fabiotordi

(raccolta molto sparsa di pensieri)

fabiotordi

Fossi figo

Fossi figo frequenterei il locale giusto, fossi figo conoscerei la gente giusta, fossi figo indosserei vestiti trendy, certe volte son dei capi orrendi che a nessuno li rivendi. Fossi figo tutti i giorni sarei in palestra, fossi figo starei ignudo alla finestra, fossi figo sarei il principe dell’adduttore, sarei il re dell’addominale, sarei il re della finestra. Ammirerebbero i miei capelli. Sì, sono finti, ma comunque sono molto belli, quelli veri sono volati via col vento e anche la foto sul documento non mi rassomiglia più. Capelli, capelli… sono andati via e non torneranno mai. In piazza li rimpiazzo con un prodigio della tecnica frutto di ricerche e sperimentazioni che ci aiutano nel look.

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Strepeis

Il 2020 è finito. Mi ha tolto, mi ha dato. Momenti brutti, momenti fantastici, momenti terribili, momenti belli, momenti angoscianti, momenti di gioia. Rimango ottimista, anzi, come dissi una volta: rimango ancora un foglio da disegno, non sono diventato un quaderno a quadretti.

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Le osterie di fuori porta

Sono ancora aperte come un tempo le osterie di fuori porta, ma la gente che ci andava a bere fuori o dentro è tutta morta: qualcuno è andato per età, qualcuno perché già dottore e insegue una maturità, si è sposato, fa carriera ed è una morte un po’ peggiore…

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Borghi (non più) fantasma

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Sfolgorante successo

“La Trebbia” – Giovedì 16 dicembre 2010

Lo sfolgorante successo nel commercio del cav. Siro del Brallo.

Cesta a tracolla e su e giù per le strade e i sentieri della Val Boreca. Strade scoscese, sentieri ripidi, una fatica improba talvolta per bussare alle case di quelle popolazioni di montagna, allora molto povere e talvolta senza il necessario per vivere. Questo ragazzotto, Siro Tordi, si stava inventando un mestiere. Non gli mancava la fantasia e la creatività adolescenziale, e a quei tempi occorreva proprio guardarsi attorno, riflettere e pensare seriamente come guadagnarsi il pane. Questi gli inizi, negli anni lontani, quando le nostre vallate erano ancora molto popolate e la gente si accontentava di quel poco che aveva e che poteva ricavare da pochi animali nella stalla e dai magri raccolti di quelle fascette a strapiombo sul Boreca. Dall’alto vegliava su tutto il Lesima, il monte quasi sacro per le antiche popolazioni della valle. ma non durò molto quel lavoro itinerante. Il giovane Siro mutò presto idee e prospettive. A poco a poco riuscì a cambiare anche orientamento. Stava maturando in lui la voglia di un lavoro più redditizio e anche più soddisfacente.Dalla cesta a tracolla, dunque, al commercio in altra forma, con negozi a Brallo e a Voghera di altri generi e altri prodotti.La vita per il giovane Siro stava cambiando radicalmente. Intelligente intuito e una buona dose di furbizia quanto basta per comprendere i tempi in prospettiva di futuro diedero il colpo decisivo per una svolta radicale. Non più la cesta a tracolla, ma un’attività stanziale al Brallo e a Voghera: negozi di abbigliamento, scarpe, pellicce e tant’altro a livello popolare, ma anche in prospettiva di presentare i prodotti a villeggianti e residenti di gusto fine e di varie pretese stilistiche. A poco a poco il commercio aumentava nel suo volume di affari. Il cav. Siro del Brallo, coadiuvato dalla moglie sig. Rita e dai figli Ivo, Cinzia e Fabio allargavano gli interessi di vendita, ma soprattutto la cerchia clientelare nell’Oltrepò pavese, nel territorio bobbiese e genovese. Anche lo scorso anno durante il mese di agosto la famiglia aveva organizzato al Brallo una grande sfilata di “Anteprima inverno 2010 — Pelle e pellicceria” con la straordinaria presenza di Tony Dallara, in collaborazione con la Pro Loco e il Comune di Brallo di Pregola. Nella famiglia di Siro ha un grande valore la gestione “conviviale”: lavorano insieme i figli che nel frattempo si sono laureati e che sostengono robustamente l’attività del padre. Il cav. Siro è anche uomo generoso con i poveri e i bisognosi. Nei suoi negozi sa essere solidale con chi dimostra di non avere il necessario per vivere. Lui, che ha sperimentato da giovane la povertà, comprende e aiuta, sempre.

