(raccolta molto sparsa di pensieri)

fabiotordi

Autore: Fabio Page 122 of 177

Sciare assicurati

In questi giorni è stata data la notizia che in Piemonte c’è l’obbligo dell’assicurazione per chi decide di sciare sulle piste locali. Io la trovo una bella idea. Scio da tanti anni e ne ho visti di incidenti, sia spettacolari che banali (molto spesso sono proprio quelli che appaiono più innocui a provocare i danni peggiori). In questi ultimi anni ho notato un aumento del numero di incidenti e all’imbarbarimento delle piste: come succede sulle strade d’asfalto anche sulla neve molto spesso chi provoca incidenti scappa senza prestare soccorso. E purtroppo, senza targa, è più difficile risalire al colpevole: come fai a  individuare un tizio che indossa tuta, cuffia, maschera e guanti??

C’è, a mio avviso, un altro fattore: con l’avvento dei nuovi modelli di sci, più sciancrati e maneggevoli, è diventato più facile imparare a sciare. Pertanto, molta gente alle prime armi si sente già padrone della pista e non valuta attentamente i rischi che corre e soprattutto che fa correre agli altri. Non dimentichiamoci che uno sciatore è come un proiettile pesante che procede a velocità elevata: se non si ha il pieno controllo della situazione gli incidenti provocati possono essere anche gravi, soprattutto nelle piste sempre più affollate.

Per questo ritengo che l’assicurazione obbligatoria sia ormai necessaria. Se anche io reputassi di essere un bravo sciatore e di non farmi mai male… c’è sempre il rischio che faccia male a qualcun altro. Quindi…
Ci sono le assicurazioni che ti coprono per tutta la stagione e quelle che invece solo la giornata di sci (costano solo 2 euro, perchè rischiare??)


Vi ricordate quando c’erano questi?? Io ci compravo "Topolino", oppure la focaccia dalla Lina

Digitale terrestre

In questo periodo si fa un gran parlare di digitale terrestre. Molti non sanno bene di cosa si tratta. Ve lo spiego a modo mio, in modo che vuole essere il meno possibile tecnico, se possibile.

Iniziamo da una premessa: sapete cosa vuol dire "digitale"? Il mondo che ci circonda è "analogico". Prendiamo l’esempio dell’orologio, quello classico, con le lancette. Guardando le lancette dei secondi, come potete dire con precisione assoluta quanti secondi sono passati? In quel precisissimo preciso momento potrebbero essere passati 25 secondi, 26 secondi, oppure 25 secondi e un po’. Un po’… quanto? Nessuno può dirlo con precisione. Poi hanno inventato i computer, insomma i cervelli elettronici, per compiere le varie misurazioni. Ma i computer sono limitati, non hanno immaginazione, non gli si può dire 25 secondi…e un po’. Per un computer i secondi sono o 25 o 26. Da qui il metodo "digitale": cioè i dati sono precisi, non si può dire "...e un po’". All’inizio la tecnologia era più arretrata, e le applicazioni digitali limitate. Con tempo ci sono stati notevoli sviluppi e ormai la tecnologia digitale è dappertutto. Prendiamo l’esempio delle foto. C’erano le macchine che impressionavano la foto su pellicola, in modo analogico. Ora c’è dentro un cervello digitale che prende l’immagine in arrivo dall’otturatore e la scompone in un numero, seppur grande ma limitato, di dati (i cosiddetti "pixel" e "megapixel"). Infatti ci si ritrova al bar a vantarsi del fatto che la propria fotocamera abbia "più megapixel" di quella dell’amico. Questo perchè, come ripeto, la tecnica avanza e la qualità dei prodotti digitali aumenta, superando in vantaggi quella analogica.

