(raccolta molto sparsa di pensieri)

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Addio, Lira !

Manca poco: il 29 febbraio 2012 sarà l’ultimo giorno in cui si potranno cambiare le care vecchie lire alla Banca d’Italia., dpo dieci anni dall’introduzione dell’euro. Se ne avete ancora nei cassetti, nelle tasche di vecchi cappotti, nei materassi del nonno, tiratele fuori e portatele in banca. Ma avrete un’amara sorpresa: il governo Monti, con DL 201/2011, ha fissato la prescrizione dal 7 dicembre 2011. Quindi le vostre lire non valgono più niente. Nulla. Zero. Solo un valore numismatico o affettivo. E pensare a quanto valevano una volta… che bei tempi.

Addio cara vecchia lira, ci manchi.

Alcuni brani tratti da VoceArancio:

«Per una lira io vendo tutti i sogni miei. Per una lira ci metto sopra pure lei» (Per una lira, Lucio Battisti, 1966).

Mancano all’appello anche 300mila pezzi da 500.000 lire. Messe in circolazione nel 1997, con una tiratura di 380 milioni di pezzi, le banconote da mezzo milione sono state le più preziose mai stampate dalla Banca d’Italia. Rimaste sconosciute alla massa per quasi tutta la loro esistenza, durata appena tre anni, le banconote da 500mila lire sono blu e sono dedicate a Raffaelo Sanzio, del quale riproducono tre opere: l’autoritratto, che è conservato nella Galleria degli Uffizi, l’affresco Il Trionfo di Galatea, nella villa Farnesina, e la Scuola di Atene, nei Musei Vaticani.

La Banca d’Italia non si aspetta un boom di restituzioni. Possibile però che l’imminente cambio di stagione porti fortuna. A Via Nazionale hanno fatto caso che sempre, nei momenti di passaggio dal caldo al freddo, la gente finisce per ritrovare nelle pieghe di un vecchio giaccone o nelle tasche di un pantalone pesante, i preziosi, dimenticati «tagli» e li riporti alla banca centrale.

Spesso le vecchie lire saltano fuori quando muoiono degli anziani, tra i quali c’è chi ancora tiene i soldi sotto al materasso o dentro un baule. Solo al momento del trapasso, questi biglietti vengono fuori. Un funzionario di Bankitalia racconta che nel Sud un giovanotto qualche settimana fa si è presentato con 10 milioni di lire ancora legati con lo spago. Erano del nonno, scomparso da poco.Fino a tre milioni di lire la Banca d’Italia non chiede particolari formalità per cambiare le lire in euro. Oltre questa soglia occorre presentare un documento d’identità.

Spesso in Banca d’Italia si presentano persone con in mano banconote scolorite, appiccicate, sbrindellate, magari con la filigrana penzolante. Sono i biglietti che per errore sono stati lavati e centrifugati, distrutti per sempre. La «quota» di pezzi ormai inservibili rappresenta una discreta fetta delle lire che mai rientreranno in cassa.

Per fare una lira dell’unità d’Italia oggi ne servirebbero oltre 8.577 (quattro euro e mezzo). Per fare una lira degli anni Cinquanta, dopo il boom inflazionistico successivo alla seconda guerra mondiale, ne basterebbero 34.

Secondo le tabelle di rivalutazione Istat mille lire del 1938 equivalgono a circa 845 euro odierni.

«Se potessi avere mille lire al mese, senza esagerare, sarei certo di trovare tutta la felicità» (Mille lire al mese, Carlo Innocenzi e Alessandro Soprani, scritta per l’omonimo film del 1938)

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Manca money

Il fondatore di Twitter, Jack Dorsey, ne ha inventata un’altra. La notizia non è certo una novità, ma in Italia la cosa non è ancora molto risaputa, quindi ve la dico: si tratta di Square. Vai sul sito, crei un account, lasci i tuoi dati e ricevi a casa un piccolo, piccolissimo lettore di carte di credito, che puoi applicare al tuo smartphone. A cosa serve? Semplice, ad accettare pagamenti con carta da credito da parte di chi non ha la possibilità di "permettersi" un POS, sia per la burocrazia necessaria, sia per il fatto che lo userà poco o niente.

Vi faccio un esempio: ho un hobby, produco manufatti e vorrei venderli. Ormai moltissime persone utilizzano la carta di credito, e io perdo un sacco di potenziali clienti. Come faccio? Semplice, con l’aggeggino di Square potrò accettare pagamenti con la carta! E’ un po’ come succede con Paypal per i pagamenti via internet, solo che con Square siamo nella vita di tutti i giorni. Basta una commissione alla società di Dorsey e il gioco è fatto. Geniale, no?

Anche Google si è buttata nel business dei pagamenti. Google Wallet funziona così: tu scarichi l’apposita app sul tuo smartphone e, diciamo così, memorizzi le tue carte di credito. Quando trovi un negozio che aderisce al rpogramma di pagamenti tramite smatphone, ti basterà avvicinare il tuo giocattolino elettronico preferito (cioè il telefonino, come si diceva una volta) ad un sensore, per poter effettuare il pagamento. Questo sistema usa la tecnologia NFC (ne ho parlato anche in questo articolo), che permette la comunicazione tra apparecchi elettronici a breve distanza, quindi bisogna avere un cell che supporti tale sistema.Mi sembra che finora l’unico sia il Samsung Nexus S.

Per ora qui nel Belpaese questi sistemi non sono ancora utilizzabili, ma ne frattempo pare che Paypal si stia incazzando parecchio….e comunque il risultato sarà che spariranno i portafogli e i bei biglietti da centomila saranno solo un pallido ricordo… ve li ricordate i "Caravaggio" ?? Maledetta tecnologia!! Mentre il telefono farà sempre più cose e quindi diventerà sempre più indispensabile. Adesso fa anche da lettore di carte di credito e… da carta di credito lui stesso. La prossima? Aprirà la porta di casa!

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