dogui

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Il sentiero dei Lupi

Questo è l’ultimo opuscolo realizzato dalla Pro Loco di Brallo.

La Faggeta – La Panoramica
Nella cartina è rappresentata la zona a Nord-Est del Passo del Brallo, praticamente un altopiano che si estende da Pregola a Colleri, sopra la strada provinciale. E’ un territorio senza dislivelli eccessivi (da 950 a 1150 m) caratterizzato da boschi, prevalentemente faggete e pinete, con numerosi sentieri e strade sterrate, un ambiente ideale per camminate nella natura. Il reticolo di sentieri permette svariate possibilità di percorsi, quindi non vengono qui evidenziati distanze e tempi. Alcuni percorsi realizzati a cura dell’ Associazione «Pietra Verde» si possono trovare sul sito www.probrallo.net al link Sentieri al Brallo. Altre indicazioni di sentieri si possono trovare sul sito «I Sentieri dell’ Oltrepò Pavese». Oltre la costa rappresentata dal Monte Lago, Colle dell’ Arpeselle, Cima della Scalette, si scende in provincia di Piacenza. Sulla cartina vengono riportati i sentieri nella valletta di Dezza e nella valle del torrente Carlone.

(clicca per ingrandire)

Le Cascate del Carlone e il Sentiero dei Lupi
Descriviamo un suggestivo percorso ad anello che ci permette di visitare le Cascate del Carlone, vicino a San Cristoforo, frazione del Comune di Bobbio. L’ escursione parte dall’incrocio della Panoramica con il sentiero per la sorgente dei Ramà. Si prende la direzione Mogliazze in discesa. Dopo poca strada si incontra sulla destra la Sorgente dei Ramà, di solito con acqua freschissima. Si continua a scendere nel bosco fino a quando il sentiero si snoda su una cresta con la valle del Carlone sulla destra. Proseguendo si incontra un sentiero che sale da Dezza, quindi un bivio ben segnalato dove si tiene la destra. Si arriva su una terrazza panoramica con vista sulle case delle Mogliazze e, più in basso, San Cristoforo. Si scende il sentiero a sinistra e poi si costeggia l’alpeggio recintato con la strada che gira a destra. Si incontra un cancello in legno con catenella che si può aprire e richiudere. Si passa di fianco al gruppo di case in sasso che è gestito dalla Società Cooperativa Agricola «Le Mogliazze». Arrivati a una fontana si scende sulla strada per San Cristoforo. Da un tornante, quasi in fondo al paese, parte il sentiero per le cascate del Carlone. Il percorso scende fino ad un bivio, a sinistra la cascata bassa, a destra la cascata alta. Se si scende alla cascata bassa, assolutamente da vedere, bisogna poi risalire e riprendere il sentiero per quella alta per portarsi sulla via del ritorno. Il sentierino verso la cascata alta scorre in alto con vista sul torrente. Si arriva ad un guado in corrispondenza di un segnavia bianco-azzurro su roccia. Si attraversa il corso d’acqua e si risale tenendo il torrente sulla destra fino allo scorcio sulla cascata alta. Si può scendere fino alla pozza, con acqua bromo-iodica. Si risale ed inizia il tratto denominato «Sentiero dei Lupi», indicato con segnavia bianco-azzurro molto evidenti. Ci si porta in quota con salita costante nella faggeta ombreggiata e poi su una bella dorsale con vegetazione mista e sentiero ampio e marcato (circa 1h e 30′ di ascesa). Si raggiunge una selletta a 1120 m., un poco più basso della Cima delle Scalette. Per completare l’anello si può scendere o girare a destra raggiungendo in entrambi i casi la carrareccia denominata «La Panoramica». Si ritorna in circa mezz’ora al punto di partenza.
Anello Cascate del Carlone – Sentiero dei Lupi Lunghezza itinerario = 10 km
Tempo = 4 ore e 30 minuti (5 ore con deviazione cascata bassa)
Dislivello (discesa e salita) = 500 mt
Difficoltà = Escursione media
Segnaletica = Frecce Bianco- Rosse verso Mogliazze Segnavia bianco-azzurra Sentiero dei Lupi