Torniamo alla televisione. I canali che vediamo abitualmente sono trasmessi con metodo analogico, cioè le informazioni sono spedite secondo un metodo ormai superato. L’antenna le raccoglie e il televisiore le ritrasforma in immagini e suoni. Poi c’è un altro sistema: il digitale. Le trasmissioni sono spedite in modo codificato, cioè in un linguaggio dei calcolatori elettronici. Che vantaggi comporta? Che le informazioni in questo modo tengono molto meno "spazio" e quindi ne possono essere inviate di più. Cerco di spiegarmi meglio. I canali televisivi occupano delle frequenze, un po’ come i canali radio che siamo abituati ad ascoltare. Avete presente quando accendete la rdaio? I canali vanno da 87,5 ai 108 MHz. Quindi c’è un numero limitato di radiostazioni. La stessa cosa funziona per i canali televisivi. Ci può essere solo un certo numero di canali televisivi. Infatti quanti ne vedete? 15? 20? E poi? E poi se ne volevate vedere altri dovevate mettere la parabola, con la quale potete vedere i cosiddetti canali satellitari. Che sono trasmessi in digitale. Infatti, per vederli, anche quelli trasmessi "in chiaro", cioè visibili gratuitamente, avete bisogno di un decoder. Cos’è il decoder? E’ un apparecchio con un cervello elettronico che prende i canali digitali codificati e li decodifica (infatti non per niente si chiama decoder…)

Arriviamo finalmente al digitale terrestre. E’ una tecnologia tra le più moderne. Hanno inventato il sistema di trasmettere dei canali digitali che possono essere captati dalle normali antenne. Questo che vantaggi porta? Che nello spazio in cui venivano inviati 15 o 20 canali ne potranno essere inviati molti ma molti di più: 100, 200 ecc. Oltre a questo c’è il vantaggio che i canali (dovrebbero) vedersi meglio. Quali sono gli svantaggi? Che, anche in questo caso ci vuole un decodificatore, un decoder appunto. I nuovi televisioni hanno il decoder già integrato, per quelli vecchi dovremo comprarne uno esterno. Avremo bisogno di un decoder per ogni televisore.
I vantaggi per lo stato invece quali sono? Che prima potevano vendere solo poche frequenze, adesso ne possono vendere centinaia, e guadagnare di conseguenza…

Energia del sole

Un articolo che parla del mio amico Rudy tratto da "La Provincia Pavese" del 14 novembre 2009:

Ottobiano, energia dal sole

OTTOBIANO. E’ stato inaugurato ieri alla cascina Bonaparte il parco fotovoltaico «Papà Pierino», il più grande impianto a film sottile d’Italia, realizzato dalla famiglia Sacchi. La Lomellina diventa capitale degli impianti a fonti rinnovabili con un investimento da 24 milioni di euro.  Il progetto è dell’azienda agricola Afelio, presieduta da Rodolfo Sacchi, che ha ricevuto la collaborazione tecnica di Enel.si, società di Enel Green Power. L’impianto a terra è costituito da 59.040 pannelli fotovoltaici con una potenza installata superiore a 4 megawatt, produrrà oltre 5 milioni di chilowattora l’anno e sarà in grado di soddisfare il fabbisogno di 1.900 famiglie. Sotto l’aspetto ambientale, saranno evitate 3mila tonnellate l’anno di emissioni di anidride carbonica. Intorno alla cascina, 17 ettari di risaie e campi di mais sono stati convertiti in più di 4 megawatt di energia solare.  L’impianto fotovoltaico, collegato alla rete elettrica già da alcuni mesi, è stato realizzato con pannelli solari a film sottile, che garantiscono una buona risposta alle alte temperature e alla luce diffusa. «Questo impianto, intitolato alla memoria di mio padre, rappresenta l’inizio di un percorso industriale che ci porterà nel prossimo anno a realizzare impianti per almeno 30 megawatt di potenza – ha commentato Sacchi -. Ora siamo pronti per sbarcare nel Sud d’Italia».  Il taglio del nastro è stato affidato a Stefano Saglia, sottosegretario allo Sviluppo Economico. Poco prima avevano parlato il vice presidente della Provincia, Marco Facchinotti, e il sindaco di Ottobiano, Giuseppe Campeggi; presente anche l’onorevole Carlo Nola. «Oggi la Lomellina è minacciata da progetti che non tutelano l’ambiente: qui a Ottobiano hanno fatto esattamente l’opposto», ha detto Facchinotti.

