(raccolta molto sparsa di pensieri)

fabiotordi

Tag: soldi

Guadagnare con le foto

Questo è un articolo dedicato a tutti i miei amici fotografi. Ovviamente parlo per quelli che non lo fanno per professione….oppure anche a quelli (un arrotondamento potrebbe non fare male, no?)

Magari sono servizi che conoscete già , ma ve li segnalo lo stesso. Sono siti che permettono di guadagnare con le vostre foto: ti iscrivi, mandi le tue foto e se qualcuno le acquista… guadagni!!
Ci sono diversi siti con diverse modalità. Solitamente accettano solo foto di alta qualità (come il latte granarolo).

Io ho provato a mandare qualche mia foto, ma le hanno scartate: errori nell’esposizione, disturbi, luce sbagliata, ecc. Insomma errori da fotografo della domenica come me, che fa fotografie algi amici che fano le boccacce e senza pretesa di far foto "belle", quelle da farci un quadretto. Voi che invece ne siete capaci e che ne avete voglia, ecco i link. Tentar non nuoce, l’iscrizione è gratis, basta solo mandargli le foto e chissà… magari si vendono!!

FOTOLIA
http://it.fotolia.com/

DREAMSTIME
http://www.dreamstime.com/

123RF
http://www.123rf.com/

iSTOCKPHOTO
http://italiano.istockphoto.com

SHUTTERSTOCK
http://www.shutterstock.com/


Sara, Manu e Lorenzo

Addio, Lira !

Manca poco: il 29 febbraio 2012 sarà l’ultimo giorno in cui si potranno cambiare le care vecchie lire alla Banca d’Italia., dpo dieci anni dall’introduzione dell’euro. Se ne avete ancora nei cassetti, nelle tasche di vecchi cappotti, nei materassi del nonno, tiratele fuori e portatele in banca. Ma avrete un’amara sorpresa: il governo Monti, con DL 201/2011, ha fissato la prescrizione dal 7 dicembre 2011. Quindi le vostre lire non valgono più niente. Nulla. Zero. Solo un valore numismatico o affettivo. E pensare a quanto valevano una volta… che bei tempi.

Addio cara vecchia lira, ci manchi.

Alcuni brani tratti da VoceArancio:

«Per una lira io vendo tutti i sogni miei. Per una lira ci metto sopra pure lei» (Per una lira, Lucio Battisti, 1966).

Mancano all’appello anche 300mila pezzi da 500.000 lire. Messe in circolazione nel 1997, con una tiratura di 380 milioni di pezzi, le banconote da mezzo milione sono state le più preziose mai stampate dalla Banca d’Italia. Rimaste sconosciute alla massa per quasi tutta la loro esistenza, durata appena tre anni, le banconote da 500mila lire sono blu e sono dedicate a Raffaelo Sanzio, del quale riproducono tre opere: l’autoritratto, che è conservato nella Galleria degli Uffizi, l’affresco Il Trionfo di Galatea, nella villa Farnesina, e la Scuola di Atene, nei Musei Vaticani.

La Banca d’Italia non si aspetta un boom di restituzioni. Possibile però che l’imminente cambio di stagione porti fortuna. A Via Nazionale hanno fatto caso che sempre, nei momenti di passaggio dal caldo al freddo, la gente finisce per ritrovare nelle pieghe di un vecchio giaccone o nelle tasche di un pantalone pesante, i preziosi, dimenticati «tagli» e li riporti alla banca centrale.

Spesso le vecchie lire saltano fuori quando muoiono degli anziani, tra i quali c’è chi ancora tiene i soldi sotto al materasso o dentro un baule. Solo al momento del trapasso, questi biglietti vengono fuori. Un funzionario di Bankitalia racconta che nel Sud un giovanotto qualche settimana fa si è presentato con 10 milioni di lire ancora legati con lo spago. Erano del nonno, scomparso da poco.Fino a tre milioni di lire la Banca d’Italia non chiede particolari formalità per cambiare le lire in euro. Oltre questa soglia occorre presentare un documento d’identità.