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Storia dei comuni e delle Parrocchie della diocesi di Tortona

Nel 1953 mons. Clelio Goggi scrive questo libro, che raccoglie un sacco di informazioni storiche della zona. Ci parla così del comune di Pregola:

PREGOLA
Chi sentisse dire che sul non largo ripido e roccioso cono che sovrasta la Pregola odierna esisteva una volta un paese di 125 famiglie con chiesa e castello sede di un marchesato stenterebbe a crederlo.

Eppure tutto ciò ripete con nostalgia la rimasta e diminuita popolazione, lo scriveva il diligente parroco che nel 1725 in forbito latino stendeva le memorie locali; lo dicono le vestigia che vi restano da cui si vedono la periferia del castello, della chiesetta, fondamenta di case ed una cisterna.

La parola Pregola è diminutivo di Pietra; nelle carte antiche è detta Petra Congrua, Grua e Petra Corva e ciò per imperizia dei notai che non sapevano tradurre la parola dialettale.

Il luogo di Pregola è nominato nel diploma dell’Imperatore Ottone I nel 972, 29 luglio, in cui egli descriveva il possesso del monastero bobbiese «Monasterium cum cellulis infra vallem per finis de Predalia et de Alpe Penino (Penice ) cum confinibus suis, descendentem in Petram Groam per via pubblicam ».

Se nel 972 l’Imperatore confermava Pregola all’abbazia di Bobbio, è segno che essa già le apparteneva.

Da chi le fu donata? Con ogni probabilità le fu donata dal Re Agilulfo. Quando e da chi fu edificato il paese o castello? Come abbiamo veduto la parola Pietra nel senso di castello su roccia è termine medioevale, perciò Pregola risale a quell’epoca. Gli abbati di Bobbio ebbero il titolo di Conti dall’Imperatore Lotario nell’844. Ne vien di conseguenza che siano stati gli abbati che radunarono la popolazione e fondarono il castello.

Gli abbati per molti anni esercitarono la giurisdizione feudale su Pregola, fin che eretta la diocesi di Bobbio tale diritto passò ai Vescovi abbati.

L’Imperatore Federico I il 28 settembre 1164 investi Pregola come gli altri luoghi dell’alta val Staffora ai Malaspina, ai quali lo confermarono Federico II nel 1220 e Carlo IV nel 1355 e Carlo V nel 1541.

Eppure in una questione tra il Vescovo di Bobbio ed il Monastero di Bobbio, 17 e 20 novembre 1207, i testi affermano che Pregola è del monastero. Da notarsi che un testo asserisce esser del monastero Rocca de Petracorva cum tota sua curte. (Legè e Gabotto, o. c., pag. 74).

Nel 1497 Musa di Pregola, Ardizzone di Pietra Corva Oberto e Rustego eran vassalli dei Malaspina e giuravano di osservare la convenzione fatta da questi con il comune di Tortona.

Corrado figlio di Morello Malaspina con atto 12 aprile 1221 divise con il nipote Opizzo i feudi della Liguria e della Lombardia eleggendo per sè Pregola, Zerba, Curia e Brugnatello lasciando indivisi quelli di Val Borbera. Egli fu il capostipite dei marchesi di Pregola.

