Serravalle

Scritto il 6 Settembre 2008 nella categoria Riflessioni,Società

Fino a pochi anni fa quando dicevi "Serravalle" intendevi l’autostrada, l’A7, comnemente detta, appunto, la "Serravalle". Ora parli dell’Outlet. Infatti in quella zona del Piemonte, tra Serravalle e Novi Ligure, patria del cioccolato, ha aperto i battenti il primo Outlet Center della moda in Italia. Nei giorni scorsi sono andato a farci un giro, ecco il resoconto:

 

di Fabio Tordi (esperto di costume)   di Fabio Tordi (esperto di marketing)

Non sono un frequentatore dell’Outlet, come invece molti nella mia zona. Sono venuto un paio di volte appena aveva aperto e un paio di volte successivamente. Esco dal casello di Serravalle e imbocco la strada in salita. Ricordo benissimo, una decina di anni fa quando con amici siamo stati alla discoteca Palace, covo di truzzi e musica techno, che talvolta trascendeva in hard core. Qualche anno dopo ha chiuso e l’hanno trasformata in una sala Bingo. Che tristezza. Ora c’è l’Iper, e dietro hanno sbancato un’intera collina x costruire un altro centro commerciale dove piazzare i grandi nomi della GDO specializzata tipo Pittarello, Euronics, ecc. E non solo, stanno ancora costruendo un posto altrettanto grande. Bella o brutta che sia questa è la realtà. Negli anni ’70 un neologismo chiamava l’improvviso boom edilizio spregiudicato "rapallizzazione", ora potremmo coniare il verbo "serravallizzare".

Son passato davanti al nuovo centro, ma non mi andava di entrare: d’altronde perchè venire fino a qui x andare in negozi che si trovano ovunque? Allora ho parcheggiato dietro al Designer Outlet. Ogni passo che compivo non faceva che aumentare la mia amarezza: che posto squallido e triste. Una sequenza di negozi dove la gente è convinta di fare affari. Ti fanno gli sconti. Si come no? Nel negozio Reebok ho visto un paio di scarpe a 49 euro che io ho fatto fatica a vendere quest’estate a 15 euro. Ormai il mondo dell’abbigliamento sta dividendosi come una forbice: i prodotti non di marca costano spr meno e quelli di marca spr di più. Siamo onesti: il prezzo corretto e sincero per un paio di jeans sarebbe di circa 40 euro. Invece al mercato li trovi a 10 euro e quelli di marca costano oltre i 100 euro. Certo, i prodotti griffati dovrebbero essere di qualità migliore, e quasi sempre lo sono, ma la differenza qualitativa non giustifica in nessun modo l’enorme differenza di prezzo. Io personalmente non sopporterei di indossare un maglione come fosse una reliquia solo perchè l’ho pagato magari 150 cucuzze. Preferisco un bel maglione, di qualità, pagato 30 euro. Così magari durante l’inverno me ne compro anche 4, non sono costretto a girare sempre con lo stesso. Ma io sono strano. E poi un maglione a 150 cucuzze mi sembra uno schiaffo alla povertà.

Il mio stile è inside, non permetterei minimamente di essere  giudicato per ciò che indosso. Così come non mi permetterei di giudicare una persona per quello che porta.

Sono arrivato al "centro", dove c’è la fontana. Anche quella aveva un sapore di finto che mi seccava la gola, seppur fosse piena d’acqua. Ma come si fa, dico io, a passar giornate in quel paese dei balocchi? Pinocchio apri gli occhi per favore. Eppure è così. Questi furbi signori hanno creato città-stato, dove possono fare gli orari che vogliono, 7 giorni su 7. E la gente, invece di farsi le belle passeggiate di una volta, passa le domeniche pomeriggio a mangiarsi un fintogelato seduti su una fintapanchina in una fintavia del fintovillaggio. Sembra di stare a Legoland, è l’aberrazione del consumismo.