Umberto De Agostino


(Foto tratta da Ottoblog.it)

 

Radio Cassa Integrata

Un mio amico è cassintegrato. Peccato. E’ un tipo così pieno di vita, di iniziative. La sua passione è andare a pescare al mattino presto al Ticino. A volte va in qualche cava. Comunque è un tipo sportivo, uno che fa sport con impegno. Ha mille passioni, mille interessi. La cosa fondamentale nella sua vita sono i viaggi: è andato dappertutto, anche a Bergamo Alta. Il suo lavoro gli piaceva, ormai era un esperto, stava li da 15 anni. Si sbatteva di brutto, parlava sempre con soddisfazione del suo lavoro, anche se aveva la sensazione di essere un mobbizzato. Ma poi è arrivata la Cassa Integrazione. E’ una brutta malattia, un po’ come la depressione: subdola e molto velenosa. Il mio amico, che ha l’animo del poeta, dell’artista, ne ha approfittato per i suoi viaggi. Viaggi di piacere e viaggi all’interno di sè stesso, per riscoprirsi. Giovane adulto nella metropoli spersonalizzata. Come un regista ha trovato il tempo di fare tante cose diverse e focalizzarle secondo una logica artistica. Ha fatto della propria vita un film. Poi, lentamente, è subentrati il malessere. Un personaggio come lui abituato al movimento fisico, si è perso nel movimento del pensiero. Anche dopo innumerevoli tentativi non è riuscito a trovare un altro lavoro. E lui si è come chiuso in una gabbia cibernetica. Passa ore davanti alla tastiera, ad elaborare poesie, piccoli racconti, aneddoti con morale. Un poeta, un illusionista della parola. O forse un illuso poeta. I suoni della metropoli lo circondano, i simboli digitali lo pervadono: musica immagini parole pensieri. E’ diventato il Jack Kerouac multimediale: sempre sulla strada informatica. Ma come un novello Charles Bukowski sta perdendosi dentro finto mondo tecnologico, senza riuscire a capirlo nè a farsi capire. Continuando a provare a far sentire la propria voce, inutilmente persa e vacua.

« Hai mai fatto un sogno tanto realistico da sembrarti vero? E se da un sogno così non ti dovessi più svegliare? Come potresti distinguere il mondo dei sogni da quello della realtà? »


 

Skebby

Avete mai sentito parlare di Skebby? Loro stessi si definiscono "Lo Skype per gli sms". In realtà non è proprio così. Io l’avevo già provato anni fa, ma è parecchio cambiato. Ultimamente l’ho provato ancora, e ora vi spiego di cosa si tratta.

Skebby è un sistema che permette di inviare SMS da cellulare ad un prezzo scontato rispetto al solito. Ci sono diversi modi, ma tutti utilizzano la connessione ad internet. Quindi il vostro cellulare deve essere abbastanza recente da permettere questa cosa, ma ormai lo fanno tutti. Ora vi spiego più in dettaglio.

Prima di tutto volevo dirvi che si tratta di un sistema italiano, in italiano, inventato da un ragazzo italiano. Per prima cosa occorre andare sul sito di Skebby e scaricare il programmino in Java (non preoccupatevi degli eventuali paroloni che utilizzo, è una cosa semplice) che istallerete sul vostro cellulare. Non siete abbastanza sgamati per installare programmi sul vostro aggeggino? Potete sempre farlo fare da un vostro amico che ne capisce un po’ di più.  Oppure potete, sempre tramite il sito di Skebby, inviarvi un sms che contiene il link per scaricare il programmino direttamente dal cellulare, senza passare dal PC.

E ora che avete istallato Skebby? Il metodo in assoluto più economico è quello di inviare SMS ad altri utenti di Skebby, in modo del tutto gratuito. E’ questa la similitudine con Skype. Se inviate uno skebby-sms l’altro utente riceverà un semplice squillo da un numero speciale (che quindi è meglio memorizzare in rubrica, per capire che si tratta di Skebby). Dopodichè basterà dire a Skebby di ricevere gli sms e… voilà, eccoli sul vostro cellulare, a costo zero.

