(raccolta molto sparsa di pensieri)

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Il paese fantasma

Torniamo a parlare di Rovaiolo, il "paese fantasma". Stiamo parlando ovviamente di "Rovaiolo Vecchio" che, evidentemente , sprigiona tante suggestioni e curiosità per la sua storia.
Questo documento ci mostra il paese e l’interno di alcune case. C’è anche un "incontro" (no, non è uno spettro!) 

V. Il paese fantasma from Nicola Roda on Vimeo.

Il pifferaio Stinolo di Rovaiolo

Un importante documento video dei primi anni ’80:
Agostino Orsi, detto Stinolo, il pifferaio di Rovaiolo Vecchio, spiega come si costruiscono questi strumenti.

I villaggi di pietra

Questo simpatico libro, "I villaggi di pietra", del tortonese Cristiano Zanardi, ci porta a spasso tra alcuni paesi abbandonati della nostra zona, quella delle "quattro province". 

Sono presentati gli itinerari per raggiungere questi paesi fantasma, e sono descritti, anche grazie a parecchie foto, i particolari di questi villaggi.

Tra gli altri, vicino al Brallo troviamo Ceregate, quattro case nell’altissima Valle Staffora, tra Cegni e Negruzzo, nel versante opposto di Barostro e Cencerate. E’ stato abbandonato già dagli anni ’60, perchè "nel nostro paese in mezzo ai boschi era diventato troppo dificile vivere. Non c’era lavoro, non c’era futuro". l’utimo abitante è morto nel 1986. Il paese vive ancora due giorni all’anno: il Lunedì dell’Angelo e la prima domenica di settembre, per festeggiare la Natività della Beata Maria Vergine, a cui è dedicata la chiesetta ancora tenuta in ottimo stato (contrariamente al resto del paese)

Nel comune di Brallo di Pregola si trova invece Rovaiolo, o meglio "Rovaiolo Vecchio", paese che è stato sottoposto ad un ordinanza di sgombero da parte delle prefettura nel 1960, per pericolo frane. E invece è rimasto lì, integro. Integro ormai mica tanto, visto che comunque l’abbandono ha fatto sì che le case, non più abitate, siano cadute in rovina. Io ci vado, ogni tanto e purtroppo ogni volta è sempre peggio.

http://it.blurb.com/b/5435485-i-villaggi-di-pietra

Da Rovaiolo Vecchio alla vetta del Monte Lesima

Livello di difficoltà (considerando turisti fai-da-te): 4,5 stelle
Panorama: 5 stelle
Tempo: oltre 5 ore
Dislivello: quasi mille metri (in ascesa, poi da Lesima a Brallo circa 700 in giù)
Livello di soddisfazione: parecchia

Si parte dal Passo del Brallo in auto e si imbocca la strada che porta verso sud in direzione fiume Trebbia. Dopo il paese di Rovaiolo si parcheggia sulla destra in prossimità del bivio verso Rovaiolo Vecchio (non ci sono indicazioni). Da questo punto si prosegue a piedi. La strada non è asfaltata, ma è larga e facilmente percorribile senza nessun tipo difficoltà. In un quarto d’ora di cammino, superato il ponticello sul torrente Avagnone si sale e si arriva al cosiddetto “paese fantasma”.

Da qui l’impresa si fa ardua: si imbocca il sentiero 125 che porta in su, sempre in su, inesorabilmente e ripidamente in su. Il tracciato è abbastanza stretto, ma praticamente tutto pulito e ben segnato, non ci si può sbagliare. Ci si muove quasi sempre nel bosco, a ridosso della cresta, dalla quale a volte si gode di stupendi panorami sulla val Trebbia.

C’è un singolare punto dove è stata istallata una corda per aiutare la salita. Saranno circa un paio di metri, ma non fatevi spaventare: io li ho superati senza corda e senza appoggiare le mani, quindi se ce l’ho fatta io che non sono certo uno stambecco

Dopo 4 ore, di cui una mezz’ora di pausa, si raggiunge la strada asfaltata che dai Piani del Lesima va a Zerba. Da qui, se vi spostate per qualche metro, potete ammirare lo spaventoso “Canalone dell’Inferno”, che è a fianco a quello appena percorso.

Occorre percorrere la strada in direzione Piani del Lesima per qualche centinaio di metri, dopodichè sulla sinistra si notano le indicazioni per la vetta del monte. Da questa parti c’è anche la fontana della Gambetta, ma non è per nulla segnalata bene e si fa fatica a trovarla. Io sapevo che c’era e c’ero già stato, quindi mi sono sbattuto e, girando, l’ho trovata.

La salita verso la vetta, fatta da me parecchie volte, in confronto a quella di sotto mi sembrava una barzelletta. In realtà, prima sale nel bosco e poi nei pascoli, abbastanza ripida e sassosa. Le ultime centinaia di metri prima della vetta sono parecchio rognose, in quanto le pietre fanno scivolare i piedi. Una volta arrivati in vetta… beh che ve lo dico a fare: una figata. Peccato per ‘sto cazzo di coso che hanno costruito a ridosso del cucuzzolo, ai tempi dei mondiali di Italia ’90.

A questo punto si scende lungo il crinale, in direzione opposta. Il sentiero ufficiale ad un certo punto costeggia la strada asfaltata da Cima Colletta al Passo del Giovà, e ne abbiamo approfittato per “tagliare”. Poi, invece di proseguire verso Cima Colletta, abbiamo preso il sentiero che taglia il versante per raggiungere direttamente Bocco. Il sentiero è stretto, poco pulito, e in pendenza (verso valle, quindi a destra). Onestamente mi è piaciuto molto di più quello che scende sempre a Bocco da Cima Colletta che ho fatto lo scorso anno. Attraversato Bocco, si percorre qualche decina di metri di asfalto e si scende verso il passo del Brallo (tagliando via quindi il paese di Bralello). Arrivati !

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