Proprio mentre venivo qui alla radio parlavano di outlet e un radioascoltatore diceva che al suo paese, da quando hanno aperto uno di questi centri, i giovani più trendy si tengono lontani dalle marche ivi proposte perchè altrimenti si dice che "sei vestito all’outlet". Non vorrei sembrare antico se dico "ma dove siamo arrivati?". Ormai la marca ha raggiunto una dimensione tale che non lascia più spazio alla qualità reale del prodotto. Che solitamente viene fatto in Cina. O dai cinesi di Prato…

Beh ragazzi, coi Lego mi piace giocarci, ma preferisco vivere nel mondo reale, i miei centocinquanta euro per un paio di braghe non li avranno mai (con la presunzione poi di farmi anche lo sconto!!!!). Preferisco spenderli per andare fino a Vernazza a mangiare il gelato.

 

Ho sempre avuto la passione dei centri commerciali, mi affascinano. In un solo posto puoi trovare tante cose. Inoltre per me che sono cresciuto in un paesino, il centro commerciale ha un appeal ancora maggiore. Quando ne vedo uno fatico a non entrarci, giusto solo per fare un giro. Tempo fa son passato a Serravalle e ho notato che dopo l’Outlet e l’Iper, ha aperto un altro centro e nuove costruzioni stanno nascendo. Certo che dovrebbero pagare una fee di ingresso x la geniale idea di Mc Arthur Glen di costruire li, a ridosso delle autostrade, in un luogo facilmente raggiungibile dalla Liguria, dal Piemonte, da Milano e dall’Emilia. In Italia non si era mai vista una tale concentrazione di quelli che una volta si chiamavano spacci aziendali. In questo modo il cliente ha la possibilità di trovare realmente ciò che vuole.

Il centro è organizzato molto bene. ha tanti bei parcheggi che lo circondano, in modo da essere facilmente raggiungibile da tutte le direzioni. Ogni passo che compivo non faceva che aumentare la mia soddisfazione: che posto strabiliante e unico. E’ stato realizzato come un villaggio, con vie lastricate, fontanelle, panchine, edifici simili ma non identici, per ricreare un ambiente familiare e dare al visitatore un’idea di benessere. Chi ci va si sente essenzialmente prima un ospite che un cliente. Non si ha la sensazione di essere in un santuario del consumismo, ma in un paese delle favole, dove ciò che desideri è lì a portata di mano… e di portafoglio. Ogni ditta presenta le proprie collezioni precedenti fortemente scontate.
I negozi vanno da quelli di moda chiccosa, a quelli di sportswear, fino alle marche più giovani, sportive, eleganti, ecc. Insomma c’è di che soddisfare i gusti di tutti, anche dei più esigenti. Perchè lo stile di ciascuno è importante e l’abbigliamento è un biglietto da visita.

Comunque ancora complimenti agli ideatori, finalmente non si è più costretti a perdere giornate alla ricerca del capo che si aveva in mente, gironzolando nei caotici centri delle città. Qui, a pochi minuti di autostrada, senza problemi di parcheggio, hai tanta di quella scelta che è quasi impossibile non accontentare i tuoi gusti. Prova ne è il grande successo che ha avuto.

Immagino che i prezzi degli affitti siano altini, ma il fatto di essere aperti 7 giorni su 7 e soprattutto quello di attirare una così vasta clientela, ripaghi ampiamente delle spese sostenute. Noto che c’è sempre il negozio della Slam, marca genovese di abbigliamento "da barca". Prima dell’apertura del Designer Outlet capitava spesso di fare degli stock per il mio negozio. Ora invece gesticono le rimanenze tramite il negozio di Serravalle. E guardando i prezzi capisco il perchè. Una polo "in offerta" a 40 / 50 euro?? Grandiosi. Potenza del marketing. Ecco la leva capace di sollevare il mondo degli anni 2000. L’idea, lo stile, il brand. Siamo tutti un po’ fashion victims come diceva il rimpianto Franco Moschino, che prima ancora di esser stato uno stilistia era a mio avviso un guru del marketing.  Ricordo ancora quando aveva lanciato una linea con scritto "MOSCHIFO" (leggetevi questo). Che stile. Adoro queste cose, è come il sogno amerciano, dimostrano che chiunque, grazie ad una brillante idea, possa raggiungere il successo.

Devo tornarci più spessi in questi posti, mi danno un sacco di vibrazioni positive e un’infornata di ispirazioni.

 

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