E se i vstri amici non hanno Skebby? Non sanno istallarlo? Non vogliono istallarlo? Non gliene frega niente? Potete allora inviare dei veri messaggi sms sempre tramite Skebby. Questi sono però a pagamento. Ce ne sono di due tipi: se volete che chi riceve il messaggio veda come mittente il vostro numero di cellulare pagherete 8 centesimi a sms, se invece non v’importa del numero mittente, pagherete solo 6 centesimi. Quando ti iscrivi a Skebby ti vengono regalati 5 sms di prova.

C’è un ultimo metodo. Avete presente che molti operatori di telefonia offrono la possibilità di inviare sms gratis dal sito internet? Se inserite le vostre credenziali su Skebby (nome e password) potete inviarli sempre tramite questo geniale programmino. Mi spiego meglio con un esempio: se siete clienti TIM avete la possibilità di inviare 5 messaggi al giorno verso altri clienti TIM. Lo potete fare da Skebby, quindi avrete 5 sms al giorno gratis, senza aver bisogno di essere davanti al PC.

Dove sta la fregatura, direte voi? Beh, per prima cosa Skebby utilizza la connessione ad intenet del vostro cellulare per inviare gli sms, quindi qualcosina pagate. Poca roba, in media circa un centesimo. Per i clienti Tre ancora meno, in quanto per inviare pochi dati (come un sms) la connessione è completamente gratis. 
Però gli amici devono avere Skebby, altrimenti nisba ! E poi c’è la menata dello squillo: ogni volta che ricevete uno skebby-sms vi squillerà il cell e dovrete scaricarlo. Se invece volete usare quelli a pagamento: ma chi se ne frega. Pagare 8 centesimo oppure i 12 centesimi che pago io… solo per lo sbattimento non lo faccio!!!
La cosa più tosta è quella di poter inviare gli sms gratis che ti regalano gli operatori telefonici. Peccato che io sia un (felice) cliente Tre, che non regala nessun sms.

Penultima cosa da dirvi: chi è malato di social network sappia che via Skebby è possibile aggiornare Facebook e Twitter (ho provato, funziona !)

Ultima cosa: se siete clienti TIM scaricatelo e usatelo per inviare i famosi 5 sms gratis al giorno.

Megastore monomarca

Format Distributivi del settore moda abbigliamento in Italia: situazione e prospettive del piccolo punto vendita

Sedicesima puntata

Ad iniziare dagli anni Novanta si diffonde la convinzione, nel settore della moda, che i punti vendita pluri-marca fossero inadatti a sostenere una forte immagine di marca industriale e che ai produttori di marca leader convenisse adottare strategie di verticalizzazione. Ciò ha determinato la nascita dei cosiddetti flagship stores. Rispetto ai punti vendita monomarca, si distinguono per le dimensioni notevolmente superiori alle più tradizionali boutique monomarca, per la disposizione, di solito, su più piani e per l’ubicazioni in vie di gran prestigio per lo shopping. Rappresentano un monumento alla forza e alla potenza della marca finalizzato a impressionare il consumatore, trasformando lo shopping in un’esperienza unica. Il flagship store esemplifica l’estensione del brand nel vendita al dettaglio, è la marca che si appropria del territorio e reinterpreta gli spazi architettonici per influenzare i clienti finali.


Nike Town di Waikiki, Hawaii

Il primo flagship store è stato creato da Ralph Lauren nel 1989 a New York. Un secondo caso significativo è Nike che è stata una delle prime aziende a creare megastore denominati Nike Town, realizzati come se fossero una palestra d’avanguardia, un music club, un parco multimediale, un museo fotografico e un grande punto vendita tecnologico. L’obiettivo di Nike era di attirare l’attenzione dei consumatori e di creare un punto d’incontro all’insegna del brand experience Nike (E. Sabbadin, “Vertical branding e innovazione dei format distributivi”, Università degli Studi di Parma 2004) 

