{"id":917,"date":"2010-03-14T04:39:01","date_gmt":"2010-03-14T03:39:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fabiotordi.it\/?p=917"},"modified":"2010-03-14T04:39:01","modified_gmt":"2010-03-14T03:39:01","slug":"mater-morbi-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/?p=917","title":{"rendered":"Mater Morbi (2)"},"content":{"rendered":"<p>Sono sveglio, arriva il dottor Vonnegut. <strong>Mi chiama col mio nome<\/strong> e ammette  l&#8217;errore, <strong>&egrave; stato un incidente.<\/strong> E&#8217; stato un incidente anche il fatto  che il dottor Faber <strong>si sia suicidato dopo avermi operato<\/strong>. Strano eh? Fatto che sta che la mia cartella clinica indica una <strong>massa di materia  oscura<\/strong> nel mio addome. <strong>Non si sa<\/strong> di preciso cosa sia, siamo in attesa  dei <strong>responsi delle analisi<\/strong>. Non so se &egrave; colpa della notizia, ma <strong>sto  subito male<\/strong>, mi viene <strong>il sangue<\/strong> dal naso e ho conati di vomito. <strong>Ho  freddo<\/strong>, il dottore dice che <strong>non devo perdere i sensi<\/strong>, ma a me pare di  stare scivolando via, <strong>lontano dalla luce<\/strong>&#8230;.fin dentro il buio.<\/p>\n<p>Sono di nuovo con Vincent, gli chiedo <strong>dove ci troviamo<\/strong> e mi risponde che  siamo nel <strong>giardino della consunzione<\/strong>, davanti all&#8217;<strong>albero delle pene<\/strong>,  pieno di corpi morti o moribondi che penzolano. <strong>Lo trovo mostruoso<\/strong>, lui &egrave;  <strong>affascinato dalla sua sinistra bellezza<\/strong>, dice che <strong>i frutti della  sofferenza sono amari, ma hanno fiori bellissimi<\/strong>. Ha quindici anni, ma  sembra ne abbia <strong>duemila<\/strong>, la malattia lo ha fatto crescere in fretta e lo  ha reso forte, almeno nello spirito. <strong>Mi fa discorsi senza senso<\/strong>,  parlandomi ancora di Mater Morbi, e dicendo che <strong>la mia malattia si sta  aggravando<\/strong>&#8230;piove&#8230;<\/p>\n<p>Mi portano in <strong>terapia intensiva<\/strong>, l&#8217;<strong>ultimo avamposto prima del grande  nulla<\/strong>. I pazienti possono essere visitati solo dai familiari, uno per  volta e per pochi minuti al giorno. Stanze senza finestre, niente  televisione, nessun suono aldil&agrave; del <strong>ronzio delle macchine<\/strong> che tengono  in vita i malati pi&ugrave; gravi. Qui <strong>il paziente non &egrave; un uomo ma solamente  una macchina guasta <\/strong>e come tale viene trattata. Tutto quello che non &egrave;  necessario alla sua riparazione <strong>&egrave; superfluo<\/strong>. Niente vestiti, nemmeno un  camice ospedaliero, perch&eacute; in casi d&#8217;emergenza potrebbero intralciare un  intervento d&#8217;urgenza. <strong>Materassi ricoperti di plastica<\/strong> per essere  velocemente ripuliti dai fluidi corporei. Medici e infermieri non ti  guardano nemmeno in faccia, ma si limitano a <strong>controllare i tuoi  parametri vitali<\/strong> su un monitor. Nessuno ti ascolta perch&eacute; <strong>i numeri  dicono pi&ugrave; verit&agrave; sul tuo conto di quanto tu possa fare con le parole<\/strong>&#8230;  sempre che tu ce la faccia a parlare&#8230;<\/p>\n<p>Il letto si muove, mi spiegano che &egrave; un &quot;<strong>letto ad assetto dinamico<\/strong>&quot;.  