{"id":562,"date":"2009-01-25T04:24:11","date_gmt":"2009-01-25T03:24:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fabiotordi.it\/?p=562"},"modified":"2009-01-25T04:24:11","modified_gmt":"2009-01-25T03:24:11","slug":"malaspina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/?p=562","title":{"rendered":"Malaspina"},"content":{"rendered":"<p>Avevo scritto <a href=\"http:\/\/www.fabiotordi.it\/?p=440\">anche qui<\/a> che vi avrei raccontato un po&#8217; <strong>la storia dei Malaspina<\/strong>. Quello che scriver&ograve; &egrave; essenzialmente tratto dallo splendido libro &quot;<strong>I Malaspina<\/strong>&quot; di <strong>Giorgio Fiori<\/strong>.<\/p>\n<p>Dunque, per prima cosa: <strong>da dove vengono i Malaspina?<\/strong> Diciamo subito che provengono da <strong>una delle pi&ugrave; grandi famiglie feudali del medioevo<\/strong>, gli <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Obertenghi\">Obertenghi<\/a>.&nbsp; Questi nel corso della storia si divisero dando vita a numerose dinastie, tra cui gli <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Estensi\">Estensi<\/a>, i <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Pallavicino\">Pallavicino<\/a> e, appunto i Malaspina. Il primo ad avere questo soprannome fu un tal <strong>Alberto<\/strong>, circa nel XII secolo. Il perch&egrave; (<strong>e anche il percome<\/strong>) lo avessero chiamato cos&igrave; resta un mistero&#8230; fors&egrave; perch&egrave; <strong>non era proprio di animo buono e gentile<\/strong>, ecco ! A quel tempo la sua stirpe aveva in mano due territori ben distinti: quello in <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Lunigiana\">Lunigiana<\/a> e quello pi&ugrave; al nord nelle valli <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Val_Trebbia\">Trebbia<\/a>, <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Val_d%27Aveto\">Aveto<\/a>, <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Valle_Staffora\">Staffora<\/a> e <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Val_Bormida\">Bormida<\/a>. Un personaggio molto importante fu <strong>Obizzo<\/strong>, figlio di Alberto, che pass&ograve; allegramente pi&ugrave; volte da <strong>guelfo<\/strong> a <strong>ghibellino<\/strong>, aiutando sia il <strong>Barbarossa<\/strong> che la <strong>Lega Lombarda<\/strong>. I figli e nipoti di questo, <strong>Corrado<\/strong> e <strong>Obizzino<\/strong>, ebbero invece numerosi problemi con <strong>Piacenza<\/strong>, sia a causa di guerriglie che soprattutto di problemi finanziari (dovevano gestire un territorio troppo grande e sterile). Per far fronte a questa situazione divisero i possedimenti: a Corrado (capostipite della <strong>linea dello Spino Secco<\/strong>) and&ograve; la maggior parte della Lunigiana, la val d&#8217;Aveto, Trebbia e Borbera, mentre ad Obizzino (<strong>linea dello Spino Fiorito<\/strong>) la rimanente parte della Lunigiana , la Valle Staffora e Curone.<\/p>\n<p>Qui incominci&ograve; l&#8217;<strong>ulteriore suddivisione dei possessi<\/strong>, che minarono la potenza politica ed economica della famiglia. Al figlio di Corrado, Alberto (<strong>che fantasia nei nomi eh?<\/strong>) and&ograve; il feudo di <strong>Pregola<\/strong> nel 1266.Questo feudo era composto dal territorio alla sinistra del Trebbia, da Torriglia fin quasi a Bobbio. Pregola ne era <strong>la capitale<\/strong> e il limite occidentale. Un personaggio degno di nota &egrave; il marchese <strong>Corradino<\/strong>, che nei primi anni del 1300 riusc&igrave; ad occupare Bobbio e fu alleato dei <strong>Visconti<\/strong> di Milano. I suoi eredi, per manifesta paura di attacchi da parte dei genovesi, dei piacentini o dei milanesi, si accordarono proprio coi Visconti, a cui <strong>donarono ufficialmente tutti i loro possessi<\/strong>, col patto di esserne nominati feudatari. <br \/>\nMalgrado tutte le divisioni i Malaspina conservarono una certa influenza nella politica italiana e si mantennero <strong>alleati degli Sforza<\/strong>, i nuovi duchi di Milano.