{"id":614,"date":"2008-11-17T06:55:03","date_gmt":"2008-11-17T04:55:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fabiotordi.it\/?p=614"},"modified":"2008-11-17T06:55:03","modified_gmt":"2008-11-17T04:55:03","slug":"phelps-e-keynes","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/?p=614","title":{"rendered":"Phelps e Keynes"},"content":{"rendered":"<p>Scusate, ma il mio animo di <strong>economista<\/strong> (una delle mie tante <strong>personalit&agrave;<\/strong> che talvolta hanno il sopravvento l&#8217;una sull&#8217;altra) mi spinge a rubare <strong>questo articolo<\/strong> apparso giorni fa sul Corriere della Sera. Indovinate dove? <strong>Nella sezione &quot;Lettere&quot;<\/strong>&#8230; e gi&agrave; perch&egrave; magari nelle pagine pi&ugrave; importanti avevano altre cazzate da scrivere&#8230; ma dai!!! <strong>cos&igrave; va il mondo<\/strong>&#8230;.<\/p>\n<h1>Perch&eacute; &egrave; sbagliato tornare all&#8217; interventismo di Keynes<br \/>\ndi EDMUND PHELPS<\/h1>\n<p>(premio Nobel per l&#8217;economia 2006)<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/img\/20081117-keynes.jpg\" class=\"imgdx\" alt=\"\" \/>Di quale teoria possiamo avvalerci per uscire dall&#8217; imminente recessione <strong>in modo rapido ed efficace?<\/strong> Usare la &laquo;<strong>nuova teoria classica<\/strong>&raquo; delle fluttuazioni nata a <strong>Chicago<\/strong> negli anni Settanta &#8211; che incorpora i modelli di &laquo;<strong>gestione del rischio<\/strong>&raquo; &#8211; <strong>&egrave; inimmaginabile<\/strong>, dato che con il crollo dei prezzi degli asset &egrave; proprio questa teoria a <strong>essersi dimostrata errata<\/strong>. Alcuni hanno pensato di rivolgersi a <strong>John Maynard Keynes<\/strong>. Le sue riflessioni sui rischi e sulle speculazioni sono acute, ma la sua teoria sull&#8217; occupazione &egrave; problematica e le soluzioni politiche &laquo;<strong>keynesiane<\/strong>&raquo; sono, nel migliore dei casi, <strong>discutibili<\/strong>. Le banche hanno parlato della discesa dei prezzi delle case come se fosse la conseguenza di un qualche shock. Secondo i loro modelli, sono shock casuali a far deviare il prezzo degli asset dai valori previsti. In realt&agrave; non sono stati terremoti, periodi di siccit&agrave; o altri fattori esterni a provocare la caduta dei prezzi. La causa principale &egrave; stata <strong>una previsione basata su modelli del tutto erronei<\/strong>. Gli speculatori e gli acquirenti di case, pensando che gli affitti o i costi di costruzione sarebbero saliti, <strong>contavano sul fatto che nel futuro il prezzo delle case sarebbe aumentato<\/strong> e questo <strong>provocava anche un aumento di prezzo<\/strong> delle case esistenti. Ma nel corso degli anni n&eacute; gli affitti n&eacute; i costi (<strong>in termini reali<\/strong>) sono cambiati. In una situazione del genere, <strong>i prezzi (reali) prima o poi devono tornare a scendere<\/strong>. Questo era il mondo di Keynes. A Cambridge, nel suo Treatise on Probability, Keynes mostr&ograve; come un investitore debba tenere conto di circostanze non note. A Londra gest&igrave; un fondo con O. T. &laquo;Foxy&raquo; Falk e si arricch&igrave;, ma fu poi colto di sorpresa dal crollo dei prezzi delle materie prime all&#8217; inizio del 1929. Si rese conto cos&igrave; della <strong>fragilit&agrave; delle certezze degli investitori<\/strong>. Quando gli investitori cominciano a ritirarsi, il prezzo dei beni, che in precedenza aumentava, dapprima fluttua, e <strong>alla fine precipita<\/strong> insieme alle convinzioni su cui si basava. Nella Teoria generale del 1936 Keynes afferm&ograve; che il prezzo degli asset era determinante per l&#8217; occupazione. Se un cambiamento nel modo di sentire della gente provoca il crollo dei prezzi degli asset (insieme a quello delle azioni e delle case), gli investimenti si riducono e l&#8217; occupazione si contrae (aumenta la disoccupazione), soprattutto nelle industrie di beni capitali (capital goods). Sfortunatamente, da allora nulla and&ograve; pi&ugrave; bene. Keynes fece un grave errore, non distinguendo tra <strong>una caduta dei prezzi degli asset dovuta a cause monetarie<\/strong> &#8211; un aumento esogeno, o autonomo, della domanda di denaro &#8211; e <strong>una caduta dovuta a cause che non hanno nulla a che fare con l&#8217; offerta e la