MATRICE SWOT
Utili Pericolosi
Interni Gestione diretta da parte della casa madre, conoscenza del prodotto, grande assortimento.
Orari di apertura prolungati
Poca esperienza di vendita al dettaglio.
Perdita di vista della tendenze del mercato. Gigantismo del punto vendita poco gestibile
Esterni Il cliente è più invogliato ad acquistare da chi è sicuramente competente dei prodotti che vende. I competitors sono più flessibili in caso di cambio dei gusti del consumatore

 

Crucifige

Oggi invece sono stufo di tutto questo parlare dei crocifissi nelle aule pubbliche. La corte europea dei diritti dell’uomo ha deciso che occorre toglierli. C’è chi è d’accordo e chi no. Io sono contrario. Non per una qualche battaglia confessionale, ma per difendere la nostra identità.  In primo luogo perchè penso che, con i tanti problemi da risolvere, accanirsi contro i simboli mi sembra superfluo. In second’ordine perchè non trovo giusto eliminare un simbolo così forte di identità culturale. Al di là delle credenze religiose il crocifisso rappresenta la nostra storia, l’Italia è sempre stat intrisa di cultura cattolica. Perchè toglierli? Potrei dire, come fanno molti, che altrove non si sognerebbero neanche di elimiare i propri simboli religiosi in segno di una presunta libertà religiosa. Cosa c’netra la libertà di ognuno di professare la proria religione? Forse un crocifisso la preclude? Non credo proprio. Per eccesso di "politically correct" corriamo il rischio di cadere nel ridicolo. "Vivi e lascia vivere". Proprio per lasciare ad ognuno di noi il diritto di credere o meno, non mi sembra il caso di fare battaglie per eliminare i simboli della cristianità, la trovo una cosa puerile. Il mio vuol essere un discorso laico, a difesa di una cultura millenaria italiana. Mi sembra falso, di facciata e quasi cinico.

Virus mentali

Sono stufo di questa influenza A. E’ tutto un magna magna mediatico. Quando è apparsa in Messico pareva un disastro incredibile: un influenza molto pericolosa; quando invece è arrivata in Occidente (come se il Messico fosse in Oriente…) si è scoperto che era un’influenza come le altre. E quindi? Perchè ci bombardano con continui bollettini di guerra? Oggi è morto uno, ieri un altro, ecc. Per poi rassicurarci dicendo che non c’è nulla di cui preoccuparsi. In effetti i malcapitati avevano tutti una qualche forma patologica grave. E quindi? Perchè creare allarmismo? Per vari motivi: fa notizia e quindi fa vendere i giornali. E poi fa "muovere" l’industria farmaceutica. Se fosse così sarebbe proprio una meschina e amara nefandezza.

Verbale di perquisizione

REGIONE CARABINIERI "LOMBARDIA"
Stazione di Varzi (PV)

Verbale di perquisizione personale di Tordi Fabio nato a Voghera [ecc. ecc.] professione o mestiere commerciante stato civile celibe indentificato mediante patente b n° [ecc.]

L’anno millenovencento99, addì 23 del mese di Luglio alle ore 03,45 in Varzi, Via Circonvallazione.

Noi sottoscritti Ufficiali ed Agenti di P.G., effettivi  al suddetto comando, riferiamo al Signor Procuratore della Repubblica di Voghera che, in data e luogo di cui sopra, nel corso di operazione di polizia abbiamo proceduto all’identificazione della persona in oggetto indicata la quale notata transitare a bordo della sotto citata auto, in compagnia di [omissis] nato a Pavia il [ecc.] e residente in Brallo di Pregola [ecc.] destava sospetto.

Ritenendo che la presenza della suddetta persona, in relazione alle circostanze di luogo e di tempo di cui sopra, non appariva giustificabile e ritenendo altresì ricorrere il caso eccezionale di necessità e di urgenza che non consentiva un tempestivo provvedimento dell’Autorità Giudiziaria, abbiamo proceduto – ai sensi dell’art. 4 della legge 22 maggio 1975, n. 152 – all’immediata perquisizione sul posto, al solo fine di accertare l’eventuale possesso di armi, espolisivi e strumenti di effrazione:

– della persona sopora generalizata e del suo accompgnatore
– del mezzo di trasporto dalla stessa utilizzato, marca Fiat, tipo Tipo, targa PV[XXXXXX], intestato a Tordi Fabio, sopra generalizzato, con il seguente esito: NEGATIVO.

