{"id":629,"date":"2008-12-15T06:29:02","date_gmt":"2008-12-15T04:29:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fabiotordi.it\/?p=629"},"modified":"2008-12-15T06:29:02","modified_gmt":"2008-12-15T04:29:02","slug":"ieri-il-natale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/?p=629","title":{"rendered":"Ieri, il Natale"},"content":{"rendered":"<p>Quando ero <strong>piccolo <\/strong>com&rsquo;era il <strong>Natale<\/strong> per me? Se ne iniziava a parlare dalla settimana dopo l&rsquo;<strong>Immacolata<\/strong>. A scuola la maestra iniziava a pensare ai &ldquo;<strong>lavoretti<\/strong>&rdquo; che avremmo potuto fare per Natale. Erano <strong>cosine semplici<\/strong>, per&ograve; ovviamente ci sembrava di fare delle <strong>cose bellissime<\/strong>. La cosa che mi piaceva di pi&ugrave;, e che rendeva speciali questi lavoretti rispetto agli altri che si facevano durante l&rsquo;anno scolastico, era che quelli natalizi <strong>&ldquo;luccicavano&rdquo;<\/strong>. Nel senso che si usava la <strong>carta brillante<\/strong>. Mi spiaceva perfino tagliarla&hellip; per farci magari delle stelline o cose simili. Mi pareva <strong>uno spreco<\/strong>, tenevo anche i ritagli. Anche perch&eacute; a casa mia di queste cose non se ne parlava neanche e un ritaglio di carta luccicante era gi&agrave; un bel premio&hellip; E poi si iniziava a parlare del Natale, si narrava la storia di Ges&ugrave;, nato lontano lontano al freddo e al gelo.<br \/>\nA messa il parroco, <strong>Don Mario<\/strong>, iniziava a convocarci per la <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Novena\"><strong>Novena<\/strong><\/a> in preparazione al <strong>Natale<\/strong>. Al termine si cantavano sempre le classiche canzoni, come &ldquo;<strong>Tu scendi dalle stelle<\/strong>&rdquo;. E poi aveva bisogno di una mano per fare il <strong>mega presepe<\/strong>. Andavano di sotto a recuperare le statue. Ovviamente a noi bambini dava il compito di portare su <strong>quelle pi&ugrave; piccole<\/strong>, le grandi le portava lui. Era un presepe in prospettiva: <strong>davanti si mettevano le statue principali<\/strong>, che erano grandi quanto un bambino, e in fondo quelle piccole, fino ad arrivare a quelle molto piccole come quelle di casa mia. <br \/>\nA casa facevamo <strong>il presepe<\/strong> non l&rsquo;albero. Io e mia sorella andavamo <strong>nei boschi a cercare il muschio<\/strong>. Mi ricordo una volta che <strong>c&rsquo;era la neve<\/strong> e occorreva ricordarsi dove fosse il muschi, visto magari mesi prima nella bella stagione. Poi ci siamo modernizzati e utilizzavamo il<strong> tappeto di erba finta<\/strong>. I primi anni <strong>facevamo nascere Ges&ugrave; in una grotta<\/strong>, che altro non era che un pezzo di legno che pareva proprio <strong>una cavit&agrave; naturale<\/strong>. Di statuine <strong>ne avevamo parecchie<\/strong>, molte probabilmente derivavano anche dal fatto che mi mamma ha fatto la maestra <strong>in tantissime scuole <\/strong>e, quando dovevano rinnovare un presepe, lei di certo <strong>non buttava le statuine<\/strong>. Infatti ci diceva che &ldquo;<em><strong>quelle di adesso sono in plastica, non come le nostre che sono in gesso, sono pi&ugrave; delicate, ma sono molto pi&ugrave; belle<\/strong><\/em>&rdquo;. Poi un anno abbiamo recuperato una capanna e da allora la Sacra Famiglia <strong>&egrave; stata un po&rsquo; pi&ugrave; comoda<\/strong>. Sopra alla casetta c&rsquo;era la stella cometa, che era la pi&ugrave; difficile da piazzare. Un altro anno &egrave; arrivato <strong>lo sfondo stellato<\/strong>. E poi c&rsquo;erano tante statuine: i classici pastori, e poi tutti quelli che facevano <strong>tutti i&nbsp; tipi di lavoro<\/strong>: pescare, filare, mungere, ecc. Poi qualche casetta, qualche pecorella e qualche ochetta da piazzare nel laghetto <strong>fatto con la carta stagnola<\/strong> (oops adesso si dice &quot;alluminio&quot; oppure &quot;domopak&quot;, ma io sono un preistorico&#8230;).