La strada dopo Marsaglia inizia veramente a salire, e la valle si fa sempre più stretta. Giunti in prossimità di una ex casa cantoniera situata su un tornante, proprio sul ciglio di un precipizio, potete godere di un’ampia visione sui meandri del Trebbia e sulla confluenza dell’Aveto, suo maggiore affluente. Qui ammirate, come in un teatro, la natura incontaminata che caratterizza questa parte della vallata. A metà costa Confiente, con le sue casette in sasso ben ristrutturate.

Dopo circa 4 chilometri imboccate sulla destra la SP73 che si inerpica, con veri e propri tornanti, sulle pendici della montagna. Lo spettacolo davanti a voi è ancora una volta impressionante: il fiume è diventato piccolo e, come un serpente, si insinua tra le montagne che a tratti si gettano direttamente nel letto del fiume.

Raggiungete il piccolo borgo di Lago costituito da case in pietra con tetti di ardesia, tipiche costruzioni di questi luoghi. Nelle vicinanze potete notare le rovine di un castello detto Del Lago o Dei Balbi, che ha visto numerosi proprietari fino a essere abbandonato nel XVII secolo. Ancora qualche chilometro ed eccovi a Pieve di Montarsolo, un’atica pieve romana in cui sorge il Monastero di San Giacomo; nel IX secolo divenne una delle più antiche parrocchie della diocesi di Bobbio. Qui si trova la Rovere Grossa, una rovere millenaria di ben 7 metri di circonferenza, meta della celebrazione della Madonna della Guardia, il 29 agosto di ogni anno. In questa occasione si tiene il raduno dei trattori agricoli d’epoca, potete cantare e ballare coi cantori delle Quattro province e degustare i prodotti locali all’ombra del bosco di querce che circonda la Rovere Grossa.

(tratto da: "La guida instant della val Trebbia" in collaborazione con instagramerspiacenza. Edizioni Officine Gutenberg, Piacenza, 2015)
foto di @instafabio (cioè io)

 

 

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