Paesi e gente di quassù – terza parte

Scritto il 30 giugno 2018 nella categoria Brallo

Questo è un libro del 1979, a cura del Centro Culturale "Nuova Presenza" di Varzi in collaborazione con la Comunità Montana dell'Oltrepo Pavese.
parla essenzialmente del territorio della Comunità, gli allora 19 comuni. La storia, la geografia, la demografia, l'agricoltura, ecc. Tutto quanto riguarda questo territorio. 

Ne ho già parlato citandolo in questo articolo e in questo articolo. Da  pagina 174 parla di Valformosa, Colleri, Corbesassi e altro…

VALFORMOSA 
E' stata questa frazione parrocchia autonoma fino al sec. XVII. La chiesa, ampiamente rimaneggiata, mantiene tuttavia il carattere dell'antica costruzione, e custodisce qualche suppellettile sacra di discreto valore.
 

COLLERI
Per quanto riguarda le notizie religiose sembra che anticamente la sede dell'antica parrocchia fosse a Somegli dove esiste ancora un campanile romanico e una tela manomessa che rappresenta i ss. Gervasio e Protasio.
Nel 1500 però Colleri era già parrocchia e aveva un edificio sacro a Collistano attualmente ridotto a un rudere. La nuova chiesa è del 1951 e la costruzione non si scosta dai moduli tradizionali. Di notevole una tela forse di scuola lombarda: Fuga in Egitto.
Riportiamo dal « Nuovo Pavese Montano »
A spasso per Colleri
« Colleri è la più popolata frazione del Comune di Brallo, sita a 900 metri sul mare, ed è quella che meno di tutte le altre ha risentito dello spopolamento, fenomeno ormai comune quassù: vi sono paesi che hanno visto il numero dei loro abitanti ridotto a poche decine quando solo quindici o vent'anni fa si contavano a decine le famiglie o i "fuochi" come si diceva allora.
Gli abitanti di Colleri che sono ancora oggi più di 300, ormai hanno abbandonato le loro vecchie abitazioni per trasferirsi in case nuove, più funzionali, più comode, più vicine alla strada provinciale che collega la Valle Staffora alla Val Trebbia. Le case antiche in pietra a vista, tetti neri, soffitte in legno, caminetti sgimbesci, vecchie cassepanche in legno locale, i balconi in ferro battuto, le scalette esterne "semoventi" sono state quasi totalmente abbandonate, o rovinate da chi le ha ricostruite con poco gusto appiccicando dell'intonaco e modificando le piccole finestrelle; e si aggiunge così all'usura del tempo (che in mezzo a questi muri ha una sua durata e una misura diversa dal ritmo del resto del mondo!) l'opera umana che è molto più terribile in essa.
A salvaguardia del vecchio borgo e a ricordare un tempo che fu, sono rimaste alcune simpatiche vecchiette che non hanno ceduto alle attrazioni del nuovo e del comodo ed hanno voluto ad ogni costo rimanere a vivere sole in quelle basse stanzette popolate da innumerevoli ricordi e dalla presenza arcana e impalpabile di tante persone care che ti parlano ancora in mille modi.
Te le vedi spuntare sulla porta di casa tutte vestite di nero che dapprima ti guardano incuriosite come a domandarti perché hai osato interrompere così bruscamente il loro colloquio con non so chi, o la loro preghiera serale che ha già consumato tanti "rosari". Poi ti invitano ad entrare e allora ti immergi in un mondo nuovo ma antico quanto quei muri, quelle travi, quelle assi dalle quali ti sembra dovresti precipitare da un momento all'altro.
Il discorso corre via velocemente passando in rassegna usanze, vecchi legami di famiglie, fatti accaduti chissà quanti anni fa, la vita sociale e religiosa del borgo "quando la gente ci credeva davvero"; quando mi alzo per uscire vedo dalla piccola e bassa finestrella che ormai è sera fatta e la luna piena sta colpendo coi suoi raggi i tetti di "ciappe" che sembrano faticare a portare un peso così grave.
Ho voluto parlare delle poche abitanti del Centro storico perché è inconcepibile parlare di arte, di arte popolare e non conoscere chi quell'arte l'ha fatta, il contesto sociale dove essa è nata, questa gente che con il proprio sudore e forse senza sapere leggere e scrivere ci ha dato un esempio di come si costruisce nel rispetto della natura e dell'ambiente in modo mille volte più razionale di quello che avviene oggi nonostante i piani regolatori e di fabbricazione.
Ti orienteresti difficilmente nei vicoli sassosi che si intrecciano tra queste case che ti paiono tutte uguali ma dove non ne troveresti una simile all'altra; e ad ogni svolta ti trovi dinnanzi ad un gioiello di quell'arte del costruire che oggi, purtroppo, non trova più tanti cultori. In qualche punto "cruciale" puoi scoprire il forno che serviva un gruppo di famiglie, intorno al quale tante donne si sono ritrovate con sulle spalle il tavolo appesantito dalle pagnotte pronte per essere cotte; e mentre si aspetta il proprio turno cosa c'è di più redditizio che scambiare quattro chiacchiere e commentare i fatti salienti di vita paesana, i quali tante volte, ingigantiti, modificati, aggiustati, hanno cessato di essere cronaca, per diventare storia, tradizione del paese?
Un altro punto di ritrovo era il mulino, questo più per gli uomini che per le donne; e al mulino i discorsi, mentre si aspettava il proprio turno, si fanno più seri: gli "interessi" delle diverse famiglie vengono ben ponderati, l'andamento dell'annata del grano o delle patate, il vitello morto al vicino (pace all'anima sua!!) mentre la grossa ruota muove indifferente le macine e il mugnaio bada alla farina ma non perde d'orecchio una parola del discorso, per avere materia da intrattenere i prossimi avventori.
Ce ne sono ancora due a Colleri, di questi mulini: ma chi si prenderà cura di essi? O rovinando su se stessi cancelleranno e schiacceranno il ricordo di chi li ha costruiti e ha dato loro vita? ».

