Dopo aver letto “Il cuore sulle colline“, mi sono immerso in un altro libro di Antonio Magri: “La resistenza sui monti pavesi e piacentini”.
Anche in questo volume, Magri raccoglie le testimonianze di un’epoca che non si deve dimenticare. Attraverso gli aneddoti raccontati dagli ormai pochissimi superstiti e dai loro familiari, l’autore ci porta in un viaggio nel tempo, facendoci rivivere gli eventi della Resistenza.
Ogni aneddoto è legato a un luogo specifico: paesi, frazioni, boschi, cascine. Il racconto si snoda tra l’Oltrepò Pavese, il Piacentino e il Parmense, restituendo una realtà cruda e potente.
Leggendo queste storie vere, viene spontaneo chiedersi perché la guerra, perché tanta crudeltà e orrore. Uomini che uccidono altri uomini, spesso giovanissimi, con una violenza che sembra assurda, per motivazioni che il tempo ha reso sbiadite.
La mia generazione è incredibilmente fortunata a non aver vissuto tutto questo. Ed è per questo che è così importante leggere queste storie, per non dimenticare mai la brutalità della guerra e sperare che non si debba mai più vivere un simile orrore.
La più bella avventura del 2025? Naturalmente questa: due tappe della Via del Sale, da Torriglia a Uscio e poi da Uscio a Camogli, insieme a Leo.
Finalmente sono riuscito a montare il video del nostro percorso, i panorami, le nostre chiacchierate, la piscina, le more, le felci, il mare, i cavalli, ecc.
Prima citazione: su TOPOLINO 3632 si fa un chiarissimo riferimento a?Seconda citazione: su DYLAN DOG “I racconti di domani” n°2 secondo me è STRADELLA. Che ne dite?
Dopo una notte finalmente senza aria condizionata — la prima del viaggio — ci svegliamo a Kayenta e facciamo colazione. Poi si parte! La nostra tappa successiva è il maestoso Grand Canyon, ma prima ci fermiamo a Tuba City per cercare qualcosa da mangiare. Entriamo in un paio di supermercati, ma con scarso successo: alla fine ci accontentiamo di un po’ di prosciutto (si fa per dire) e qualche Babybel.
In giro si vedono tantissimi Tesla Cybertruck: sembrano usciti da un film di fantascienza, un mezzo davvero futuristico!
Proseguiamo verso nord-ovest, salendo sempre più in alto, fino ad arrivare al Grand Canyon. Questa immensa valle scavata dal fiume Colorado è profonda circa un miglio e larga fino a dieci miglia. Per darvi un’idea: un miglio equivale a circa un chilometro e seicento metri, lo sottolineo per voi europei, che usate ancora i metri, noi ormai ragioniamo in miglia e in gradi Fahrenheit — ci stiamo americanizzando!
Il Grand Canyon è impressionante: ci sono tantissimi punti panoramici da cui ammirarlo e ciascuno offre una vista diversa e mozzafiato. Raggiungiamo il Visitor Center per qualche informazione e poi scendiamo in direzione Flagstaff, che comunque si trova a oltre 2.000 metri di altitudine.
Nella mia immaginazione, la mitica Route 66 è sempre stata una strada piatta, quasi desertica. Mai avrei pensato di trovarla a questa altitudine!
Flagstaff si rivela una cittadina vivace, giovane e piena di vita. Valentina, fidandosi del suo istinto (e di Google), sceglie un ristorante italiano. Dicevano di fare la vera pizza napoletana certificata… e incredibilmente era vero! Pizza ben fatta, come a casa. E anche qui, come in tutti i ristoranti che abbiamo incontrato, i bimbi sono ben accolti e Leo si è “guadagnato” dei pastelli e un foglio da disegnare.
Una cosa che ormai abbiamo imparato è che qui negli Stati Uniti, nei ristoranti, da bere è spesso “all you can drink”: finisci il bicchiere e il cameriere torna subito a riempirtelo, senza nemmeno che tu lo chieda. Sempre compreso nel prezzo, naturalmente.
Dopo cena proviamo a fare un giro per il centro (downtown), ma la stanchezza si fa sentire: torniamo in hotel e andiamo a dormire. Domani ci aspetta un’altra giornata on the road.