E in caso di dipartita? Già… uno non ci pensa mai, per scaramanzia, perché non ha voglia di pensarci, per esorcizzare la cosa, perché sta male parlarne, insomma per una serie di futili motivi.
Ma…se dovesse succedere? Beh pensandoci, in effetti non è che me ne freghi molto, tanto in quel caso non ci sarei e quindi fate un po’ come meglio credete. Però qualcosina ci sarebbe, vediamo.
Innanzi tutto spero bene di schiattare in qualche posto carino, non certo in un ospedale. Sarebbe bello in qualche posto all’aperto, ma mi rendo conto dello sbattimento che creerei a chi mi deve riportare a casa. Allora facciamo direttamente a casa e non parliamone più. Per favore mettetemi un bell’abito, non cose pacchiane, diciamo un blu scuro e con il nodo della cravatta fatto bene. Niente cazzate nella bara, tanto non mi servono (per la carità, se la cosa vi fa piacere fatelo, a me comunque non servono, ribadisco). Per quanto riguarda la bara, non strafate per favore, una roba semplice che costi poco, tanto anche quella non serve a molto, capisco che nella vita si muore una volta sola, ma non è come l’abito da sposa, anche se è dozzinale non mi offendo. Preferirei sposarmi che morire, potendo scegliere. Se proprio non sono spappolato causa qualche incidente (o non ho pustole da peste bubbonica sul mio bel visino) non mettetemi roba in faccia (tipo veli o fazzoletti) che soffro il solletico, tanto non mordo mica, né. Pianti e racconti sono graditi, fate voi, diciamo l’essenziale, senza esagerare. Immagino che siano inevitabili anche i classicissimi "L’avevo visto proprio l’altro giorno", oppure "guardalo come sta bene, è sereno". Col cazzo che sono sereno, sono morto !!!!
Passiamo al piatto forte, il funerale. A Brallo, naturalmente. Chi non ha sbatti di venire è graziato, non c’è problema, tanto io vedo e capisco. Ai funerali in fondo ci si va per far contenti i vivi. Per la funzione ho una sola richiesta, e qualche mio amico la sa, ma meglio ricordarla qui pubblicamente: mettetemi su l’Adagio di Albinoni. Non importa quale versione e suonato da chi, cercatene comunque una valida. Dai, è l’unica cosa a cui veramente tengo. Per la sepoltura, chiaramente la mia parrocchia e quindi il mio cimitero è Pregola. Anche a me, come mia mamma, piacerebbe andare nella terra, ma anche io mi dovrò accontentare di un forno, loculo, o come diavolo lo chiamate (pardon, nominare il diavolo in questi casi non è appropriato, o perlomeno non è di buon augurio per me stesso).
Per riassumere: fate come volete per l’abito, i fiori, le firme, i cartelli (che squallido passare tutta una vita per poi trasformarsi in un cartello e avere i famosi "15 minuti di celebrità"), la bara, la tomba. L’unica cosa importante è l’Adagio di Albinoni.
E il titolo del post cosa c’entra quindi? Beh fate una piccola ricerchina su Google, no?





Crypto è il primo romanzo di Dan Brown, che ho letto di recente. Non mi interessa se i "critici" dicono che Brown è commerciale ecc. ecc. A me piace, ha uno stile che mi prende molto, mi diverto a leggere i suoi libri e questo mi basta. Questo non è avvincente come altri successivi, però va via bene. 

















Dopo numerose esperienze nel commercio, sia ambulante che in sede fissa, mio padre, Siro Tordi, aprì nel 1965 il negozio che tuttora gestisce al Passo del Brallo, capoluogo del comune più a sud della Lombardia, sugli Appennini Pavesi. All’epoca la differenziazione dei prodotti era impensabile per una piccola rivendita, specialmente avendo un bacino d’utenza delimitato, in una zona dove i trasporti erano spesso difficoltosi. Il negozio offriva quindi una varietà notevole di prodotti del settore tessile – abbigliamento, ma non solo.
Un sacchissimo di tempo dopo aver letto questo libro, ecco qui la mia recensione, l’avevo promessa all’autore, Andrea Corte.