Spesso in Banca d’Italia si presentano persone con in mano banconote scolorite, appiccicate, sbrindellate, magari con la filigrana penzolante. Sono i biglietti che per errore sono stati lavati e centrifugati, distrutti per sempre. La «quota» di pezzi ormai inservibili rappresenta una discreta fetta delle lire che mai rientreranno in cassa.

Per fare una lira dell’unità d’Italia oggi ne servirebbero oltre 8.577 (quattro euro e mezzo). Per fare una lira degli anni Cinquanta, dopo il boom inflazionistico successivo alla seconda guerra mondiale, ne basterebbero 34.

Secondo le tabelle di rivalutazione Istat mille lire del 1938 equivalgono a circa 845 euro odierni.

«Se potessi avere mille lire al mese, senza esagerare, sarei certo di trovare tutta la felicità» (Mille lire al mese, Carlo Innocenzi e Alessandro Soprani, scritta per l’omonimo film del 1938)

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Manca money

Il fondatore di Twitter, Jack Dorsey, ne ha inventata un’altra. La notizia non è certo una novità, ma in Italia la cosa non è ancora molto risaputa, quindi ve la dico: si tratta di Square. Vai sul sito, crei un account, lasci i tuoi dati e ricevi a casa un piccolo, piccolissimo lettore di carte di credito, che puoi applicare al tuo smartphone. A cosa serve? Semplice, ad accettare pagamenti con carta da credito da parte di chi non ha la possibilità di "permettersi" un POS, sia per la burocrazia necessaria, sia per il fatto che lo userà poco o niente.

Vi faccio un esempio: ho un hobby, produco manufatti e vorrei venderli. Ormai moltissime persone utilizzano la carta di credito, e io perdo un sacco di potenziali clienti. Come faccio? Semplice, con l’aggeggino di Square potrò accettare pagamenti con la carta! E’ un po’ come succede con Paypal per i pagamenti via internet, solo che con Square siamo nella vita di tutti i giorni. Basta una commissione alla società di Dorsey e il gioco è fatto. Geniale, no?

Anche Google si è buttata nel business dei pagamenti. Google Wallet funziona così: tu scarichi l’apposita app sul tuo smartphone e, diciamo così, memorizzi le tue carte di credito. Quando trovi un negozio che aderisce al rpogramma di pagamenti tramite smatphone, ti basterà avvicinare il tuo giocattolino elettronico preferito (cioè il telefonino, come si diceva una volta) ad un sensore, per poter effettuare il pagamento. Questo sistema usa la tecnologia NFC (ne ho parlato anche in questo articolo), che permette la comunicazione tra apparecchi elettronici a breve distanza, quindi bisogna avere un cell che supporti tale sistema.Mi sembra che finora l’unico sia il Samsung Nexus S.

Per ora qui nel Belpaese questi sistemi non sono ancora utilizzabili, ma ne frattempo pare che Paypal si stia incazzando parecchio….e comunque il risultato sarà che spariranno i portafogli e i bei biglietti da centomila saranno solo un pallido ricordo… ve li ricordate i "Caravaggio" ?? Maledetta tecnologia!! Mentre il telefono farà sempre più cose e quindi diventerà sempre più indispensabile. Adesso fa anche da lettore di carte di credito e… da carta di credito lui stesso. La prossima? Aprirà la porta di casa!

Dove finiscono i soldi?

Le tasse aumentano. E’ innegabile. Lo negate? E va beh, allora non potrete negare che il gettito fiscale è alto. Lo stato prende un gran bel mucchio di soldi. Poi ci sono le tasse sulle sigarette, sulla benzina, sulla dogana, ecc ecc ecc. Un altro gran bel mucchione di euroni. Poi volevo farvi notare che sono mesi che ci dicono che la lotta all’evasione ha portato un sacco di soldi nella casse dello stato. Bene. Infine ci vengono a dire che siamo in un periodo di crisi e quindi dobbiamo dimiuire le spese pubbliche. Ok, sono d’accordo. Sono altri soldi guadagnati.

