Ho provato a leggere questo libro di Stephen King, intitolato “Terre Desolate“, ma non ce l’ho fatta.
Una volta avevo questa “regola” che dovevo finire ogni libro cominciato, chissà perché. Invece, come un qualsiasi altra attività della vita, se una cosa rende (soldi, piacere, felicità) conviene portarla a termine, altrimenti è solo una perdita di tempo.
Ci ho provato, non ho mollato al primo capitolo, sono andato avanti, ma è più forte di me, quando King va a scrivere di mondi fantasy non ce la faccio, mi annoio a morte. Non ci capisco niente, mi rompo, non mi dà nessun piacere continuare nella lettura. Quindi passo oltre.
…che poi quando la gente ti chiede: “come va?” non è che puoi rispondere “di m…..”
Primo perché tanto è una domanda retorica e la maggior parte non ascolta neanche la risposta, presupponendo che sia il solito “bene, e tu?” oppure “ma si, non c’è male”
Secondo perché poi sono spiazzati da una risposta simile e sono in imbarazzo. Ma allora cosa chiedi a fare?
Terzo perché poi non cambia nulla, quindi tanto vale rispondere il solito laconico, ironico, irriverente, banale, consueto, prevedibile, previsto: “BENE, GRAZIE”
Ho letto questo libro, “Brallo brillo“, di Alba Tagliani.
Un libro che quest’estate è stato discusso al Passo del Brallo e dintorni: elogiato e criticato.
Io non entro nel merito: non conosco la grande maggioranza delle persone citate e men che meno gli aneddoti raccontati, quindi mi sono ritrovato in un Brallo che non esiste più, fatto di persone modeste, ma concrete. Un Brallo ancora agli albori di quel successo turistico, imprenditoriale ed edilizio che poi ci fu, dove i giovani per trovare quel poco di divertimento dovevano spostarsi, dove si andava ancora quasi sempre a piedi, o tutt’al più in bicicletta, si parlava in dialetto, ci si conosceva tutti (niente turisti o, come si soleva dire, “villeggianti” o ancora “forestieri“), si sognava un futuro migliore.
Al di là di questo libretto, chissà com’è stato vedere nascere, crescere Brallo: nuove strade, nuove case, nuove attività. Credo che su questo fronte il mio paese abbia avuto il culmine a cavallo tra gli anni ’80 e gli anni ’90: 5 alberghi con ristorante e bar, discoteca, sala giochi, cartoleria, elettrodomestici, lavanderia, 7 negozi di abbigliamento e 4 negozi di alimentari, meccanico (e pompe funebri), posta, farmacia, due banche.
Ricordo che i miei compagni delle superiori, a Voghera, mi chiedevano a settembre dove fossi andato in vacanza. “Sono rimasto a Brallo“. “Ah, mi dispiace”. “A me no, tu hai fatto due settimane di divertimento al mare, io ho fatto due mesi!!”.
Poi un po’ di declino, ma sono sicuro che c’è stata un’inversione di rotta negli ultimi anni e i nostri posti sono sempre più apprezzati, basta un po’ di buona volontà e a Brallo di può stare bene. Sono nate nuove attività, altre si sono modernizzate, tanta gente ha scoperti i nostri paesi e qualcuno ci è venuto o tornato a vivere. Vedo tanti progetti e tanta voglia di fare.
Lo spero, mi piacerebbe lasciare a Leo un Brallo bello come ho vissuto io.
Fabio, Valentina, Leo e Thor hanno fatto questo bel giretto: da Brallo sono scesi in direzione Sotto Il Groppo.
Con una bella discesa tutta all’ombra del bosco sono arrivati ai ruderi del Groppo di Sopra e poi sono scesi ai ruderi del Groppo di Sotto, nei pressi della Montagnola.
Hanno quindi proseguito fino a raggiungere le grotte dei briganti e da lì, attraversando il torrente, a Fego.
Dopo essersi rifocillati con panini, frutta e acqua, aver fatto una pennichella e giocato un po’ nei prati, hanno ripreso il cammino affrontando la salita impegnativa che porta a Valformosa.
Da lì, seguendo la strada asfaltata, sono arrivati a Bralello e poi ritornati a Brallo.
Una sferzata di energia: confettura di more “by Fabio”(Nessuna mora è stata troppo maltrattata per questa confettura. More rubate a Bocco. Aut Min Rich)
Piove. È uno stillicidio senza tonfi di motorette o strilli di bambini. Piove da un cielo che non ha nuvole. Piov esul nulla che si fa in queste ore di sciopero generale. Piove sulla tua tomba a San Felice a Ema e la terra non trema perché non c’è terremoto né guerra. Piove non sulla favola bella di lontane stagioni, ma sulla cartella esattoriale, piove sugli ossi di seppia e sulla greppia nazionale. Piove sulla Gazzetta Ufficiale qui dal balcone aperto, piove sul Parlamento, piove su via Solferino, piove senza che il vento smuova le carte. Piove in assenza di Ermione se Dio vuole, piove perché l’assenza è universale e se la terra non trema è perché Arcetri a lei non l’ha ordinato. Piove sui nuovi epistèmi del primate a due piedi, sull’uomo indiato, sul cielo ominizzato, sul ceffo dei teologi in tuta o paludati, piove sul progresso della contestazione, piove sui works in regress, piove sui cipressi malati del cimitero, sgòcciola sulla pubblica opinione. Piove ma dove appari non è acqua né atmosfera, piove perché se non sei è solo la mancanza e può affogare.
Ho letto questo libro di Daniele Salerno: “L’enigma dell’ultimo templare”.
Devo dire che è stata una lettura piacevole e interessante. Un thriller storico, pieno di colpi di scena, curato nella ricerca.
Lo ammetto, mi aspettavo qualcosa di più ampolloso e prevedibile, invece Daniele ha creato qualcosa di veramente ben fatto, per la trama, per i personaggi, per la suspance. Sono riuscito a “sgamare” in anticipo solo uno dei colpi di scena presenti nel libro.
Con te ho perso l’ultimo del miei punti di riferimento. Vuol dire che sono diventato definitamente “grande“? Ma oggi voglio solo ricordare la tua allegria, pensando alla tua “Zuppa di Voghera” con scritto “Buon Natale” il giorno di Ferragosto, con alcuni momenti divertenti del matrimonio. Brallo, oggi in particolare, mi sembrerà diversa dal solito. 15 agosto 2022
Ho letto questo libro, che riguarda la chiesa di San Vittore a Voghera, dove vengono raccolte testimonianze, articoli ed editoriali riguardanti la cosiddetta “Chiesa degli artisti“.
Questa chiesa, sorta in un quartiere ancora oggi chiamato familiarmente il “Villaggio” (e nel libro è spiegato il perché), grazie a Don Piero Romersi è diventato un museo d’arte (sacra) moderna.