<\/p>\n<p>I <strong>Malaspina di Pregola<\/strong> si suddivisero in diversi rami, tra cui quello di gran lunga pi&ugrave; importante e che &egrave; durato fin quasi ai giorni nostri &egrave; il ramo, appunto, <strong>di Pregola<\/strong>. Ebbe come capostipite <strong>Azzo<\/strong> figlio di Corradino, che a sua volta ebbe un figlio sempre di nome Azzo. Siamo circa nel sedicesimo secolo. Nel 1541 <strong>Oliviero Malaspina<\/strong>, figlio di Azzo, ricevette la conferma dell&#8217;investitura imperiale per il suo feudo,&nbsp; e successivamente venne assassinato da altri Malaspina. Suo figlio Gian Maria (<strong>finalmente un nome diverso!!!<\/strong>) tent&ograve; nel 1570 di occupare con la forza il castello di Pregola, <strong>di cui era condomino<\/strong>, ma che allora era tenuto da altri suoi parenti. Il colpo non gli riusc&igrave; e, per vendicarsi, <strong>devast&ograve; e incendi&ograve;<\/strong> per rappresaglia Zerba e Belnome, bruciando persone e rubando il bestiame. L&#8217;anno successivo <strong>gli vennero confiscati i beni<\/strong> e Gian Maria nel 1575 pose nuovamente l&#8217;assedio al castello di Pregola ma, non essendogli riuscito di averlo a patti, <strong>lo incendi&ograve; distruggendolo completamente<\/strong>.<\/p>\n<p>A Pregola fu costruito <strong>un palazzo<\/strong>, probabilmente alla fine del &#8216;500, che venne sempre denominato &quot;<strong>castello<\/strong>&quot;, in quanto residenza dei marchesi, ma che pi&ugrave; propriamente era una <strong>casaforte<\/strong>. <strong>Rimase residenza per lungo tempo<\/strong> e appartenne al ramo della famiglia fino alla sua estinzione.<\/p>\n<p>L&#8217;ultimo feudatario di Pregola fu <strong>Baldassarre<\/strong>, dato che nel 1797 l&#8217;invasione francese <strong>pose fine ai feudi imperiali<\/strong> che furono annessi prima alla Repubblica Ligure, poi alla Francia e infine, in seguito alla caduta di Napoleone, al <strong>Regno di Sardegna<\/strong>. La fine del feudalesimo non provoc&ograve; veri danni finanziari ai signori di Pregola, che gi&agrave; nel &#8216;700 avevano accumulato anche un vasto patrimonio fondiario, sia in Valle Staffora che in Val Trebbia. Antonio, figlio di Baldassarre, fu l&#8217;<strong>ultimo a risiderere stabilmente a Pregola<\/strong>. Suo figlio e i suoi nipoti abitarono prevalentemente a <strong>Varzi<\/strong>. Indovinate come si chiam&ograve; suo figlio? Esatto: <strong>Baldassarre<\/strong>! Il quale ebbe a sua volta due figli: Antonio (ma va?) e Rodolfo.<\/p>\n<p>Questo Baldassarre mor&igrave; giovane e i figli <strong>furono cresciuti dalla madre<\/strong>, donna energica ed avveduta. Nel 1868 essa acquist&ograve; per loro conto <strong>il palazzo posto sulla piazza principale di Varzi<\/strong> e che divenne sede principale della famiglia; il palazzo di Pregola era invece utilizzato come <strong>villeggiatura estiva<\/strong>. I due giovani orfani Malaspina si diedero a quel tipo di vita ozioso piuttosto diffuso nella societ&agrave; provinciale del tempo, poich&egrave; la loro posizione sociale, tanto pi&ugrave; invidiabile se paragonata all&#8217;<strong>indigenza <\/strong>generale della popolazione della montagna, rendeva loro assai pi&ugrave; facili i successi di un certo tipo.