Priorità

Scritto il 21 febbraio 2018 nella categoria Citazioni

Se ci tieni, il tempo lo trovi. Se un giorno hai un impegno, il giorno dopo devi uscire con gli amici, se il giorno dopo ancora non sei in forma, e poi devi accompagnare la nonna a fare la spesa, e poi un appuntamento "preso in precedenza" e poi e poi e poi, vuol dire che non ci tieni. E' una questione di priorità.
L'ho capito tante volte a mie spese.

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Réclame

Scritto il 20 febbraio 2018 nella categoria voghera

Questo simpatico catalogo, a cura di G. Bertelegni, A. Calanca, G. Colla, F. Draghi, è relativo alla mostra che c'è stata un paio di anni fa presso l'emeroteca di Voghera dal sottotitolo "Da fine ottocento agli anni quaranta. Grafica, manifesti e pubblicità a Voghera".

Il titolo stesso è sintomo di "vintage", di démodé, di qualcosa che c'era e non c'è più. E sfogliando ancora il catalogo passi da provare nostalgia, a curiosità, ad ammirazione, a tristezza, a pensare a quente attività c'erano a Voghera e dintorni. Non sembra neanche vero

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Oibaf

Scritto il 19 febbraio 2018 nella categoria Altro

Fabio cammina per la strada sicuro senza pensare a niente ormai guarda la gente con aria indifferente.

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Un treno per l’Oltrepò

Scritto il 12 febbraio 2018 nella categoria Libri

Avevo parlato della Ferrovia Voghera – Varzi in questo articolo: "La Ferrovia Voghera – Varzi"

Recentemente ho trovato questo libretto

Il 19 maggio 1924 viene costituita a Milano la "Società Anonima per la Ferrovia da Voghera a Varzi". Il progetto esecutivo fu curato dall'ing. Ernesto Besenzanica e i lavori iniziarono nel febbraio 1926 e già a Natale del 1932 venne inaugurata, per poi essere aperta al pubblico due giorni dopo. 

La ferrovia Voghera – Varzi, nata per servire localmente gli abitanti della Valle Staffora, si svolgeva per gran parte in territorio collinare, escluso un breve tratto piano iniziale. Il capolinea di Voghera, con propria stazione, s'inseriva nell'alberata piazza che ospitava il fabbricato F.S., a sinistra di questo: in posizione quindi, assai centrale. 
Sul piazzale, due binari di testa separati da un marciapiede di modeste proporzioni. Attraversato il torrente Staffora sul ponte a cinque luci da 12 metri di ampiezza, poco discosto da quello delle F.S., e superata la statale 10 per Piacenza su apposito cavalcavia, si descriveva un vasto arco nella pianura, raggiungendo al quinto chilomnetro la fermata di Cadè, poi la stazione di Codevilla e successivamente quella di Retorbido, e poi di lì verso Varzi, sempre stando sul lato destro dello Staffora.

Cinquanta minuti dopo aver lasciato Voghera si incontrava infine il capolinea di Varzi.

32 km di linea, elettrificati in corrente continua da 3000 volt, con 871 pali in ferro. La linea era garantita contro cortocircuiti, sovraccarichi ed eventi accidentali da interruttori extrarapidi, scaricatori di tensione e sezionatori di linea. 

La sicurezza dell'esercizio veniva garantita dal rispetto degli orari e ovviamente, dal consenso telefonico

La velocità massima ammessa era di 70 km/h nel tratto Voghera – Godiasco e di 60 km/h nel tratto Godiasco – Varzi. Le principali opere lungo il percorso erano il ponte sullo Staffora, il cavalcavia sulla Statale 10, il ponte sul Rile, quello sull'Ardivestra e quello sul Nizza. Non esistevano gallerie, mentre i fabbricati di stazione erano 10 e due le rimesse. 99 passaggi a livello di cui 15 con barriere.

Negli anni '60 viene presentato un piano di ammodernamento. Si sarebbero dovute sostituire o riparare le rotaie, sistemare e ingrandire la stazione di Voghera, vari lavori di consolidamento della massicciata, acquistare delle locomotrici nuove, sistemare i passaggi a livello, sistemare la rete telefonica, ecc. Il costo era importante, ma il bacino di utenza era allora rilevante.
Solo che, probabilmente per motivi politici, che in quel periodo prediligevano il trasporto su gomma, nel 1965 venne decretata la soppressione e l'anno successivo fu effettuata l'ultima corsa.

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La gatta sul tetto

Scritto il 9 febbraio 2018 nella categoria Altro

SOPRA: quiz "Trova il gatto" livello medio
SOTTO: rebus chiave 2,5,3,5,3,6. Soluzione: "La gatta sul tetto che scotta"

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Tordo!

Scritto il 8 febbraio 2018 nella categoria Simpatiche

Tordo: la cosa più difficile in natura!

Alla fine decisione tragica: tordo intero!

Colori di Fantozzi: rosso, rosso pompeiano, arancio aragosta, viola, viola addobbo funebre, blu tenebra. Sul blu tenebra Fantozzi andò in coma cardiorespiratorio.

