{"id":955,"date":"2010-07-15T02:52:44","date_gmt":"2010-07-15T01:52:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fabiotordi.it\/?p=955"},"modified":"2010-07-15T02:52:44","modified_gmt":"2010-07-15T01:52:44","slug":"business-in-rete","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/?p=955","title":{"rendered":"Business in rete"},"content":{"rendered":"<p>Una volta c&rsquo;era <strong>Internet<\/strong>. Quando mi hanno spiegato cos&rsquo;era <strong>ne sono rimasto subito affascinato<\/strong>. D&rsquo;altronde <strong>gi&agrave; a met&agrave; degli anni &rsquo;80 <\/strong>il mio professore di Tecnica delle medie (<strong>Dario Volo<\/strong>) mi aveva parlato di <strong>computer che si collegano ad altri computer<\/strong> in remoto e si scambiano informazioni. Mi sembrava <strong>fantascienza,<\/strong> ma lui diceva che <strong>era gi&agrave; realt&agrave;<\/strong>, anche se solo per pochi. Quando, circa 10 anni dopo, la realt&agrave; della <strong>Rete<\/strong> ha cominciato a diffondersi (tra gli addetti ai lavori) ho avuto <strong>la fortuna<\/strong> di poterla provare all&rsquo;Universit&agrave;: <strong>che figata<\/strong>.<\/p>\n<p>La funzione preminente di Internet, quella che ha fatto s&igrave; che riscuotesse tale successo, era indubbiamente il <strong>World Wide Web<\/strong> (da alcuni tuttora chiamato &ldquo;Internet&rdquo;). In realt&agrave; Internet <strong>&egrave; il nome della rete<\/strong> a cui sono connessi tutti i computer. E una volta che sono connessi che si fa? Ci si possono scambiare <strong>email<\/strong>, file e appunto <strong>navigare<\/strong> su siti Web. Oppure telefonare, condividere, chattare, ecc.<br \/>\nIo usavo internet per scambiare le poche email con i pochi che avevano un indirizzo di posta elettronica. Praticamente <strong>solo coi miei compagni di corso<\/strong>. Io ne avevo ben 2: tordi at odino.unipv.it e nessuno at jetai.unipv.it<br \/>\nE soprattutto per navigare, in quell&rsquo;<strong>ora<\/strong> concessa dalle 13 alle 14 nelle aule di <strong>Grafica Avanzata<\/strong>. Leggevo sui giornali di informatica qualche articolo interessante, <strong>mi segnavo gli URL su un fogliettino<\/strong> e poi andavo a visitarli. Inimmaginabili le velocit&agrave; di oggi: da quando digitavo l&rsquo;indirizzo a quando potevo vedere la semplice paginetta <strong>passavano anche alcuni minuti<\/strong>.<br \/>\nIl must era <strong>Yahoo<\/strong>. Sembrava (<strong>ed era<\/strong>) una grande cosa: tu cercavi qualche sito e su Yahoo potevi trovarlo, <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Indicizzazione_%28motore_di_ricerca%29\">indicizzato<\/a> in una qualche categoria. Poi &egrave; apparso <strong>Altavista<\/strong>, che ha spiazzato tutti. <strong>Il pi&ugrave; rapido ed efficiente motore di ricerca<\/strong>. Dopo qualche tempo era diventato talmente completo che gli altri motori <strong>non li si considerava neanche pi&ugrave;<\/strong>, bastava cercare su Altavista.<br \/>\nIl mondo del web era quello: siti e motori di ricerca che ti permettevano di arrivare ai siti. <strong>Stop<\/strong>. Poi &egrave; venuta la moda dei <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Portale_web\"><strong>Portali<\/strong><\/a>, ovvero siti-raccoglitore, dove poter trovare di tutto per cominciare la navigazione: oroscopo, meteo, ricerca siti, email, ecc. Sembrava il nuovo <strong>modello di business<\/strong>, molti ne sono sorti, molti si sono modificati (Yahoo ad esempio &egrave; diventato un portale), molti sono poi scomparsi. Arianna, Lycos, Virgilio, Yahoo,&nbsp; e poi WorldOnLine, Caltaweb, Kataweb, Infinito, ecc.