{"id":946,"date":"2010-05-12T02:14:16","date_gmt":"2010-05-12T01:14:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fabiotordi.it\/?p=946"},"modified":"2010-05-12T02:14:16","modified_gmt":"2010-05-12T01:14:16","slug":"quel-fantasma-per-amico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/?p=946","title":{"rendered":"Quel fantasma per amico"},"content":{"rendered":"<p>Decisi di <strong>non parlare con nessuno<\/strong> di quello che avevo visto, anche per  non sembrare preda di <strong>allucinazioni estive<\/strong>.<\/p>\n<p>La sera successiva, dopo l&#8217;orario di chiusura, preparai <strong>lo stesso  appostamento<\/strong>, dopo aver lautamente <strong>cenato<\/strong> e dopo <strong>diversi caff&egrave;<\/strong> per  combattere il sonno.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/img\/20100512-malaspina.jpg\" class=\"imgdx\" alt=\"\" \/>Verso <strong>le tre del mattino<\/strong>, quando ero convinto che non sarebbe accaduto  nulla, ricominciarono <strong>i rumori<\/strong> provenienti dalla sala. Stavolta uscii  <strong>subito allo scoperto<\/strong> brandendo il bastone. Il visitatore notturno <strong>era lo  stesso della notte precedente<\/strong>. Quando mi vide arrivare <strong>lasci&ograve; cadere la  bottiglia<\/strong> di vino che aveva tra le mani e si diresse <strong>urlando<\/strong> verso  l&#8217;uscita sbarrata, che attravers&ograve; senza aprire. Rimasi talmente scosso  che <strong>non potei muovermi<\/strong>, mi ci vollero diversi minuti per riacquistare <strong>il  sangue freddo<\/strong>. Controllai bene la porta d&#8217;entrata che <strong>era chiusa a  doppia mandata<\/strong>. Non vi erano pi&ugrave; dubbi, quell&#8217;essere <strong>non era reale<\/strong>, vale  a dire che non era fatto di materia, insomma <strong>non era umano<\/strong>. Mentre ero  perso in questi pensieri udii rumori di passi, mi voltai di scatto e lo  rividi: <strong>era lui, era l&igrave;, lui in persona<\/strong>, o in non-persona, e qualunque  cosa fosse, era a non pi&ugrave; di quattro o cinque metri da me.<br \/>\n&laquo;Perch&eacute; non  fuggi?&raquo;.<br \/>\nLo guardai impietrito. La sua voce era profonda.<br \/>\n&laquo;Ho troppa  paura&raquo;, risposi.<br \/>\nUna <strong>sonora e fragorosa risata<\/strong> riemp&igrave; la sala del pub  &laquo;<strong>Castello<\/strong>&raquo; in quella notte d&#8217;estate del 1999. L&#8217;essere altri non era che  <strong>il fantasma di Giovanni Malaspina<\/strong>. Mi spieg&ograve; la sua storia e mi fece  molte domande. Minuto dopo minuto <strong>la mia paura svan&igrave;<\/strong> e l&#8217;interrogatorio  si trasform&ograve; in <strong>una chiacchierata<\/strong>, che dur&ograve; fino all&#8217;alba. Mi raccont&ograve;  di quando, nel <strong>1570<\/strong>, entr&ograve; in conflitto con i <strong>marchesi di Pregola<\/strong> per  divergenze familiari e <strong>assalt&ograve; il vecchio castello<\/strong>, gli diede fuoco e <strong>lo  distrusse<\/strong>, uccidendo barbaramente alcuni degli occupanti. Purtroppo per  lui nella fortezza vi era ospite <strong>un vecchio negromante del Nord Europa<\/strong>  che gli scagli&ograve; una <strong>terribile maledizione<\/strong>: dopo la morte il suo fantasma  <strong>sarebbe rimasto intrappolato<\/strong> tra le mura del castello <strong>fino alla fine  del millennio<\/strong>. Dopo decenni di solitudine, non gli sembrava vero che <strong>il  maniero fosse ancora abitato<\/strong>. Avrebbe voluto bere qualche sorso di alcol  ma, essendo incorporeo, non poteva, perci&ograve; furente <strong>fracassava i calici a  terra<\/strong>.<br \/>\nNelle settimane che seguirono queste chiacchierate <strong>si svolsero  con regolarit&agrave; quasi giornaliera<\/strong>. Giovanni mi chiedeva del mondo  attuale, io mi facevo raccontare le abitudini, le imprese, le guerre e  la vita di corte di quei secoli lontani.<br \/>\nQuando in autunno chiusi il  pub, decisi di andare a trovare il simpatico spiritello <strong>almeno una sera  la settimana<\/strong>. Cos&igrave; per i mesi seguenti continuarono i nostri incontri  davanti al caminetto a chiacchierare. Passarono i mesi ed <strong>arriv&ograve;  l&#8217;inverno<\/strong>. Il <strong>31 dicembre<\/strong> mi recai al castello, dove trovai Giovanni in  quello che una volta era il salone principale. <strong>Ci salutammo  calorosamente<\/strong>. Ero triste per la perdita di quella figura ormai  familiare, ma <strong>ero felice per lui<\/strong>, che avrebbe finalmente trovato la  pace. Attravers&ograve; per l&#8217;ennesima volta il muro che divide il salone della  cucina e scomparve.<\/p>\n<p>Circa un mese dopo <strong>ero nel bar per fare un po&#8217; di  pulizie<\/strong> quando, ad un tratto, mi ritrovai davanti <strong>quel personaggio  buffamente abbigliato<\/strong> che ormai conoscevo bene.<br \/>\n&laquo;Giovanni! Ma&#8230;  come&#8230;&raquo; esclamai.<br \/>\n&laquo;Ricordi la maledizione? Ebbene, il millennio finisce  il 31 dicembre del duemila, quindi, amico mio, <strong>dovrai sopportarmi un  altr&#8217;anno ancora<\/strong>&raquo;.<\/p>\n<p>Questo &egrave; quanto accadde a partire da quell&#8217;<strong>estate del  1999<\/strong>.<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-<\/p>\n<p>Come ho gi&agrave; scritto e detto pi&ugrave; volte, ma lo ripeto perch&eacute; molti ancora me lo chiedono: &egrave; solo un racconto, non ho avuto le allucinazioni. E per di pi&ugrave; Giovanni Malaspina non &egrave; mai esistito, il castello fu distrutto da Gian Maria malaspina e nel 1575.<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-<\/p>\n<p>ps dell&#8217;utimo minuto: secondo un&#8217;altra fonte fu distrutto da tal Giovanni Malaspina nel 1571&#8230; quindi un fondo di verit&agrave; in quello che ho scritto c&#8217;&egrave; !!!!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Decisi di non parlare con nessuno di quello che avevo visto, anche per non sembrare preda di allucinazioni estive. La sera successiva, dopo l&#8217;orario di chiusura, preparai lo stesso appostamento, dopo aver lautamente cenato e dopo diversi caff&egrave; per combattere il sonno. 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