domanda di denaro<\/strong> &#8211; ma dipendono, per esempio, da una minore fiducia negli investimenti azionari o nel settore immobiliare. Il primo fenomeno potrebbe essere risolto con mezzi monetari: la banca centrale potrebbe <strong>accrescere l&#8217; offerta di denaro<\/strong>, risollevando cos&igrave; il prezzo degli asset senza trascinare gli altri prezzi e i salari in un&#8217; inutile spirale di aumenti. La recente crisi della speculazione sugli immobili &egrave; per&ograve; un fenomeno <strong>non monetario<\/strong>: deve esserci un calo dei prezzi delle case, in termini monetari, rispetto a quelli dei beni di consumo. Keynes sosteneva che l&#8217; aumento dell&#8217; offerta di denaro potrebbe funzionare anche in questo caso: <strong>i lavoratori non sono consapevoli che altrove i salari per lavori analoghi sono saliti come i loro<\/strong> e si astengono quindi dal richiedere salari alti quanto prima, in termini reali; in questo modo <strong>le assunzioni sono incentivate e l&#8217; occupazione torna a crescere<\/strong>. Ma continuare a sostenere una ripresa di questo tipo <strong>richiederebbe<\/strong> di sicuro <strong>un aumento senza fine dei salari<\/strong>, che continui a precedere le aspettative &#8211; <strong>una prospettiva poco attraente<\/strong>. Keynes pensava sempre di pi&ugrave; a misure non monetarie per cambiare il nuovo equilibrio non monetario derivante da una perdita di fiducia degli investitori. Riteneva che anche la domanda dei consumatori incentivasse l&#8217; occupazione. <strong>Un aumento della domanda incoraggia<\/strong>, in un primo tempo, <strong>le aziende ad aumentare la produzione<\/strong> e ad assumere un maggior numero di lavoratori. <strong>Ma in un&#8217; economia aperta quest&#8217; incentivo sarebbe di stimolo soprattutto per i paesi esteri<\/strong>. Nell&#8217; economia globale, l&#8217; aumento della domanda dei consumatori farebbe solo <strong>aumentare i tassi d&#8217; interesse<\/strong>, spianando la strada al calo dei prezzi reali degli asset, degli investimenti e dei salari. Keynes poneva l&#8217; accento sull&#8217; investimento come leva per aumentare l&#8217; occupazione. Secondo questa teoria, si potevano stimolare gli investimenti privati attraverso <strong>sgravi fiscali<\/strong>, o <strong>aiuti alle nuove aziende<\/strong> o a chi assume. <strong>Keynes vedeva con favore gli investimenti da parte dello Stato o di imprese statali<\/strong>. Gli americani, con i loro aeroporti da incubo e i ponti che crollano, accoglierebbero volentieri la realizzazione di nuove &laquo;infrastrutture&raquo;. Ci si deve chiedere, per&ograve;, se un massiccio spostamento di investimenti dai privati allo Stato non soffochi la creazione, lo sviluppo e l&#8217; adozione di idee innovative da immettere sul mercato. <strong>La teoria del capitalismo si basa sulla diversit&agrave; delle fonti<\/strong> da cui possono scaturire nuove idee commerciali, sulla variet&agrave; dei gruppi di imprenditori disposti a investire, delle risorse finanziarie &#8211; angel investors, venture capitalists e altri &#8211; e degli utenti. E si basa anche sull&#8217; importante presupposto che <strong>i proprietari di imprese finanziarie e commerciali non debbano render conto a nessuno<\/strong> (se non alla propria coscienza) &#8211; e siano quindi liberi di usare il loro intuito, una condizione molto diversa da quella di rigido controllo a cui devono giustamente sottostare i funzionari dello Stato. Un considerevole aumento della presenza del governo nel settore degli investimenti potrebbe quindi limitare l&#8217; innovazione e abbassarne la qualit&agrave;. Continueremmo a essere in crisi. Alla fine della vita Keynes disse all&#8217; amico Friedrich Hayek che intendeva riesaminare la sua teoria in un libro successivo. Sarebbe andato oltre. <strong>L&#8217; ammirazione che noi tutti nutriamo per l&#8217; enorme contributo di Keynes non dovrebbe trattenerci dall&#8217; andare oltre<\/strong>.<\/p>\n<p>Traduzione di Maria Sepa<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Scusate, ma il mio animo di economista (una delle mie tante personalit&agrave; che talvolta hanno il sopravvento l&#8217;una sull&#8217;altra) mi spinge a rubare questo articolo apparso giorni fa sul Corriere della Sera. Indovinate dove? 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