/strong>. Ricordo che il tizio di inglese, vedendo che io la portavo<strong> come prima materia<\/strong>, pensava fossi <strong>un fenomeno della madonna<\/strong>, ma dopo due minuti di pseudo conversazione in inglese ha capito e si &egrave; messo a parlarmi in italiano hehehe. La prof ci aveva detto di studiare bene una lettura del libro apposito e di portarla <strong>a scelta<\/strong>. Invece il tipo ha aperto il libro <strong>a caso<\/strong>. <strong>Panico<\/strong>. La fortuna ha voluto che era una lettura sulla famiglia reale. <strong>Come non sapere le cose?<\/strong> Le vicende di Charles, Diana e la regina Lizzie? <strong>La fortuna aiuta gli audaci<\/strong>, &egrave; una cosa che nella mia carriera scolastica &egrave; SEMPRE stata confermata. <strong>Se non ci provi non ti capiter&agrave; mai la botta di culo<\/strong>.<br \/>\nPeccato non aver assistito agli orali di <strong>quel pistola di Andrea<\/strong>, mi hanno detto che ha fatto del <strong>gran teatro<\/strong>, non rispondendo quasi nulla e dicendo che aveva fretta di andare al mare. Infatti l&rsquo;hanno segato. <strong>Idolo<\/strong>. Lo ammiro. Non si sentiva di uno bocciato alla matura <strong>dai tempi dei tempi. E lui ce l&rsquo;ha fatta<\/strong>. Dopo aver superato 4 anni a calci in culo, essere ammesso all&rsquo;esame per grazia divina&hellip; si &egrave; imbattuto in gente che non lo conosceva&hellip; e cos&igrave; &egrave; finito male. Peccato, non era per niente stupido (aveva sicuramente altri difetti, per esempio presuntuoso, permaloso, ecc)<\/p>\n<p>Qui <strong>finisce il racconto delle mie avventure al Baratta<\/strong>, alcuni aneddoti che ricordo. <strong>Ma quello che mi resta &egrave; il fatto che io ci sono entrato bambino e ci sono uscito&hellip; moooooooolto meno bambino<\/strong>. Sia quando si dice: alle superiori mi sono trovato male, soprattutto coi compagni? Ecco, il nostro &egrave; il caso opposto, ci siamo trovati benissimo e siamo ancora amici. Non tutti, ovviamente, di alcuni si sono perse le tracce praticamente immediatamente, ma con altri il feeling &egrave; rimasto. <strong>Grazie ragazzi, siete mitici. Ci vediamo in giro.<\/strong> Fabio.<br \/>\n&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Invece, grazie anche alle mirabolanti imprese di Andrea, siamo riusciti ad andare a Parigi. Cavoli che bello. Della nostra classe, eravamo appunto molto pochi. 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