Il feudo si estendeva molto verso mezzogiorno e comprendeva molte torri e castelli che poi passarono ad altri.

Nel 1563, 24 ottobre, Ferdinando Imperatore rinnovava l’investitura di Pregola, Pei e Zerba a Morello, Anton Francesco e Federico Malaspina.

Nel 1570 Pregola fu assediata da un Giovanni pure Malaspina e figli, che ebbero la peggio; uno di questi fu fatto prigioniero e decapitato a Milano.

Cessato di esser marchesato, nel 1789 Pregola era essa stessa compresa nel marchesato di S. Margherita.

Il castello ed il paese erano già distrutti nel 1725; alcuni dicono che fu distrutto da un incendio, ma il citato manoscritto dichiara di ignorare la causa il che dimostra che tale distruzione datava da vario tempo.

Il paesello ora è diviso in due punti: quella in alto è detta Borgo, quella in basso è detta Villa.

Più in basso dagli stessi Malaspina fu edificato un palazzo signorile.

Notevole che quella popolazione chiama il luogo ove era il paese col nome di chiesa, il che dimostra che l’antica chiesa fu l’ultima a scomparire.

La strada che da Varzi sale al Brallo fu costruita negli anni 1909-1914.

Notizie religiose — In un altro registro esistente nell’archivio di Pregola leggesi che secondo memorie antiche e secondo la tradizione la parrocchia di Pregola risalirebbe al mille.

E ciò è una conferma di quanto scrissi nella prima parte cioè che la chiesa di S. Agata di Pregola risale al tempo dei Longobardi e precisamente al secolo VII.

Nel sopracitato manoscritto latino si legge esser tradizione che, sia per scarsità del clero, sia per scarsità dei proventi, sia per la diminuzione del popolo i rettori di Pregola reggevano anche la parrocchia di Cencerato e quella più lontana di Zerba.

L’autore del predetto manoscritto nota che al suo tempo egli doveva reggere anche l’ex parrocchia di Val Formosa: questa unione di Val Formosa a Pregola data dal 1631 come vedremo.

Il medesimo manoscritto dichiara risultare dai registri parrocchiali i seguenti rettori. Don Alberto Malaspina di Orezzoli (marchese egli pure) al quale successe Don Giovanni Maria Malaspina dei marchesi di Pregola a cui successe il nipote Don Francesco Malaspina di Zerba, il quale reggeva anche la parrocchia di Zerba. A questo successe l’autore del manoscritto Don Antonio Zanardi.

Il lettore ricorderà che nel 1523 era parroco un altro Malaspina.

Il Don Zanardi aggiunse che si dicevano per antico uso due messe: una a Pregola e una a Val Formosa.

La chiesa odierna sorge sull’area dell’oratorio di S. Rocco che nel 1671 era quasi rovinato. Mons. Settala in quell’anno ordinò che si restaurasse e qui per comodità di trasportare la parrocchia.

Distrutto l’oratorio si costrusse la chiesa e il popolo condusse le pietre, il rettore Don Angelo Malaspina vi pose il resto. Il luogo inadatto la rese soggetta all’umidità ed ai cedimenti. Ancora in principio di questo secolo era in uno stato deplorevole, senza pavimento e senza volta. Queste cose furono messe per cura del prevosto Don Bellingeri.

La parrocchia nel 1686 faceva fuochi 54 con 300 anime, di cui 220 da comunione; nel 1725 faceva 70 fuochi.

Sul monte Scaparone esistevano la chiesa e l’ospedale di Banzolo, uno dei termini di confine della nostra diocesi nominati nella bolla di Papa Innocenzo III nel 1195.