Della perquisizione dei cui sopra abbiamo redatto il presente processo verbale in tre copie delle quali una agli interessati,  una alla P.G. e una agli atti d’ufficio.

Fatto, letto, confermato e sottoscritto in data di cui sopra.

I Verbalizzanti [xxxxxxxxx] [xxxxxxxxx]

——————

Vi racconto come è andata. Eravamo alla "Rive Gauche", discoteca di Varzi, io e un mio amico. Quando ha chiuso c’era la colonna di auto che transitavano verso il paese. Appena dopo il ponte sullo Staffora c’erano due Carabinieri. Chi sono stati i due fortunelli che sono stati fermati? Altro che "destavano sospetto", c’erano almeno 200 macchine… ma il destino crudele e baro (e cinico) ha fatto sì che fermassero solo noi. Ma sì, abbiamo passato un bel 20 minuti in modo diverso dal solito….

Capodanni

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Microfoni aperti

Dai facciamo un esperimento. Chi vuole mi mandi un post e io lo pubblicherò. Che senso ha, direte voi? Beh che senso hanno tutti i miei post precedenti, rispondo io. Quindi facciamo così: se mi mandate un articolo via email io lo pubblicherò sul mio blog. A vostro piacimento lo firmerò a vostro nome oppure lo lascerò anonimo. L’articolo può essere lungo o brevissimo, l’argomento, ovviamente, a scelta. Va bene qualsiasi cosa e quando intendo qualsiasi…

Scrivete a fabio [chiocciola] fabiotordi.it


Giuseppe Arcimboldo – "Estate" – 1573 – Museo del Louvre – Parigi

Dateci le date

Scusate se anche oggi "prendo a prestito" un editoriale di Alberoni, si vede che quello che scrive è in sontonia col mio pensiero:

Studiare le date a scuola fa capire l’identità del Paese

Negli ultimi quarant’anni i pedagogi­sti hanno quasi distrutto le basi del pensiero razionale e i fondamenti del­la nostra civiltà. L’hanno fatto con una sola decisione: eliminando le date, to­gliendo dalle scuole l’obbligo di mettere i fatti in ordine cronologico. Ormai è nor­male sentirsi dire che Manzoni è vissuto nel 1500. Ma non c’e da meravigliarsi, perché nella scuola non si insegna più a porre gli accadimenti nel loro ordine tem­porale dicendo, per esempio, che Ales­sandro Magno è vissuto prima Cesare, questo prima di Carlo Magno e solo do­po viene Dante e, in seguito, Cristoforo Colombo.

Questa pedagogia è stata copiata da­gli Stati Uniti, un Paese senza storia che cerca di annullare le radici storiche deisuoi abitanti per farne dei cittadini. Ma applicarla all’Italia, che è il prodotto di una stratificazione storica di 3000 anni e all’Europa che ha radici culturali gre­che, romane e giudaico-cristiane, vuol di­re distruggerne l’identità. Al contrario di noi la civiltà Islamica e quella Cinese studiano accanitamente la propria sto­ria per conoscersi e rafforzarsi.

Ma perdere la capacità di porre gli ac­cadimenti in ordine cronologico vuol di­re perdere anche la propria identità per­sonale. Quando domandiamo a qualcu­no «Chi sei?», ci racconta cosa ha fatto e sta facendo. Quando cerchiamo lavoro presentiamo il nostro curriculum. Quan­to ci innamoriamo raccontiamo al no­stro amato la nostra vita. Oggi c’e molta gente che non sa più mettere in ordine ciò che ha vissuto, e vede il proprio pas­sato come un insieme caotico di accadi­menti.