<br \/>\nAd un certo punto &egrave; arrivato <strong>Google<\/strong>. &Egrave; stata come la <strong>bomba atomica<\/strong>. Per prima cosa ha ucciso Altavista diventando di fatto il numero uno delle ricerche: <strong>velocissimo e molto affidabile<\/strong>, niente pi&ugrave; tempo perso a cercare tra <strong>risultati inutili<\/strong>. Molta gente ha sottovalutato il fenomeno Google, e non mi riferisco a persone comuni, o qualche addetto ai lavori, o a qualche espertone o presunto tale, mi riferisco ai giganti dell&rsquo;informatica, uno per tutti <strong>Microsoft<\/strong>. Tutti quei signori hanno pensato: <strong>ma si questi due ragazzotti<\/strong> di Google hanno inventato IL motore di ricerca per antonomasia (tant&rsquo;&egrave; che &egrave; nato il neologismo &ldquo;gugolare&rdquo;)? <strong>Bene, bravi, grazie<\/strong>&#8230;e chi se ne frega. Solo che i due ragazzotti <strong>non si sono limitati<\/strong> (si fa per dire) a creare lo stato dell&rsquo;arte della ricerca sul web, ma nel tempo hanno aggiunto una serie quasi infinita di strumenti accessori: la <strong>posta elettronica<\/strong>, le mappe, le traduzioni, le anteprime, i <a href=\"http:\/\/www.fabiotordi.it\/?p=329\"><strong>libri<\/strong><\/a>, i newsgroup, i video (Google &egrave; proprietaria di <strong>YouTube<\/strong>, dopo aver tentato inutilmente di lanciare Google Video), ecc. E tutto questo <strong>a che pro?<\/strong> Molti si chiedono: ma Google <strong>come fa denaro?<\/strong> Insomma che modello di business ha? Semplice. Loro offrono agli utenti finali i solo servizi, <strong>gratuitamente<\/strong>, cercando di essere <strong>i migliori<\/strong>, in modo che <strong>il maggior numero di utenti possibile utilizzi&nbsp; questi servizi<\/strong>. E poi? E poi ci schiaffano dentro <strong>la pubblicit&agrave;<\/strong>. Potrei essere smentito, ma credo che <strong>Big G<\/strong> sia il primo venditore di pubblicit&agrave; al mondo. <strong>Non male no?<\/strong> E poi hanno altri sistemi: <strong>vendono tecnologia<\/strong>, know how, ecc. <br \/>\n<img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.fabiotordi.it\/blog\/img\/20100715-soldi.jpg\" class=\"imgdx\" alt=\"\" \/>Hanno tentato di entrare anche nel campo dei <strong>Social Network<\/strong>, qualche anno fa, con <a href=\"http:\/\/www.orkut.com\"><strong>Orkut<\/strong><\/a>, ma non ha avuto successo. <strong>Io ero ovviamente iscritto<\/strong>. Cercavi i tuoi amici, creavi collegamenti, condividevi informazioni. <strong>Gi&agrave; sentito?<\/strong> Certo, <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Mark_Zuckerberg\"><strong>Zuckemberg <\/strong><\/a>mica ha scoperto l&rsquo;<strong>acqua calda<\/strong> inventando <strong>Facebook<\/strong>, &egrave; stato solo (si fa per dire) <strong>il pi&ugrave; bravo<\/strong> a convincere <strong>milioni di utenti<\/strong> ad utilizzarlo. E ha guadagnato <strong>un sacco di soldi<\/strong>. Come, direte sempre voi?&nbsp; Pi&ugrave; o meno col solito sistema: con <strong>la pubblicit&agrave;<\/strong>. Un sito come il suo, visitato quotidianamente da<strong> milioni e milioni<\/strong> di persone, ha un potenziale enorme. Per di pi&ugrave; che, quando un utente visita il suo sito, lui <strong>sa chi &egrave;<\/strong>, che gusti ha, chi frequenta, che contatti ha, ecc. <strong>Pazzesco!!!