Ogni cinque minuti <strong>sposta il peso del paziente<\/strong> evitando le <strong>piaghe da  decubito<\/strong>. <strong>Deprimente<\/strong>. Sono qui da sette giorni, <strong>mi viene solo da  piangere<\/strong>. Piangere e dormire, lasciarmi andare&#8230;<\/p>\n<p>Ora sono <strong>impigliato ai rami di un albero<\/strong>, ma una donna mi libera. Lo  capisco subito, <strong>&egrave; Mater Morbi<\/strong>. Mi accompagna con lei. In realt&agrave; mi  costringe, ma <strong>la scelta &egrave; un lusso che a un malato non &egrave; concesso<\/strong>.  L&#8217;unica cosa che pu&ograve; fare &egrave; <strong>accettare la sua sorte<\/strong>, per quanto <strong>amara e  dolorosa<\/strong> questa possa essere. Il sogno continua <strong>in modo confuso<\/strong>, sempre  se si tratta di un sogno, o un&#8217;allucinazione. La donna mi offre da bere,  poi mi bacia, poi mi incatena e inizia a frustarmi a sangue. Vuol farmi  cedere ma io la mando al diavolo. Ma forse <strong>anche il diavolo ha paura di  lei<\/strong>, &egrave; <strong>la madre di tutte le malattie<\/strong>. E&#8217; la morsa che mi stringe le  ossa, la febbre che mi fa rabbrividire, il dolore che mi mette in  ginocchio. E&#8217; <strong>quella materia oscura che mi cresce dentro<\/strong>, il mio corpo  che impazzisce, il delirio, la disperazione e la pazzia. E alla fine,  quando tutto sar&agrave; consumato, <strong>sar&agrave; la mia fine<\/strong>. Si diverte a giocare con  me, mi prende in giro, <strong>mi vuole umiliare<\/strong>. Poi se ne va, arriva Vincent e  mi libera dalle catene, anche se sembra rassegnato al suo destino. <strong>Io  non lo sono, non voglio esserlo<\/strong>, e tento di fuggire da questo incubo. La  donna ritorna, accompagnata da mostruose creature, che scatena contro  di me: mi picchiano, mi feriscono, fino a farmi perdere i sensi&#8230;<\/p>\n<p>Nel frattempo <strong>i dottori stanno decidendo del mio destino<\/strong>. I miei segnali  vitali <strong>sono sempre pi&ugrave; deboli<\/strong><span style=\"font-weight: bold;\">.<\/span> Per aiutarmi a respirare devono  collegarmi ad un macchinario. C&#8217;&egrave; chi si interroga sull&#8217;<strong>utilit&agrave; di  questo accanimento terapeutico<\/strong>, ma il dottor Vonnegut insiste, <strong>&egrave; suo  preciso dovere <\/strong>fare di tutto, di tutto, per tenermi in vita, anche in  modo artificiale. Il dottor Harker <strong>non &egrave; d&#8217;accordo<\/strong> a prolungare questa  agonia, vorrebbe lasciarmi morire dignitosamente, e se ne va sbattendo  la porta. <strong>Come faccio a sapere tutto questo?<\/strong> Non lo so, continuo a  vagare tra la realt&agrave; e i sogni, non riuscendo pi&ugrave; a discernere quali  siano gli uni o gli altri&#8230;<\/p>\n<p>Mater Morbi <strong>mi sta curando le ferite<\/strong>. Perch&eacute; lo fa? <strong>Vuole tenermi in  vita<\/strong>. La verit&agrave; &egrave; che si sente terribilmente sola. Gli esseri umani sono  creature bizzarre e certe volte <strong>amano le cose pi&ugrave; impensate<\/strong>, persino <strong>la  sofferenza<\/strong> o <strong>la morte<\/strong> hanno i loro estimatori, ma la malattia, quella  non piace a nessuno. <strong>Nessuno la ama<\/strong>. E&#8217; per questo che &egrave; costretta a  tenersi stretta le persone riducendole in catene.