Il disordine del modo di pensare si ri­flette nella lingua. Nelle scuole non si in­segnano più la grammatica, l’analisi lo­gica e la «consecutio temporum». Diver­si ragazzi non distinguono il passato prossimo da quello remoto, non capisco­no la logica del congiuntivo e del condi­zionale e alcuni confondono addirittura il presente con il futuro. E’ il disfacimen­to mentale, la demenza.

Caro ministro Gelmini, la prego, mi ascolti, mandi via tutti i pedagogisti di questa nefasta corrente; poi faccia fare un corso di storia con le date e uno di grammatica italiana a tutti gli insegnan­ti. Infine imponga ai presidi di mettere in ogni aula un grande poster orizzonta­le in cui sono segnati in ordine cronologi­co tutti gli episodi significativi della sto­ria, in modo che i nostri ragazzi possano abituarsi alla loro successione tempora­le. Una stampella per il loro cervello.

Francesco Alberoni
Corriere della Sera, 2 novembre 2009

Cimiteri

Non so a voi, ma a me i cimiteri non danno tristezza. Cioè quando mi capita di esserci non mi assale quel senso di malinconia o peggio di paura o di un qualche malessere nostalgico. Non è neanche indifferenza. E’ un luogo dei ricordi, dove c’è la "storia". Mi piace guardare le foto, e perdermi nei pensieri, cercando di indovinare chi fossero e cosa facessero quelle persone. Ognuna di loro avrebbe una storia da raccontare. Uomini donne giovani vecchi bambini.
Come dicevo la cosa non mi impressiona, non mi fa fare brutti pensieri, anche perchè è solo un posto dove aleggia il ricordo, anche dopo aver visto decine di film di zombi e robe simili non mi sconvolge l’idea di essere circondato da cadaveri. I corpi dopo un po’ non esistono più, quello che rimane è la memoria. E mi da un senso quasi di pace quello di poter rivolgere i miei pensiere a persone che non ci sono più, senza paure, senza commozioni, senza false ipocrisie.

Lisbona tre

Ritorniamo al barino sotto casa e scopriamo che il cappuccino, senza cannella, è gradevole. I croissant invece qui in Portogallo hanno dimensioni enormi, infatti te li portano tagliati in due altrimenti non ce la faresti ad azzannarli.

Gironzolando per la città si notano molti africani, di più rispetto alla media dei paesi europei dove sono stato (con alcune eccezioni). Magari perché fino a non molti decenni fa il Portogallo aveva ancora colonie in Africa (come la Francia) e quindi ci sono facilitati gli spostamenti. Un altro popolo con numerose presenze è quello dei cinesi. Ci sono tantissimissimi negozi al pubblico gestiti dai figli della Terra di Mezzo che vendono un po’ di tutto, ma soprattutto abbigliamento. Siamo finiti anche in una specie di centro commerciale a più piani straripante di questi negozi, che probabilmente vendevano anche all’ingrosso vista la notevole mole di merce accatastata.

Ci siamo diretti alla Cattedrale di Lisbona. Non mi ha impressionato. La struttura è imponente ma molto austera. Anche l’interno segue lo stesso stile e quindi è tutto di pietra senza (o quasi) statue, affreschi, abbellimenti. Solo alte colonne di fredda pietra. Imponente, ma un po’ troppo cruda.

Un’altra caratteristica di Lisbona è costituita dai tram. Sono piccolini (di solito una sola carrozza) perché molto spesso vanno in salita in vie strette. Guardando le rotaie ci si accorge che talvolta non c’è proprio spazio per i pedoni e altre volte i tram sono costretti ad “allargare” la curva, altrimenti non ci passerebbero.

Ci siamo dati allo shopping da turista con cartoline e ricordini, per poi tornare al ristorante italiano: agnolotti, maccheroni (cioè le penne) e gnocchi, annaffiati da ottimo vino portoghese. Eh si ce la spassiamo.