<\/strong> Un potenziale enorme in termini di valore. Quel ragazzo ha in mano i dati di milioni di persone. E non dati insignificanti o quasi, come quante volte prendono l&rsquo;autostrada, ma <strong>dati personalissimi <\/strong>e (si fa per dire) privati: <strong>chi &egrave; amico di chi<\/strong>, i gusti, le tendenze, ecc. Roba che vale <strong>miliardi di dollari<\/strong> (o euro, se preferite). E&rsquo; riuscito a creare <strong>un mondo dentro a FB<\/strong>: ormai non ci si scambiano pi&ugrave; email via posta elettronica, ma <strong>via FB<\/strong>. Non si chatta pi&ugrave; con Messenger o Skype, ma <strong>su FB<\/strong>. Non si condividono pi&ugrave; i video su Youtube, ma <strong>su FB<\/strong>. Non ci scambiano pi&ugrave; le foto, <strong>si pubblicano su FB<\/strong>. Quasi paradossale e allucinante, ma assolutamente vero. Ricordate <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/1984_%28romanzo%29\"><strong>1984<\/strong><\/a> di Orwell? Con la differenza che li la gente era <strong>obbligata<\/strong>, noi invece <strong>siamo contenti<\/strong> di pubblicare in piazza <strong>i cazzi nostri<\/strong>. E ora Zuckemberg sta cercando di portare FB <strong>fuori da FB<\/strong>. Il primo passo &egrave; stato quello del tasto &ldquo;<strong>Mi piace<\/strong>&rdquo;, che da poco tempo campeggia su numerosissimi siti (tra cui il mio, anche io sono dentro il maledetto ingranaggio). Puoi dare la tua preferenza a qualsiasi cosa e questo verr&agrave; segnalato su FB. <br \/>\nE poi &egrave; allo studio <strong>un sistema di pagamenti<\/strong> (simile a Paypal) che diventerebbe il sistema di pagamento standard (e <strong>probabilmente obbligatorio<\/strong>) su FB. Altre vagonate di dollari che entrerebbero nelle sue tasche. In che modo? Semplice, per ogni transazione ci sarebbe una seppur piccola <strong>percentuale<\/strong> da devolvere a Facebook. Semplice, <strong>magari anche poco geniale<\/strong>, ma <strong>efficacissimo<\/strong> sistema.<br \/>\nMolti colossi, tra cui Google, hanno paura di questa &ldquo;uscita&rdquo; di FB dal proprio sito. Paura della concorrenza nel fatto di poter far soldi con gli utenti in rete.<br \/>\nAltri invece sono riusciti a &ldquo;sfruttare&rdquo; FB per <strong>far soldi loro stessi<\/strong>. Prendi per esempio l&rsquo;ideatore di <strong>Farmville<\/strong>, uno dei giochini a cui puoi giocare <strong>all&rsquo;interno di FB<\/strong>. Io non l&rsquo;ho mai provato, ma pare che sia un giochetto in cui <strong>devi gestire una fattoria<\/strong>: semini grano, coltivi fragole, pascoli pecore, ecc. Ma probabilmente lo conoscete gi&agrave;, visto che <strong>un feisbucchiano su 5 <\/strong>gi&ugrave; lo fa. Iscriversi e giocare <strong>&egrave; gratis<\/strong>, ma per fare acquisti &egrave; possibile usare la <strong>carta di credito<\/strong>. Si acquistano beni virtuali: <strong>un cane<\/strong>, una gallina, un trattore, ecc. Pensate che sia <strong>una pirlata?<\/strong> Beh sappiate che nel 2010 &egrave; previsto un introito di <strong>450 milioni di dollari<\/strong>. Si avete letto bene. La casa produttrice di Farmville (e di altri giochi come <strong>Mafia Wars<\/strong>, Zynga Poker, ecc) ha <strong>775 dipendenti <\/strong>e vale <strong>4,6 miliardi di dollari<\/strong>. <strong>Altro che pirlata!<\/strong> Ora bisogna vedere fino a che punto il famelico Zuckemberg permetter&agrave; a questi signori di guadagnare &ldquo;<strong>alle sue spalle<\/strong>&rdquo; senza versargli <strike>il pizzo<\/strike> una percentuale&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una volta c&rsquo;era Internet. Quando mi hanno spiegato cos&rsquo;era ne sono rimasto subito affascinato. 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