<br \/>\nAlla fine mi da ragione, dice che &egrave; cos&igrave;: la gente ha paura della morte,  ma <strong>&egrave; lei<\/strong> che odia veramente. Per secoli le persone hanno preferito  morire sui campi di battaglia piuttosto che tra le sue braccia, nei loro  letti. E&#8217; stata <strong>disprezzata e combattuta<\/strong> sin da quando il genere umano  ha visto la luce. Sola contro il mondo intero.<br \/>\n<strong>Mi lascia libero<\/strong>.<\/p>\n<p>L&#8217;infermiera corre ad avvertire il dottor Vonnegut: il paziente numero  13&#8230; no, <strong>non &egrave; morto<\/strong>&#8230; si &egrave; svegliato! Nonostante le sue condizioni  critiche i segni vitali sono tutti in ripresa e senza alcun intervento  farmacologico.<\/p>\n<p>&#8230;<\/p>\n<p><strong>Casa, dolce casa,<\/strong> credevo che non l&#8217;avrei mai pi&ugrave; rivista. Tutto <strong>mi  sembra nuovo<\/strong> e allo stesso tempo familiare, diverso e uguale, estraneo e  intimo. Mi sveglio la mattina presto e continuo ad aspettarmi di veder  spuntare un&#8217;infermiera con una siringa in mano. <strong>Solo quando mi rendo  conto che non arriver&agrave; mi decido ad alzarmi<\/strong>. Mi muovo con cautela, come  avessi paura che qualcosa in me si possa di nuovo rompere, che qualche  cucitura possa riaprirsi. Poi, lentamente, <strong>la mia vita riprende il suo  corso normale<\/strong>. Anche se, probabilmente, tanto normale non sar&agrave; mai.<\/p>\n<p>Il dottor Harker <strong>ha alzato un gran polverone<\/strong> con i media, e oggi per  tutto il paese si discute di accanimento terapeutico, testamento  biologico e suicidio assistito. Personalmente, sono convinto che  <strong>chiunque sia in possesso delle sue facolt&agrave; mentali<\/strong> debba anche essere  padrone del proprio destino, specie se quel destino <strong>&egrave; fatto di atroci  sofferenze<\/strong>. D&#8217;altra parte, nel caso in cui io non fossi in grado di  esprimere la mia opinione o non avessi lasciato alcuna disposizione, <strong>non  vorrei mai che qualcuno decidesse della mia vita al posto mio<\/strong>. In  fondo, <strong>chi sono io per mettere in dubbio i miracoli?<\/strong><\/p>\n<p><em><span style=\"font-size: smaller;\">(Trallo, un po&#8217; liberamente, da Mater Morbi, in Dylan Dog n280, Gennaio 2010, Copyright Sergio Bonelli Editore, sceneggiatura Roberto Recchioni, disegni di Massimo Carnevale)<\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><object height=\"225\" width=\"400\"><param name=\"allowfullscreen\" value=\"true\" \/><param name=\"allowscriptaccess\" value=\"always\" \/><param name=\"movie\" value=\"http:\/\/vimeo.com\/moogaloop.swf?clip_id=4152518&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=0&amp;color=&amp;fullscreen=1\" \/><embed height=\"225\" width=\"400\" src=\"http:\/\/vimeo.com\/moogaloop.swf?clip_id=4152518&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=0&amp;color=&amp;fullscreen=1\" type=\"application\/x-shockwave-flash\" allowfullscreen=\"true\" allowscriptaccess=\"always\"><\/embed><\/object><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"http:\/\/vimeo.com\/4152518\">Mater Morbi comics trailer<\/a> from <a href=\"http:\/\/vimeo.com\/user722372\">Massimo Carnevale<\/a> on <a href=\"http:\/\/vimeo.com\">Vimeo<\/a>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono sveglio, arriva il dottor Vonnegut. 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