Cosa ci manca di importante da visitare? Pensiamo di raggiungere la Piazza del Marchese di Pombal, uno dei tre personaggi mitici di Lisbona (gli altri due sono Sant’Antonio da Padova, nato qui, e Vasco da Gama). Percorriamo quindi il grande viale alberato, Avenida da Liberdade, anch’esso pavimentato con migliaia i migliaia di questi ciottoli bianchi e neri. Lungo la strada ci imbattiamo nella funicolare “Elevador da Glória”, ma era chiusa per restauri, quindi poco più avanti sperimentiamo l’Elevador do Lavra, che ci porta in alto per (soli) 188 metri. Ma si la gita in funicolare è, ovviamente, una gita, non è di grande utilità. Però è molto caratteristico e in più è uno dei monumenti nazionali del Portogallo.

Ci imbattiamo in un simpatico parco dove fare una sosta, prima di tornare sull’Avenida. Si fa tardi e siamo stanchetti, quindi per raggiungere la piazza utilizziamo la metropolitana (e così abbiamo visto tutti i mezzi di trasporto). La piazza è bella, ma il tempo è scarso, giusto una breve visita nel parco e si ritorna.

In taxi verso l’aeroporto noto ancora tanti palazzi ricoperti di ceramiche (gli azulejos).

Giudizio: una gita a Lisbona? Ma si, vale la pena. Non è una delle città più belle d’Europa, ma è caratteristica.

Lisbona due

Dopo almeno 10 ore di sonno si riparte. Subito una sosta per un cappuccino, ma anche qui una brutta sorpresa: invece del cacao ci hanno messo la cannella. Ma dico io: "ma che testa c’hanno?"

Cinzia si sente sola, nel senso che nota che non ci sono bionde in giro. Si vede che qui non va di moda.

Andiamo in Piazza Figueira, dove troviamo un bus che ci porterà su fino al Castello di San Giorgio. E’ un bus piccolino, e subito capiamo il perchè: le stradine sono piccolissime e molto ripide. Anzi, mi chiedo come fa ad andare così veloce con 30 persone circa a bordo. Nel castello non entriamo, perchè in fondo sono solo ruderi circodati da mura. Quindi ci mettiamo ad esplorare i dintorni. In quartiere non è male. Ci sono delle viuzze strette e particolari. La privacy è una chimera x questa gente in quanto c’è molto passaggio e tutti sbirciano nelle case (e poi loro appendono il bucato di fuori e lasciano le finestre aperte). Un’altra particolarità è che hanno delle mezze persiane. Cioè, sono persiane, ma coprono solo mezza finestra. Boh.

Nelle chiese c’è una balaustra che divide la zona centrale, dove ci sono i banchi, dal camminamento perimetrale vicino alle statue. Sono quasi sempre di legno, molto particolari.

Nei ristoranti non c’è molta scelta tra le portate: o pesce o carne. La cosa che non mi piace è che tutti hanno ii vetrina queste cose (cioè il pesce e la carne). Nelle loro intenzioni serve a dimostrare che sono veramente fresche, ma a me fanno una brutta impressione, lì in vetrina. Ne scegliamo uno discreto e pranziamo. Bene.

Dopo, con la pancia piena, vorremmo buttarci su uno di quei bus che ti fanno fare il giro della città, ma visti i costi, decidiamo di andare a vedere la Torre di Belem. Il problema è che fatichiamo a trovare un bus che vada in quella zona. Alla fine lo troviamo, ma saltiamo la fermata giusta e peggioriamo la situazione pensando che di lì a poco ci fosse il capolinea e che tornasse indietro. Invece andava sempre più in periferia. Beh possiamo dire che abbiamo visto dov’è l’Ikea di Lisbona. Alla fine il conducente ha avuto pietà di noi e ci ha consigliato di scendere e prendere quello che tornava indietro. Dopo questa simpatica gitarella e dopo un bel po’ di strada a piedi (vedendo da fuori un monumeto tutelato dall’Unesco, il Monastero dos Jerónimos) arriviamo alla torre. E’ proprio un bel posto e poi la luce del crepuscolo lo rende ancora più speciale. Torniamo finalmente in centro e ci rechiamo in una pizzeria pseudoitaliana che avevamo già adocchiato ieri. Dopo cena anche oggi siamo stravolti e torniamo in camera.

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