La chiesa e l’ospedale di Valle Sturla, ossia oscura, probabilmente erano nella parrocchia di Pregola nella Valle di sopra

NOTA AGGIUNTIVA
LA CHIESA DEL BRALLO O DEL PASSO BRALLO

Degna di nota è la Chiesa del Brallo o del Passo Brallo eretta alla sommità del passo omonimo in Comune di Brallo di Pregola.

Essa è dedicata a Maria S.S. Immacolata Assunta in Cielo.

Il complesso (Chiesa, Salone, Canonica) è stato ideato e realizzato dal Sac. Faravelli Luciano Parroco di Pregola.

I lavori della nuova Chiesa avevano inizio il 17 aprile 1961 e conclusi nel 1965 con la solenne benedizione e consacrazione impartita 1’11 luglio di quell’anno dal Vescovo di Tortona Mons. Francesco Rossi.

L’opera è stata progettata e diretta dall’Arch. Enrico Decorato di Milano e costruita dall’Impresa Edile F.lli Ravetta di Brallo, su sedime donato dal Comune.

L’altare dedicato ai S.S. Pietro e Paolo, con l’artistico Crocifisso è opera dello studio di architettura Cagnoni-Ciampa di Milano, in sasso di “Serizzo”, con le sculture in metallo duro bianco di stile volumistico. Lo scultore, Aldo Calvi, attraverso un simbolismo personale, ha inteso affermare l’espressività dei valori plastici, indipendentemente dalla configurazione naturalistica dei soggetti, senza travisare il messaggio di Cristo. Amore che attraverso il sacrificio, si dà a tutti, per mezzo della Chiesa e nella Chiesa.

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Milù 4

No, vabbè. ne succedono di tutti i colori

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La catena dell’Antola

Ho letto questo libro di Andrea Parodi e Alessandro Schiavi: La catena dell’Antola. Raccoglie itinerari per escursioni nella zona delle “4 province“. Uffa che voglia di andare che mi ha messo. Me ne sono segnate un sacco: appena potrò, le provo. Certo che viviamo proprio in un bel posto, ma a volte ce ne dimentichiamo.

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Breithorn

Dopo tanti anni che lo dico, finalmente ho raggiunto il Breithorn.
Ah, non è questo? Ah no?

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La strage di Vesimo

Era il 20 agosto 1944. Mio padre, Siro, aveva 14 anni e già andava in giro da solo a vendere col fagotto. Solitamente frequentava i paesi vicini al suo, Ponti: Corbesassi, Cortevezzo, Someglio, Lama, Bralello, Colleri, ecc.
Mi diceva sempre che le occasioni migliori erano quelle delle feste di paese, durante le quali la gente era più propensa all’acquisto. Quella sera si ballava a Vesimo, un paese sempre a ridosso del Lesima come Ponti, solo dal versante opposto. Sarebbe potuto andare, poi non se ne fece nulla. Mi spiegò il motivo, ma non lo ricordo: forse un contrattempo, un ritardo, forse suo padre non lo mandò per via della giovane età (a quei tempi l’unico mezzo di trasporto era “il cavallo di San Francesco”, ovvero le proprie gambe). Questo probabilmente gli salvò la vita.

Dal luglio 1944 gli alleati avevano dato avvio ad un’operazione, detta “Night Intruder“: dei piccoli aerei bimotore sorvolavano il nord Italia, volando a bassa quota per non farsi intercettare dai radar e mitragliavano e bombardavano qualsiasi postazione illuminata. Il caratteristico rombo era riconoscibilissimo e tutti sentivano che stava arrivando “Pippo” (così erano chiamati familiarmente quei piccoli velivoli)

A Vesimo stavano ballando. E’ stato un ballo improvvisato: era estate, erano in guerra da tanti anni e volevano solamente rallegrarsi un po’ e togliersi per una sera tutti i brutti pensieri dalla testa: i morti, la povertà, la fame, le difficoltà. Specialmente i giovani, avevano tanta energia imbrigliata da quella maledetta situazione che voleva uscire e trasformarsi, almeno per quel giorno, in puro divertimento. Quella sera arrivarono dei partigiani, spuntò qualche suonatore, si accesero le luci a petrolio e partì la festicciola. Non sapevano ancora che stava arrivando Pippo.