Ma mi sfugge qualcosa… se la matematica non è un’opinione:

SOLDI PRESI DALLE TASSE +
SOLDI RECUPERATI DALLE TASSE EVASE +
AUMENTI DEI VARI BALZELLI +
SOLDI RECUPERATI DALLE MINORI SPESE =
TANTI SOLDI

E dove diamine sono finiti tutti questi soldi ????

Business in rete

Una volta c’era Internet. Quando mi hanno spiegato cos’era ne sono rimasto subito affascinato. D’altronde già a metà degli anni ’80 il mio professore di Tecnica delle medie (Dario Volo) mi aveva parlato di computer che si collegano ad altri computer in remoto e si scambiano informazioni. Mi sembrava fantascienza, ma lui diceva che era già realtà, anche se solo per pochi. Quando, circa 10 anni dopo, la realtà della Rete ha cominciato a diffondersi (tra gli addetti ai lavori) ho avuto la fortuna di poterla provare all’Università: che figata.

La funzione preminente di Internet, quella che ha fatto sì che riscuotesse tale successo, era indubbiamente il World Wide Web (da alcuni tuttora chiamato “Internet”). In realtà Internet è il nome della rete a cui sono connessi tutti i computer. E una volta che sono connessi che si fa? Ci si possono scambiare email, file e appunto navigare su siti Web. Oppure telefonare, condividere, chattare, ecc.
Io usavo internet per scambiare le poche email con i pochi che avevano un indirizzo di posta elettronica. Praticamente solo coi miei compagni di corso. Io ne avevo ben 2: tordi at odino.unipv.it e nessuno at jetai.unipv.it
E soprattutto per navigare, in quell’ora concessa dalle 13 alle 14 nelle aule di Grafica Avanzata. Leggevo sui giornali di informatica qualche articolo interessante, mi segnavo gli URL su un fogliettino e poi andavo a visitarli. Inimmaginabili le velocità di oggi: da quando digitavo l’indirizzo a quando potevo vedere la semplice paginetta passavano anche alcuni minuti.
Il must era Yahoo. Sembrava (ed era) una grande cosa: tu cercavi qualche sito e su Yahoo potevi trovarlo, indicizzato in una qualche categoria. Poi è apparso Altavista, che ha spiazzato tutti. Il più rapido ed efficiente motore di ricerca. Dopo qualche tempo era diventato talmente completo che gli altri motori non li si considerava neanche più, bastava cercare su Altavista.
Il mondo del web era quello: siti e motori di ricerca che ti permettevano di arrivare ai siti. Stop. Poi è venuta la moda dei Portali, ovvero siti-raccoglitore, dove poter trovare di tutto per cominciare la navigazione: oroscopo, meteo, ricerca siti, email, ecc. Sembrava il nuovo modello di business, molti ne sono sorti, molti si sono modificati (Yahoo ad esempio è diventato un portale), molti sono poi scomparsi. Arianna, Lycos, Virgilio, Yahoo,  e poi WorldOnLine, Caltaweb, Kataweb, Infinito, ecc.
Ad un certo punto è arrivato Google. È stata come la bomba atomica. Per prima cosa ha ucciso Altavista diventando di fatto il numero uno delle ricerche: velocissimo e molto affidabile, niente più tempo perso a cercare tra risultati inutili. Molta gente ha sottovalutato il fenomeno Google, e non mi riferisco a persone comuni, o qualche addetto ai lavori, o a qualche espertone o presunto tale, mi riferisco ai giganti dell’informatica, uno per tutti Microsoft. Tutti quei signori hanno pensato: ma si questi due ragazzotti di Google hanno inventato IL motore di ricerca per antonomasia (tant’è che è nato il neologismo “gugolare”)? Bene, bravi, grazie…e chi se ne frega. Solo che i due ragazzotti non si sono limitati (si fa per dire) a creare lo stato dell’arte della ricerca sul web, ma nel tempo hanno aggiunto una serie quasi infinita di strumenti accessori: la posta elettronica, le mappe, le traduzioni, le anteprime, i libri, i newsgroup, i video (Google è proprietaria di YouTube, dopo aver tentato inutilmente di lanciare Google Video), ecc. E tutto questo a che pro? Molti si chiedono: ma Google come fa denaro? Insomma che modello di business ha? Semplice. Loro offrono agli utenti finali i solo servizi, gratuitamente, cercando di essere i migliori, in modo che il maggior numero di utenti possibile utilizzi  questi servizi. E poi? E poi ci schiaffano dentro la pubblicità. Potrei essere smentito, ma credo che Big G sia il primo venditore di pubblicità al mondo. Non male no? E poi hanno altri sistemi: vendono tecnologia, know how, ecc.