CORBESASSI
Era già parrocchia nel 1523; perse in seguito la sua autonomia che riebbe nel 1952.
La chiesa parrocchiale è stata edificata nel 1690 circa; la parte più antica è costituita dalla bassa navata centrale, mentre l'abside risale al 1800. La decorazione interna è del pittore Sebastiano Toselli, allievo del Gambini, compiuta nel 1939.
Di notevole una tela purtroppo sciupata: San Francesco e due Angeli. Pregevole anche il coro e i mobili della sacrestia (sec. XVIII-XIX).

Economia
L'agricoltura rappresenta la risorsa economica tradizionale. Si coltivano soprattutto foraggi, frumento e patate. Gli estesi pascoli favoriscono l'allevamento del bestiame, che, numeroso una volta, ora risente della crisi generale del settore.
Il territorio non coltivato è coperto da vaste estensioni di boschi, grazie anche all'opera di rimboschimento a conifere da parte del corpo forestale degli anni passati.
La voce più importante nell'economia del comune è certamente rappresentata dal turismo sia come soggiorno estivo sia come movimento di fine settimana anche nel periodo invernale (quando è possibile sciare). La capacità ricettiva è soddisfacente per i numerosi posti letto negli alberghi e per le camere affittate dai privati.
Un grande e moderno complesso sportivo tennistico, gestito dal CONI, che ospita nella stagione estiva parecchi turni di 100 giovani per volta con possibilità di alloggio per i genitori nell'albergo « Olimpia », ha contribuito moltissimo alla conoscenza e al richiamo di villeggianti in questa località turistica suscitando anche in due abitanti del luogo un interesse commerciale per questo sport e per quello sciistico tanto da creare due attività di vendita di abbigliamento e attrezzature sportive con buoni affari. Pure grande attrattiva è esercitata sugli amanti degli sport invernali dalla sciovia del Colletta.
Le acque fredde del Trebbia, che non distano molto dal territorio del Comune del Brallo, ricche di fauna ittica (soprattutto trote), richiamano i pescatori dilettanti.

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