video de “La Provincia Pavese”

Col chiasso della festa nessuno si accorse per tempo. O meglio, qualcuno lo udì arrivare, pare che sorvolò la zona più di una volta. Alcuni genitori, preoccupati, corsero sullo spiazzo dove si stava ballando per convincere i figli a tornare a casa, spesso con poca fortuna, vuoi per l’incoscienza giovanile, vuoi perché qualcuno sosteneva che fossero aerei “amici”, vuoi per il fatto che prima d’allora Pippo non aveva mai bombardato nessun obiettivo civile nella zona.

Pippo sganciò le bombe. Finirono direttamente sul “ballo”. Caos. Distruzione. Fumo, polvere. A terra rimasero 32 morti, gran parte giovani, e tanti feriti. Vesimo è un piccolo villaggio, ogni famiglia ebbe almeno un lutto, la comunità fu davvero distrutta.

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Lotteria degli scontrini

Penso che sia da MALATI DI MENTE inventare un tale cervellotico meccanismo che metterà in difficoltà, come sempre, i piccoli negozi a vantaggio, come sempre, dei grandi centri che hanno più possibilità di organizzarsi e soprattutto a vantaggio, come sempre, delle vendite online (leggasi AMAZON) che sono ESCLUSE da questo sadico meccanismo. Complimenti. Quando tutti i grandi gestori dell’economia avranno sede in Lussemburgo, Irlanda, Olanda, ecc (e quindi non arriverà un centesimo di tasse perché le piccole aziende italiane avranno chiuso) allora piangeremo tutti. Mala tempora currunt sed peiora parantur.

https://tg24.sky.it/cronaca/2020/12/01/codice-lotteria-degli-scontrini-come-funziona

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L’elefante uccide di notte

Ho letto L’ELEFANTE UCCIDE DI NOTTE di Giorgio Rebolini (che tra l’altro è mio cugino)

Sono tre racconti brevi, di tre generi diversi. Facilmente leggibili, mediamente intriganti. Secondo me avrebbero dovuto essere sviluppati maggiormente, talvolta gli avvenimenti si susseguono senza soluzione di continuità, come se il numero di pagine sia un vincolo formale a cui attenersi. Il primo racconto ha un bel colpo di scena, il secondo è un classico poliziesco e il terzo ha un gusto poetico e malinconico.

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Mosquito MKIX sul monte Lesima

Oggi vi racconto una storia. Nel dicembre del 1943 un piccolo aereo, il Mosquito MKIX decollato da Tunisi, sta sorvolando la Val Trebbia per scattare delle foto, quando viene intercettato da un aereo da guerra della Luftwaffe e abbattuto. Si schianta alle pendici del monte Lesima. Il pilota riesce a lanciarsi prima dell’impatto, si salva (ma sarà imprigionato). Il navigatore, un ragazzo di 27 anni, non ce la fa e verrà sepolto provvisoriamente nel cimitero di Corbesassi.

Nel novembre del 2014 alcuni componenti del GRAC Piacenza (Gruppo Ricercatori Aerei Caduti) si mettono alla ricerca dei resti di questo velivolo e arrivano a Brallo dove parlano con un certo Tordi Ciriaco, detto Ciro (in realtà trattasi di Siro, mio padre) che dice di ricordarsi l’avvenimento e gli fa il nome di un suo amico e coscritto, Arturo Buscone, che sicuramente li avrebbe aiutati.

La storia completa del ritrovamento la trovate qui:
https://www.gracpiacenza.com/mosquito-mkix-monte-lesima.html

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Superfashion

Scarpe e bretelle di Figlio abbinate a maglione di Padre. Eleganza allo stato puro. (Gatto si vergogna della sua scialba tinta unita e ci volta le spalle)

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