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Piazza dei Mercanti

Scritto il 7 febbraio 2018 nella categoria viaggi

Piazza dei Mercanti è un altro di quei luoghi di Milano che ti stupisce.

Siamo in centro che più in centro non si può, siamo in Piazza Duomo. basta prendere via dei Mercanti (ma va?) e girare subito a sinistra. Qui la folla diminuisce, il rumore si attenua. Siamo nella Vecchia Milano. Infatti possiamo vedere il simbolo del biscione (il simbolo meneghino più noto, anche perchè utilizzato da molti marchi milanesi come la Fininvest, l'Alfa Romeo e l'Internazionale FC) e la scrofa lanuta (simbolo celtico e molto meno noto, risalente alla leggenda secondo la quale Milano fu fondata dai galli).


Loggia degli Osii

Vale la pena sedersi 10 minuti sugli scalini che fanno da bordo al pozzo in mezzo alla piazza. Pare che sulla pietra che ne fa da copertura, un tempo facessero sedere, a pantaloni calati, i falliti, mentre il giudice metteva pubblicamente in piazza all'asta i beni. Infatti in questa piazza c'è il Palazzo della Ragione, in cui la magistratura amministrava la giustizia. Difatti la piazza era sempre piena di "azzeccagarbugli". Il palazzo sorge dove una volta era il centro della piazza.

Anticamente questa piazza era anche sede della borsa valori, anzi neanche tanto anticamente, fino a un centinaio di anni fa.

Ripeto, state qui un po', e godetevi quest'aria medievale, di una Milano che non c'è più.

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Mimetismo animale

Scritto il 6 febbraio 2018 nella categoria Brallo

 

Quiz: trova il gatto.
Livello facile (su auto scura)
Livello medio (mimetismo animale)

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TATANKA YOTANKA

Scritto il 5 febbraio 2018 nella categoria testi

Voglio parlare di un uomo che è stato in guerra dal giorno in cui è nato. Dai vetri della finestra vedo la gente passare veloce, il buio che scende e la pallida luna che sembra un rapace. Ripenso al compenso che diedero uomini ad altri uomini colpevoli del crimine di vivere liberi da secoli e secoli. Il cielo era stato il loro soffitto, la terra da sempre il materasso, il sole scandiva il passare dei giorni, eterni momenti trascorsi nei prati.

Li chiamarono indiani.

In una giornata d'estate del 1492
tre navi erano salpate
dal porto di Palos in Spagna,
mentre uomini a milioni e milioni
dall'altra parte dell'oceano
credevano di non avere padroni.
Non sapevano niente di Cristo,
non facevano pellegrinaggi,
ignoravano l'arte di Dante
e vennero chiamati selvaggi.
Quei tempi non sono lontani.

Li chiamarono indiani.

Quale patto il bianco ha rispettato
e l'uomo rosso infranto?
Ci ho provato ed ho aspettato,
ho rispettato l'uomo bianco.
Quando io ero ragazzo
i Sioux erano padroni del mondo,
ora sono chiamato pazzo
e mi ingannano ogni secondo.
Di uomini ne avevo a migliaia,
dove sono oggi i guerrieri ?
Ne sono rimaste poche paia
che camminano sui sentieri.
Vecchie e sporche sono le mie mani.

Li chiamarono indiani.

Dove sono le nostre terre,
chi è che le ha saccheggiate ?
Chi vi ha scatenato le guerre ?
Chi le ha devastate ?
Ma ladro mi chiama la gente.
Quale donna ho mai insultato ?
E dicono che sono un delinquente.
Quale uomo mi ha mai visto ubriaco ?
Quale affamato o derelitto
ho mai lasciato a stomaco vuoto ?
La pelle rossa è forse un delitto ?
Per la mia gente non c'è domani.

Li chiamarono indiani.

Tanto tempo è ormai passato
da quelle lontane giornate.
Tutto quanto è dimenticato,
le acque si sono calmate.
L'uomo bianco con la prepotenza,
l'odio, il razzismo e la menzogna
ha sterminato popolazioni
come fossero topi di fogna;
ha annientato una civiltà
di tanti esseri umani
alla faccia della pietà
per poi definirsi cristiani

Li chiamarono indiani.

Tatanka Yotanka, Toro Seduto
questo il nome che mi hanno dato.
Tante ingiustizie i miei occhi han veduto
prima di essere assassinato.