&nbsp; Chiss&agrave; se anche adesso <strong>si fa ancora il presepe nelle scuole<\/strong> o se anche li, per far vedere che noi italiani <strong>non siamo razzisti<\/strong> e siamo aperti a tutte le culture, <strong>ci divertiamo a soffocare la nostra<\/strong> come al solito&#8230;<br \/>\nAhhh ma mi sono dimenticato di dire che <strong>i re Magi li mettevo in fondo<\/strong> e ogni giorno li spostavo di pochi centimetri, fino a farli arrivare il 6 gennaio <strong>di fronte alla capanna<\/strong>. Ges&ugrave; <strong>stava nel cassetto sotto al telefono<\/strong> fino al 24 sera. Prima di uscire per andare a messa lo mettevo nella mangiatoia.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/img\/20081215-natale.jpg\" alt=\"\" \/><br \/>\nE poi c&rsquo;era <strong>la messa di mezzanotte<\/strong>. Alcune volte mi addormentavo prima e allora i miei mi lasciavano dormire e andavo a quella del 25 mattina. <strong>Don Pino<\/strong> che faceva le sue fantastiche omelie.<br \/>\nE poi il 25 <strong>respiravi un&rsquo;altra atmosfera<\/strong>. Era bello alzarsi e uscire, tutto vestito un po&rsquo; bene. E girare, magari sotto il sole o sotto la neve, vedendo che tutti erano pi&ugrave; allegri, pi&ugrave; felici. La gente che usciva da messa e si salutava, quelli che si incrociavano e si sorridevano e si facevano gli auguri. E poi di corsa a casa, aspettando che Cinzia si alzasse, <strong>per aprire i regali<\/strong> insieme. Poi abbiamo instaurato l&rsquo;abitudine di aprire i regali dopo pranzo, <strong>in modo che la famiglia fosse tutta unita<\/strong>.<br \/>\nDurante il pranzo del 25 amavo mettere <strong>un disco in vinile<\/strong>, un LP, con tutte <strong>le musiche di Natale<\/strong>, mentre in tv il Papa lanciava la sua benedizione a Roma e a tutto il mondo.<br \/>\nIl Natale era questo, era <strong>l&rsquo;atmosfera<\/strong>, era l&#8217;attesa, aspettare Natale e fare i soliti buoni propositi. Cantare le canzoni di Natale&hellip; ma non <strong>Jingle Bells<\/strong> della Cocacola&hellip; Aspettare la neve, la messa di mezzanotte, aspettare la nascita, aspettare i doni che rigorosamente portava Ges&ugrave; Bambino. Ormai credo che <strong>neanche pi&ugrave; nei libri di storia <\/strong>sia citato Ges&ugrave; Bambino che porta i doni. Ormai la globalizzazione ci ha imposto il biancorosso Babbo Natale <strong>e stop<\/strong>. Io invece ero contento che a portare i regali fosse <strong>un bambino come me<\/strong>. Anzi mi chiedevo come facesse a individuare tutti i bambini in tutte le case. Una volta avevo espresso il mio desiderio a Milano e lui mi aveva portato il regalo fino a Brallo: <strong>che grande!!!<\/strong><br \/>\nE poi <strong>le battaglie a palle di neve<\/strong> con gli amici. E l&rsquo;oscurit&agrave; che porta subito la sera. In casa a giocare coi nuovi giochi, sembravano magie, cose bellissime. Mi ricordo <strong>il trenino Lego<\/strong>: quanto l&rsquo;avevo desiderato. E quanto ne ero geloso, guai se qualcuno avesse osato smontarne anche solo un singolo pezzo.<br \/>\nE poi andare al mattino di Natale dalla Linda <strong>a svegliare Matteo<\/strong>. E poi&hellip; e poi&hellip;. E poi&hellip;<br \/>\n&Egrave; lo stesso spirito di Natale che trovo nei visi della gente che, frettolosa ma non troppo, si saluta amichevolmente lungo la via, che ritrovo nel tram di natale che abbiamo visto l&rsquo;altra sera a Milano, nei sorrisi dei bambini quando vedono le luci, i colori, le fantasmagoriche luccicanze, nel bell&#8217;albero addobbato che ho visto l&#8217;altro giorno a casa della mia ragazza&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando ero piccolo com&rsquo;era il Natale per me? Se ne iniziava a parlare dalla settimana dopo l&rsquo;Immacolata. A scuola la maestra iniziava a pensare ai &ldquo;lavoretti&rdquo; che avremmo potuto fare per Natale. Erano cosine semplici, per&ograve; ovviamente ci sembrava di fare delle cose bellissime. 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