Hanno tentato di entrare anche nel campo dei Social Network, qualche anno fa, con Orkut, ma non ha avuto successo. Io ero ovviamente iscritto. Cercavi i tuoi amici, creavi collegamenti, condividevi informazioni. Già sentito? Certo, Zuckemberg mica ha scoperto l’acqua calda inventando Facebook, è stato solo (si fa per dire) il più bravo a convincere milioni di utenti ad utilizzarlo. E ha guadagnato un sacco di soldi. Come, direte sempre voi?  Più o meno col solito sistema: con la pubblicità. Un sito come il suo, visitato quotidianamente da milioni e milioni di persone, ha un potenziale enorme. Per di più che, quando un utente visita il suo sito, lui sa chi è, che gusti ha, chi frequenta, che contatti ha, ecc. Pazzesco!!! Un potenziale enorme in termini di valore. Quel ragazzo ha in mano i dati di milioni di persone. E non dati insignificanti o quasi, come quante volte prendono l’autostrada, ma dati personalissimi e (si fa per dire) privati: chi è amico di chi, i gusti, le tendenze, ecc. Roba che vale miliardi di dollari (o euro, se preferite). E’ riuscito a creare un mondo dentro a FB: ormai non ci si scambiano più email via posta elettronica, ma via FB. Non si chatta più con Messenger o Skype, ma su FB. Non si condividono più i video su Youtube, ma su FB. Non ci scambiano più le foto, si pubblicano su FB. Quasi paradossale e allucinante, ma assolutamente vero. Ricordate 1984 di Orwell? Con la differenza che li la gente era obbligata, noi invece siamo contenti di pubblicare in piazza i cazzi nostri. E ora Zuckemberg sta cercando di portare FB fuori da FB. Il primo passo è stato quello del tasto “Mi piace”, che da poco tempo campeggia su numerosissimi siti (tra cui il mio, anche io sono dentro il maledetto ingranaggio). Puoi dare la tua preferenza a qualsiasi cosa e questo verrà segnalato su FB.
E poi è allo studio un sistema di pagamenti (simile a Paypal) che diventerebbe il sistema di pagamento standard (e probabilmente obbligatorio) su FB. Altre vagonate di dollari che entrerebbero nelle sue tasche. In che modo? Semplice, per ogni transazione ci sarebbe una seppur piccola percentuale da devolvere a Facebook. Semplice, magari anche poco geniale, ma efficacissimo sistema.
Molti colossi, tra cui Google, hanno paura di questa “uscita” di FB dal proprio sito. Paura della concorrenza nel fatto di poter far soldi con gli utenti in rete.
Altri invece sono riusciti a “sfruttare” FB per far soldi loro stessi. Prendi per esempio l’ideatore di Farmville, uno dei giochini a cui puoi giocare all’interno di FB. Io non l’ho mai provato, ma pare che sia un giochetto in cui devi gestire una fattoria: semini grano, coltivi fragole, pascoli pecore, ecc. Ma probabilmente lo conoscete già, visto che un feisbucchiano su 5 giù lo fa. Iscriversi e giocare è gratis, ma per fare acquisti è possibile usare la carta di credito. Si acquistano beni virtuali: un cane, una gallina, un trattore, ecc. Pensate che sia una pirlata? Beh sappiate che nel 2010 è previsto un introito di 450 milioni di dollari. Si avete letto bene. La casa produttrice di Farmville (e di altri giochi come Mafia Wars, Zynga Poker, ecc) ha 775 dipendenti e vale 4,6 miliardi di dollari. Altro che pirlata! Ora bisogna vedere fino a che punto il famelico Zuckemberg permetterà a questi signori di guadagnare “alle sue spalle” senza versargli il pizzo una percentuale…

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