<br \/>\nIl marchese Antonio, <strong>a furia di fare lo sbruffoncello<\/strong>, quasi quasi <strong>ci lasci&ograve; le penne<\/strong>. Verso il <strong>1873<\/strong> frequanteva una signorina appartenente ad una delle migliori famiglie di Varzi, <strong>Maria Giacobone<\/strong> che, lusingata dalla prospettiva di <strong>un grande matrimonio<\/strong>, lasci&ograve; cadere altre occasioni. Nel 1879 il Malaspina <strong>tronc&ograve; il rapporto e si trasfer&igrave; a Roma<\/strong>, dove gi&agrave; abitava il fratello Rodolfo che, laureatosi in legge, si dedicava alla <strong>carriera giudiziaria<\/strong>. Per giustificare questa rottura Antonio raccont&ograve; in giro delle ragioni <strong>assai lesive all&#8217;onorabilit&agrave; della ragazza <\/strong>che ne risent&igrave; anche in salute. Il fratello <strong>Ambrogio<\/strong> giur&ograve; di vendicarla, qualora il Malaspina si fosse azzardato a ricomparire in paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/img\/20090125-malaspina.jpg\" alt=\"\" \/><\/p>\n<p>Il Malaspina, forse ignorando il seguito della vicenda e le chiacchiere di paese, ritorn&ograve; in Varzi e, il <strong>29 aprile 1880<\/strong>, davanti al <strong>caff&egrave; Callegari<\/strong>, posto sulla piazza principale e luogo di ritrovo dei notabili locali, si avvicin&ograve; senza darsi pensiero al crocchio ove era anche il Giacobone, che sentendosi con ci&ograve; provocato, <strong>estrasse una pistola e gli spar&ograve;<\/strong>, ma lo colp&igrave; solo superficialmente. Subito fermato e disarmato, il Giacobone si costitu&igrave; spontaneamente; al giudizio che segu&igrave; in Voghera, <strong>l&#8217;opinione pubblica era tutta dalla sua parte<\/strong>; egli venne addirittura <strong>assolto<\/strong> e la vicenda fin&igrave; in tal modo. Sua sorella trov&ograve; ugualmente marito, mentre il Malaspina continu&ograve; con le sue attivit&agrave; galanti, imitato dal fratello che a Roma <strong>mandava avanti una lunga relazione con la sua governante<\/strong>.<br \/>\nL&#8217;ormai maturo Antonio si prese a servizio una giovane di Pregola, certa <strong>Rhos<\/strong>, che a sua volta nutr&igrave; notevoli speranze di essere sposata, ma <strong>non ottenne nulla<\/strong>. Mise al mondo <strong>un figlio<\/strong>, che il marchese Antonio <strong>si guard&ograve; bene dal riconoscere<\/strong> anche perch&egrave; era mezzo scemo e fisicamente disgraziato; e men che meno ne spos&ograve; la madre. Non si spos&ograve; mai e <strong>mor&igrave; nel 1923<\/strong> nel suo palazzo di Varzi.<\/p>\n<p>Suo fratello Rodolfo, rimasto <strong>unico erede del patrimonio<\/strong>, pass&ograve; a sua volta la vita tra le facili avventure, ma infine <strong>i congiunti della sua convivente lo obbligarono a regolarizzare con il matrimonio la sua posizione<\/strong>. Naturalmente, per l&#8217;et&agrave; pi&ugrave; che matura dei coniugi, non vi era pi&ugrave; speranza di prole, ed anche il marchese Rodolfo, che spesso veniva a soggiornare a Varzi, <strong>vi mor&igrave; improvvisamente nel 1924<\/strong>. Il palazzo di Varzi divenne <strong>sede del municipio<\/strong>, quello di Pregola fu acquistato da una famiglia di amici e congiunti e vi continu&ograve; ad abitare la Rhos e una sua sorella fino alla morte.<\/p>\n<p>(ps posso aggiungere che ne primi anni del 2000 una parte del palazzo, detto castello, &egrave; stato animato da centinaia di persone che frequentavano un pub nato nell&#8217;ala meno nobile del palazzo e chiamato, appunto &quot;Castello Malaspina&quot;)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Avevo scritto anche qui che vi avrei raccontato un po&#8217; la storia dei Malaspina. Quello che scriver&ograve; &egrave; essenzialmente tratto dallo splendido libro &quot;I Malaspina&quot; di Giorgio Fiori. Dunque, per prima cosa: da dove vengono i Malaspina? 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