Vi voglio raccontare una storia ambientata sui versanti del Lesima, il monte più alto dell’Appennino Pavese, punto di incontro tra i territori di ben quattro regioni: la Lombardia, l’Emilia Romagna, il Piemonte e poco lontano la Liguria. È il racconto di quello che successe in una domenica di primavera di tanto tempo fa, e inizia a Ponti, piccolo paese della valle dell’Avagnone.

Quel giorno faceva proprio freddo. Eravamo quasi ad aprile del millenovecentoquarantanove, ma era nevicato da poco: quell’anno la bella stagione non voleva proprio farsi vedere. Il cielo era terso, ma l’aria pungente e occorreva ancora vestirsi con abiti pesanti.
Il ragazzo si apprestava a caricare il mulo di tutte le sue cose: i due rotoli di stoffa a quadri, qualche metro di lino, gli scampoli di fustagno arrivati addirittura da Milano e, infine, delle pezze di lana. Non erano certo dei suoi effetti personali, ma la merce che avrebbe cercato di vendere quella giornata. Eh sì, il ragazzo era un venditore. Al giorno d’oggi si aggiungerebbe “porta a porta”, ma a quei tempi era la normalità: nei paesi dell’Appennino non esistevano botteghe, se non qualche raro rivenditore di generi alimentari.

Mentre il ragazzo finiva di sistemare la merce, dal retro della casa, dove c’era una piccola stalla, uscì il padre e gli fece mille raccomandazioni:
“Stai attento, se ti danno dei soldi nascondili nella maglia, vai dalla Mariuccia che ci deve pagare da tanto tempo, non perderti in chiacchiere inutili!” e così via.
Che noioso!”, pensò il ragazzo, ma non rispose nulla al genitore. Non aveva voglia di guastarsi il morale e poi non poteva certo replicare a tono al proprio padre, meglio stare zitto e far finta di nulla, oggi era una giornata speciale e voleva rimanere a cuore lieto.
“Papà, ho finito! Tra poco parto. Non vi preoccupate, il tempo è ottimo e sicuramente ci saranno delle vendite. A stasera!”.
Quel «vi», badate bene, non è dovuto al plurale, ma al fatto che a quei tempi era abituale dare del «voi» al proprio genitore. Al «tu» ci si è arrivati nella generazione successiva.

Il ragazzo rientrò in casa per prendere il cappello e trovò la madre in cucina che, sentendolo rientrare, gli portò un fagottino.
“Ti ho messo un po’ di pane e del formaggio” disse la donna.
“Mamma, non datevi pensiero, avrei mangiato per strada” rispose lui, ma la madre non volle sentir ragioni.
“Sei come tuo padre, ti perdi negli affari e non sai neanche più se è ora di pranzo. Fidati di me, a pancia piena si ragiona meglio. Hai messo il maglione pesante? Fa ancora freddo.”
“Si mamma, grazie. Arrivederci”.
Prese il fagotto e uscì prima ancora che lei potesse nuovamente replicare.

(segue domani…)


Una

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