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Ottimismo

Scritto il 3 febbraio 2018 nella categoria Citazioni

L'essenza del mio ottimismo è il pessimismo costruttivo.
#bepositive #smile 

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Firestarter

Scritto il 2 febbraio 2018 nella categoria musica

#dilloconunacanzone
Pazzi, fuori di testa, potenti, senza fine, ribelli, cattivi, onnipotenti. Questi erano gli anni '90. E questi erano i The Prodigy

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Quiz con soluzione

Scritto il 30 gennaio 2018 nella categoria Altro

 

Quiz Trova il gatto 🐱
Livello DIFFICILE (con soluzione)

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Puesiâ

Scritto il 29 gennaio 2018 nella categoria Citazioni

PUESIA

S'è chl'è la puesiâ? In d'è ch'la s'tröva?
A s'vêdla? A s'sentla? A s-pö tucàla?
Gh'è sul dâ dì che ognidön la pröva
a sò möd, pârchè s-pö sempar truvala
in tüt'i rob dâl mond, a dl'ünivèrs,
no sul int'i pârol scrit pâr furmà di vèrs.
 
L'è puesiâ la gràn felicità
ch'a s'vêda dentar j ög âd tüt'i fjò,
l'è puesiâ scuprìs inâmurà,
brâsà sü quajdöna püsè fort ch'â s-pö.
L'è puesiâ truvà pâr cas un fjur
ma câtàl no, pâr lâsagh âl sò splendur.
 
L'è puesiâ vêd âl su ch'u nasa
o vêdâl a murì quând l'è âl trâmont;
l'è puesiâ vârdà l'aqua ch'la pasa
e spegiàs dentâr vârdândâ sü da un pont.
L'è puesiâ vèrs j atar vègh amúr,
o sentìs j ög bagnà pr'un grân dulúr.
 
L'è puesiâ sentì un üsé cântà,
câminà schis in mès dla cunfüsjón
optira cur da sul âl longh d'un prà,
o smicià in cel âl vul d'un 'âquilón.
Gh'è puesià int'una nöt a scüra
âncâ se j ombar, di volt, i fân pâgürâ.
 
Puesiâ l'è 'l vent che tüt u spasa,
âl câmbjà di stagión, viv in libertà,
rivêd âl su quând âl timpural u pasa
rivàndà in ca tüt bèj e mâsârà.
Puesiâ truvà int'un gràn scunfòrt
sufrândâ tânt, pâr culpa d'un intòrt.
 
Puesiâ a l'è viv in mânérà
dâ vêd st'u povar mond un pò men brüt;
l'è un qu'àjcos ch'a t'disa: spera
e ricordàt che s'â s-pö no vègh tüt
a s-pö viv ben istès, in ârmunia,
se int'i rob a t'cerch la puesiâ.
 
Insì, quând int'j ög a gh'sarà un vel
e '1 respir u fâdigârà a nì sü,
cun un sfors s-cercârà d'vârdà incù '1 cel
âncâ s'a s'senta ch'a s'n'in pö propi pü;
pârchè quând l'ultim fjà sarà 'ndat via
u s'farà vent d'un atra puesiâ.
 
Angelo Vicini

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Moneghan Island

Scritto il 27 gennaio 2018 nella categoria Libri

 Ho letto questo libro, dell'amico Valerio Gasio.
Innanzitutto vanno i miei complimenti a Valerio, perchè, da scrittore non profesisonista, ha tirato fuori proprio un bel racconto. Lui ha già stampato diversi libri, come questo: Ci vediamo a Voghera, ma si trattava di raccolte di foto o di brevi aneddoti e curiosità, questo invece è un vero e proprio romanzo.
La lettura è piacevole, scorre veloce, è avvincente e adeguatamente dosato nelle rivelazioni, nella suspance e nei colpi di scena. Il genere è quello horror e infatti sono chiari i riferimenti al maestro del genere, citato anche nel libro sottoforma di un personaggio della storia, cioè quello Stephen King che è nato e vive proprio nel Maine, luogo in cui è ambientato "Moneghan Island", e dove King ha ambientato diversi suoi successi.

C'è da dire che, come il Maestro, anche l'allievo Valerio si è molto ben documentato: l'isola di Moneghan esiste realmente, così come gli altri luoghi da lui citati, le strade, i villaggi, ecc. E infatti ti porta subito nell'atmosfera statunitense con citazioni che vanno dai The RascalsJack Kerouac alla Clarice de "Il Silenzio degli Innocenti", e io ci vedo anche un riferimento al losco hotel di Norman Bates, il killer di "Psycho" (stesso cognome di due dei protagonisti, tra l'altro). Poi, vabbè, mi cita anche Edward Hopper, grandissimo!

I luoghi dove ambientare un horror ci sono tutti e così come i personaggi, compresa una strana gatta. Davvero ben realizzato, considerando che è la sua opera prima è proprio un bel lavoro. Perfettibile, ovviamente, soprattutto nello stile a volte troppo descrittivo e meno d'azione, ma rimane comunque una bomba!

Purtroppo per me, a circa metà racconto ho avuto un'intuizione su come sarebbe andato a finire, ma mi sono gustato lo stesso la lettura, non certo priva di colpi di scena. Consigliatissimo.

 

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Rimando tutto a domani

Scritto il 26 gennaio 2018 nella categoria Citazioni

E ogni volta che non c'entro, ogni volta che non sono stato ogni volta che non guardo in faccia a niente e ogni volta che dopo piango. Ogni volta che rimango con la testa tra le mani e rimando tutto a domani

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